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Archive for 6 settembre 2013

Viva Malala

La storia della giovane e coraggiosa studentessa pakistana ferita in un agguato dai talebani nel 2012, oggi ambasciatrice dei bambini nel mondo, diventa un libro per ragazzi

La lotta di Malala per la libertà tra orrore e bellezza

di Ornella Sgroi

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COP_Malala OK2.indd«La pernice grigia sa già, oggi, quello che accadrà domani. Eppure cammina nella trappola lo stesso, catturata da un branco di ragazzini».

Questi versi del poeta e guerriero pashtun Khushal Khan Khattak (1613-1689) sembrano scritti proprio per raccontare la storia dolorosa e altrettanto coraggiosa della giovane MalalaYousafzai, la quindicenne pachistana che il 9 ottobre 2012 è rimasta gravemente ferita in seguito ad un agguato ordito dai talebani contro di lei davanti la sua scuola. Mentre lo

scuolabus la riportava a casa, insieme alle sue più care amiche Zakia e Laila.
Non è un caso che la giornalista del Corriere della Sera, Viviana Mazza, abbia scelto quella poesia per introdurre il libro di cui è autrice, “Storia di Malala” (Mondadori), scritto per raccontare ai lettori dagli 11 anni in su la vicenda della loro coetanea, oggi simbolo della lotta per il diritto allo studio delle bambine.
Una vicenda sconvolgente per orrore e bellezza.
malalaL’orrore di una terra, la valle di Swat, dilaniata dalla brutalità del regime talebano che ha trasformato la Piazza Verde di Mingora nella Piazza di Sangue dove esibire i cadaveri giustiziati di chi ha disobbedito agli ordini. L’orrore di un popolo che vede chiudere le scuole femminili perché i talebani hanno deciso che le donne non hanno diritto all’istruzione. L’orrore di un fondamentalismo che usa il Corano per giustificare le proprie nefandezze e che arriva a colpire una ragazzina di 15 anni pur sapendo «che uccidere i bambini è un enorme disonore». Ma Malala «diffonde idee occidentali contro l’Islam, è apparsa in tv truccata e ammira Obama», questa è la loro giustificazione. Inaccettabile.
Ed eccola, dunque, la bellezza. Quella di un’anima delicata che si nutre della poesia dei suoi luoghi, della sua famiglia e della gente che la circonda, per trovare la forza di alzarsi contro l’oppressore e gridare il suo “no” a comportamenti e decisioni che non si possono giustificare. È la bellezza di Malala, che porta il nome di una guerriera vissuta al confine tra Pakistan e Afghanistan centocinquant’anni prima, dalla quale sembra proprio avere ereditato anche lo spirito da combattente.
Del resto è alla libertà, di pensiero e di parola, che l’hanno educata i suoi genitori, suo padre soprattutto. Che è per la figlia un modello di onestà cui ispirarsi. Un idolo. Insieme a Benazir Bhutto, grande donna politica pakistana della quale Malala ha simbolicamente indossato il velo durante il discorso che ha tenuto all’Onu lo scorso 12 luglio, il giorno del suo sedicesimo compleanno. Adesso che è la più giovane candidata al Nobel per la pace nella storia del premio.

imagesCAQF9YGLMa la sua avventura inizia molto prima. Tant’è che Viviana Mazza ha deciso di raccontarla – con l’aiuto delle illustrazioni di Paolo D’Altan – facendo un salto indietro nel tempo di tre anni, dopo avere descritto in apertura il momento dell’attentato e le ore immediatamente successive. Perché è in quei tre anni precedenti che il seme del coraggio si deposita nel cuore e nella mente di Malala, che con lo pseudonimo di Gul Makai racconta al mondo dal blog della Bbc ciò che accade nella sua valle di Swat. In particolare, il divieto di andare a scuola imposto dai talebani alle bambine e la chiusura degli istituti femminili, uno dei quali diretto da suo padre. Attivista schierato contro il regime e per questo costretto all’esilio insieme alla famiglia.

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In…giustizia

Ci va, non ci va, forse ci va ??  Col piffero che ci va !!

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1qwsssss

Tutta l’Italia aspetta di vedere la conclusione di questo ridicolo teatrino, che solo in una repubblica delle banane potrebbe assumere certi toni da farsa di pessimo livello.

In qualunque paese serio e civile, un uomo politico coinvolto in un processo si sarebbe dimesso alla prima voce di indagini.

Qui a Bananas no. Anche dopo l’ultimo grado di giudizio, non si riesce a mandare in galera un politico disonesto.
E nonostante 3/4 della pena siano già evaporati a causa di un vergognoso indulto, messo su ad arte.

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«Ma il vero spreco è alla Regione»

di SEBASTIANO BORZELLINO

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Delia. “No ai tagli ai trasferimenti regionali per i Comuni sotto i 5.000 abitanti”. È questo il grido che si è levato martedì sera nel corso del consiglio comunale aperto, al quale erano presenti le amministrazioni e i consigli di Milena, Montedoro e Bompensiere, il vicepresidente dell’Anci Sicilia Paolo Amenta, il sindaco di Ferla (Sr) Michelangelo Giansiracusa e tanti cittadini deliani e dipendenti comunali direttamente interessati alle sorti di questa manovra da molti definita “insensata” e “devastante” per le sorti dei Comuni che non potrebbero chiudere i bilanci e andrebbero in dissesto.
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Ad aprire i lavori e fare gli onori di casa il presidente del consiglio comunale di Delia, Toni Di Caro, che ha moderato i lavori sottolineando come “è giusto che i cittadini chiedano l’intervento delle amministrazioni”.
Quindi la parola al sindaco di Delia Gianfilippo Bancheri che ha spiegato come il fondo per i piccoli Comuni abbia subìto un taglio drastico del 60% passando da 139 a 56 milioni.
«La cosa grave – ha dichiarato Bancheri – è che né il governo né la deputazione ha consapevolezza della gravità del taglio. A Delia sono stati tagliati 400.000 euro e stiamo vivendo un enorme rischio di dissesto. Ma questo i deputati non lo capiscono perché nessuno ha fatto la trafila nei Comuni, nessuno sa qual è la situazione nei Comuni».
«Dicono – ha aggiunto Bancheri – che la manovra mira a ridurre gli sprechi ma noi, tramite l’Anci e l’Ispettorato, abbiamo dimostrato che non facciamo sprechi ma offriamo servizi essenziali. Non possiamo e non vogliamo licenziare padri e madri di famiglia. Per questo oggi tutti insieme lanciamo un grido d’allarme. Bisogna porre rimedio a questa situazione e non come dice Crocetta “Togliamo ai Comuni grandi per dare ai piccoli”. Questo no, è una guerra tra poveri. Non si risolve niente, quindi bisogna trovare nuove risorse».
A seguire, a nome dell’Anci, è intervenuto Paolo Amenta che, riprendendo le parole del sindaco di Delia, ha messo in risalto come «i politici hanno ammesso che non pensavano che il taglio potesse essere così influente e potesse creare tanti problemi».
«I sindaci – ha poi incalzato Amenta – non possono essere privati delle loro prerogative. Il Fondo per le autonomie locali dal 2009 ad oggi è passato da 914 a 540 milioni. Se le cose non cambiano vengono mandati in dissesto oltre 200 Comuni e i politici regionali non capiscono che stanno gettando le basi per un gravissimo scontro istituzionale tra Regione e Comuni. Non capiscono che se salta il sistema dei Comuni, salta il sistema della democrazia. Pertanto chiediamo che venga ridata ai Comuni, ai sindaci e agli amministratoti quella dignità che viene loro riconosciuta dalla Costituzione».
A presentare la drammatica situazione di Montedoro era presente lo “storico” sindaco Federico Messana. «L’anno scorso – ha spiegato – abbiamo ricevuto 610.000 euro dalla Regione e 674.000 dallo Stato. Quest’anno solo 185.000 euro in totale. Come si può fare un bilancio così».

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Impegno civile

rm.

Così ho parlato di don Pino Puglisi

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Libro-R_Mistretta1Nel mese di agosto, esattamente il 7 (la data ha una particolare coincidenza che poi spiegherò), io insieme al sindaco e al parroco del mio Comune e una mia collega abbiamo avuto l’occasione di presentare il libro Il miracolo di don Puglisi (edizioniAnordest) del giornalista e amico mussomelese Roberto Mistretta, il quale con questo libro e con il suo Giudici di frontiera ha confermato il suo impegno sociale puntando la luce su temi spesso dimenticati dalle cronache; oltre ad essere un poliedrico scrittore, infatti Mistretta è autore di gialli, romanzi per ragazzi e noir di successo.

Il libro su don Puglisi al suo interno ha una presentazione di Rosario Crocetta, una prefazione di Sonia Alfano e una postfazione del giudice antimafia Giovanbattista Tona, inoltre è stato presentato pure a Uno Mattina il programma su Rai1: che dire, niente male, no?

51GFBYZonFLQuando mi è stato proposto di presentare il libro, che fino a quel momento non avevo letto, ho accettato con grande entusiasmo per diversi motivi: il primo, perché stimo Mistretta; il secondo, perché mi si offriva l’occasione di parlare pubblicamente di temi importantissimi e, infine, ma non per secondaria importanza, perché avrei avuto l’occasione di parlare di don Puglisi.

A meno di una settimana dall’appuntamento ho iniziato a leggere Il miracolo di don Puglisi e come spesso accade ai Lettori, è inevitabile il confronto tra ciò che si legge e chi legge, voglio dire, mi sono confrontato con le due figure protagoniste di questo volume, ovvero il testimone di giustizia Giuseppe Carini (che nel libro racconta di sé e di come 3P l’ha salvato dalla malavita: ecco il miracolo del titolo) e ovviamente Padre Pino Puglisi. Per tutto il tempo della lettura due frasi mi ronzavano nella mente: “La verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:32) e il proverbio “goccia a goccia si incava la pietra”; un versetto del vangelo rivolto al laico Carini, e un proverbio (laico) rivolto al prete di Brancaccio – alla mente piace giocare, si sa.

79L’esperienza di Giuseppe Carini contraddice non poco il versetto, nel suo caso l’adattamento suonerebbe così: la verità vi renderà abbandonati! Abbandonati a voi stessi, all’oblio, in un non precisato limbo statale, e ancora peggio, abbandonati dallo Stato. Il proverbio, invece, calza a pennello con il modo d’agire di Pino Puglisi che con piccoli passi ha raggiunto grandi distanze e grandissimi obiettivi contro la mafia, insegnando così, a chi come me è venuto dopo e che allora era troppo piccolo per capire pienamente, cosa era ed è la mafia. Pino Puglisi come una goccia insistente è riuscito a penetrare e a far paura alla mafia, un altro Davide contro un altro Golia. Il resto è storia, è terribile cronaca, ma le pagine del libro di Mistretta sapranno mettervi faccia a faccia con la realtà e con Padre Puglisi. Non aggiungo altro perché vi invito a leggerlo.

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labriola

«Vecchio aggredito con pugni e calci»

di Giuseppe Scibetta

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selia«Mi ha colpito a freddo con un pugno in faccia e sono crollato a terra senza capire come e perchè. Non me l’aspettavo, e mentre ero inerme ha continuato a darmi schiaffi e pugni, e ancora, come se fosse in preda ad una furia selvaggia, mi ha pure preso a pedate in tutte le parti del corpo. Mi sono spaventato veramente, non riuscivo neanche a immaginare quando e come si sarebbe fermato. Poi, improvvisamente, forse perchè ha visto qualcuno che si avvicinava, si è fermato e si è allontanato di corsa, lasciandomi per terra pieno di lividi»: è stato ciò che, in sintesi, ha raccontato ieri mattina ai funzionari della questura il primario del reparto di Neurologia dell’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta, il dott. Michele Vecchio, che ha presentato querela nei confronti dell’uomo che lo ha picchiato a tradimento con inaspettata violenza dopo averlo aspettato all’interno del parcheggio del presidio ospedaliero.

Un vero e proprio agguato, compiuto nella tarda mattinata di giovedì: l’energumeno infatti ha telefonato al dott. Vecchio per chiedergli un appuntamento mentre questi si trovava a lavorare, e, avuta la conferma che il primario si trovava all’interno del nosocomio, lo ha aspettato nello spiazzo dove aveva posteggiato la macchina e, una volta vistolo arrivare, lo ha aggredito all’improvviso con pugni e calci diretti al volto ed in tutte le parti del corpo.
«Ora sto meglio – ha detto ieri, poco dopo le 14, subito dopo essere uscito dalla questura – ma devo ammettere che l’aggressione mi ha veramente sconvolto fisicamente e psicologicamente. Subito dopo che l’aggressore se ne è andato via sono andato al pronto soccorso dove mi hanno giudicato guaribile in 25 giorni dai lividi e dalle ferite riportate, ma devo ancora sottopormi ad altri accertamenti. La cosa che mi ha traumatizzato è l’idea che la gente può arrivare impunemente dentro l’ospedale e prendere a pugni e pedate un professionista che cerca di fare con grande puntiglio il proprio lavoro solo perchè non condivide la terapia prevista per un suo familiare. Un fatto che scoraggia, perchè in questo modo tutti siamo esposti a dei pericoli gravissimi senza neanche capire come e perchè».

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Avviso choc all’asilo. È stato affisso da una suora, poi pentita: non mi ero resa conto delle parole, chiedo scusa. Il cartello è stato rimosso

 «Ci sono i disabili allontanate i bambini, si impressionano»

L'avviso affisso all'asilo

L’avviso recita: «Si comunica che domani la scuola è chiusa per tutti perché c’è la giornata dei disabili… sono molto malati quindi i bambini si impressionano». Firmato «La direzione».

È stato affisso in un piccolo asilo gestito da un ordine religioso nel comune di Casamicciola sull’isola di Ischia. La foto del cartello è stata diffusa su Facebook, e ripresa dal sito di informazione Retenews24.

Sulle prime si poteva immaginare, anzi sperare, che si trattasse di un falso. Ma è lo stesso sindaco di Casamicciola Arnaldo Ferrandino a confermare che ad affiggere il volantino è stata una suora dell’asilo che, pentita, ha poi provveduto a rimuoverlo: non si era resa conto che le frasi scritte fossero decisamente infelici. Il sindaco però precisa: «Va detto che le suore svolgono da decenni a Casamicciola la loro attività con liberalità. Nel loro asilo non si paga retta. Un lavoro assolutamente encomiabile. Il grave contenuto del cartello è in perfetta antitesi con quanto fanno ogni giorno. È stata una defaillance».

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Il latte sta finendo

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