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Archive for 30 agosto 2013

Magia di…letta

Il trucco

di Vox

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.

 

La nota Imposta MUnicipale,

introdotta da Silvio Berlusconi,

adesso non c’è più : fenomenale!

 

imagesaBuon argomento per le elezioni !

Si tratta d’un accordo stagionale,

un gioco di prestigio fra burloni

che con un numero sensazionale

fanno sembrare vere le finzioni !

 

La tassa non è stata proprio tolta,

l’hanno mandata dalla visagista,

però ritornerà un’altra volta,

rifatta con un tocco di stilista!

 

La pagheranno i soliti noti:

il trucco non si vede : Italioti !!!

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Riflessioni a voce alta di alcuni commercianti di via Nazionale e dintorni

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C’è un aspetto dell’ordinanza del sindaco che dispone la chiusura al traffico della via Nazionale nel periodo estivo che scontenta alcuni operatori commerciali della zona, principalmente baristi e ristoratori.

via nazionale croce

La chiusura va dal 13 luglio all’8 settembre 2013 e si basa sulla “concomitanza  con il rientro per ferie degli emigrati e lo svolgimento della manifestazioni nell’ambito della ESTATE 2013  NEL PAESE DELLE ROBBE”.

Secondo alcuni esercenti la limitazione al traffico veicolare dovrebbe essere giustificata per notevoli e cospicue affluenze. Questi eventi straordinari in via Nazionale si verificano solo quando c’è una manifestazione o uno spettacolo. Quando ciò non avviene, allora il traffico viene chiuso senza una reale motivazione e si viene a creare come una situazione negativa per i lavoratori del commercio perchè si scoraggia chi avrebbe intenzione di frequentare i loro locali, ma viene scoraggiato dal dovere posteggiare la propria auto molto distante.

Ecco allora, considerando il numero della manifestazioni estive che interessano la via Nazionale e che il PICCO DELL’AFFLUENZA DEGLI EMIGRATI si verifica nei primi NEI PRIMI 20 GIORNI DI AGOSTO, ecco venir fuori la richiesta dei commercianti al sindaco:  PERCHE’ CHIUDERE AL TRAFFICO LA VIA NAZIONALE PER BEN  58 GIORNI?

E sperano che, alla luce di queste considerazioni, il sindaco possa venire loro incontro modificando l’ordinanza, accorciandne il termine.

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Frasi sfatte

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Maschio umilia tre donne

Nuovo romanzo scritto da Rosetta Bonomo e ispirato ai soprusi nei riguardi dell’universo femminile: racconta di tre protagoniste con storie ambientate in nostri comuni

Il maschio le umilia e a tre donne resta una vita non vissuta

di Walter Guttadauria

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bonomo_rosettaIn un contesto come l’attuale, dove femminicidio, umiliazioni e soprusi sulle donne costellano sempre più la cronaca, come a ribadire assurdamente un’atavica e brutale indole del maschio alla predominanza anche violenta sull’altro sesso, ecco pubblicato un romanzo che si rifà proprio a questo scenario di pesante prevaricazione, dedicato “a tutte le donne, a quelle che hanno avuto la forza di dire no, a quelle che non ne hanno avuto il tempo” e ambientato in tre comuni del nostro territorio.
Il libro ha per titolo “Donne segnate, vite negate” (Edizioni Arianna) e ne è autrice Rosetta Bonomo, insegnante che vive ed opera a Caltanissetta, nota per la sua attività di promozione culturale, collaboratrice del nostro giornale e già autrice di altre pubblicazioni (da ricordare “Fili d’Erba” del 1980, “Storia di un gemellaggio” del 1992, “L’altra metà del cielo” del 2000, “Un fior di loto nel Bahar belà mà” del 2008, “Vie e vite” del 2010 e “Odonomastica sancataldese” del 2013).

copIn questo nuovo lavoro, che non ha caso – come detto – s’inquadra in un momento dove è forte l’impatto emotivo con fatti di cronaca che hanno sovente donne come vittime, Rosetta Bonomo compie un immaginario viaggio a ritroso nel tempo per ambientare le storie narrate in uno dei periodi indubbiamente più oscuri ed emblematici per la condizione femminile, come quello del primo trentennio del Novecento, e scegliendo come scenario i comuni di Delia, Sutera e Mussomeli, quest’ultimo comune natale dell’autrice.
Il romanzo (emblematica la copertina rosa con una catena in primo piano…) non vuol comunque porsi come un inno al femminismo, bensì riproporre contesti e momenti che, pur nella fantasia del racconto, rimangono comunque ispirati a fatti realmente accaduti nei comuni citati.
Le tre storie di donne raccontate rimandano ad una Sicilia ancora tribale, con le protagoniste che subiscono i pesanti condizionamenti sociali del tempo, costrette dal comportamento del maschio, e dal proprio ambiente, ad una vita “negata”, appunto, e quindi all’insegna della più totale emarginazione, di un vero e proprio auto annullamento.

Protagonista narrante del romanzo è Ileana, giovane giornalista incaricata dal suo giornale di scrivere un articolo su vicende che hanno coinvolto alcune donne nel periodo fascista: ed ecco tre storie diverse, ma in qualche modo parallele, vissute da Manuela, Nuccia e Concetta nei citati comuni di Delia, Sutera e Mussomeli, in un mondo arcaico che finisce per condannarle al fallimento, alla solitudine, alla reclusione, alla morte dopo una vita non vissuta.
«Il filo rosso che lega le vicende delle loro tragiche esistenze – scrive Marinella Fiume nella prefazione del libro – è il loro autopunirsi per azioni violente subite da parte di uomini a cui non sono state in grado di resistere o sottrarsi. E questo mentre i compagni, aguzzini o vittime anche loro dei pregiudizi di una società patriarcale, dietro un malinteso senso dell’amore e dell’onore, non si sentono nemmeno in colpa».

imagesCAT1LMDYIleana comincia le sue ricerche da Delia, andando dietro a indicazioni scaturite da sogni ricorrenti divenuti per lei un’ossessione. Si susseguono una serie di eventi inaspettati, ma la giornalista prosegue nel suo indagare, attingendo notizie da racconti degli anziani di paese, soffermandosi sul castello di Delia così come su quello di Mussomeli, che peraltro vengono minuziosamente descritti nel corso delle storie, tra riferimenti a fantasmi e sedute spiritiche, personaggi, consuetudini e usanze di una Sicilia ancora selvaggia.
La prima vicenda vede la giovane Manuela fidanzata a Delia con un carabiniere e prossima alle nozze; ma per una fugace relazione con un giovane del paese, quando il promesso sposo è ancora distaccato al Nord, rimane incinta, il che è l’inizio della sua fine: saltato ovviamente il matrimonio, non le resta che patire l’esecrazione generale e vivere il resto della vita reclusa in casa.

A Sutera è ambientata la seconda storia, all’insegna dello “ius primae noctis”,

(altro…)

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Treni/3 Aggangiamento

L’AGGANGIAMENTO MANUALE E QUELLO AUTOMATICO

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Fin dalla nascita della ferrovia è stato necessario agganciare le locomotive alle veture da trainare. A tale scopo, gli ingegneri inglesi del XIX secolo utilizzavano il sistema in uso sui vagoni delle miniere: una semplice catena di ferro. L’aggangiamento a vite che lo ha sostituito, e che è in uso ancora oggi, limita uno sfruttamento adeguato delle ferrovie ed è oltretutto pericoloso.

treni aggancio man.

Il “Three link coupling” manuale indica i primi tipi di aggangiamenti realizzati con tre anelli di catena che pendevano liberi alle estremità delle locomotive e dei vagoni, tra i respingenti. Fino agli anni 60 dovevano essere aggangiati e sganciati a mano; si può ben immaginare quale pericolo rappresentasse per gli operai incaricati di questo lavoro, che dovevano scivolare tra i vagoni i cui movimenti potevano essere imprevedibili, specialmente durante le operazioni di smistamento quando i vagoni viaggiavano da soli a spinta e venivano a contatto gli uni con gli altri sul binario che doveva accoglierli: il rischio di essere schiacciati tra i respingenti era alto.

adSuccessicamente fu adottato l’aggangiamento a vite che si basava sul concetto dell’anello (boccola) nel quale entra un gancio; ed è ugualmente pericoloso. Per contro consnte di stringere l’aggangiamento, cioè di fare in modo che i vagoni viaggino con i respigenrìti  a contatto, il che evita i continui urti alla partenza e in frenata,; urti che si ripercuotono per tutta la lunghezza del treno, casusando disagio ai viaggiatori e danni alle merci fragili.

L’eliminazione dell’agganciamento manuale è stata continuamente rinviata semplicemente per motivi di ordine economico. Infatti non soltanto bisognerebbe realizzare gli agganciamenti automatici, ma soprattutto installarli su tutti i treni; in pratica bisognerebbe fermare improvvisamente tutti i treni europei per poarecchi gironi allo scopo di installare con una colossale operazione, tutti i sistemi di agganciamento automatico nel liuogo in cui ogni treno si venga a trovare…

L’agganciamento a vite tenditore è in funzione sulla quasi totalità del materiale rotabile europeo. Però quello che circola autonomamente, come le automotroci e i TGV (Treni Grande Velocita) non è dotato di agganciamento a vite e tenditore, bensì di agganciamento automatico.

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