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Archive for 28 agosto 2013

La Grotta del Cavallo a Sabucina

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leggende sUn giorno un pastorello, perduta una pecora e messosi a cercarla per la strada di Sabucina, un paesello della provincia di Caltanissetta, dopo lungo cammino si trovò tra le tenebre della notte. Non potendosi ridurre al suo abituro per le vie impervie e per il buio fittissimo di quella sera, pensò di cercar ricovero in una di quelle grotte che abbondano sul monte Sabucina dalla parte di mezzogiorno dov’è appunto, la grotta del Cavallo.

Stanco del lavoro della giornata e del lungo cammino, il pastorello subito si addormentò. Quand’ecco, verso la mezzanotte, viene svegliato da un dolcissimo suono accompagnato da canti e danze e da uno straordinario vociar di gente. Aprì gli occhi e si vide abbagliare da uno splendore mai veduto. Quella grotta in cui egli si era ridotto per riposare si era potentemente ingrandita, e una magnifica fiera stava per svolgersi in essa; una fiera in cui fra tutta la merce e frutta di ogni genere e di ogni regione, primeggiavano le arance.

Il pastorello allora, alzatosi, si pose a camminare su o giù attraverso quello spettacolo straordinario, e credeva di sognare, tanto la cosa gli pareva insolita. A un certo punto, invitato dai negoziatori a comprare, egli si scusò dicendo di non avere abbastanza denaro, ma solo pochi spiccioli. Ma quelli gli si attaccarono alle costole e con sorrisi e dolci parole lo incoraggiarono alla compera, dicendo che di poco si sarebbero accontentati. Onde egli preferì, non potendo di meglio, comprare poche arance e riporle nel saccone che portava addosso. Questo però gli fu riempito dalla munificenza di quegli esseri strani e infinitamente a lui benevoli.

imagesCALYEUF8Fatto il negozio, si partì che era già l’alba. Nell’uscire dalla grotta ebbe la grande gioia di vedersi dinnazi la pecorella che la sera avanti avea, con sua gran pena, smarrita. E allora, tutto contento, postosi a cacciare il poco Gregge, si allontanò da quel luogo. Tornato a casa, non curandosi di gustare neppure un’arancia, depose il saccone che pesava enormemente e gli aveva indolenzita la spalla.

Il padre del pastorello, avvicinatosi al saccone deposto dal figlio all’angolo della sua casetta, vedute le arance, volle gustarne una, ma nel voler togliere la buccia, si accorse, con grande stupore che quella era tutto un pezzo d’oro. Quel fortunato chiamò, allora, il figlio, dopo aver nascosto le arance, e domandò dove ne avesse fatto l’acquisto. Il padre dopo aver attentamente ascoltato, la notte seguente, andò nella località indicata, ma ebbe un bell’aspettare, poichè la fiera non ebbe luogo, e il poveraccio torbò, l’indomani, a casa, con le pive nel sacco.

sindaco-chiMa, se il nostro buon uomo aveva portato pive nel suo sacco, il suo ben avventurato figliolo aveva portato nel suo saccone arance d’oro, il che vuol dire una ricchezza non indifferente, con la quale visse insieme alla sua famiglia circondato dal più grande rispetto e dalla stima dei suoi concittadini, che lo videro ben presto fregiato di molte croci e molte commende.

Essi poi lo vollero eleggere con un commovente plebiscito, sindaco del paese, e presidente della Congregazione di carità, e deputato di molte Opere Pie, e non so di cos’altro.

Di guisa che le arance d’oro cambiarono in oro la casa e la fortuna ed anche la testa di quel povero pastore; che, se prima era inteso col nome di ziu Peppi u picuraru, imbecille di quattro cotte, ora egli era diventato d’un colpo, in grazia delle arance d’oro, il signor don Giuseppe Vattalone, cavaliere e commendatore, ecc. ecc., il più interessante e sapiente personaggio del suo paese.

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Quando a uccidere è un’innocua larva

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Dagli orsi agli squali fino ai coccodrilli. Senza dimenticare l’orca assassina e gli uccelli di Hitchcock. Il cinema ci racconta e ci spaventa da anni con le storie di animali dalle grandi dimensioni che attaccano l’uomo. Spesso con conseguenze mortali.

donna1A volte, però, la realtà supera anche le più impensabili fantasie. Magari con piccoli protagonisti nella parte dei cattivi. Sembra un film dell’orrore, ma con un tasso di paura sicuramente superiore, quello che si è trovata a vivere una 27enne inglese al ritorno da una vacanza in Perù. Rochelle Harris ha rischiato una meningite e una paralisi facciale. E solo l’intervento chirurgico dei medici dell’ospedale della sua città, Derby, le hanno evitato un triste destino.

larve-carnivoreIl motivo? La presenza nel suo orecchio di otto larve carnivore, capaci di scavare nei tessuti auricolari un ‘cunicolo’ di 12 millimetri. Per fortuna sono state bloccate prima di arrivare al cervello della giovane.

Rochelle, infatti, avvertiva ormai un costante mal di testa, dolore al viso, e un ronzio nell’orecchio. A convincerla a rivolgersi ai medici, però, è stata la fuoriuscita di un fluido dal canale uditivo. A quel punto, dopo aver provato con l’olio di oliva, ci è voluta una vera e propria operazione per estrarre gli insetti. E dire che il tutto è iniziato quando, durante la vacanza in Sud America con il fidanzato James, la ragazza inglese si è ritrovata in uno sciame di mosche. Una le è entrata nell’orecchio ed evidentemente, anche se morta, ha lasciato pericolosi eredi.

0bbc21f8-a5d4-4ccf-802d-0623863929e5_scorpioneNon è la prima volta che animali di piccole dimensioni rischiano di provocare immensi danni. Sebbene, infatti, nell’immaginario popolare siano i leoni e gli squali i più pericolosi per l’uomo, ai primi tre posti tra gli esseri che sferrano più attacchi alle persone ci sono la zanzara, i serpenti e lo scorpione. Insieme sono responsabili di decine di migliaia di morti ogni anno in tutto il mondo.

Proprio a causa di uno scorpione, circa tre anni fa, si è sfiorata una tragedia a Mogliano, in provincia di Treviso. Una giovane albanese di 27 anni, infatti, dopo aver passato le vacanze estive nella sua terra natale, ha trovato una brutta sorpresa in valigia. Due scorpioni erano gli sgraditi ospiti. La puntura le ha provocato un forte dolore e un irrigidimento muscolare. Un antidoto le ha salvato la vita.

ape puntura-2Poteva andare peggio anche ai clienti di una pizzeria in piazza dei Signori a Treviso che, pochi giorni fa, si sono ritrovati in mezzo a uno sciame d’api. L’intervento di un apicoltore ha evitato guai peggiori.

La lista degli insospettabili animali killer è più lunga di quanto si possa pensare.

imagesCAUMVRM8Ha ucciso centinaia di persone negli ultimi 20 anni, ad esempio, il cosiddetto bruco assassino. Capace di mimetizzarsi nel suo habitat naturale, presente soprattutto in Brasile, possiede un veleno in grado di attaccare le cellule delle proteine, causare perdite di sangue e impedire loro di coagulare. Il risultato è un’emorragia che può essere anche mortale.

Secondo gli scienziati, però, per provocare danni gravi l’apparente innocuo bruco dovrebbe pungere dalle 20 alle 100 volte. La salvezza, a volte, è racchiusa in un numero.

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Inserire la retromarcia in corsa

 di Emilio Caretti

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Chissà quanti di voi, magari in autostrada, hanno pensato a cosa potrebbe accadere inserendo per sbaglio la retromarcia, oppure utilizzandola come metodo estremo per rallentare?

Non pochi, pensiamo, dato che quest’eventualità è stata anche testata in una famosa serie tv americana che si occupa di leggende metropolitane, con risultati piuttosto interessanti. Iniziamo col dire che, in ogni caso, è vivamente sconsigliato ripetere l’esperimento per conto proprio, dato che, nella migliore delle ipotesi, gravi danni a motore e scatola del cambio sarebbero garantiti.

Ma come funziona questa parte della vettura? Nelle auto con cambio manuale, il funzionamento base è piuttosto semplice: ci sono due “alberi” paralleli uno connesso alla frizione e l’altro all’albero di trasmissione, sui quali sono montati in maniera parallela anche gli ingranaggi delle marce, compresa la retromarcia. Il moto è trasmesso all’albero (e poi alle ruote della macchina) quando uno degli elementi scorrevoli attorno allo stesso asse viene agganciato (azionando la marcia) ad una delle coppie di ruote dentate ad esso adiacente. Dato che ci sono vari elementi che scorrono insieme, è ovvio che ognuno di essi può innestarsi con una precisa coppia di ruote, a seconda del rapporto voluto.

untitledA questo punto, se si volesse inserire la “retro” mentre si è in marcia, ci si troverebbe nella situazione di voler far girare “al volo” tutto questo meccanismo al contrario e quello che risulterebbe sarebbe solo una “grattata” di proporzioni colossali, con grosso dispiacere per le nostre orecchie! Se invece si continuasse a tentare, il rischio sarebbe quello di rompere tutti gli ingranaggi della trasmissione e, nel rarissimo caso si dovesse riuscire nell’intento d’inserire la marcia rilasciando poi la frizione, il motore andrebbe talmente su di giri da garantirci danni pressoché fatali!

E’ ovvio che non ci sarebbero effetti spettacolari come esplosioni o simili, ma in ogni caso l’unico modo “sano” per inserire la marcia indietro è, e rimane, quello di essere con la vettura ferma.

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