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Archive for 26 agosto 2013

GOSSIP? NO, GRAZIE!

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Lo sparltottìo è come un boomerang

Milena, estate 2013.

Siamo giunti fin qui indenni, e speriamo di esserlo ancora, per aver superato la cosiddetta prova costume corretta e riadattata per questo luogo: prova gossip.

Se siamo, se siete riusciti ad arrivare a fine agosto senza essere stati coinvolti in neanche un pettegolezzo paesano, vi meritate una medaglia al valor civile, militare e quasi quasi pronti per una beatificazione last minute. Eh si! Proprio così! Con l’estate le malelingue professioniste, grazie alle temperature più alte e anche al non far niente, si occupano a tempo pieno, h24, dei fatti degli altri.

I bla bla più diffusi nei piccoli paesi

I bla bla più diffusi nei piccoli paesi

Si cuce, si ricama, si inventa di tutto su tutti, si fanno castelli in aria, si girano film hard, si fanno appostamenti, si giura e si spergiura sulla vita privata degli altri, sui figli, nuore, generi, mamme e papà, zie e zii, nonni e nonne arzille. Per tutti i gusti.

Questi ben pensanti che amano raccontare anche il colore delle lenzuola degli altri, dovrebbero fare un giro prima in casa propria e controllare bene, perché come dice il proverbio “ride bene chi ride l’ultimo” mentre invece non sarebbe male tenere le lingue a freno.

Ormai, gira e rigira, sappiamo chi sono i maratoneti della lingua, conosciamo bene questi cafoni del genere, questi amanti delle vicende altrui, disinvolti nei bar a narrare gli episodi incresciosi, e meglio ancora se imbarazzanti , di gente che probabilmente vive tranquillamente la propria vita.

Parlano, parlano, parlano, spifferano, sanno tutto di tutti. Ci chiediamo se hanno il tempo per vivere la propria vita, visto come sono impegnati a vivere quella degli altri.

untitledSfortunato quello …. povero il marito … cunsumata so mà ….. questi i commenti a corredo di ogni sgradevole dialogo che intavolano. Siamo portati a pensare che chi ha il tempo per occuparsi dei fatti della gente probabilmente non ha una vita soddisfacente e migliore di quella che giudica.

I moralizzatori in effetti sono poca cosa, sono così sgradevoli che il solo pensiero di essere al loro fianco è già nauseante: che esseri stomachevoli e repellenti questi castigatori provetti!

Vorremmo suggerire, fiduciosi che leggeranno questo articolo e che si rivedranno nella sottospecie (perché la malalingua è una sottospecie), che a molti NON INTERESSA MINIMAMENTE DEI FATTI PRIVATI DELLE FAMIGLIE e che, se vogliono continuare questa obbrobriosa attività, lo facciano con la propria moglie o col proprio marito: al chiuso e non nei BAR!!!!!

Infastidisce, secca, irrita, importuna, annoia, tedia, rompe e martella oltremodo chi continua a sparlare ai quattro venti. Proviamo pietà più per chi sparla che non per il contenuto in se stesso del gossip, per il quale siamo indifferenti. In molte occasioni infatti non abbiamo potuto far a meno di pensare al “raccontatore” come alla peggiore delle sottospecie, assimilabile ad un subnormale o essere sottosviluppato.

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sferjPer grazia ricevuta

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Dice Carlo Petix:

“In seguito i coniugi Sferlazza originari di Milena ma emigrati in America, ricevettero una grazia da Padre Gioacchino. Per ringraziamento a perenne ricordo, decisero di fare costruire una cappella a loro spese. Affidarono i soldi e  l’incarico di seguire i lavori al loro parente Giovanni Cassenti. Il progetto fu realizzato dall’architetto Pantano di Caltanissetta che diresse anche i lavori.

Quando fu il  momento di mettere la croce nella nuova edicola, costruita nel posto dopo aver demolito la cappellina in gesso, siccome era molto grande, fu segata e ridotta alle dimensioni attuali. La Cruci fu posta in alto.

All’interno della nuova cappella venne posta un’immagine dell’Addolorata e sotto di essa un bassorilievo con l’immagine di Padre Gioacchino.

30Alla nuova cappella badarono i vicini. Ricorda ancora la sig. Cassenti Maria.

“La cappella nuova è stata costruita dai coniugi Sferrazza Salvatore e Graziella Cassenti che diedero l’incarico di dirigere e seguire i lavori al sig. Cassenti Giovanni. Il cav. Cassenti ha voluto donare un bassorilievo ovale della Madonna Addolorata che fu collocato al posto dell’antico quadro che non si sa chi se lo ha preso. Oggi sono io che mi occupo della Cappella, provvedo a pulirla, cambiare le tovagliette e mettere i fiori. Non c’è alcun fondo cassa per la gestione della cappella, la gente collabora offrendo qualche cerone e qualche mazzo di fiori.

La signora Maria Cassenti devotissima di Padre Gioacchino

La signora Maria Cassenti devotissima di Padre Gioacchino

Mi aiuta nella gestione la signora Schillaci Paolina (Pina), vedova del sig. Giovanni Mattina. Si deve a lui la proposta di illuminare con luce elettrica la cappella, mettendo un contatore e facendo pagare la bolletta a turno alla persone che badano alla cappella. Furono raccolte le firme a tutti gli abitanti della via Nazionale che accompagnarono la richiesta al comune di fare illuminare la cappella. Il sindaco di allora, il dottore Giuseppe Luparelli accolse la proposta.La signora Pina Schillaci invece fece inserire un orologio per fare accendere e spegnere automaticamente l’illuminazione o a piacimento.

Le sorelle Tona, per grazia ricevuta forse per il nipote Paolo, in seguito fecero rivestire i lati aperti della cappella con vetrate per evitare la polvere.

19La signora Cassenti Carmela (sposata con Carmelo Cipolla, figlia di Giovanni Cassenti e Chiarelli Pietra) ricorda le origini della nuova croce fatta erigere dai coniugi Sferlazza che prese il posto della vecchia di cui abbiamo già parlato.

Il padre di Salvatore Sferlazza, originario di Racalmuto, aveva sposato la sorella di “lu zì Stefano Cassenti” un parente di mio padre Giovanni Cassenti. Erano poi emigrati in America. Dopo la fine della seconda guerra mondiale si sono ripristinate le comunicazioni tra loro e i parenti rimasti a Milena. Salvatore Sferlazza in una delle tante lettere incarica lo zio di provvedere alla ricostruzione della vecchia cappella per grazia ricevuta. Era stato gravemente malato e aveva promesso in segno di riconoscenza per la guarigione che avrebbe ristrutturato “la figureddra” della croce.

10Lo zio fece leggere la lettera a mio padre che avendo competenza nel campo edile s’incaricò di eseguire il compito. Contattò l’ingegnere Luigi Pantano di Canicattì che preparò il progetto e ottenne l’autorizzazione ai lavori. Quando, dopo qualche mese, cominciarono i lavori la vecchia cappella fu demolita. I calcinacci sono stati raccolti dai fedeli e portati a casa come reliquie. La croce in legno, consumata dal sole e dalla pioggia venne ripulita e ridimensionata e sistemata nell’attuale sito. Anche i frammenti della croce furono divisi tra i fedeli presenti.

I lavori erano seguiti da tante persone che per fede sostavano vicino al cantiere.

Negli anni 1960 questo quadro fu sostituito da un altro donato da mio padre in memoria di mia madre. Non conosco la fine del vecchio, ma penso che l’abbia preso qualcuno del vicinato.

quadro

Ricordo che dal tetto della vecchia cappella a forma di forno pendeva una pianta di capperi che l’adornava con il suo verde e i suoi fiori.

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Massimo Greco, componente del gruppo di lavoro regionale sulla riforma delle Province, in ordine alla ventilata ipotesi di sopprimere i Comuni sotto i 5 mila abitanti, fa un suo commento:

Cosa c’è di vero in questa storia?

Di vero c’è che nel tentativo di riformare il sistema delle autonomie locali in Sicilia non si può non tenere conto di tutte le tessere del mosaico istituzionale a partire dai Comuni che, non solo in Sicilia, non esercitano più quelle funzioni amministrative tradizionalmente loro affidate. E in tale contesto, la spending rewiev non c’entra nulla. Guardando in faccia, e con onestà intellettuale, la nuova realtà dei territori ci si rende immediatamente conto che ci avviamo verso l’epoca delle città senza municipi. Basta leggere i dati demografici dell’ultimo censimento.fascia

Ma se accettiamo questo stato di cose non contribuiamo ad accelerare il processo di desertificazione sociale ed economica dei territori?

E’ probabile, ma è anche vero che mantenere 8108 articolazioni politico-amministrative quanti sono i Comuni in Italia è un non senso che il nostro sistema non può più permettersi. Mi chiedo a cosa serve oggi un consiglio comunale in un piccolo comune? A pianificare e programmare cosa? Ad esercitare quale tipo di indirizzo politico? Le città sono ormai tutte edificate ed urbanizzate e pertanto il ruolo di indirizzo politico tipico dell’organo assembleare si è progressivamente impallidito. La vera ragione sottesa al mancato rinnovo di molti strumenti urbanistici è questa. Non vi è più quella spinta che le città sentivano negli anni 50 e 60 a seguito del boom economico. Il ruolo della politica entra in campo quando si devono fare delle scelte e non quando non si deve fare più nulla. Inoltre, l’inarrestabile decremento demografico non richiede l’adozione di politiche pubbliche frutto di asfissianti, ancorchè democratici, dibattiti nelle aule consiliari, ma più semplicemente buone pratiche di conservazione e valorizzazione dell’esistente. Insomma per gestire l’ordinario bastano dei bravi funzionari e non flotte di consiglieri e assessori comunali.

imagesMa così si rischia anche di perdere la nostra identità…quell’Italia dei comuni di cui si è tanto parlato.

In tempi di repentini cambiamenti e tumultuose trasformazioni pensare di cristallizzare le identità locali è una vana ambizione. I processi di cambiamento vanno governati con consapevolezza e lungimiranza. Non è la presenza del municipio che fa di un gruppo di persone una comunità locale, ma il capitale sociale che il gruppo di persone è in grado di generare.

Quindi contestualmente alla sostituzione delle Province con i Liberi consorzi di comuni dobbiamo prepararci all’accorpamento dei piccoli comuni?

Questo Governo regionale non mi sembra attrezzato per affrontare problemi complessi come questi, troppo populismo e poca competenza, ma prima o poi qualcuno ci dovrà mettere mano. Quindi prima ne cominciamo a parlare è meglio sarà per tutti.

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Berlusconi biblico!!!!

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Il 21 agosto l’opposizione va all’attacco perchè il Comune di Marianopoli non si rispetta la trasparenza, per come stabiisce la legge

Trasparenza amministrativa interrogazione al sindaco

di  c. b.)

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I consiglieri comunali Grazia Noto e Giuseppe Cannella del gruppo consiliare “Serietà Impegno e Competenza” hanno presentato una interrogazione al sindaco Carmelo Montagna sulle disposizioni in materia di “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.
I consiglieri attraverso una nota, hanno messo nero su bianco che dopo aver visitato il sito istituzionale del Comune di Marianopoli hanno “constatato che alla data odierna non è stata istituita la Sezione Amministrazione Trasparente che ha come obiettivo di offrire al cittadino la piena trasparenza dell’azione amministrativa.

da destra Grazia Noto, Francesco Baldi, Giuseppe Cannella, Lillo Vaccaro

da destra Grazia Noto, Francesco Baldi, Giuseppe Cannella, Lillo Vaccaro

La nuova disciplina della trasparenza, infatti, si basa su precisi obblighi normativi e afferma il diritto dei cittadini a un’accessibilità totale all’informazione e tiene conto della generale necessità del perseguimento degli obiettivi di legalità, sviluppo della cultura dell’integrità etica pubblica, nonché di buona gestione delle risorse”.

Da qui la richiesta di conoscere “quali siano i motivi e la cause dell’omessa applicazione delle norme in materia di pubblicazioni, trasparenza ed integrità amministrativa da parte della Amministrazione comunale e quali provvedimenti la stessa ha adottato o intende adottare».

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LEGGI L’INTERROGAZIONE INTREGRALE

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Mussomeli_893-10-02-49-5381Giornate della Memoria e del Ricordo dei Mussomelesi

Carissimi,
la prossima settimana (mercoledì 28 e giovedi 29 presso la BCC “San Giuseppe” di Mussomeli a partire dalle ore 17.00) e la successiva (mercoledì 4 presso la Chiesa di Santa Maria di Mussomeli e Giovedì 5 nuovamente alla BCC “San Giuseppe” alla stessa ora) si svolgeranno le Giornate della Memoria e del Ricordo dei Mussomelesi. 
Il programma, aggiornato, lo si può scaricare al link sotto riportato. 
L’invito ad assistere e prendere parte alla manifestazione è esteso a tutte le personeche ritengono la memoria di un paese importante e fondamentale per un cammino di partecipazione e condivisione e per alimentare ed accrescere l’identità di un’intera comunità. 
Cari saluti 
Francesco Paolo Amico

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Nuova panoramica sull’uso dei nostri nomi

di FRANCO SPENA

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untitledCROCE

A volte vengono dati ai figli dei nomi profondamente devozionali ma che sono nello stesso tempo imbarazzanti e pesanti da portare. Un tempo certi nomi erano ricorrenti nella tradizione popolare ed erano anche tramandati per generazioni dai nonni ai nipoti ma oggi, cambiati i gusti e i rapporti con la vita, chi se li trova addosso li vive con un certo imbarazzo e cerca di renderli più sopportabili attraverso l’uso di alcune varianti, quando è possibile, con l’utilizzo di diminutivi, vezzeggiativi o forme derivate o contratte. Tra questi non è difficile incontrare il nome Croce usato spesso nel suo diminutivo Crocetto; in dialetto: Cruci.
Al femminile troviamo questo nome nella versione Crocetta e Crocifissa che normalmente viene trasformato in Isa. In dialetto questi due nomi divengono Crucidda e Crucifissa.

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Il nome deriva dal greco e vuol dire “amore per i cavalli. E’ abbastanza comune nel nisseno, legato al culto di S. Filippo Neri che aveva una sua congregazione in Cattedrale, che si occupava della assistenza ai poveri e alle donne in difficoltà e che ha contribuito a dare il via alla ripresa della processione delle “vare” del Giovedì Santo.
Il nome non si offre a particolari varianti a parte i diminutivi Filippuccio o Filippino, in dialetto Filippuzzu e Filippinu. Al femminile diviene Filippa. Questa forma del nome però è poco usata ed è più diffuso il diminutivo Filippina e la forma contratta Fina.
Nella tradizione quelli che si chiamano Filippo festeggiano l’onomastico il 3 maggio insieme con quelli che si chiamano Iacopo.
Per quel giorno le mamme sono solite raccomandare ai bambini di stare molto attenti nel gioco in quanto possono capitare delle disgrazie poiché, come si soleva dire, “ppi’ San Filippu e Iabicu ci su’ i diavoli scatinati”.
In Cattedrale è tuttora presente nel transetto una grande tela che raffigura San Filippo Neri appartenuta appunto all’ omonima Congregazione. In via Pietro Leone, in un terreno privato, esiste una chiesetta intitolata a S. Filippo Neri nella quale è collocata una statua del Santo.

imagesCA1LB4NKGAETANO

Anche se non c’è un culto particolare per il santo fondatore della Congregazione dei Teatini nella nostra zona, il nome Gaetano è abbastanza diffuso. Proviene dalla tradizione e lo riscontriamo sia nella sua forma originaria che in alcuni diminutivi come Gaetanino o ancora più spesso Tanino. Al femminile, con lo stesso criterio il nome diviene Gaetanina o Tanina; in tempi recenti è venuto in uso trasformarlo anche in Tania.
In genere in dialetto lo troviamo come Tanu e quindi Taninu mentre, al femminile, è molto comune il diminutivo Tanina e, meno frequentemente, i vezzeggiativi Tanuzza o Tanuzzedda. Al Museo Diocesano del Seminario si può vedere una splendida statua settecentesca di S. Gaetano realizzata in legno policromo, attribuita a Domenico Pugliese.

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