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Archive for 10 agosto 2013

Butta fuoco su Crocetta

IL PAPPAGONE DI SICILIA

di Pietrangelo Buttafuoco

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Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

Con Totò Cuffaro la Sicilia era quello che era: l’ultima ridotta democristiana. Fino alle estreme conseguenze: con il presidente della regione marchiato come “mafioso” e – a oggi – persino detenuto.
Con il suo successore poi, quello di Grammichele, eletto nella coalizione berlusconiana (per farsi smacchiare in corso d’opera dall’onnipotente capo della sinistra antimafia, ossia il professionista Beppe Lumia), la Sicilia divenne quel che è ancora oggi: la fogna del potere.
Con Rosario Crocetta, infine, eletto nell’alleanza a guida Pd, la Sicilia è solo impostura.

untitledCrocetta – nientemeno si propone alla leadership nazionale del Partito democratico, candidato alle primarie – copre il tanfo del pozzo nero di Sicilia con l’incredibile bugia della rivoluzione. Lui è Pirgopolinice. E come il miles gloriosus di Plauto è fanfarone, vanta vittoria contro le torri del male e le città della mafia, fa epica della propria missione, finisce sui giornali, non fa una legge che sia una, non governa, piuttosto – un giorno sì e l’altro pure – fa conferenze stampa e ogni sua sollevazione, alla fine, è sempre una sconfitta. O una retromarcia obbligata, quella propria del fanfarone.

Ascoltate questa. Il dieci di luglio, a Gela, gli americani commemorano il settantesimo dell’invasione della Sicilia. Alla testa della delegazione c’è l’ambasciatore David Thorne. Ci sono varie autorità locali, figuranti di ogni genere, alcuni dei quali vestiti da marine, quindi il pubblico delle occasioni e si fa ’sta cosa di battere le mani a chi, a suo tempo, fece i massacri ad Acate, dunque proprio lì, ma, ahimè, devo sorvolare…
130326495-8e2ac765-1e95-4175-aa2a-8e4900e4c70bE’ dunque, quella del dieci scorso, una cerimonia fissata per le undici e dove Rosario Crocetta – gelese per giunta, già celebrato sindaco per molti anni – arriva alle 12,45. Il governatore prende la parola che non doveva prendere e fa un’intemerata contro il Muos che è il sistema di comunicazioni satellitari di proprietà Usa (praticamente qualcosa di simile alla venefica antenna di Radio Vaticana) da installare a Niscemi e su cui Crocetta, contrarissimo, è stato alfiere, portabandiera e paladino dei No-Muos. Fino a revocare l’autorizzazione a suo tempo data all’esercito ’miricano.

Succede che nel frattempo che Crocetta parla, l’ambasciatore, capìta la mala parata, con un cenno del sopracciglio intima alla propria delegazione di prendere cappello e andare via. La sala si svuota e mentre due tipi – un ragazzo e una ragazza – si mettono alla nuda e altri cantano Bella Ciao, il Crocetta, come Pirgopolinice, sfodera tutti gli spropositi ma li annacqua in quel trambusto facendo la faccetta sorpresa: “Si sono un poco risentiti?”. Il tutto con la folla delle telecamere e dei cronisti spinti da un lato dall’urgenza di inseguire l’ambasciatore per strapparne delle dichiarazioni, pur nel digrignare dei denti; dall’altro, rassegnati a filmare e celebrare il presidente che, munifico, è pur sempre l’azionista di maggioranza dell’editoria siciliana in virtù delle sue cospicue erogazioni di dindi per la pubblicità.
Ecco, giusto questo racconto, non era finito sui giornali. Peccato.

Ma succede che Crocetta se ne torna a Palermo. Guarda fuori dal finestrino dell’auto in marcia e mormora: “Gli americani me la faranno pagare”. Diocenescampi già si vede in volo come Enrico Mattei, ad Hammamet come Bettino Craxi, avvinghiato ai baci di Totò Riina come Giulio Andreotti, dentro al tubo di un gasdotto come Muammar Gheddafi. E pure nelle mani di Ilda Boccassini, come Silvio Berlusconi, così si vede. Arriva a Palazzo d’Orleans che ha già passato in rassegna l’album di tutti quelli finiti malissimo per aver osato dire no agli Usa. Già immagina di finire nei dossier di Giulietto Chiesa e ripete: “Me la faranno pagare”.

imagesCAOJ98ZPEntra a Sala d’Ercole, l’aula del Parlamento siciliano, va incontro ai deputati e dice loro: “Obama ha chiamato, Obama!!!”. I deputati fanno tanto d’occhi: “Ti chiamò Obama?”. Tutto quel travaglio consumato in macchina mitiga il Pirgopolinice che gli divora l’anima e perciò cala il prezzo: “No, Obama ha chiamato Enrico Letta e gli ha detto che il Muos si deve fare. E glielo dobbiamo far fare”.
Un minchiataro, direte voi. No, un fanfarone, costretto a una retromarcia obbligata. Revoca la revoca e adesso è preso d’assedio dalle “Mamme No-Muos”, dal sindaco di Niscemi, dai pacifisti, dagli ambientalisti e da tutte le persone perbene che lo lavano con continue docce fatte di fischi e piriti perché quello che fino a ieri, in bocca sua, era Evangelo, adesso – sempre nelle sue stesse vezzose fauci – è diventato “demagogia”.
Si sfoga, il Vantone.

E l’unico suo karma è quello di finire sui giornali. La spara sempre più grossa e non c’è giornale che si faccia carico di una verifica per ogni sua pensata, l’ultima delle quali, quella della sacrosanta guerra ad Alitalia che sulle tratte siciliane applica tariffe scorsoie, rasenta il dadaismo se fosse teatro ma trattandosi di dura economia e crudo commercio è troppo patetica cosa. Ha pensato appunto di “mettere le ali” all’Ast, l’azienda siciliana trasporti, che non è proprio florida, non ha occhi per piangere e che con i propri bus dovrebbe svolgere il compito di navetta a disposizione di tutti i siciliani per raggiungere l’aeroporto di Comiso e lì prendere i low cost. Ancora una volta, gli industriali del ficodindia.

imagesCA3YTUGLA parte il fatto che già da Palermo per Comiso e poi fare il benedetto volo si consumano – lisce lisce – almeno dieci ore. Il voler mettere in campo l’Ast, dove non hanno neppure il gasolio, e farne nientemeno che una compagnia di bandiera, presuppone un lavoro di ricapitalizzazione, matematicamente (è il caso di dire) impossibile per il bilancio pubblico e forse possibile sì per il privato. Ed è qui che la storia diventa interessante perché l’unico dei privati presenti nella compagine societaria è Antonello Montante, presidente di Confindustria siciliana che, con Lumia, l’altro protagonista della cabina di regia che sovrintende alle alchimie del Governo Crocetta, è garante concreto di quella rivoluzione che il Vantone dovrebbe fare mettendo la sua faccia sapientemente incatramata dalla cosmesi pop su cui Klaus Davi, il suo formidabile guru, esercita sapienza.

La storia è anche contorta e paradossale perché in Sicilia la mafia e l’antimafia servono sempre per le composizioni di potere. Montante, per via del suo interventismo, ha provocato l’insofferenza dell’assessore Nicolò Marino, un pm in aspettativa, a causa della spinosa questione delle discariche. “Privatizzare sì, però”, ha balbettato Crocetta temendo Marino. Ma ha fatto così anche con l’acqua, pubblica e più che pubblica per tutta la campagna elettorale e che, adesso, verrà pri-va-tiz-za-ta!

Non c’è che un turbinio di dichiarazioni e di contro dichiarazioni in questo frullato di comunicati e contro comunicati che fanno il flusso, manco fosse Joyce, del continuo chiacchierare del Vantone che sa stare solo sui giornali.

imagesCA9HOKOPNon manca di santi in paradiso, lui. I giornali, tutti, quelli del continente soprattutto, non si preoccupano di verificare o, forse, si annoiano al solo sentire la parola Sicilia. Ha fatto cose che se solo fossero state fatte dal suo predecessore o da Cuffaro, avrebbero scatenato tutta l’informazione. Ha cacciato Franco Battiato, l’assessore al Turismo, per sostituirlo con la propria segretaria e se pure fosse valida l’obiezione – “e però è brava” – non c’è analista del mercato che s’interroghi su un fatto curioso assai, questo: l’Italia è al quinto posto nel mondo tra le mete scelte dal turismo internazionale e solo il 4 per cento di questo bel risultato scende a Palermo, a Catania o a Comiso. Chi viene in Italia, dunque, non sceglie la Sicilia e se per mettere al riparo l’assessorina, dopo aver assistito inermi al fallimento di Wind Jet, ci si scaglia contro l’Alitalia, accusata di rovinare il turismo con le sue tariffe, un poco più complicato diventa il discorso in tema del secondo polmone di ricchezza dell’isola: il patrimonio culturale, la vera Disneyland, su cui si rischia di vedere sfumare i fondi europei. Ma anche qui, anziché rilanciare con l’iniziativa politica, si fa solo turismo in procura. Perché Crocetta passa le sue giornate a fare denunce.

Non c’è un governo che governi in Sicilia.

Nessuno mostra preoccuparsene perché, suvvia, c’è il solito mantello invisibile eretto a protezione. E’ quello il cui tessuto dell’impegno civile si ricama con gli intarsi della legalità da declamazione. E’ il paramento più urgente al fine del rito d’impostura perché invariabile nel tempo – a prescindere dalla mafia stessa e della retorica che ne consegue – è l’antimafia di quelli dalla comprovata professionalità. In questa categoria specialissima e potentissima, dunque, convivono sia imprenditori (che si garantiscono una certa tranquillità), sia magistrati (che si assicurano una squillante carriera), onnipresenti con Crocetta, così come col suo predecessore, quello di Grammichele, se il 26 giugno del 2011, alla playa di Catania, davanti a duemila autonomisti faceva scattare il più fragoroso degli applausi a quello che per lui era: “Il mio fratello Peppuzzo Lumia!”.

imagesCAXSPIAGAi tempi, quelli del predecessore del Vantone, perfino Antonio Ingroia faceva sentire sulla giunta di governo il proprio salvifico alito, adesso Crocetta – secondo regola democristiana – da trombato qual è, l’ex pm, ne ha fatto un nominato nel mare grande del sottogoverno di Sicilia e l’impostura non conosce vergogna. Già la vicenda Ingroia, cui Crocetta voleva dare tutto, è perfino poca cosa perché il governatore dalle millanta conferenze stampa, ha in carniere ben altre beccacce e tutte di bracconaggio. Come quei dieci minuti di “Domenica In” (l’Arena), da Massimo Giletti, quando dice di aver sciolto le province, quando torna a Palermo e raddoppia il tutto nominando commissari di sua fiducia subito spediti in giro per le procure a fare denunce e poi non fare niente.
E poi dice l’impostura.

(altro…)

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Campofranco ne fa 4 al Milena

Rino Pitanza

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mmCasteltermini. E’ stata più che una sgambatura quella vista ieri pomeriggio tra Campofranco e il Milocca-Milena, due formazioni che sin dalla vigilia dei rispettivi campionato non fanno mistero delle loro ambizioni di alta classifica. Le due formazioni hanno appena cominciato la preparazione e il duro lavoro che entrambi gli allenatori hanno impresso alle gambe dei propri atleti, si è sentita alla distanza.
Si è visto un buon Milocca-Milena del presidente Venturelli, che mister Gero Valenza sta plasmando in vista del campionato di Prima Categoria dove mira, senza mezzi termini, ad un campionato di vertice e la formazione che il ds Carmelo Palumbo ha messo a disposizione del mister mussomelese è sicuramente di prim’ordine.
Di Contro il Campofranco di mister Restivo è sembrato più in palla, frutto di presenze più navigate in Eccellenza senza escludere il fatto che gran parte dei giallorossi ha terminato solo una quarantina di giorni fa il proprio esaltante campionato.

Tutti gli uomini a disposizione dei due mister hanno dato vita ad un incontro anche bello a vedersi con azioni pregevoli con i portieri protagonisti e con Matteo Vitellaro e Galluzzo per il Milocca-Milena e Genova, Restivo e Immesi per il Campofranco che hanno dato qualcosa in più degli altri.
Alla prova erano attesi anche i nuovi giovani del Campofranco e il pubblico presente sugli spalti che non ha mancato di assistere alla prima uscita della formazione giallorossa, non è rimasto affatto deluso del loro esordio.

Alcuni dei nuovi giovani del Campofranco che hanno affrontato in amichevole il Milocca Milena: Pace, Dragna Sposito, Giovenco e Stassi

Alcuni dei nuovi giovani del Campofranco che hanno affrontato in amichevole il Milocca Milena: Pace, Dragna Sposito, Giovenco e Stassi

Soddisfatti i due mister a fine allenamento, considerando il poco tempo dall’inizio della preparazione.
Per il Milocca-Milena il mercato in entrata è chiuso mentre il Campofranco è ancora alla ricerca di una punta da affiancare a Genova e Panepinto per completare un gruppo che si è molto ringiovanito e su cui tutta Campofranco fa già affidamento per un altro campionato di vertice.
Il risultato è stato di 4 a 0 per il Campofranco con reti di Di Leo (il primo marcatore della stagione), Genova, Panepinto e Morosanu.

Queste le formazioni messe in campo dai due allenatori.
Campofranco: Lo Nardo (Semprevivo), Di Donato, Scrudato (Giovenco), Provenzano, Immesi (Nicastro), Sposito N. (Manfrè), Restivo (Dragna), Genova (Stassi), Panepinto (Morosanu), Di Leo (Pace), Sposito A.
Milocca-Milena: Pillitteri, Vitellaro M., Volpini (Cimino), Maiorana (Arnone), Cacioppo (Palumbo), Lo Giudice, Ojeda (Falzone), Speranza (Alessi), Di Vincenzo, Galluzzo, Vitellaro P.

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fE per premio la Fontana della Rinascita

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La Fontana della Rinascita fu donata dalla Regione Siciliana, perché nelle elezioni regionali del 1955 in paese si registrò la più alta partecipazione di votanti della Sicilia (99%).
E’ opera dell’architetto Vittorio Ziino e dello scultore Giovanni Rosone (1910-2001). Nel 1991 è stata restaurata dall’ing. Stefano Diprima.
La fontana è formata da un anello di bronzo, diametro m. 5 e largo cm. 95, sostenuto da 9 colonne di m. 2. Dall’interno dell’anello si lanciano in alto e in basso centinaia di zampilli d’acqua illuminati da fari; quelli lanciati in basso fanno apparire l’anello sorretto da un tronco di cono d’acqua uniforme.
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Sulla superficie esterna dell’anello si trovano rappresentati lo stemma del Comune e la dedica “La Regione Siciliana a Campofranco” e da destra: elettrodotto che unisce la Sicilia alla Penisola; impulso dato alle opere pubbliche e all’edilizia; viabilità e dighe; elettrificazione ferroviaria e miniere; agricoltura; latifondo; Palazzo dei Normanni, la Sicilia sul trono che regge lo Statuto; tre personaggi con stendardi e le date dei parlamenti siciliani (1130, 1296, 1848); cantiere navale e traffici marittimi; artigianato, saline; pesca; petrolio, industrie chimiche; tessitura e abbigliamento; istruzione; archeologia e turismo; assistenza sanitaria e materna; risparmio; sport.
All’interno della vasca, su mattonelle di ceramica, è stata raffigurata dal prof. Gaetano Angelico la vita sociale di Campofranco.

Fonte / Autore: Comune di Campofranco

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Sulla via del tramonto

Il patetico tramonto di Berlusconi

di Salvatore Curcio

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imagesCAIDE2TJCredo che nella vita ciascuno di noi debba avere il buonsenso di riconoscere che le cose di questo mondo hanno tutte un inizio  ed una fine che costringe, al verificarsi di determinati eventi, la persona interessata ad uniformarne i comportamenti e quindi, se ne ricorre il caso, a farsi anche da parte.

In virtù di  tale principio che attiene alla natura umana, francamente mi aspettavo che il Cav. Berlusconi prendesse atto della sentenza emessa in via definitiva dalla Suprema Corte di Cassazione con la quale, come noto, è stato condannato a 4 anni di carcere, di cui 3 condonati, ed alla interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni  ed avesse il buonsenso di dimettersi lasciando ad altri il timone del suo partito.

E invece no ha continuato, seguendo il suo  solito clichè istrionesco, ad attaccare ancora una volta la Magistratura proclamandosi innocente come se quest’ultima si fosse inventato tutto e non disponesse di solidi elementi di prova della  sua colpevolezza considerato, peraltro,che,data la natura contabile-fiscale del reato che lo condanna, non può invocarsi nemmeno la circostanza di essere in presenza  di un errore giudiziario.

Meraviglia molto, altresì, la richiesta di grazia avanzata  dai suoi fedelissimi Brunetta e Schifani al Capo dello Stato che, ravvisandone a priori la  infondatezza, ha diplomaticamente risposto che seguirà pedissequamente la procedura prevista per la concessione che non può trovare accoglimento mancandone i relativi presupposti giuridici; basti pensare, fra l’altro, che nel prossimo autunno altre vertenze giudiziarie, che  interessano l’ex Premier, arriveranno al capolinea e non è esclusa la possibilità di ulteriori altre condanne.

imagesCA1WBOS6D’altronde, al di là dell’affermazione dei suoi legali che ancora oggi ribadiscono di non aver potuto esercitare, in sede processuale, il diritto della escussione di altri testimoni (circostanza non rilevata  dalla  Cassazione)  la condanna del senatore Berlusconi  non poteva essere cancellata con un colpo di spugna da parte della Suprema Corte per la semplice ragione che la stessa in simili processi è chiamata a pronunciarsi sulla sola legittimità degli atti e delle procedure e non anche sul merito della sentenza di appello che, pertanto, non poteva che essere riconfermata.

Per tali motivi, a mio modesto avviso, con questi comportamenti (suoi e dei suoi fedelissimi) il Cavaliere non fa che avvelenare ancor più l’attuale clima politico, già alquanto ammorbato, che, in questo particolare momento di profonda e grave crisi economica, deve fornire invece immediate ed incisive risposte ai bisogni della gente onesta di questo nostro Paese alla quale poco importa della condanna di Berlusconi per il quale personalmente son convinto sia iniziato il suo tramonto politico e che sia venuto il momento del passaggio ad altri della responsabilità del PDL ove si voglia veramente conseguire il bene dei cittadini italiani al di là delle lacrimucce davanti alla platea dei suoi sostenitori accorsi a Roma l’indomani della sentenza.

imagesCA73AVDLD’altra parte credo non sia sfuggita a nessuno l’aria di” trionfalismo” dipinta sul volto degli uomini più rappresentativi del PD come a dire che finalmente viene eliminato il loro più potente avversario politico sia pure attraverso leve inusuali che sono lontane un miglio da quelle previste da un sano sistema democratico; il che ovviamente non fa che avvalorare ancor più la convinzione da parte di Berlusconi dell’accanimento giudiziario nei suoi confronti e del colore politico delle sentenze emesse a suo carico; come se non bastasse è notizia della recente comunicazione alla stampa delle motivazioni della sentenza da parte del giudice Esposito che ritengo sia stato alquanto sprovveduto e che simili comportamenti vadano censurati dagli organi a ciò preposti.

Al di là di ciò penso che il cittadino comune speri proprio in un rasserenamento del clima politico che possa senza ulteriori indugi imboccare la via delle riforme e della crescita per il bene di tutti lasciando a Berlusconi i suoi guai che non possono essere  per nessun motivo anteposti al bene della comunità nazionale; il che, in caso contrario,potrebbe comportare la fine della stessa democrazia tanto faticosamente conquistata dai nostri predecessori.

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Oggi torna l’atteso raduno bandistico Città di Milena

di c. l.)
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bandaTra gli eventi che caratterizzano il programma di manifestazioni estive che si svolgono a Milena, la nona edizione del raduno bandistico Città di Milena, in programma il prossimo 10 agosto, merita sicuramente un posto a parte.
In effetti, questo evento patrocinato dal Comune è cresciuto parecchio negli anni sino a diventare un autentico spettacolo.
Il presidente dell’associazione bandistica “Giuseppe Verdi” Salvatore Insalaco comunica che il raduno di quest’anno si intitola “Rock Band”.
Parteciperanno alcune tra le realtà bandistiche più importanti dell’Isola: la banda musicale “Miraglia” Città di Acireale, la Civica Filarmonica Città di Modica e l’associazione bandistica Don Ciccio Cirincione di Campofelice di Roccella.
Le tre bande musicali, assieme alla Associazione Bandistica Musicale “Giuseppe Verdi” Città di Milena, si esibiranno nel corso del raduno che trasformerà Milena il Paese delle Robbe in un vero e proprio teatro all’aperto.
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e lunedì …

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