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Archive for 27 dicembre 2011

Un romanzo ironico e irriverente che ha l’andamento di un giallo, basato su un avvenimento storico reale.

«I lettori non sanno che in Palizzolo (Alia nella realtà), tra alcuni preti degenerati, indegni del ministero sacerdotale e del nome di uomini, esiste una setta, detta per irrisione angelica. Questi settari, abusando del Sacramento della Confessione, inducono alcune penitenti ad atti ignominiosi… Questa setta è circondata dal massimo mistero, i preti-settari fanno le viste di persone di orazione e le beghine sono le più assidue alle lunghe (troppo lunghe) pratiche di pietà in chiesa. Il fatto che questi preti siano stati deferiti all’Autorità giudiziaria per corruzione di minorenni ha svelato la turpissima setta di Palizzolo e ha fatto conoscere il suo segreto statuto» (Don Luigi Sturzo, Il Sole del Mezzogiorno, 15 luglio 1901).
Uno scandalo nella Sicilia del 1901. L’avvocato Matteo Teresi scopre che nel suo paese esiste una setta segretissima. Composta da preti e da alcuni notabili, la «setta degli angeli» organizzava esercizi spirituali per vergini devote o giovani donne in procinto di maritarsi per prepararle alla vita coniugale. Gli esercizi, che si svolgevano in sacrestia nelle ore in cui le chiese erano chiuse ai fedeli, dovevano portare le ragazze «alla comunicazione con la grazia divina e all’elevazione a gradi sublimi di perfezione». In realtà, com’è facile intuire, gli esercizi consistevano in «atti ignominiosi» e «contro natura» ai quali le giovani venivano indotte dai preti e dai pochissimi eletti che però agivano incappucciati. Scoppiato lo scandalo a livello nazionale grazie a Teresi, proprio per lui cominciano i guai.

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Caro Ragionier Monti…

Quello di quest’anno è un Natale “triste”, una tristezza che vorrebbe accompagnarci verso un nuovo anno pieno di incertezze. Così Ella ce lo racconta in quella Sua maniera “robotica” di esporre i “fatti”.
Non riesco a distinguere, nel mio barcamenare di ignoranza in pregiudizi, se sarà più catastrofico il Suo agire o la previsione Maya della fine del mondo nel 2012!
Dopo aver assistito alle chimeriche, ottimistiche, scelte del Cavaliere (Berlusconi), che hanno fatto seguito alle “equazioni” economiche del Professore (Prodi), sentire, subire, i Suoi numeri al “negativo” mi rende ancora più tristemente depresso!
Le scrivo, scrivo a Lei, anziché al Bambin Gesù o a Babbo Natale perché non riesco più a sognare, a trovare speranza nella preghiera di credente qual ritengo essere.
Non riesco più a provare in me stesso, e a trasmettere in chi mi sta attorno, quel pizzico di ottimismo per il futuro, quello aperto alla vita che ho sempre cercato, come cittadino di questa Repubblica che ha fiducia nelle sue Istituzioni, come lavoratore, come fruitore di servizi derivati da un benessere che, me lo dite ora di botto, poteva anche essere fittizio.
Mi sento bloccato anche nel cercare di infondere una speranza come padre! Cosa troveranno i miei figli?

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Pesa la crisi sulle spese natalizie, al di sopra delle stesse previsioni di calo

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Secondo l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, che ha elaborato i dati sui consumi relativi alle festività natalizie, pervenuti dai centri di elaborazione dislocati nel Nord, Centro e Sud Italia, in pressoché tutti i settori, si è verificata una forte contrazione rispetto ai consumi natalizi dello scorso anno. La spesa totale si è attestata a 4 miliardi di Euro, rispetto ai 4,4 che erano stati stimati dall’organizzazione. La spesa media a famiglia è stata di 166 Euro.
 
Nel dettaglio, secondo Federconsumatori, la riduzione dei consumi nel settore abbigliamento e calzature è stata del 18%; in quello dei mobili, arredamento ed elettrodomestici del 24%; nel turismo dell’8%; nella profumeria e cura della persona del 7%; nei giocattoli del 3%; nell’ alimentazione dell’1,5%.
Stabili invece i consumi nell’editoria, sia nell’acquisto di libri che di cd, anche grazie alle forti promozioni in questo campo.
 
Unico settore in controtendenza, in crescita dell’1%, è quello dell’elettronica di consumo, trainata in alcune regioni dal passaggio al digitale terrestre e dalla vendita di smartphone). “E’ chiaro, quindi, che da tutto ciò deriva l’urgente necessità di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 Euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
 
Allarme anche per i saldi. Nonostante a Natale si siano spesi 48 euro in meno a testa, la previsione per i saldi invernali è di un flop, con un calo delle vendite dal 30 al 40%. Lo afferma il Codacons, secondi il quale sono state conferma le stime negative sul fronte dei consumi natalizi.
“Ogni cittadino – spiega l’associazione – ha effettuato tagli nei vari settori relativi al Natale, dai regali agli addobbi per la casa, con la conseguenza che rispetto agli anni passati, ogni cittadino ha speso mediamente 48 euro in meno”.
E per i saldi in partenza il prossimo 5 gennaio le previsioni del Codacons non sono più ottimistiche: “Prevediamo il flop dei saldi invernali – spiega il presidente Carlo Rienzi – i cittadini in un momento di grave crisi come quello attuale, non ricorreranno agli sconti, e taglieranno ulteriormente gli acquisti. Rispetto ai saldi invernali dello scorso anno, quest’anno saranno un clamoroso calo, con riduzioni delle vendite che andranno dal 30 al 40%”.
 
Fonte Tiscali

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L’arancina è vicina

Cinque arancine al burro

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A Palermo siamo fortunati.

Non c’è il sindaco, anche se c’è. Ma abbiamo le arancine migliori del pianeta. Su Marte, per esempio, non le fanno così buone.

Regola basilare già scritta, che giova rinfrescare. L’arancina ortodossa è al burro. I seguaci delle arancine alla carne dovrebbero essere rinchiusi nelle segrete della Bastiglia. Oppure potremmo accontentarci dell’espatrio. L’arancina al burro è una sinfonia di Mozart.

L’arancina alla carne è una canzone di Al Bano cantata da Scilipoti.

La migliore resta quella del Bar Alba. Segnalazione di merito per Massaro e per il Bar Mazara. Ci sarebbe un altro posto sconosciuto ed eccelso, ma non vi diciamo dov’è.

Da Scatassa ci mettono dentro i pisellini. Eretici. In tempi felici, la domenica mattina, si riusciva a mangiare cinque arancine al burro di fila. Poi, i soliti maledetti menagrami hanno inventato la dieta.

“L’arancina è vicina” (anonimo palermitano)

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Il Vittorioso

Il Vittorioso è stato un periodico a fumetti italiano, distribuito non in edicola bensì nel solo circuito delle parrocchie e degli oratori, e pubblicato dalla Casa editrice AVE, emanazione dell’Azione Cattolica Italiana.

Fondato nel 1937, ospitò il debutto di molti dei principali autori di fumetto italiano del XX secolo, tra cui Benito Jacovitti, Claudio Nizzi, Stelio Fenzo e molti altri. Celebre negli anni trenta fu la rivalità con un’altra testata per ragazzi dell’epoca, L’Avventuroso.

Nel gennaio 1967 (anno XXXI, n. 1 dell’8 gennaio 1967) cambiò il proprio nome di testata nel più breve Vitt: il rotocalco dei ragazzi, e cesserà completamente le pubblicazioni nel 1970.

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Nel 1994 il quotidiano Avvenire ha portato in edicola la ristampa di 63 numeri del Vittorioso postbellico.

Nel 2011, la casa editrice AVE ha pubblicato un volume intitolato L’Italia del Vittorioso, realizzato dal professor Giorgio Vecchio, storico dell’università di Parma: il volume ospita un dettagliato racconto della storia del giornale e della sue radazione, oltre ad una raccolta di circa trenta copertine scelte tra le più significative ed alla ristampa di otto storie completa, scelte in modo tale da omaggiare i più importanti autori che hanno collaborato al giornale nei suoi trenta e più anni di storia.

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Amori ruspanti

Contadino cervello fino...

olio su tela di Romano Buratti 

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INPS CONTRO FALSI INVALIDI

di Giovanni Pavone

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Padre Pio, purtroppo, non avvisa mai l’Inps quando decide di miracolare un povero cieco. Sicché questi, pur avendo “riacquistato” la vista, tanto da poter guidare tranquillamente l’auto, continua ad incassare dall’ente la sua brava pensione di invalidità civile, ottenuta, in verità, fraudolentemente. E visto che Padre Pio non lesina i miracoli, oltre ai ciechi che vedono ci sono anche i paraplegici che fanno la maratona cittadina, i paralitici che pedalano vigorosamente sulle loro biciclette o che giocano a calcio.

Abbandonando la facile battuta (Padre Pio ci perdoni per questo), i falsi invalidi che incassavano la pensione, assieme a falsi poveri che beneficiavano indebitamente dell’assegno sociale, nel solo primo semestre di quest’anno ne sono stati scovati dall’Inps oltre 4500. Con un danno nei confronti dell’istituto di previdenza calcolato intorno a 48 milioni di euro.

La casistica dei truffatori è molto ricca: oltre ai falsi invalidi, si va dal falso povero detentore di un milionario patrimonio immobiliare al delegato che incassava la pensione del parente deceduto da oltre 10 anni.

In testa alla hit parade della truffa ci stanno i falsi braccianti agricoli. Ne sono stati scovati e denunciati dalla Guardia di Finanza alla magistratura circa 3200. I quali venivano fittiziamente assunti come lavoratori stagionali da compiacenti (e spesso fatiscenti) aziende agricole come, allo scopo di far loro incassare, dividendoli poi a metà, assegni familiari e indennità di disoccupazione per l’ammontare di oltre 19 milioni di euro.

Ma dall’accusa di truffa non si sono salvati neppure 14 avvocati. I quali sfornavano ricorsi su ricorsi, chiamando in giudizio l’Inps al fine di ottenere prestazioni previdenziali a favore di presunti clienti, ancorché già deceduti da lungo tempo.

Contro tutto questo malaffare, adesso l’Inps sta correndo ai ripari.

«Ci stiamo organizzando – ha affermato il presidente dell’ente, Antonio Mastropasqua – per effettuare accurati controlli su tutta la gamma delle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate dall’istituto».

C’è da dire, in verità, che già in passato l’Inps ha cercato di contrastare il fenomeno delle truffe ai propri danni, riuscendovi soltanto in parte. Uno dei motivi determinanti di questo limitato successo va ricercato nell’attribuzione all’ente di compiti sempre più estesi (si pensi al trasferimento delle gestioni pensionistiche già di competenza dell’Inpdai e degli altri Fondi speciali di previdenza, nonché all’attribuzione della gestione degli assegni per invalidità civile e degli assegni sociali, non proprio rientranti nei suoi compiti istituzionali). Tutto ciò, mentre, a causa del blocco del turn-over e del pensionamento massiccio dei dipendenti, il suo organico si è drammaticamente ridotto all’osso.

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