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Archive for 31 luglio 2011

INVIDIA CATTIVA CONSIGLIERA… PROVINCIALE

di nonnolibero

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Sorce e Bellanca mi sembrano come quei mariti che per fare dispetto alla moglie se lo tagliano.
I due, insieme agli altri eroici consiglieri provinciali, si dovrebbero vergognare per la miseria del loro agire con l’aggravante che fanno parte del nostro Vallone e del centro più grosso.
Assieme agli altri consiglieri anti-Vallone hanno fatto saltare tra l’altro il ponte che collega Milena e Bompensiere a Montedoro.
A loro non interessa il fatto che ci siano stati tanti incidenti e pure qualche morto in quei tornanti!
A loro non interessa la stanchezza e la nausea che viene a noi e ai nostri figli piccoli perchè siamo costretti a fare quelle curve,
A loro non interessa che si potrebbe accorciare tempo e fatica a noi che per raggiungere Caltanissetta servono 45 minuti e che qualche minuto e qualche curva e scaffa in meno farebbero molto piacere.
A loro interessa soltanto la sindrome dell’elicottero di Mancuso!
Detto da questi due personaggi di Mussomeli che sono da sempre in politica e che vengono a chiedere voti anche negli altri paesi del Vallone Milena compresa, detto da questi due che fanno un sacco di curve per andare da Mussomeli a Caltanissetta fa molta impressione.
Ritengo che la sindrome dell’elicottero non riguardi Mancuso ma loro stessi!!! Parlano infatti come se si spostassero in elicottero e non si accorgessero delle curve, degli scaffi e della perdita di tempo come noi poveri mortali!
Dall’intervista emerge chiaro e tondo il vero motivo che li ha portati a votare contro il piano delle opere pubbliche. Hanno sovvertito un piano che avrebbe migliorato la viabilità del Vallone sol perchè sono dichiaratamente “contro partito” e contro il presidente della provincia Federico e il presidente del consiglio provinciale Mancuso.
Lor signori, e gli altri come loro, si lamentavano sempre che Federico stanziava più soldi per il lato Gela della provincia, ma per una volta che mette più soldi nel nostro lato del Vallone, l’affossano a tradimento senza pensarci su due volte.
Lor signori, e gli altri come loro, si lamentano delle strade del Vallone e per una volta che si parlava di realizzare la Mussomeli Caltanissetta, e di rendere utile il ponte per Montedoro che così com’è rappresenta un monumento alla spreco, e per una volta che si poteva fare qualcosa di buono e utile per la nostra zona… fanno invece prevalere le  antipatie personali. Interessate come è evidente.
Hanno paura di una persona in particolare, di un loro collega che sta dimostrando di avere a cuore l’interesse della nostra zona, non solo di Milena! Evidentemente lo vedono e vivono come probabile concorrente alle prossime elezioni regionali!!!
La loro paura fa 90, la loro invidia 100.
Lor signori impazziscono solo all’idea che un milocchese possa essere eletto deputato regionale senza essere il figlioccio di nessuno e senza abitare in un grosso centro!
Mancuso vada avanti così, non si curi di costoro, li lasci cuocere nella loro invidia, immersi nella loro bile.
Noi elettori non dimenticheremo al momento giusto ciò che ha fatto e quanto sta facendo per il nostro paese e per la provincia.
A chi lo lotta con questi metodi di basso profilo, calpestando i nostri legittimi interessi servendosi di questi miseri motivi va il nostro più sincero disprezzo. Lo accusano di servirsi di queste “opere” per farsi campagna elettorale!!! Come se in realtà non dovessimo votare per chi agisce per bene della collettività!!! Mi spiace contraddirli ma la vera campagna elettorale si fa così, non uscendo soldi di tasca propria!!! Evidentemente lor signori parlano così perchè ritengono di averne più del povero milocchese!!!
Fossi in Mancuso mi metterei a raccogliere le firme nel Vallone perchè siano reinserite queste opere nel piano e contemporaneamente per far conoscere ai cittadini chi lavora a loro favore e chi contro i loro interessi.

LEGGI L’ARTICOLO RELATIVO SU CASTELLO INCANTATO

Michele Mancuso non ci sta e pensa già alla querela; riflettori su Sorce e Bellanca da cui aspetta le scuse

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Don Martinetto lascia 1 milione al circolo “Milena”

di Giuseppe Virciglio

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Don Martinetto

Che cosa fu del circolo “Milena” dopo la spaccatura dovuta alle candidature nelle elezioni amministrative comunali del 1964?

Come si è potuto intuire. la spaccatura avvenne tra democristiani e comunisti. I democristiani e molti paesani che, pur votando comunista, non erano, come dicono i milocchesi, “malati di politica”, continuarono ad incontrarsi la domenica mattina presso la parrocchia di S. Paolo per risolvere i problemi di qualche famiglia bisognosa, ma soprattutto come momento di socializzazione con i compaesani.

Don Martinetto continuava a svolgere il suo ruolo di mediatore e animatore, organizzando visite pastorali, gite sociali e un corso di istruzione per il conseguimento della licenza elemenatare.

Con l’assestarsi della situazione economica delle famiglie immigrate e con la nascita di altri punti di ritrovo (bar gestiti da compaesani), la funzione aggregante del parroco di S. Paolo andò via via scemando. L’ultimo avvenimento legato al cricolo che don Martinetto ricorda nel suo giornalino parrocchiale è la visita dell’arciprete di Milena nell’aprile del 1968.

Alla sua morte nel 1982, don Martinetto volle ricordarsi di quella che evidentemente riteneva un po ‘una sua creatura, il circolo “Milena”, lasciando al circolo ormai estinto una eredità di un milione di lire. Questa eredità è custodita in banca, su un conto intestato a Salvatore Cannella, Calogero Schillaci e Gioacchino Ferlisi.

Nella memoria dei milocchesi i primi anni di vita del circolo sono ricordati come un momento di collaborazione importante tra paesani, diventando nel sistema cognitivo-valutativo un tempo mitico, un po’ come era “il tempo degli antichi” per i milocchesi descritti dalla Gower Chapman.

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Muoiono in missione per noi

“Si sacrificano laggiù per la nostra tranquillità”

di Alessandro Pagano

In margine alle polemiche se continuare le Missioni in Afganistan

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E’ appena morto il nostro 41° soldato in Afganistan e immediatamente è scattata in qualcuno la solita molla; commentatori di destra, di centro e federalisti si sono cimentati in affermazioni del tipo “torniamocene a casa perchè la missione comincia a costare molto sotto l’aspetto economico”. Con queste affermazioni hanno dimostrato, come minimo, di avere una grande debolezza culturale, specie quando richiamano il solito Vietnam ripetendo così una frase fatta.

Quelli in mala fede invece hanno dichiarato che questa “missione di pace” è inutile perchè serve solo a dimostrare che la NATO è unita e in questo hanno citato persino Obama che sta pensando al ritiro; come se Obama fosse uno che non sbaglia mai una mossa (Sic !).

Ma allora come stanno le cose?

La risposta, come quasi sempre è accaduto nella storia del nostro Paese, arriva dalla saggezza straordinaria del nostro popolo. Loro (il popolo) non hanno fatto studi di politica estera, nè conoscono le strategie militari, nè hanno mai fatto calcoli di bassa bottega politica. Il popolo, il nostro straordinario popolo, alle cose ci arriva per buon senso e logica.

Il terrorismo oggi dove nasce? Chi lo dirige? Con quali strumenti e modalità preoccupa il mondo? E’ lo stesso terrorismo di 20-30 anni fa ?

Il popolo capisce che da quell’11 settembre 2001 tutto è cambiato. 30 anni fa le Brigate Rosse, tanto per fare un esempio nostrano, per fare una strage o per rapire qualcuno ci dovevano mettere faccia e coraggio e le Forze dell’Ordine li combattevano nei nostri quartieri, nelle nostre città. Oggi invece per distruggere una città italiana basta che a Kabul il fanatismo religioso prema un tasto, e la strage è bella e fatta ! Ecco perchè per sconfiggerli bisogna andare là.

E se noi in Patria siamo tranquilli e sereni (e per noi non intendo solo gli italiani ma tutto il mondo occidentale) è perchè i nostri magnifici ragazzi vegliano per noi e su di noi in una terra inospitale, con una capacità, una bravura, un eroismo, una compostezza e una dignità che li fanno rispettare soprattutto dalle popolazioni locali oltre che dagli alleati. Tant’è che oggi la migliore immagine dell’Italia nel Mondo la da proprio il nostro Esercito nelle missioni di pace.

E qui, nella nostra Patria, qualcuno al calduccio della propria casa anzichè ringraziare e sostenere l’iniziativa scrive che costa troppo e magari gira la testa dall’altra parte quando si parla di tagli agli sprechi della politica.

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Platani “attassatu”

di Roberto Mistretta

Il conciso commento utilizzato dai bene informati alla notizia della ennesima moria di pesci nel fiume Platani è stato: “l’attassaru”.

Abbiamo cercato di saperne di più. Tale termine dialettale deriva dall’albero del tasso, albero diffuso anche da noi e assai velenoso. Basti dire che le sostanze tossiche contenute nelle sue bacche causano morte improvvisa senza evidenti sintomi. I pescatori di anguille senza scrupolo dunque, i cosiddetti “anciddari”, piuttosto che pescare in maniera naturale e molto più faticosa le prelibate e pregiate anguille, potrebbero avere adoperato il veleno estratto dal tasso, il taxolo, da qui il termine “attassaru”.
Il taxolo ha un effetto narcotico e paralizzante sull’uomo e su molti animali domestici ma se adoperato in quantità eccessiva potrebbe appunto essere all’origine dello sterminio, oltre delle anguille, anche della migliaia di pesci meno pregiati che mercoledì e giovedì galleggiavano sul fiume, marcendo sotto i raggi del sole. Se si tratta davvero di tale sostanza saranno gli esami di laboratorio a dirlo, mentre spetta agli esperti della sanità chiarire gli eventuali effetti che potrebbe avere sull’uomo il consumo di anguille “al veleno”.
Ieri il comandante del Distaccamento della Guardia Forestale di Sutera, Calogero Capozza ci ha detto: «Quando abbiamo ricevuto la chiamata del dott. Biancone, mercoledì pomeriggio, eravamo impegnati a Villalba dove si era sviluppato un incendio all’interno del parco urbano. Ci siamo quindi portati sul posto guidati dal signor Palumbo, giovedì mattina ed abbiamo appurato la presenza di tantissimi pesci morti, anche se di meno rispetto al giorno precedente, stante che la corrente del fiume li aveva trasportati via. L’olezzo di morte e putrefazione era insopportabile. Abbiamo prelevato dei campioni di acqua di fiume e parte del liquido contenuto nel bidone rinvenuto sul posto.
Inoltre, il sig. Palumbo aveva pescato una carpa agonizzante dal fiume e l’aveva congelata per interromperne la degenerazione tessutale successiva alla morte. Venerdì mattina abbiamo inviato i vari campioni -prosegue il comandante- presso l’istituto zooprofilattico di Caltanissetta. Da qui saranno inviati martedì a Palermo ed entro un paio di settimane avremo i risultati di laboratorio e sapremo cosa ha avvelenato quel tratto di fiume provocando la morte di migliaia di pesci.
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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 14,13-21

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Udito  ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.
Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare».
Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!».
Ed egli disse: «Portatemeli qua».
E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

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Iniziamo ad agosto una serie “educativa” settimanale intitolata

GENITORI: 60 ERRORI DA EVITARE  di HAMOS GUETTA

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Hamos Guetta è nato a Tripoli nel 1955. Fuggito da Tripoli nel 1967, durante la “Guerra dei sei giorni”, due volte in carcere in Libia a 12 anni in quanto ebreo, di nuovo in carcere in Italia per motivi politici a 17 anni.

Oggi è un imprenditore di successo e vive a Roma insieme alla moglie, a quattro figlie e ad una numerosissima famiglia. Già assessore alle politiche giovanili della Comunità ebraica di Roma, è da sempre impegnato in opere di volontariato giovanile e culturale.

Appassionato di letture di vario genere, prevalentemente di psicologia, ha riservato una grande attenzione all’espressione della cultura attraverso l’arte culinaria: grande conoscitore della cucina ebraica, ha sempre sostenuto, nei sui vari articoli e prefazioni di volumi, l’importanza degli odori e dei sapori, così come delle feste religiose ad essi legate, per il riconoscimento delle radici culturali di un popolo, il loro mantenimento e la loro trasmissione.

Insegnare ai propri figli a riconoscere le loro radici è alla base della loro educazione e della crescita della loro autostima. In un mondo disgregato e senza valori di riferimento come quello attuale, un odore può avere la forza di restituire un’identità.

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