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Archive for 21 luglio 2011

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In  gioventù insieme al  “Don Bosco” di Palermo Mario Ricotta e Totò Cuffaro: due vite e carriere diverse. Lettere a distanza: “Caro Totò”, nel buio della tua condanna, voglio esserti vicino”

di Carmelo Barba

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MUSSOMELI – I ricordi collegiali, molto spesso,  restano indelebili nella mente di quanti hanno  sperimentato   i momenti vissuti insieme, allorquando, da giovani, sono stati chiamati alle scelte personali di vita, riguardante il proprio futuro.

Nei lontani ricordi del medico Mario Ricotta è affiorata la figura del suo allievo collegiale  Totò Cuffaro, al Don Bosco di Palermo, più volte Presidente della Regione ed uomo di spicco regionale, condannato per favoreggiamento alla mafia, e rinchiuso nelle carceri di Rebibbia. Due  vecchi compagni di collegio, che hanno vissuto sotto lo stesso cielo con orizzonti, prospettive e situazioni diverse che hanno determinato  la loro storia. Tuttavia uno libero e l’altro no. Eppure sono stati insieme a respirare la stessa aria per la loro formazione.

Le disavventure personali dell’ex presidente Cuffaro e l’assoluto silenzio calato sul personaggio dopo l’arresto, ha indotto il medico Mario Ricotta a spezzare questo silenzio facendo sentire la sua voce, o meglio, facendo leggere i suoi scritti.

Carissimo Totò Cuffaro, finalmente rompo il mio silenzio, per dirti che avere accettato  la sentenza di condanna giusta o ingiusta che sia, è  un gesto forte che ti riscatta in qualche modo da qualsiasi responsabilità abbia potuto avere nei fatti contestati. “Mi appresto ad andare a scontare la mia pena, come è giusto per uno che è stato condannato con grande fiducia nelle mie istituzioni che ho visto crescere nella mia cultura. Contento di questo, ho trasferito il messaggio ai miei figli e alla mia famiglia”.

Mi ha fatto piacere sentire queste parole per dare un esempio ai tuoi figli, un esempio di legalità.  Sicuramente fanno un buon servizio non solo alla Sicilia, ma all’Italia intera e  sono incisive nell’animo dei nostri giovani, uno schiaffo alla vigliaccheria comoda di certi personaggi politici, millantata per responsabilità. In questa vergogna di accondiscendenza  sta la loro condanna.

Parole simili, senza alcun equivoco,  non appartengono alla cultura  mafiosa. Non ti ho chiesto favori mentre eri nel pieno del tuo potere, assessore all’agricoltura e poi presidente della Regione.  Non ti ho seguito nelle tue scelte politiche, nelle tue alleanze, in alcune tue esternazioni. Non mi è piaciuta la sortita  con i cannoli, dopo una sentenza di condanna (sarà sprovvedutezza e ingenuità!). Non  mi è piaciuta la foto insieme a Berlusconi, quando sei stato candidato alla presidenza della regione. Non mi  è piaciuta “la coppula” con cui ti sei esibito anche come provocazione, né lo scontro accanito con alcuni magistrati.

Non che io abbia una considerazione mitica dei magistrati! Ce ne sono gretti, conflittualizzati, impreparati, che hanno compiuto misfatti esercitando la giustizia, ma ce ne sono e ce ne sono stati umani, eroici, martiri del loro lavoro, vittime della mafia.

Non è stata una buona difesa l’alibi di essere stato allievo salesiano per discolparti da crimini che ti venivano contestati. Non pochi mafiosi provengono da scuole private e cattoliche. Non è la devozione alla Madonna delle lacrime che fa il vero cristiano. Del resto è stato sempre così nella storia.

Meno male che non hai avuto il tempo di passare (ma forse non ne hai avuto mai intenzione) nelle file berlusconiane, sarebbe stata la tua totale sconfitta. Meglio la vergogna e il disonore del carcere anziché avvicinarsi alle posizioni insostenibili e distruttive del berlusconismo. 

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Grest 2011

Grest 2011  –  Oratorio Parrocchiale “SS Salvatore” Milena

Anche quest’anno nella parrocchia “Immacolata” di Milena il 4 luglio è iniziato il Grest che si concluderà giorno 23, quindi animatori in azione e ragazzi scatenati.

Il Grest vede impegnati tanti ragazzi divisi in sei squadre che ogni mattina mettono una nota di allegria nell’oratorio parrocchiale.

Il saluto iniziale dell’Arciprete Padre Rosario Castiglione ha dato il via all’edizione di quest’anno.

Il filo conduttore delle attività, dei giochi e della preghiera è il “tempo”, un tempo davvero speciale che mette bambini e ragazzi in condizione di vivere l’esperienza dello stare insieme: vivere insieme nella gioia, nella condivisione e nell’amicizia.

Grest vuol dire trascorrere ore serene all’ombra della propria parrocchia, tra musica, danza, giochi, piscina e qualche “goccia” di riflessione. Insomma di tutto e di più.

Colonna portante di tutta l’organizzazione insieme a Padre Rosario sono un gruppo di giovani “Responsabili” che con gli animatori guidano i ragazzi e i bambini nella crescita sociale durante queste tre settimane di Grest.

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UNA LEGGE ANTIPARENTOPOLI PER I CDA DELLE AZIENDE REGIONALI

di Massimiliano Morelli

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“Fuori i parenti dei politici dalle Presidenze e dai consigli di amministrazione delle aziende regionali”

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Così è scritto nel manifesto de La Destra che dall’altro ieri è affisso sui muri della capitale.

“La giunta regionale del Lazio” spiega il leader Francesco Storace “ha inserito all’interno dell’assestamento di bilancio la proposta di legge ANTIPARENTOPOLI che ho presentato assieme a Roberto Buonasone nelle scorse settimane. Questo provvedimento che diventerà legge entro il mese, rappresenta il primo passo volto ad eliminare il malcostume nelle Presidenze e nei consigli di amminsitrazione delle Aziende Regionali, di collocarvi parenti di esponenti politici che amministrano la regione.

Storace intende escludere, introducendo un nuovo requisito di incompatibilità nella legislazione regionale, che i ruoli di Presidente, compinente dei Collegi dei revisori delle Aziende, Agenzie regionali ovvvero degli Enti pubblici dipendenti, vengano ricoperti da soggetti legati da un vincolo matrimoniale ovvero di affinità, che è il vincolo tra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (ad esempio suoceri o cognati), o di parenti in linea retta (ad esempio padre/figlio; nonno/nipote) ed in linea collaterale sino al quarto grado (ad esempio fratelli; zio/nipote; cugini diretti) con i consiglieri regionali in carica e con componenti in carica della Giunta.

Inoltre si prevede, al fine di rendere la norma effettiva ed operante, che entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, i soggetti che rivestono incarichi di componenete degli organi degli enti pubblici della Regione, trasmettano alla presidenza della Regione stessa una dichiarazione circa la sussistenza di una delle cause di incompatibilità. Nel caso si riscontrasse effettivamente l’esistenza di incompatibilità, il presidente della Regione, con proprio decreto, dichiara la decadenza del componente nominato e provvede alla nomina del nuovo componente.

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Il vilipendio è indagare una vignetta.

InDisinformazione su luglio 19, 2011 a 9:01 pm

Non mi piace che una Procura apra un’indagine sul direttore di un giornale, Maurizio Belpietro, per il solo aver pubblicato una vignetta sul Capo dello Stato. In un Paese libero, il diritto di satira si dovrebbe applicare anche a lui. Soprattutto quando si tollera un ministro della Repubblica che, satira o non satira, alza il dito medio e vomita insulti ogni volta senta parlare di Italia e Tricolore o parta l’inno nazionale.

Certo, nel caso Napolitano-Belpietro il punto è capire se si tratti di satira o vilipendio. Ma davvero ha senso, o è anche solo desiderabile, che a decidere della differenza sia un giudice? Io, almeno per casi come questo, preferisco rimanere nel dubbio che trovarmi a non poter ridere di qualcosa, o anche deriderlo, perché lo stabilisce una sentenza. Anzi, preferirei proprio abolire la differenza. E far sparire il vilipendio. Tanto non serve per trarre le proprie conclusioni, per esempio, sul ministro in questione.

Non mi piace poi nemmeno che questo discorso sulla libertà di satira finisca in qualche modo subordinato al fatto che Belpietro faccia cattivo giornalismo. Cosa di cui tra l’altro molto spesso sono convinto, ma non nel caso in esame, dato che il pezzo che giustifica la presenza di Napolitano nella vignetta, di Franco Bechis, è assolutamente dignitoso e – tra l’altro – non oggetto delle attenzioni della Procura.

In ogni caso in un Paese libero, diffamazione esclusa, anche il cattivo giornalismo dovrebbe avere – come fortunatamente ha – pieno diritto di cittadinanza.

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Il disegno (chiamarlo vignetta mi sembra offensivo verso i veri autori satirici) pubblicato da Libero era vomitevole, negli intenti e nella realizzazione. Che nel disegno manchi proprio colui che ha governato il Paese per quasi dieci anni consecutivi – durante i quali non ha fatto nulla per colpire i
privilegi della casta, ma li ha anzi aumentati e sfruttati apertamente – è un’offesa per l’intelligenza del lettore.

Ok, stiamo parlando di Libero, quindi chi lo compra già si offende da solo. Va detto che, per quanto sia brutto, volgare e deprimente questo grottesco tentativo di satira, invocare il reato di opinione (con delle pene così severe, tra l’altro) in questo caso è sbagliato. Anche perché si rivela un boomerang, rendendo vittima del sistema quello che è solo un servile pseudogiornalista pronto a difendere tutte le porcate commesse da alcuni dei principali protagonisti della casta, o facendolo apparire tale agli occhi dei meno attenti.

E poi, cosa dovremmo fare con Bossi e Calderoli che mostrano il dito medio a chi esegue l’inno nazionale, o ai leghisti che dicono di volersi pulire il sedere col tricolore? Purtroppo atti di questo genere non sono mai stati sanzionati come avrebbero meritato, e il disegnino illustrativo dell’articolo (per far capire i concetti più elementari ai lettori di Libero occorre fare i disegnini, pensate un po’) che “offende l’onore e il prestigio del Capo dello Stato” a confronto è perfino meno grave.

Sarebbe bello se il giudice non condannasse Belpietro al carcere ma a pubblicare quest’altra vignetta qui sopra, realizzata in modo forse un po’ spartano ma molto efficace da Carlo Bizzini, che mostra in modo chiaro e onesto come stanno veramente le cose.

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Grazie Dell’Utri

Salvatore Dell’Utri

«Grazie prof. Dell’Utri»

di Walter Petitto

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Risulta difficile, nel dolore che provo , ricordare , una persona dal grande spirito combattente e ideale , come era l’Onorevole Salvatore Dell’Utri, ma soprattutto per ciò che ha rappresentato nella mia vita, prima da giovane militante di destra, ma anche nei rapporti della vita quotidiana.
E’ immenso è indelebile il ricordo di un uomo, ferito nell’animo dalla guerra , ma riscattatosi, nella politica , con grandi incarichi istituzionali, che hanno reso onore a quello che era il Movimento Sociale Italiano, fino a quando veniva eletto deputato, operando nel bene della comunità. Nel mio ricordo, un uomo, ma soprattutto un padre, quello che non avevo più dall’età di vent’anni.
Ricordo , con molto piacere , le sue lezioni formative , presso la nostra federazione , tra tanti militanti , che pendevano dalle sue labbra , ascoltando , affascinati , le sue lezioni di filosofia , i racconti della sua vita , tra miti e bandiere , che purtroppo oggi non sventolano più, appannaggio , di una cultura priva di solidi riferimenti culturali.
I suoi preziosi consigli , su come potere affrontare , le vicissitudini quotidiane , ma soprattutto , l’attenzione verso il sottoscritto , giovane ambizioso , ma devo ammetterlo , con poca esperienza , in questo mondo , che giorno per giorno sembra sempre più grigio , soggiogato da invalidanti personalismi e da una cultura disumanizzante. Ricordo la sua religiosità, la sua incrollabile fede in Dio , la serenità , che riusciva a dare con una semplice parola:”non avere paura di avere coraggio”.

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