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Archive for 10 luglio 2011

RACALMUTO FESTEGGIA LA MADONNA DEL MONTE

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La Festa della Madonna del Monte si svolge a Racalmuto dal venerdì alla domenica della seconda settimana di luglio.

Essa risale all’anno 1503 quando il principe di Castronovo trasportava una dolcissima statua della Madonna al suo paese. Le difficoltà del viaggio lo spinsero a sostare a Racalmuto dove trovò l’ospitalità della famiglia dei Carretto.

Costoro inutilmente tentarono di convincere il principe a cedere la statua che finì comunque con il restare in paese. Il carro che trasportava il simulacro, infatti, s’impantanò nel luogo dove oggi sorge il Santuario di Santa Maria dei Monte, avvenimento subito interpretato come un segno della volontà divina affinché la statua restasse a Racalmuto.

A questa leggenda si rifà la rappresentazione in dialetto, con la quale si aprono i festeggiamenti, tenuta in piazza da personaggi in costume d’epoca.

La festa si compone di due parti.

Il sabato sera si svolge la processione dei cilii (cioè ceri), dove intorno al più bello cilio s’ingaggia una sorta di lotta sostenuta dai giovani borgesi fidanzati per contendersi la bandiera posta in cima al cero che “dà diritto” al vincitore, che ne lascia un’altra in cambio, di sposarsi entro l’anno.

La domenica invece i festeggiamenti raggiungono l’apice della spettacolarità. Temerari cavalieri, incitati da due ali di folla, salgono alla carica la scalinata che conduce al Santuario fino ad entrarvi dentro…..

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Giuseppe Vitellaro

Giuseppe Vitellaro

LETTERA APERTA AL SINDACO DI UN (suo) ELETTORE

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Ero presente con amici in consiglio comunale (per caso, ma ci siamo ripromessi di esserlo spesso), ed avevo già sentito questa “risposta” del sindaco, avallato dal Segretario comunale ( che vi garantisco non ha convinto nessuno dei presenti per le motivazioni che REGOLA ha con completezza e sintesi scritto; sicuramente l’indennità di risultato, alias “premio” fa dire questo ed altro!!!!   però si lamenta per  la trascrizione prolissa degli interventi  nei verbali “chi sugnu cca’ pi scriviri chiddu chi dici tuuuu!”
Esattamente segretario Lei è la per VERBALIZZARE.

Sinceramente pensai che l’espressione “qui decido io” fosse frutto di un certo nervosismo creatosi in consiglio, rileggerlo in un comunicato stampa mi rende l’idea dell’assurdo politico che stiamo vivendo a Milena.
“Qui decido io” “ caro signor sindaco è l’espressione che tradisce gli elettori e mortifica tutti i cittadini, per non dire che annulla un percorso storico che ci ha portati alla conquista della libertà e della democrazia, nonché della trasparenza nella gestione amministrativa.

LA MANO CHE HA... SBAGLIATO!

Lei inoltre ha il dovere di  rispondere al suo  tanto sbandierato slogan del “buon padre di famiglia” a fronte del quale ha adottato una politica pro amici, parenti e compari.
Devo dire che allora anche questo slogan fece breccia sulla mia scelta del candidato sindaco e avrete capito che anche io sono stato un elettore del sindaco Vitellaro.

Ritornando all’articolo postato e nella fattispecie alla posizione degli amministratori  riportata sulla stampa, caro Lopis, a mio modesto parere non si tratta di dare al consiglio poteri  che non ha ma di rispettarli e riconoscerli, perchè la norma lo prevede senza margine alcuno di libera interpretazione, a maggior ragione quando questi vengono sostenuti dai cittadini in modo palese. E anche con la propria presenza.

Il sindaco ha poteri, che dovrebbe gestire e amministrare con responsabilità, trasparenza e non secondo la logica del POTERE. Parlando di centro commerciale, senso unico e fotovoltaico cosa emerge se non la volontà di arrogarsi un potere a tutti i costi chiuso ad ogni forma di allargata condivisione?

Nella fattispecie del Centro Commerciale  il sindaco e la sua giunta al completo se proprio voglio attenzionare i commercianti hanno il dovere di garantire trasparenza alla Trattativa privata. Perchè non invitare tutti i commercianti di Milena,  fare “un cuntu alla fimminina” e  informarli  che il costo di un box al centro commerciale ammonta a circa 80.00-100.00 euro. Sono certo che la giusta informazione incoraggerebbe molti di loro, così come sono certo che un affitto destinato ad essere superiore secondo la logica del “subaffitto” creerebbe i presupposti di un ennesimo fallimento.

Andiamo al fotovoltaico, il sindaco può non tener conto della mozione e rispettare la delibera di giunta  (chissà se era al completo in seduta di delibera, forse non poteva…), ma sono così ricche le casse comunali e così soddisfatte le aspettative dei cittadini da non valutare la possibilità di un introito?

Voglio concludere con il senso unico che ha letteralmente spopolato giorno, sera e notte tutta la via Nazionale. Mi ha colpito in consiglio comunale l’atteggiamento del sindaco e dei suoi consiglieri nel mortificare la presenza fisica di quei commercianti che a loro dire avevano firmato per strumentalizzazione politica costretti da un consigliere comunale che forse a differenza loro ha la sola colpa di stare in mezzo alla gente e di rappresentarne alla luce del sole le loro istanze. Ma Mugavero li ha pure costretti ad essere presenti magari trasportandoli personalmente? Mortificati due volte!!
Saluti e buona fortuna a tutti!!!!!

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Come i milocchesi vedono gli altri e come sono visti

di Giuseppe Virciglio

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Il senso della comunità dei milocchesi ad Asti è ulteriormente rafforzato dal giudizio che i milocchesi attribuiscono a sè, agli altri gruppi di immigrati e ai nativi, e dai giudizi che contemporaneamente vengono formulati su di loro.

I nativi di Asti riconoscono la comunità solitamente per avere conosciuto in ambiente di lavoro o scolastico qualcuno di Milena. Sanno anche che è una delle colonie di immigrati più numerosa, anche se quasi sempre pensano che sia costituita da un numero minore di persone.

Rispetto ai giudizi morali, sono ovviamente legati agli stereotipi o all’impressione ricevuta dai milocchesi che si sono conosciuti. Il giudizio a caldo è comunque negativo o positivo, mai intermedio. Professionisti, dirigenti e amministratori politici pensano che siano dei “gran lavoratori, caldi ma aperti al dialogo” e che vi sia una sorta di “egemonia di Milena tra gli immigrati”.

Il milocchese giudica negativamente l’autoctono, da una parte generalizzando il potenziale raggiro che può subire da parte di chi parla l’italiano e dall’altra parte colpevolizzando diffusamente, senza distinzione di classe, il piemontese, per lo sfruttamento subìto e la mancanza di riconoscimento per le condizioni di disagio vissute.

Il milocchese ritiene il nativo inferiore nel modo di vivere la propria socialità e pensa di essere discriminato a livello occupazionale ritenendo che i posti migliori se li dividono tra loro. Anche se con minore animosità rispetto agli anni ’60, per designare il piemontese, il milocchese usa il termine “polentone” e il piemontese  viceversa il termine “terrone”.

Tra gli altri gruppi etnici immigrati, il milocchese considera i veneti alla stessa stregua dei piemontesi, anche se meno maliziosi. Per il veneto, il milocchese è genericamente un siciliano, dando al termine una valenza di ambizione abbinata ad aggressività.

Tra gli immigrati del sud il milocchese riconosce il napoletano, comprendendo i campani e i lucani, la specificità del sardo ed infine il siciliano, distinguendo il palermitano dagli altri. Il napoletano è considerato un lagnusu, persona con poca voglia di lavorare, mentre il napoletano considera il milocchese superbo in qualità di siciliano.

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La vedova d’Agrigento

LA VEDOVA D’AGRIGENTO

di Vittorio Fioravanti

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Turgido il seno
avvolto in tela oscura
tenere le due cosce
sotto la nera gonna

come frutta matura
umida polpa dentro
l’aspera scorza
passa la donna

lungo il mio cammino
con un senso di colpa
in fondo agli occhi bruni

uno sguardo incompiuto
quasi un’esca smarrita
che m’attardo a carpire

Fresca di morte
nel suo cupo tormento
fremente s’allontana
rapida fra la gente
la vedova d’Agrigento

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Margherita Buy, sul set esperta psicoanalista, scuote la testa accorata e  guarda il paziente. «Lei soffre – gli dice- di deficit di accudimento!». Il paziente è addirittura un mancato Papa, perché siamo nel film di Moretti, Habemus papam, ma il punto non è questo.

Il fatto è – uomini tremate – che questo repertorio di maternalità più o meno gradita sarà sempre più presente nelle terapie. Prepariamoci: gli psicologi, psicoterapeuti e analisti domani saranno praticamente tutte donne. Già oggi le psicologhe sotto i trent’anni sono il 94% dei professionisti, e tra vent’anni si potrà dire davvero che la psiche è femmina.
Com’è successo tutto questo? Innanzitutto, fuor di poesia, si tratta di scelte di campo, giacché gli uomini, come ieri accadeva per gli studi umanistici, disertano le facoltà di psicologia ritenendole carenti di sbocchi e preferiscono oggi mestieri più redditizi come l’avvocato, il dentista, il dietologo o chirurgo plastico, sostenendo per colmo di beffa che attenuando le rughe spiani anche l’anima (!).

Di fatto, si apre per tutti, pazienti e studiosi, una nuova fase di cura della mente. Irromperà nelle terapie una maggiore empatia, un’intelligenza emotiva più forte e flessibile? Saranno decolpevolizzati i mitici complessi di colpa delle madri che lavorano molto e non stanno abbastanza coi figli, li mettono al mondo tardi, e mai più d’uno in totale? Gli occhi delle donne femminilizzeranno la mappa della psiche, ancora presidiata e lottizzata dal pensiero (maschilista) freudiano?
Comunque sia, si apre una nuova era anche per i pazienti maschi. Non sarà semplice, sulle prime, confessare le proprie ossessioni erotiche o le ansie di inadeguatezza sessuale a una donna che ascolta e prende nota.Tranne che, tanto per cambiare, la si veda come una grande mamma.
Il che ci farebbe precipitare nel solito gorgo ancestrale, così caro e rassicurante per gli uomini. Speriamo di no, altro che nuova fase!

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LO SBARCO

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Durante la notte del 9 luglio 1943, iniziarono i primi lanci dei paracadutisti sull’isola; la ricognizione aerea avvistò i convogli alleati nel mare a sud della Sicilia. L’aviazione italiana attaccò questi convogli.

Le cattive condizioni del tempo ostacolarono la navigazione delle forze navali alleate, ma soprattutto il lancio delle truppe aviotrasportate: dei 144 alianti che dovevano sbarcare i paracadutisti inglesi solo 12 raggiunsero l’obiettivo, mentre 69 finirono in mare. A causa del forte vento, anche i paracadutisti americani si ritrovarono divisi in piccoli gruppi lontani l’uno dall’altro, facile preda delle unità nemiche.

Alle prime luci dell’alba le prime truppe alleate sbarcano sulle spiagge siciliane; le truppe inglesi incontrarono poco resistenza mentre quelle americane dovettero fronteggiare durissimi contrattacchi da parte delle forze italo-tedesche.

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Bollettino n. 1141 del 10 luglio 1943:

“Il nemico ha iniziato questa notte, con l’appoggio di poderose formazioni navali ed aeree e con lancio di reparti paracadutisti, l’attacco contro la Sicilia. Le forze armate alleate contrastano decisamente l’azione avversaria; combattimenti sono in corso lungo la fascia costiera sud orientale”.

LA DIFESA DELL’ISOLA

Malgrado si sia spesso parlato della defezione in massa delle nostre truppe nella difesa dell’isola, molti reparti si batterono invece valorosamente.

Le unità italiane erano composte per la maggior parte da siciliani, una precisa scelta degli alti comandi; si pensò che questi avrebbero combattuto con
maggiore impeto per difendere la propria isola. Si sottovalutò però il fatto che l’età media dei soldati era piuttosto alta e che la maggior parte di essi era sposata; se a questo aggiungiamo il loro scarso addestramento ed il fatto che a guidarli c’erano per lo più ufficiali della riserva allora il quadro è completo. Le maggiori defezioni riguardarono soprattutto le unità costiere; dopo aver sparato pochi colpi contro il nemico, i reparti si sbandarono arrendendosi al nemico o ritirandosi nell’entroterra; le unità dell’esercito si comportarono invece molto meglio.

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Parrocchiate col botto

Dalla bacheca Parrocchiale

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-Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno,abbiamo un’area attrezzata per i bambini.

-Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vorranno fare parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al Parroco nel suo ufficio.

-Il Gruppo di recupero fiducia in se stessi si riunisce Giovedì alle ore 7.  Per favore usate le porte sul retro.

-Ricordate nella Preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra Parrocchia.

– Tema della catechesi di oggi: “Gesù cammina sulle acque”. Tema della catechesi di domani: “In cerca di Gesù”.

-Venerdì sera alle 7 i bambini della Parrocchia presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone della Chiesa. La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.

-Il torneo di Basket delle Parrocchie prosegue con la partita di Mercoledì: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re.

-Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai vostri defunti che volete far ricordare.

-Il Parroco accenderà la sua candela da quella dell’altare. Il Diacono accenderà la sua candela da quella del Parroco, e voltandosi accenderà uno ad uno tutti i fedeli della prima fila.

-Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l’Estate, coi ringraziamenti di tutta la Parrocchia.

-Il costo per la partecipazione al convegno su “Preghiera e digiuno” è comprensivo dei pasti.

-Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone della Parrocchia. Seguirà concerto.

-Care signore, non dimenticate la vendita di beneficienza! E’ un buon modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi  ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

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L’ultimo Shuttle

MISSIONE ATLANTIS

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L’ultimo shuttle, è partito accompagnato da un grandissimo applauso e grida di gioia, sempre più forti mentre la navetta saliva tra le nuvole e il rumore diventava incredibile.
Fino a pochi minuti dal lancio le nuvole erano state una minaccia e avrebbero potuto causare un rinvio, ma alla fine si sono diradate quel tanto che bastava per lasciare la scena all’Atlantis, pronto sulla rampa di lancio del Kennedy Space Center di Cape Canaveral.
È calato un grande silenzio, durato due lunghissimi minuti, quando il conto alla rovescia si è fermato all’improvviso a soli 31 secondi dal lancio. Fortunatamente si trattava solo di un fermo tecnico previsto fin dalle prime ore del mattino e relativo ad alcuni controlli sul caricamento del propellente.
Applausi e grida hanno accompagnato la ripresa del conto alla rovescia e poi, quando il contatore segnava meno 10 secondi al lancio, tutti hanno cominciato a scandire i secondi uno dopo l’altro finché non si è alzata la nube bianca intorno alla rampa e l’Atlantis ha cominciato a salire.
L’emozione era fortissima a mano a mano che la scia della navetta si allungava sempre più in alto. È stata un’emozione doppia: da un lato per il lancio
riuscito con successo nonostante la minaccia del maltempo, dall’altro per la consapevolezza che l’ultima missione dello shuttle, la Sts 135, chiude davvero un’epoca e per molti versi lascia un grande punto interrogativo. Ci si domanda, per esempio, che cosa sarà della leadership della Nasa in campo spaziale.

L’amministratore capo dell’agenzia spaziale americana, Charles Bolden, parlando dopo il lancio ha ribadito ancora una volta che gli Stati Uniti sono intenzionati a mantenere il loro primato. Tuttavia nei prossimi anni gli astronauti americani potranno raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale soltanto grazie alla navetta russa Soyuz e ci vorrà del tempo prima che gli Stati Uniti abbiano di nuovo un sistema di trasporto autonomo.
Ci si chiede che cosa ne sarà di Cape Canaveral, che vive del turismo legato alle attività spaziali dai tempi delle missioni Apollo e che comincia già ad accusare i segni di una crisi destinata a peggiorare progressivamente.

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Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose in parabole.  E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.
Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.
Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
Chi ha orecchi intenda».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?».
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.
E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice:  Voi udrete, ma non comprenderete,  guarderete, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo  si è indurito, son diventati duri di orecchi,  e hanno chiuso gli occhi,  per non vedere con gli occhi,  non sentire con gli orecchi  e non intendere con il cuore e convertirsi,  e io li risani.
Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.
In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!
Voi dunque intendete la parabola del seminatore:
tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il
seme seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato.
Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta».

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