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Archive for 9 luglio 2011

Ato CL1, marcia del gambero in 9 Comuni

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Nei Comuni dell’Ato Ambiente CL1 la raccolta differenziata dei rifiuti si mantiene su percentuali minime e di gran lunga inferiori agli obiettivi prefissati.

Per cui parlare di insuccesso è minimizzare al massimo una situazione che invero non riesce a decollare.

Si parla di raccolta differenziata un po’ ovunque e pure nelle scuole per inculcare agli alunni, sin dalla giovane età, che bisogna selezionare i rifiuti per i benefici che si hanno, ma i risultati sinora conseguiti sono di ben poca consistenza nell’ambito territoriale CL1.

Addirittura è successo che in alcuni Comuni la percentuale di raccolta differenziata è diminuita.

È avvenuto ad Acquaviva Platani dove dal 7,97% del 2009 si è passati al 3,95% del 2010, a Bompensiere dal 6,12 al 4,61 % negli stessi anni, e pure a Milena dal 15,58 al 13,77 %, a Mussomeli dal 5,60 al 4,78%, a Resuttano dal 10,74 al 10,07%, e ancora a San Cataldo dal 7,06 al 6,12%, a Serradifalco dall’8,53 al 8,41%. Ma anche a Vallelunga dall’11,05 al 10,43% e a Villalba dal 4,61 al 3,96%.

Il che significa che in 9 Comuni su 15, si è andati indietro.

Alla fine del 2010 la percentuale di raccolta differenziata nell’Ato Ambiente CL1 si è attestata sull’11,03 % con le punte massime a Caltanissetta (15%) e a Milena (13,77%), e la minima ad Acquaviva (3,95%).

Con questi risultati c’è da chiedersi perché la raccolta differenziata non decolla sapendo malgrado i vantaggi che la comunità ne potrebbe ricavare (riduzione della tassa per i rifiuti).

Ha segnalato ieri mattina un cittadino: «Trovo spesso i contenitori pieni perché vengono svuotati ogni tanto, per cui, malgrado la mia buona volontà, sono costretto a lasciare per terra i sacchetti della differenziata oppure a deporli tra i rifiuti normali».

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Hanno votato solo in 9 (determinante il voto di Mancuso)

Il Consiglio Ap ha approvato il conto consuntivo

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Il Consiglio provinciale ha approvato il conto consuntivo 2010 con il minimo del quorum, dato che a votare il rendiconto di gestione sono stati solo 9 consiglieri (Ascia, Capizzi, Cascino, Cigna, Delpopolo, La Rosa, Mancuso, Sanfilippo e Scordio).

Ad illustrare il documento contabile è stato l’assessore al bilancio Enzo Insalaco, che ne ha rimarcato i punti salienti: intanto il rispetto del patto di stabilità, consentito – ha detto – grazie al costante monitoraggio della spesa da parte dei competenti uffici finanziari, cui ha pertanto rivolto un ringraziamento, dal momento che l’eventuale “sforo” del patto avrebbe compromesso i trasferimenti operati a favore dell’ente.

Si e poi proceduto all’estinzione dei mutui contratti con la Cassa Depositi e Prestiti, e allo scorso 31 dicembre si era in tal senso realizzata un’economia di 634 mila euro.

Per quanto riguarda infine l’avanzo di amministrazione, questo è risultato complessivamente di 11.526.000 euro: però, detratti i fondi vincolati (4.849.00 euro) e le cautele (876.000 euro) si va ad un avanzo reale di circa 5.800.000 euro: sulla sua destinazione, ha concluso l’assessore, sarà la politica a dover dare le dovute indicazioni.

Approvato l’atto, il consigliere Capizzi ha però rimarcato come il numero ridotto dei consiglieri votanti fosse l’ulteriore segnale del malessere politico che continua a persistere all’Apa: «Dov’erano tutti gli altri consiglieri?» s’è chiesto Capizzi, aggiungendo: «Il presidente Federico dovrebbe una volta per tutte prendere atto di ciò, così come rimarco l’assenza in blocco del Pd di cui, da mesi ormai, non si capisce la posizione. Che si faccia pertanto
definitiva chiarezza».

Il consesso ha poi votato la mozione che è stata presentata alla Regione da parte dei deputati di Forza del Sud, tendente alla modifica dell’art. 36 dello Statuto siciliano nella parte che riserva allo Stato l’introito delle imposte di produzione, mentre si propone che le stesse vengano invece riservate alla stessa Regione, ribadendo con ciò il principio della territorialità del gettito tributario in virtù del quale si potrebbero determinare nuove e maggiori risorse da destinare allo sviluppo dell’isola.

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REGALIAMO UN METRO UGUALE PER TUTTI AI GIUDICI

Ladro di mutande condannato a 8 mesi!

di Antonio La Monica

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Pozzallo. Che strano Paese è il nostro. Puoi raggirare decine di clienti con operazioni finanziarie che lasciano pensionati e padri di famiglia letteralmente in mutande e non finire in galera. Ma se poi quelle mutande qualcuno se le ruba, ecco che la galera arriva inesorabile.

È la storia vera di un pregiudicato di Pozzallo, in provincia di Ragusa, il cinquantaquattrenne Salvatore Candiano. La denuncia parla chiaro:  Candiano ha prelevato della biancheria stesa su balconi, stendini, ringhiere. Non abiti nuovi, dunque, ma mutande e similari indumenti che la gente aveva messo ad asciugare la sera prima.

Un’operazione che lo aveva spinto anche a scavalcare il cancelletto di accesso di alcune proprietà private. Per lui non c’è stato alcuno scampo.

I carabinieri lo hanno arrestato la scorsa settimana.

Per direttissima, dunque, il protagonista della singolare vicenda è stato condotto davanti al giudice monocratico del Tribunale di Modica, Antongiulio Maggiore con l’accusa di furto aggravato. Il magistrato, in prima battuta non ha potuto fare altro che convalidare l’arresto accogliendo la richiesta del pubblico ministero, Diana Immolo che ne ha confermato la custodia cautelare in carcere.

Nonostante il rito del patteggiamento, richiesto dall’avvocato difensore, Loredana Calabrese, Candiano è stato comunque condannato a otto mesi di reclusione e duecentoventi euro di multa. Una sentenza dura e priva della auspicata sospensione della pena.

Se non fosse una storia tragica in fondo se ne potrebbe trarre spunto per un pellicola comica.

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The genius is…

Vieni avanti, Brunetta.

di Piergiorgio Odifreddi

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Finalmente, sembra che anche i suoi ritardati colleghi di governo si siano accorti che il ministro Brunetta ha qualche problema in testa.
A dire il vero, non solo le persone accelerate, ma anche quelle semplicemente normali, se n’erano accorte già molto tempo fa, vedendo un filmato su YouTube tratto da Matrix del 18 giugno 2008.
In un’intervista a un incredulo Enrico Mentana, il piccolo grande uomo aveva infatti rivelato di avere avuto maiuscole ambizioni: precisamente, di aver voluto vincere il Nobel per l’economia. Il conduttore cercando di salvarlo, osservò: “Spero che stia scherzando”.
Ma lui, imperterrito, precisò che era veramente stato nella giusta categoria. Poi, purtroppo, “aveva prevalso l’amore per la politica”. Mentana, attonito, ribattè: “Se no l’avrebbe vinto?”.
E Brunetta, serissimo, rispose soltanto: “Sì”.
Articolando poi meglio i motivi per cui credeva di essere veramente stato meritevole del Nobel, Brunetta ne citò due. Anzitutto, l’avere molti amici che il premio Nobel l’hanno veramente vinto, e che non sono molto più intelligenti di lui.
E poi, la testimonianza di un giornalista che vent’anni fa aveva scritto sul Corriere della Sera un articolo sui futuri Nobel, citandolo come candidato insieme ad altri tre italiani: nessuno dei quali, a tutt’oggi, ha comunque vinto l’ambito premio.
Naturalmente, ciascuno può avere le ambizioni che vuole. Ma la mancanza di senso delle proporzioni, oltre che delle proporzioni tout court, porta necessariamente a frustrazioni.
E se un “cretino” che pensa di essere un Nobel diventa ministro di un governo Brancaleone, solo perchè il presidente del Consiglio ama circondarsi di biondine e di brunette, finisce per poter sfogare queste frustrazioni nella maniera più dannosa e ridicola.
Ad esempio, emanando un “decreto anti-fannulloni”, pur avendo plagiato la propria Microeconomia del lavoro (Marsilio, 1987) dal testo Labour economicsdi Fleischer e Kniesner (Prentice Hall, 1970).
O insultando come esempio della “peggiore Italia” una precaria con due lauree, vincitrice di concorso pubblico, ma non assunta per i perversi meccanismi che proprio il suo Ministero per la Pubblica Amministrazione dovrebbe individuare e sanare.
Quando i tempi torneranno alla normalità, il ministro Brunetta sarà probabilmente ricordato (e dimenticato), insieme al ministro Carfagna, come la punta più bassa raggiunta dalla politica nell’era Berlusconi.
Un’era che, proprio grazie a loro,si può appropriatamente identificare come l’era dei nani e delle ballerine al governo.
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Con una smisurata azione anfibia le truppe anglo-americane iniziano lo sbarco in Sicilia

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Alle 4,45, la 7° Armata Usa sbarca sulle spiagge di Gela e, l’8° Armata inglese su quelle di Pachino, Noto e Siracusa. Lo sbarco anglo-americano, da tempo programmato col massimo riserbo, è realizzato concentrando prima una enorme quantità di uomini e mezzi in Algeria, Tunisia ed Egitto.

A sorpresa, l’inizio dell’offensiva ha luogo il giorno 9 Luglio verso le ore 18, col bombardamento aereo di Caltanissetta, Siracusa, Palazzolo, Acreide e Porto Empedocle e, con il contemporaneo lancio di paracadutisti aventi lo scopo di occupare postazioni militari.

Interrompere le comunicazioni telegrafiche e mettere fuori uso le linee elettriche. Alle tre e trenta della notte del 10 Luglio, inizia il bombardamento navale e, dopo un’ora circa, lo sbarco, quello vero, sul tratto di costa tra Siracusa e Gela.

Un’operazione a tenaglia. A Difesa della zona, le divisioni: Livorno e Goering, con quasi ventimila militari. Altri cinquantamila soldati sono sparsi in tutta l’isola.

Ma purtroppo risulta immediatamente evidente l’inconsistenza delle nostre difese. L’armata anglo-americana è composta da 160.000 uomini; 14.000 automezzi; 1.800 cannoni; 4.000 aerei e 600 carri armati. Possiamo dire che sul campo, è schierato buona parte del loro potenziale umano, finanziario e industriale.

Obiettivo strategico dell’esercito invasore è: tagliare in due la Sicilia, impedire il passaggio dello stretto alle truppe dell’Asse con un’operazione “lampo” consistente in un attacco dal versante Sud Orientale e simultaremente dal fianco Nord Occidentale. In due giorni, Americani e Inglesi conquistano la parte Sud Orientale dell’Isola, nonostante la feroce resistenza e gli atti di eroismo delle truppe dell’Asse. Ma le Armate angloamericane sono favorite anche dalla tipologia del terreno, dalla superiorità degli aerei e dai moderni automezzi a loro disposizione.

Gli scontri, assai cruenti, subiscono una battuta d’arresto, solo quando i contrapposti schieramenti si fronteggiano lungo la linea Regalbuto-Troina-Adernò e, siamo già intorno al 29 Luglio.

11/7/43: Il presidio italiano ha fatto saltare cannoni e munizioni e ha incendiato un grande deposito di carburante. L’artiglieria contraerea in Augusta e Priolo ha gettato in mare tutte le munizioni e poi ha fatto saltare i cannoni.

13/7/43 Alleati entrano ad Augusta.

14/7/43 Primosole, Simeto e Lentini continuano i combattimenti tra gli opposti schieramenti.

17/7/43 Gli Alleati conquistano Agrigento e il giorno dopo Caltanissetta.

20/7/43 Continua a Sciacca  Menfi Santo Stefano Quisquina  Mussomeli i combattimenti tra Alleati e tedeschi Si lotta per la conquista di Enna e Villapriolo.

22/7/43 Gli Alleati conquistano Palermo.

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