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Archive for 8 luglio 2011

MML International

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Il senso unico fai da te

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Qualche commentatore di questo sito saggiamente consigliava di aspettare almeno una settimana prima di criticare il senso unico in via Nazionale, via Rimembramza, via Gioberti disposto dal sindaco Giuseppe Vitellaro con apposita ordinanza intesa a disciplinare il traffico da lui previsto in aumento ed permettere la vivibilità e il passeggio nel corso principale del paese.

Chi scrive non è iscritto a priori nel partito dei commercianti e dei residenti in via Gioberti pur riconoscendo che hanno dei fondati motivi per protestare. Si vuole semplicemente portare in contributo all’esame dei risvolti provocati dall’ordinanza. Tralasciamo per il momento gli interessi di parte come il presunto mancato guadagno di baristi, commercianti, artigiani e professionisti e le preoccupazioni legittime dei residenti in via Gioberti non abituati ad un aumento del traffico di questo tipo aggravato dalla circolazione di mezzi furgonati  e anche di camion di grandezza variabile. Non approfondiamo i risentimenti commerciali e le liti che insorgono tra i residenti in via Dante e un locale che fa angolo con la stessa e via Nazionale.

Per il momento intendiamo solo parlare del senso unico inteso come viabilità, vogliamo verificare la densità del traffico e se questo traffico con l’ordinanza Vitellaro sia più scorrevole di prima.

Lo raccontiamo con questo articolo corredato da alcune delle decine di fotografie, pervenuteci tra ieri e oggi, che si riferiscono alla stessa ora, tra le 8,30 e le 9,30.

Riguardo il numero dei veicoli che transitavano in via Nazionale prima del senso unico sarebbe stato interessante utilizzare un cavo conta macchine per giustificare lemissione dell’ordinanza. In mancanza ci accontentiamo degli occhi che tutti abbiamo.

Ed anche a mira di naso diciamo, senza tema di essere smentiti, che via Nazionale dall’alba al tramonto è una via quasi deserta per quanto riguarda la circolazione. Qualche movimento, un po’  di traffico si vede intorno alle 9, dopo di che il traffico è semplicemente inesistente.

Vediamo ora, letteralmente, cosa succede nelle ore di punta.

E’ il caos.

L’ordinanza del sindaco è praticamente disattesa. Non tutti la rispettano e nessuno la fa rispettare.

Si vedono macchine provenienti “dalla piazza” scendere senza esitazione per via Nazionale, quasi una dozzina in appena mezzora!

Per lo più si tratta di forestieri e di qualche emigrato ritornato in paese che non s’aspettavano la novità. Comunque sia o non conoscono il codice della strada o semplicemente lo disconoscono.

In gran parte si tratta di furgoni commerciali che evitano la via Gioberti per non allungare il percorso e per evitare la ripida discesa.

Un’altra categoria di allergici al codice della strada è rappresentata da alcuni venditori ambulanti che trovano comodo per il loro comemrcio posteggiare non sulla destra come previsto dall’ordinanza, ma sul lato sinistro della strada per via dell’ombra. Evitare il sole e l’afa fa comodo a loro, alle loro merci e agli acquirenti: la canicola è la canicola. Domanda: però, può una canicola averla vinta sul codice stradale? Sottodomanda: si può cambiare il divieto e spostarlo sul lato sinistro visto che non è gradito a commercianti, residenti e avventori?

Vediamo adesso cosa se ne pensa e dice in giro dell’ordinanza del sindaco Vitellaro.

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E qui comando io

SENSO UNICO – CENTRO COMMERCIALE – CENTRO ANZIANI

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Giuseppe Vitellaro

Giuseppe Vitellaro

IL SINDACO CONTRO LA VOLONTA’ DEL CONSIGLIO

di C.L.

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L’ordinanza del sindaco Giuseppe Vitellaro con la quale ha istituto il senso unico in via Nazionale sarà annullata a seguito dell’approvazione a maggioranza in consiglio della proposta del gruppo di minoranza di annullarla?

E’ l’interrogativo che ieri è stato posto al sindaco Giuseppe Vitellaro alla luce dei recenti accadimenti in consiglio comunale.

«Il segretario comunale – ha spiegato il sindaco – ha puntualizzato che, quanto approvato in consiglio comunale è un fatto che ha una valenza politica ma nessuna legittimità; il motivo – ha aggiunto – è presto spiegato: c’è un vizio di competenza in quanto su questa materia la competenza è del sindaco e non del consiglio comunale».

Stesso discorso, secondo il sindaco, anche a proposito della questione del centro commerciale: «Anche in questo caso, come per l’impianto fotovoltaico nella casa di riposo, ci troviamo di fronte ad un provvedimento illegittimo per vizio di competenza in quanto spetta alla Giunta e non al consiglio stabilire il da farsi.

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SALVATORE NOTO

di Arturo Petix*

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“L’Opera Pia Salvatore Noto” a Milocca è stato l’unico Ente fondato con fini umanitari e sociali, tendenti al miglioramento della classe contadina e sorretto da una assistenza idonea allo scopo, anche se, indipendentemente dalla volontà del Testatore, poi ha finito con lo svolgere solo opera assistenziale.

SALVATORE NOTO

Salvatore Noto è una delle figure più significative della vita socio-economica della Milocca del suo tempo.

Apparteneva ad una delle principali famiglie del paese, la sola che anche in Sutera, di cui Milocca era frazione, aveva un suo peso politico e sociale. Il suo carattere risentì sempre di una sana educazione religiosa di tipo tradizionale, spesso più mirante alla forma ed alla conservazione ma aperta alle esigenze del culto esteriore ed al culto della tradizione locale. Una concezione cristiana della vita più legata alla vecchia tradizione della borghesia agraria, di cui era esponente, che ad un intimo senso religioso della vita. Partecipò alla vita economica e politica della frazione e su Sindaco-delegato dal 1892 al 1907, per lo spazio di 15 anni, carica che tenne con grande prestigio e senso di giustizia.

Iniziò la sua carriera nella politica locale nel 1893, in uno dei momenti più significativi della storia di Milocca e fece sempre il suo dovere con spirito di abnegazione e senso di giustizia.

Quando l’opera del Fascio divenne più pressante e minacciava di mandare a monte la stessa coltivazione delle terre in Milocca, egli nella qualità di Sindaco-delegato, convocò le parti e fece di tutto perchè fosse raggiunto un accordo che salvasse dalla fame la classe più povera. Dinnanzi alla resistenza delle parti, fu il solo che propose una drastica riduzione degli estagli anche se le due parti, per ragioni diverse, non accettarono la proposta. Nella sommossa popolare del 27 ottobre del 1893, rivelò il suo carattere di uomo d’ordine, ma ancor di più il senso di giustizia popolare, spesso in contrasto con la giustizia dello Stato, quando consigliò agli agenti della Foza Pubblica di rilasciare gli arrestati, rimandando magari ad altro tempo l’esecuzione del mandato, e cercando in ogni modo di giustificare l’operato del popolo, come reazione spontanea ad un arresto arbitrario, il cui giudizio esulava dai suoi compiti, ma che fu utile alla causa della povera gente.

(NdR: l’episodio è noto come La rivolta delle donne. Riportiamo in corsivo arancione quanto ha scritto in proposito Marcello Scorciapino)

LA RIVOLTA DELLE DONNE - DISEGNO DELL'ARCH. SALVATORE MAGRO

Quando scoprii Milena fui subito affascinato dal suo nome. Prima di incontrarla non riuscivo a farmene un’idea; non riuscivo neppure a immaginare come potesse essere fatto un paese che portava il nome di una donna. Dovevo arrivarci, conoscere i suoi quattordici quartieri (le  cosiddette “robbe”) oramai in continua agonia, parlare con la sua gente, spulciare tra le sue pagine di storia per scoprire il perché di quel nome. Ma non è di questo che voglio parlare. Ma di donne, quelle di Milena, quelle che nel 1893 presero parte al Fascio dei lavoratori per liberare i loro uomini arrestati dai carabinieri. Il paese allora si chiamava Milocca.

In una notte di ottobre del 1893, gli uomini aderenti al fascio di Milena si riunirono per studiare il modo di liberare alcuni loro compagni arrestati dalle forze dell’ordine. Quella notte fu deciso che il mattino seguente le donne di Milocca si sarebbero recate davanti la caserma a protestare; gli uomini sarebbero intervenuti non appena sarebbe stata usata violenza contro le loro donne.

Così, il mattino dopo, circa cinquecento donne provenienti da tutte le robbe di Milocca confluirono davanti la caserma dei  carabinieri. Nella mia immaginazione le vedo silenziose uscire ognuno dalla  propria umile abitazione, avvolte nei loro scialli, prima scambiarsi occhiate  diffidenti, poi, lungo la strada, a mano a mano che il gruppo si faceva sempre  più numeroso, i loro sguardi diventavano parole e il loro silenzio un unico  grido: pane e lavoro.

Le robbe di Milocca, a distanza di oltre un secolo,  sembrano ancora ridondare di quel vocio. Le donne, sempre più numerose,  finirono con l’invadere la caserma dei carabinieri, a neutralizzare i  gendarmi e a liberare gli arrestati. Per la prima volta, la storia delle robbe  di Milena, fatta della placida miseria del feudalesimo, ebbe un sussulto, e fu  un sussulto che portava il nome delle tante Maria, Anna, Angela, Santa,  Calogera… )

Per una comprensione migliore del suo atteggiamento davanti gli avvenimenti trascrivo quanto lo stesso relazionò in merito ai fatti:

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Il neonato segretario pdl che sognava… il Partito Degli Onesti!

 UNA DELUSIONE O UNA CONFERMA?

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Dopo il vergognoso dietro-front! sull’ennesima norma salva-i-soldi-di-Berlusconi scoperta da occhi interessati e attenti almeno due grandi personaggi avrebbero potuto e dovuto dimettersi

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Fa specie che la norma salva-padrone sia stata introdotta ahum-aham da qualcuno che sapeva e poteva, da qualcuno che potrebbe a buon titolo far parte della celebre “banda dei falsari” (definizione di Di Pietro, il quale more solito si augura un intervento della magistratura). E che di falso si tratti ormai è certo in quanto del documento finanziario circolavano contemporaneamente due copie diverse ed in quella inviata al Presidente della Repubblica mancava la vergognosa norma salva-Fininvest nel caso vincesse l’ing. De Benedetti, nemico del premier Berlusconi. Come è noto, la sentenza di primo grado aveva condannato la Fininvest a sborsare 750 milioni di euro. Adesso si è in attesa della decisione della Corte d’appello che, se dovesse essere sfavorevole al Cavaliere, lo costringerebbe a versare subito un bella cifretta a Carlo De Benedetti.

La reazione combinata del Presidente della Repubblica, delle opposizioni e della stessa Lega – che ha dimostrato di avere i Maroni – ha fatto sì che l’ennesima norma ad personaggium sia stata contestata ed eliminata, com’era giusto.

“Era giusta ma l’ho ritirata” ha alla fine dichiarato con chissà quale coerenza il premier. Ma se era giusta aveva il dovere di portare avanti una cosa giusta!

Spiazzati di fatto i suoi difensori d’ufficio e di partito, nonchè interessati, come è il ministro dell’agricoltura, per grazia ricevuta, Romano il quale non è per niente romano de Roma ma di Palermu, tribolata città in prima linea nota per mafia e per antimafia. Da Palermo proprio ora giungono voci di un suo coinvolgimento in altri fatti di mafia che lo riguarderebbero, ancora insieme al solito Cuffaro. Le inchieste di questo tipo per Romano sono come le caramelle, se ne mangia una e ne arriva subito un’altra. Rischia un’indigestione il neo ministro di stampo scilipotiano.

Ma ritorniamo al tema principale dell’onorabilità che nel caso particolare richiederebbe le dimissioni congiunte di Berlusconi e Angelino Alfano, quello del PDO (O sta per Onesti).

Siamo d’accordo con Domenico Tempio che scrive: non si può parlare del partito degli onesti, come ha proclamato l’altro giorno il neo segretario Alfano, quando poi si scivola su una vistosa buccia di banana. Non dimentichiamo che il politico agrigentino è ancora il Guardasigilli del governo. E un’occhiata alle leggi che riguardano la giustizia è suo dovere darla.

Alfano dovrebbe dimettersi due volte, nella duplice veste di ministro della Giustizia e di segretario politico del Pd che smentisce immediatamente la voglia di onestà davanti questa odiosa, immorale e illegittima norma che discrimina gli italiani a seconda della cifra che si dibatte nei tribunali.

Berlusconi dovrebbe dimettersi una volta per sempre per aver permesso l’ennesima norma salva-se-stesso andando contro la volontà popolare espressa da milioni e milioni di italiani nella recente tornata dei Referendum.

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Per partecipare alla nostra campagna mandate una dichiarazione di adesione all’indirizzo e-mail vialeprovince@libero-news.it, oppure un fax al numero 02/99966264 o una lettera alla redazione di Libero: viale Majno, 42 – 20129, Milano

“Raccogliamo le vostre firme”. Il videoeditoriale di Belpietro su LiberoTv

Sprovincializziamoci

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A parole sono tutti contro gli sprechi e contro i privilegi della casta.

Nei fatti, in realtà, quando si tratta di abolire qualcuno di questi sprechi o privilegi si mettono tutti d’accordo e vedono di votare contro o di trovare un escamotage per impedire che vi sia questa abolizione”, spiega il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, nel suo videoeditoriale su LiberoTv.

L’ultimo esempio è stato quello delle province: a parole sono tutti contraria, sia la destra sia la sinistra. Poi gli schieramenti politici trovano un’accordo e, come per magia, in Parlamento non passa l’abolizione degli enti.

Gli sprechi
“Ci costano 4 miliardi e mezzo l’anno – continua Belpietro -. Sono 110 e ci sono 110 presidenti e circa 4mila consiglieri, per un costo totale complessivo di funzionamento pari a 17 miliardi. A che cosa servono questi enti?”. Il punto è che “fanno alcune cose che potrebbero essere tranquillamente svolte dalle regioni o dai comuni”. Così, se il Parlamento si mette di traverso, “le province cercheremo di abolirle noi, sollecitando una legge di iniziativa popolare di rango costituzionale”. Si tratta di raccogliere 50mila firme.

La sfida…

Libero lancia una sfida in particolare ad Antonio Di Pietro, il leader dell’Idv che si è detto favorevole all’abolizione. “Vedremo se la raccoglierà”, chiosa Belpietro. “E’ un’iniziativa che riguarda tutti gli italiani, senza distinzioni di sorta, di colore o di convincimento politico. Quindi – conclude il direttore – andremo avanti con questa battaglia, e speriamo che i lettori ci appoggino con le loro adesioni”.

…raccolta da Di Pietro – E Tonino, subito, ha accolto la nostra sfida. Sul suo blog addita “la casta dei palazzi che continua ad autoalimentarsi” e annuncia “una serie di referendum articolati per l’abbattimento dei costi della politica”. Tra le iniziative viene annunviata “una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, puntando a raccogliere ben più di 50mila firme per l’abolizione delle province”.

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Sballotelli

Curiosport – Balotelli e la t-shirt dello scandalo

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Primo giorno di ritiro col City e sono già polemiche per Balotelli. Supermario si è presentato con indosso una maglietta che, secondo i tabloid inglesi, inneggierebbe alle armi e alla violenza.

Un episodio che arriva subito dopo quelle che ha scosso gli inglesi relativo alla visita dell’attaccante tra gli ‘scugnizzi’ di Scampia. Sul ‘The Sun’, in particolare, Gary Trowsdale, direttore amministrativo della “Damilola Taylor Trust” (un’associazione che promuove la messa al bando della armi) non si dice affatto sorpreso dall’ennesimo episodio legato a ‘Bad Mario’.

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L’ostia consacrata a Silvio Berlusconi

di Renato Pierri

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C’è sempre qualcuno che protesta e s’indigna quando un sacerdote non rifiuta l’eucaristia a Silvio Berlusconi, ed è giusto indignarsi qualora quello stesso sacerdote faccia discriminazioni, negando la comunione ad altre persone.

Ciò detto, la Chiesa sbaglia a negare l’eucaristia a chiunque la chieda, giacché si mette in una posizione diversa da Cristo. Gesù, infatti, nell’ultima Cena, spezza il pane e lo offre ai discepoli tutti, compreso chi si trovava in una situazione di peccato ben più grave di quella di un divorziato risposato: Giuda. Se glielo avesse negato, certamente gli evangelisti lo avrebbero riferito. Quando disse:
«Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me» (cf Luca 22,19), non pose nessuna condizione alla distribuzione del pane spezzato.
Nel miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù, dando incarico agli apostoli di distribuire alla folla pane e pesci, non disse loro di distinguere tra giusti e peccatori. Giovanni riferisce che il Signore lavò i piedi anche a chi non capiva il suo gesto: «Arriva dunque a Simon Pietro. Gli dice: Signore, tu mi lavi i piedi? Gli rispose Gesù: Ciò che io ti faccio, tu ora non lo sai; lo comprenderai in seguito (Gv 13,6-7). E lavò i piedi anche a chi non era puro (cf Gv 13,11).

Anche il peccatore (peccatore secondo la Chiesa) che riceve l’ostia consacrata, potrebbe comprendere in seguito.

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