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Archive for 29 agosto 2010

La Madonnina della Lettera che veglia sulla Sicilia

di Marco Grassi

(guarda il video alla fine)

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Era il 12 Agosto del 1934 quando da Castel Gandolfo Pio XI, grazie ad un congegno ideato da Guglielmo Marconi, illuminò la stele della Madonna della Lettera. Un evento storico per la Città di Messina al quale anche le testate nazionali ed internazionali diedero massimo risalto.

Si compiva così uno dei desideri di Mons. A. Paino, che dedicò parte del suo episcopato alla ricostruzione spirituale e materiale della Città di Messina colpita dal tremendo terremoto del 1908 e per circa vent’anni lasciata miseramente in baracca.
Questa candida stele posta sull’estrema punta della falce portuale, sul cinquecentesco bastione San Salvatore ove sorgeva l’omonimo monastero sede dell’Archimandrita, con in cima la statua chiamata popolarmente “Madonnina del Porto”, diventerà uno dei principali simboli di Messina e dell’intera Sicilia. Veglia e benedice l’intera Città e tutti coloro che dalla Sicilia partono o giungono.

La stele, alta 53,50 metri e interamente rivestita con marmo di Trapani, fu progettata dall’ing. F. Barbaro. La statua in bronzo dorato, posta sopra un globo di tre metri di diametro, è alta sette metri. Fu realizzata dallo scultore messinese Tore Edmondo Calabrò che prese ispirazione dalla statua argentea di Lio Gangeri della Varetta del Sacro Capello in Cattedrale.

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Comunque sia un lavoro…

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L’intrecciarsi delle vicende raccontate e le relative dinamiche nei rapporti di parentela e di amicizia che hanno portato alla costituzione del primo nucleo di milocchesi nell’astigiano, devono essere considerate la premessa del successivo costituirsi, proprio ad Asti, della più numerosa comunità di immigrati da Milena.

Determinante, nello svilupparsi di questo flusso verso una zona specifica, è stato il ruolo di mediazione svolto da alcuni tra i primi arrivati, sia verso la società ospite, sia nei riguardi della comunità di origine, assolvendo la funzione di una sorta di agenzia per l’emigrazione.

(…) A fianco di questo movimento ufficiale se ne verifica un altro a carattere stagionale, costituito essenzialmente da giovani al di sotto dei trent’anni che lavoravano in campagna come garzoni “da primavera a S. Martino” e in parte in città nell’edilizia; in ambedue i casi spesso come lavoratori abusivi.

Nel 1958 già qualche nucleo familiare emigrato nella campagna astigiana inizia il suo trasferimento verso la città. Tale fenomeno successivamente avrà una certa rilevanza. Chi riuscì ad ottenere la cittadinanza, cosa non facile in quegli anni, solitamente considerò la propria un’emigrazione definitiva.

Per quanto riguarda l’occupazione si può brevemente dire che in campagna molti lavoravano spesso in cascine con contratto di mezzadria; in città moltissimi erano manovali nell’edilizia, qualcuno lavorava da Fava e Scarzella (laterizi) e in numero sempre crescente (30 nel 1960), maschi e femmine, come operai stagionali alla Saclà (industria alimentare). Qualcuno trovò lavoro alla fornace Merlino di Isola d’Asti.

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I Quattro Vigili d’Oro

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Vedo nero…

COMMERCIO DA SPIAGGIA E STATO DA ULTIMA SPIAGGIA

Chi non evade è proprio un fesso

di Alberto Cerutti

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Ero in spiaggia a Senigallia e tra la prima fila di ombrelloni e la battigia c’era un vero e proprio viale da shopping molto ben organizzato, con migliaia di articoli in vendita, molto frequentato soprattutto dalle donne. Naturalmente erano tutti articoli falsi.

La riflessione è nata quando sono andato a comperare i gelati al bar della spiaggia per me, mia moglie e i miei figli, diventato quasi un rito a fine mattinata e a metà pomeriggio. Spendevo 10-12 euro ogni volta, e niente scontrino.

Allora associando il nero del commercio sulla battigia e il nero dei bar sulla spiaggia, quanta Iva si sottrae ogni giorno? Quante tasse sul reddito non denunciato?

Oltretutto nesuno dei commercianti sembrava avere alcuna preoccupazione di essere scoperto; infatti non si è mai vista una divisa. Devo confessare che io non sono un cittadino migliore degli altri se non ho neanche per un istante pensato di denunciare questa maxi evasione!

Che conclusione dobbiamo trarne?

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In due sotto la tenda

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Tatuaggi: consigli utili, norme igieniche e tutto quello che devi sapere prima di farne uno

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Il tatuaggio ormai non è più simbolo di trasgressione. È diventato un rituale accettato più o meno da tutti, un modo per esprimere se stessi, anche se tantissimi disegni richiamano una storia e una tradizione precise.

Ecco allora alcuni consigli pratici su come e dove fare un tatuaggio, e chi è meglio che non se li faccia fare per niente (Clicca qui per approfondire).

IL TATUATORE GIUSTO – Chi pratica i tatuaggi deve avere un patentino di idoneità e avere l’autorizzazione della Asl della zona in cui opera. Gli aghi con cui lavora devono essere nuovi ad ogni tatuaggio. I professionisti seri non lavorano mai su zone che non si possono nascondere come viso e dorso della mano.

DOVE NON FARSI TATUARE – Per evitare ogni rischio di contagio, meglio non farsi fare un tatuaggio nelle apposite fiere di settore, nell’ambito di eventi sportivi, nelle discoteche e in spiaggia dove è più facile – se non altamente probabile – che non vengano rispettate le norme igieniche fondamentali.

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L’ingiustizia

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“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”

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ERNESTO CHE GUEVARA

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,1.7-14.
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Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te
e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
Invece quando sei invitato, và a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

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