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Archive for 18 agosto 2010

Sabato 21 un evento per gli amici della musica popolare. Arriva a Milena, ospite del Chiosco -Bar Tabacchi Garrasi NONO’ SALAMONE L’ULTIMO CANTASTORIE SICILIANO.

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Onofrio Salamone detto Nono’

Cantastorie, attore. Figlio d’arte. Partito dal suo paese, Sutera, a 17 anni approda a Milano, lavora in Germania, vive a Torino.
L’incontro con il Teatro Zeta di Pier Giorgio Gili e con la poesia di Ignazio Buttitta, improntano definitivamente la sua opera e la sua personalita’ artistica.
Nono’ Salamone inizia la sua collaborazione con la RAI-TV. Partecipa alle rassegne musicali nazionali e internazionali piu’ importanti del settore.

Al Beaubourg di Parigi e’ protagonista dello spettacolo “La rivoluzione del cantastorie” e tanti sono gli spettacoli tra gli emigranti italiani in Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Inghilterra, America, Canada Argentina, Cile, etc…

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Presidente Pro Loco cercasi

Ma l’ing.re Raimondi si è dimesso veramente?

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Parrebbe di sì. L’interessato, in sordina come è sua abitudine, ce lo aveva già anticipato: presto o tardi avrebbe lasciato la presidenza della Pro Loco di Milena. E quel tardi oggi è adesso arrivato.

Non è quindi una sorpresa, delle dimissioni dell’ing. Onofrio Raimondi se ne parla da oltre un anno! Già prima dell’estate scorsa aveva manifestato questa sua intenzione motivandola con aumentati impegni di lavoro e di famiglia. Quelli del direttivo e gran parte dei soci che lo avevano sostenuto “for president” però lo avevano pregato e ripregato di restare ancora.

Adesso però il presidente ha detto basta, senza clamori, senza comunicati stampa, come è sua abitudine.

Le avvisaglie di questo suo abbandono si erano avute alla XV Sagra della ‘Mbriulata, alla quale non aveva partecipato. Si era preso le ferie proprio in quel periodo come per tagliare di netto il cordone ombelicale che lo legava alla società.Ha smesso tutto in una volta come fa chi vuole togliersi il vizio del fumo.

Alla base della sua sofferta decisone stanchezza fisica dunque, ma anche psicologica. Raimondi è stato il presidente che con tanto coraggio e un po’ dincoscienza prese le redini della Pro Loco dopo le guerre atomiche per fare lasciare la poltrona all’ex presidente Giuseppe Palumbo, prima amato e poi inviso agli stessi che lo avevano attorniato.

La presidenza Raimondi si era distinta per la tregua alle ostilità interne ed esterne e per il risanamento economico dell’associazione turistica.

Stanchezza psicologica dicevamo. Raimondi aveva fiutato sicuramente all’orizzonte venti di guerra. Li aveva sentiti sulla sua pelle l’anno scorso nel corso di una troppo animata assemblea dei soci alla quale aveva partecipato anche il sindaco neoeletto.

https://milocca.wordpress.com/2008/10/26/proloco-eletto-il-nuovo-direttivo/

Recentemente poi aveva notato un numero esagerato di richieste di tesseramento, un movimento di truppe fresche che non prometteva niente di buono, anzi foriero di grane, perchè di questi aspiranti soci moltissimi poco o nulla avevano a che fare con la promozione turistica e moltissimo con la politica: si parla addirittura di assessori e consiglieri comunali e loro diretti parenti di ogni lato politico.

Cosa mai ci verranno a fare costoro? si sarà chiesto il mite presidente? Guerra! si sarà risposto.

Questa dunque la goccia che ha fatto traboccare il vaso? O c’è dell’altro?

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ALTRO CHE VIALE DELLA RIMEMBRANZA!

Il viale della Dimenticanza

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CADE IL MURO… DEL SILENZIO

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Finalmente la gente comincia a ribellarsi e a parlare.

A ribellarsi per lo stato di degradazione in cui si trovano certe zone del nostro ambiente che crea pericoli a chi abita nei pressi.

A parlare, anche se per ora attraverso il blog, perchè a dirglielo direttamente agli interressati o agli amministratori ci vuole un poco più di coraggio (che ancora manca). E allora ci si lamenta dietro uno pseudonimo, viene più facile, non si rischiano antipatie dirette e si raggiunge l’obbiettivo voluto.

Salvo poi a dare la “colpa” a quelli del blog, ma tant’è, noi la nostra parte continuiamo a farla per intero, prendendo atto che mezza parola è meglio di nessuna, che uno pseudonimo è meglio di un anonimo.

La zona da bonificare si trova a cento passi dal Municipio, posto tra i più frequentati di Milena. Tutti quelli che potrebbero fare qualcosa fanno finta di non vedere lo stato di degrado e il rischio che corrono tante famiglie che risiedono nel tratto di viale della Rimembranza a poca distanza. Le famiglie stesse che subiscono i disagi mica vanno a lamentarsi e protestare con i diretti interessati, al comune, dai vigili, all’ufficio sanitario. No sperano che i loro messaggi a bassa voce siano come il foglio infilato nella bottiglia dal naufrago e affidato alle onde del mare. Persino persone abitalmente senza peli sulla lingua, tacciono.

Dato che non c’è più muto di chi non vuole parlare… lo facciamo noi con il blog.

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LA MUSICA

di Giovanni Cassenti

 

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Nascì disgraziata

rispiru nun ni cogli

cu ci jetta ‘na pitrata

e cu l’attacca e sciogli.

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Havi ‘na malatia

veru perniciusa

cuomu ‘na truppiscia

longa e difittusa.

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Lu mali è fattu cronicu

e c’è di tagliari

testa, piedi e stomacu,

e adasciu pua curari.

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Ricordiamolo così

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Ecco come scoprire e risolvere i problemi

di Roberto Cafiso

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Nelle aziende è conosciuto con la dizione di problem solving: come individuare e risolvere i problemi. E si tratta, oltre che di una tecnica, di un atteggiamento mentale di persone che non intendono evitare una difficoltà. Al contrario, vogliono impattarla e migliorare la propria vita. Per far questo ci si addestra. Perché il problem solving si basa sulla logica e quindi sull’analisi del problema all’interno del contesto nel quale esso incide. La logica aiuta ad essere analitici, a mettere più che possibile da parte emotività e pregiudizi e a concentrarsi sul modo più utile di arrivare alla soluzione.
Il problem solving è anche una metodologia che viene adottata in psicoterapia. Il paziente va addestrato a comprendere i nodi delle sue difficoltà che contengono dubbi, interrogativi, questioni. Ma non basta: l’addestramento deve spingerlo anche all’affrontarli i problemi, senza evitarli, perché proprio l’evitamento li complica per definizione.

Perché in taluni contesti può esserci la tendenza a non affrontare i problemi che si presentano ?

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Casa Montecarlo, l’ambasciatore italiano rivela: “Il cognato di Fini? Mi usò pure per l’albergo”

-un brano dell’intervista-

Fini è mai venuto a Montecarlo?
«Istituzionalmente no».

E privatamente?
«Non lo so. Come faccio a saperlo… Con me non ha mai parlato da quando sono a Montecarlo».

Non le ha mai telefonato?
«No. Mai sentito».

Ma lei lo conosce?
«Sì».

Istituzionalmente o al di fuori dell’etichetta?
«Istituzionalmente. Mi ha ricevuto quando era ministro degli Esteri. Forse nel 2004 o nel 2005».

E queste sarebbero prove contro di Fini?

http://www.ilgiornale.it/interni/casa_montecarlo_lambasciatore_italiano_rivela_il_cognato_fini_mi_uso_pure_lalbergo/17-08-2010/articolo-id=467372-page=1-comments=1

Leggi l’intervista completa de Il Giornale all’ambasciatore Mistretta

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La lunga estate del 92

di Nello Pogliese

Palermo, cade Borsellino

La stagione delle stragi, culminata nel massacro del giudice Borsellino e della sua scorta, avvenuta proprio nel luglio di diciotto anni fa, occupa giustamente l’attenzione dell’opinione pubblica e non solo nazionale.
Pare che, a mezzo rivelazioni di nuovi collaboranti e marce indietro, eseguite da altri pentiti, non nuovi a essere sentiti dagli inquirenti stia per portare a clamorosi sviluppi.
Tutto tenendo conto del fattore tempo, in un periodo lungo quasi vent’anni molte cose possono accadere e sono accadute ,specie se il punto importante delle indagini si fonda sulle dichiarazioni testimoniali, il vero è che l’affievolirsi, se non lo sfilacciarsi, del filo della memoria è il peggiore nemico nell’opera di ricerca della verità.
Lo si è visto con la strage di Portella della Ginestra, praticamente rimasta senza dichiarazione di colpevolezza, con la strage di Ustica e con quella della stazione di Bologna. E l’elenco potrebbe continuare. Se si focalizza l’attenzione sulla morte di Paolo Borsellino, purtroppo il filo della memoria è stato assai debole in questi lunghi anni, a tutti i livelli. »

Pure avendo riguardo alla pubblica opinione che al riguardo ha mostrato quantomeno indifferenza.
Ricordiamo la scarsa partecipazione dei cittadini, e spesso di esponenti delle Istituzioni, alle celebrazioni annuali nel giorno dell’anniversario.

Capaci, cade Falcone

Oggi, per l’impegno di magistrati coraggiosi, del tutto insensibili a trascorse affrettate indagini, a verità processuali per ciò stesso talvolta solo apparenti, a collaboranti inaffidabili, sembra che qualcosa di definitivo si stia muovendo sul fronte della ricerca della verità. Su tutto aleggia però una certezza, e tutto questo possiamo affermarlo in forza »dell’esperienza. Quella della distinzione assoluta che va fatta fra esecuzione di un delitto, programmazione dello stesso, finalità che si vogliono perseguire.
La mafia, intesa in senso militare, cioè il gruppo di coloro che eseguono il maneggio delle bombe rappresenta solo l’ultimo anello di una catena, ben lunga il cui bandolo va tenuto fra le mani di persone in apparenza lontane anni luce da una mezza dozzina di criminali comuni, competenti nell’azionare dinamite e pistole. Interesse primario della mafia, intesa in senso classico, è quello di nascondere le proprie attività e impedire che le stesse costituiscano il punto focale delle indagini a cura degli inquirenti. Ogni strage eccellente importa ineluttabilmente un giro di vite, se non leggi nuove e restrittive; e questo i mafiosi lo sanno. Senza dire che le organizzazioni criminali considerano tutti gli inquirenti quali nemici, essendo consapevoli che l’uccisione di uno determina che altri, magari con più mezzi, sostituiscano il defunto.
Altra cosa è tutto quanto riguarda i mandanti, talvolta sotto le spoglie di persone insospettabili, il così detto terzo livello. In quel caso gli interessi si sposano completamente ed anzi perseguono il risultato finale dell’eliminazione di Tizio e non di Caio. La malavita mafiosa o brigatista non avrebbe potuto fare quello che ha fatto, nel caso Moro ad esempio o nella strage di via D’Amelio, senza una sponda di appoggio, posta fra gli apparati istituzionali. Che per comodità di linguaggio, chiamiamo “servizi deviati”.
Quattro scalzacani, spesso analfabeti, sanguinari quanto chiusi di mente, non sono in grado, senza che altri offra la propria regia, di conoscere orari, itinerari, spostamenti, destinazioni delle persone di eliminare, che certo si muovono, a loro volta, con una certa cautela.

Il problema, alla fine, resta politico, di alta politica, E’ su quel punto che va indagato, come sembra che in questi giorni seriamente si faccia, Sempre che il “generale tempo” non dica che si sia fatto tardi.
Nello Pogliese

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