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Archive for 8 agosto 2010

2° Festival del Folklore

Le foto

 

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La banna, li cavaddri, lu purcidduzzu, li tammurinara…

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Il primo simulacro del Biangardi

 di Carlo Petix

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Erano passati quindici anni e la nuova Chiesa di “Milocca” non aveva ancora una scultura degna di valore, tale da essere di “vanto” nei riguardi dei paesi limitrofi. Pertanto si pensò di arricchire il sacro edificio con una pregevole opera, approfittando del fatto che l’allora parroco don Giuseppe Alessi conosceva il noto scultore napoletano Francesco Biangardi per realizzare (ci si aspetterebbe) un simulacro di San Giuseppe, patrono della Chiesa oltre che della borgata…

Ma niente affatto! Si formò un comitato sotto la reggenza di Luigi Genuardi per commissionare allo scultore partenopeo un Sant’Antonio Abate protettore degli animali e delle messi. E’ chiaro, quindi, che in una comunità prettamente agricola, dove la terra e gli animali sono tutto, ci si preoccupò anzitutto di “accattivarsi” la simpatia, o, meglio, la protezione di San Antonio, tutore appunto di tutto ciò che abbraccia il mondo agricolo.

Francesco Biangardi con il figlio Francesco

Riguardo a questo comitato, purtroppo, non si trovano documenti e persino l’atto di costituzione (se atto c’è stato) è andato perduto. Le uniche notizie degne di rilievo – ancora una volta –  sono affidate alla memoria e ai ricordi. La signora Magro Teresa, nipote acquisita del Genuardi (per parte del marito, anch’egli Luigi), mi raccontava che suo “nonno” si prodigò molto per portare a termine l’iniziativa, coinvolgendo anche Giuseppe Cannella e altre persone provenienti per lo più da “robba patini” (Villaggio Vittorio Veneto).

La presenza del Cannella dimostra l’importanza dell’iniziativa, considerando il fatto che l’uomo era uno dei più stimati e rispettati del suo tempo; aggiungiamo poi che era stato appena qualche anno prima il presidente dei famosi Fasci dei lavoratori della borgata, un movimento – come risaputo – laico e talvolta avverso alla Chiesa o, sarebbe meglio dire, al clero.. almeno a Milocca. Per questo l’iniziativa la definirei non solo religiosa ma anche laica e (perché no?) sociale.

Non sappiamo se la scultura venne alla luce a Milocca o a Caltanissetta, poiché proprio in quel periodo il Biangardi si era trasferito nel capoluogo di provincia per insegnare nello Ospizio di beneficienza.

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 Il «Raimondi» una sorta di clinica Life 

 di Enzo Scarlata

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Per ragioni contingenti, il 24 luglio scorso, nel pomeriggio, sono stato costretto a recarmi al pronto soccorso del S. Elia dove ho vissuto un incubo durato circa 24 ore. Ma desidero subito affermare che ho trovato nell’equipe medica ed infermieristica in servizio e di turno la massima comprensione e professionalità. 

L’incubo è iniziato quando, dopo i primi interventi, sono stato avviato in una camerata per assumere delle flebo. Questo ambiente è dotato di una sorta di poltrone che dovrebbero consentire ai pazienti di stare comodi e invece sono solo dei residui di attrezzature, in quanto distrutte nei meccanismi di regolazione e con le imbottiture e rivestimenti lacerati. Non c’è dubbio che siamo noi utenti gli autori della devastazione ma è pur vero che debbono essere sostituite e quelle esistenti opportunamente restaurate, cosa di certo fattibile. L’incubo cessa nel pomeriggio del 25. 

Ospedale Raimondi - S. Cataldo

Ma dovendo approfondire gli accertamenti mi sono recato il 26 all’Ospedale Raimondi presso il reparto di gastroenterologia, che non conoscevo neanche di striscio. Qui mi è parso di entrare in una sorta di clinica LIFE, quella di una celebre soap-opera di qualche anno fa. 

Anche qui ho trovato un personale infermieristico molto gentile e disponibile, guidato da un ottimo dirigente primario. Ma ciò che mi ha colpito è stata l’ospitalità, perché dopo l’esame diagnostico sono stato avviato in una sala munita di lettini e con bagno annesso. In questo ambiente accogliente ho potuto riposare per il tempo necessario. 

Al S. Elia te lo sogni!

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Angelino indiavolato

Tutti uniti per “liberarsi di Berlusconi.

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La proposta di Bersani a tutte le forze di opposizione non è piaciuta al Pdl.

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Uno per tutti, Angelino Alfano: “Sono parole inaccettabili e di inaudita violenza”.

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Forse è meglio (m)andare tutti a mare!

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Il massacro di Biscari

http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Biscari

Uccisi due volte: dagli americani e dall’oblio 

“Così gli americani ci fucilarono”

di Barbara Romano

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L’unico superstite racconta il massacro nel ’43 di 71 italiani trucidati dagli americani dopo lo sbarco in Sicilia. E chiede al governo una stele alla memoria.

Settantuno soldati italiani e due tedeschi furono brutalmente trucidati dai militari della 45esima divisione di Fanteria americana subito dopo lo sbarco di Gela, il 14 luglio 1943. Una battaglia del tutto dimenticata.

A distanza di 67 anni ancora non si conoscono tutti i nomi di quei commilitoni e neanche il luogo in cui furono sepolti. Non un monumento ai caduti, nemmeno un cippo veglia sul luogo della strage, compiuta nei pressi dell’aeroporto di Santo Pietro di Caltagirone (ribattezzato aeroporto di Biscari dagli americani), a ricordare il martirio di quei ragazzi ai quali toccò in sorte di cadere vittime di terribili quanto gratuiti crimini di guerra.

A raccontare l’altra faccia, quella impresentabile e cruenta dei paladini yankee della lberazione è l’unico superstite ancora in vita della strage di Biscari. L’aviere scelte Giuseppe Giannola, siciliano di Palermo, oggi 93enne. Aveva 26 anni all’epoca dei fatti. (…) Il racconto di Giannola (in servizio all’aeroporto di Santo Pietro) a Libero parte dal terzo giorno precedente la carneficina.

LA CONTROFFENSIVA

“L’11 luglio del 1943 mi ordinarono di perlustrare la pista di atterraggio insieme a un mio commilitone. E poche ore dopo catturammo due paracadutisti americani consegnandoli al comando”. Ma due giorni dopo si scatenò la controffensiva degli Alleati. “All’alba del 14 luglio, gli americani circondarono il nostro rifugio lanciando bombe a mano che esplosero davanti alle uscite. Ci urlarono di venire fuori con le braccia alzate e noi obbedimmo. Ci perquisirono e ci tolsero tutto lasciandoci in mutande. E ci portarono via le scarpe per impedirci di correre. Dopo poco, una trentina di soldati italiani furono uniti al nostro gruppo”.

Erano in tutto una cinquantina di militari. “Ci fecero disporre in due file da venticinque. Fu tremendo qunado ci schierarono“, ricorda l’aviere, “io ero al centro della prima fila. Accanto avevo due commilitoni palermitani che conoscevo da bambino. A quel punto un sergente alto, robusto e tatuato imbracciò il mitragliatore e cominciò a sparare. Io ricevetti la prima raffica di mitra al braccio destro e mi buttai a terra. I corpi degli altri commilitoni mi caddero addosso. Non vedevo più nulla. Sentivo solo il colpo di grazia a quelli in agonia. Stavo fermo con il braccio infuocato, la faccia e il corpo coperti dal sangue dei miei compagni. Rimasi immobile un paio d’ore, finchè il silenzio non divenne totale”.

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Pesca subacqueo

Lino Giusti

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Il divorzio Fini-Berlusconi modifica in modo significativo anche gli equilibri e gli assetti del voto in Sicilia.

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Sono questi i risultati sulle intenzioni di voto dei siciliani, realizzato dall’Istituto di ricerche Demopolis.

  1. – terzo polo di centro (Udc, MpA, Api e Fli), al 33%
  2. – il Pdl al 32%
  3. – il centrosinistra nel suo complesso al 31%,

Un quadro “piuttosto incerto – sottolinea il direttore di Demopolis Pietro Vento – diviso in tre poli di forza quasi identica, con un ulteriore 4% suddiviso tra altri partiti minori, che potrebbero perfino rivelarsi decisivi nel precario gioco delle mutevoli alleanze e nell’attribuzione in Sicilia del premio regionale di maggioranza al Senato”.

Quanto alla fiducia riposta dal complesso degli elettori siciliani nei principali leader politici nazionali 

  1. Fini con il 53% 
  2. Berlusconi 51% 
  3. Casini, al 47%,
  4. Bersani (38%)
  5. Di Pietro (37%).

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 12,32-48.
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Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma.
Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese;
siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

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