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Archive for 29 luglio 2010

Dell’Utri Marcello , condannato in secondo grado  per reati di mafia , piuttosto che difendersi nei processi , sta scrivendo un volume di cultura mafiosa.
Con disprezzo e strafottenza per le azioni penali in corso , Dell’Utri Marcello pontifica e rappresenta il popolo ( quello di cultura mafiosa ? ).
Stiamo parlando del  Senatore Marcello Dell’Utri ( sì, il condannato per mafia è Senatore ! ).
Dell’Utri Marcello , cofondatorte di Forza Italia con Berlusconi Silvio  , pluriinquisito e plurisalvato da leggi ad personam , proposte dal proprio legale avvocato e deputato , Ghidini, rimane al suo posto e ricorda che lo stalliere di cavalli e riferimento  di mafiosi , Mangano Vittorio , è un eroe.
Sì , il Sen.Marcello Dell’Utri ha detto,  e più volte ripetuto , che lo stalliere condannato Mangano Vittorio è…. un eroe.
Un messaggio da tipica cultura mafiosa .
Mangano  Vittorio era un eroe,  perchè non ha fornito ai magistrati elementi contro i suoi amici , Berlusconi Silvio e Dell’Utri Marcello , appunto.
Tranquilli mafiosi e collusi ! …..anche Dell’Utri Marcello condivide la subcultura mafiosa e considera chi difende gli ” amici ” un eroe.

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Aperto per ferie!

I vostri post più interessanti

LE FERIE AL COMUNE

di Giuggiuzzu

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Non c’è niente da fare, non siamo un paese normale, forse non lo saremo mai, è la maledizione di Pirandello.

In un paese normale, di questi tempi di vacanze estive… se vai al municipio e domandi del sindaco puoi non trovarlo: “è in ferie” ti rispondono. Ma c’è il solito assessore tappabuchi.

In un paese come il nostro, di questi tempi di vacanze estive… se vai al municipio e domandi del sindaco puoi trovarlo quasi tutte le mattine! La risposta è però sempre la stessa: “è in ferie”. E, per colmo, trovi pure l’assessore tappabuchi.

PS.
Il vicesindaco in un paese normale… supplisce il sindaco quando manca.
Il vicesindaco in un paese come il nostro… è un optional della macchina amministrativa.

Giudicate voi se è meglio abitare in un paese normale o in uno come il nostro, ai tempi del Cambiamento…

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Meglio tardi che mai

Dopo mesi e mesi di consulti, titubanze e chiacchiere inutili, la giunta comunale presieduta dal sindaco Giuseppe Vitellaro, alla fine  ha fatto ciò che doveva fare fin dall’inizio.

Appare destinato a far discutere il provvedimento con il quale la Giunta comunale guidata dal sindaco Giuseppe Vitellaro ha deliberato la riassunzione di Salvatore Amico, un dipendente comunale Lsu a tempo determinato che, in precedenza, era rimasto coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Uragano” che ha portato all’arresto di diverse persone tra Milena, Campofranco e Montedoro.

Salvatore Amico

Salvatore Amico era stato sospeso dal servizio con effetto dal 13 febbraio 2006 a seguito della misura restrittiva della libertà personale. Il 23 dicembre del 2009 è stato rimesso in libertà essendo cessati i termini di durata massima della carcerazione.
Attualmente – come si legge nella delibera – risulta essere stato condannato in primo grado (sentenza appellata) a 16 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici.
A carico dello stesso è stata emessa anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

Salvatore Amico, tuttavia, lo scorso 11 gennaio ha chiesto al comune di essere riammesso a svolgere il suo precedente lavoro di Lsu. La Giunta, a seguito di tale richiesta, ha inoltrato una nota all’Agenzia Regionale per l’impiego e la formazione professionale per chiedere lumi in merito.
Inoltre ha anche chiesto un parere legale all’avv. Antonio Campione, circa la posizione del lavoratore. Il legale dell’Unione Terre di Collina ha suggerito al comune di richiedere informazioni al Tribunale Penale di Caltanissetta, per sapere se l’interessato fosse stato raggiunto da una misura di prevenzione definitiva.
Nel frattempo, lo stesso Amico, tramite l’avv. Impellizzeri, ha sollecitato lo scorso 4 giugno un provvedimento di riassunzione, stante che la sentenza di primo grado è stata appellata e quindi non è esecutiva.
La Giunta, che lo scorso 17 giugno aveva deliberato la prosecuzione della sua attività Lsu sino al prossimo 31 dicembre, ha preso atto che «La normativa vigente, e in particolare l’art. 5 del Contratto collettivo nazionale del lavoro, devolve alla discrezionalità dell’Ente datore di lavoro la facoltà di sospendere il dipendente dal servizio, tranne che non sia stato condannato con sentenza definitiva per il reato di cui all’art. 416 bis del codice penale».

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 TRASPARENZA AMMINISTRATIVA. L’OPPOSIZIONE INTERROGA   

MANCATA PRESENTAZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE DELLA RELAZIONE ANNUALE DEL SINDACO.  

 .  

  • VISTA la legge regionale n. 17/2004, che il Sindaco è tenuto a presentare al Consiglio Comunale apposita relazione annuale sull’attività svolta;
  • CONSIDERATO che a distanza di più di due anni dall’insediamento non è stata presentata nessuna relazione annuale sull’operato messo in atto dalla Giunta Municipale;
  • ATTESO che riteniamo sia un dovere da parte del Sig. Sindaco presentare annualmente al Consiglio Comunale una relazione riassuntiva; e che la presentazione  non sia solamente un atto formale previsto dalla Legge ma un ulteriore mezzo attraverso il quale si porta a conoscenza  dei cittadini lo stato di attuazione del programma di governo presentato agli elettori in occasione delle ultime elezioni amministrative.
  • La RELAZIONE ANNUALE si configura come un indispensabile strumento di conoscenza e di controllo che deve essere fornito al Consiglio Comunale e alla cittadinanza, pertanto:                    

I sottoscritti Consiglieri Comunali

Giovanni Randazzo, Gioacchino Palumbo, Salvatore Schillaci, Mugavero Giuseppe, Provenzano Sonia, Geraci Domenico    

INTERROGANO IL SINDACO PER CONOSCERE   

  1. Se è nelle intenzioni del Sig. Sindaco adempiere alle disposizioni di legge che lo obbligano a presentare la Relazione Annuale; 
  2. I motivi che hanno impedito la presentazione della Relazione Annuale sino alla data odierna;  

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http://www.pdmilena.it/

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Ognuno ha un prezzo

– “Gianfranco?”
– “Sì?”
– “Sono Silvio”
– “Ah”
– “Gianfranco, ascoltami soltanto per cinque minuti, non riattaccare come al solito”
– “In genere sei tu quello che riattacca”
– “Va bene, scusami, sono stato scortese, però ora tu ascoltami solo cinque minuti, poi ti lascio in pace”
– “Solo cinque minuti”
– “Giuro su mia madre”
– “Sei disgustoso. Parla”
– “Se fai cadere il Governo sono fottuto, lo sai?”
– “E io cosa dovrei farci, Silvio?”
– “Tutti hanno un prezzo, Gianfranco. Qual è il tuo?”
– “Non sono in vendita, anzi, mi offendi dicendo così”
– “Non voglio corromperti, voglio venirti incontro. Sai come funziona tra bravi ragazzi, no?”
– “No, non lo so come funziona tra bravi ragazzi
– “Io faccio un favore a te, tu fai un favore a me”
– “Non ho bisogno di favori, il mio interesse è fare qualcosa per fermare questo scempio. Sono il Presidente della Camera, e tu ti prendi gioco di me, del parlamento, e di tutto il Paese. Se te lo lasciassi fare, Almirante tornerebbe dall’inferno a bruciarmi vivo”
– “Se non l’ha fatto quando ti sei messo in testa quel cappellino da ebrei…”

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Garibaldi e la Provvidenza

L’ultimo gruppo di soldati borbonici si imbarcò il 19 giugno 1860 al molo Quattro Venti a bordo delle ventiquattro navi che erano arrivate appositamente da Napoli. L’ultimo gruppo di soldati borbonici si imbarcò il 19 giugno 1860 al molo Quattro Venti a bordo delle ventiquattro navi che erano arrivate appositamente da Napoli.

di Giorgio Petta

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Il vecchio porto di Palermo

I palermitani seguivano in silenzio le operazioni, dalle banchine del porto, dalla passeggiata della Marina e dalle terrazze delle case. Quando le navi, conclusi gli imbarchi, cominciarono a muoversi, si alzò un grido altissimo dalla folla, seguito dal suono delle campane di tutte le chiese della città.

L’odiata dominazione borbonica era finita e degli oltre ventimila militari dell’esercito regio presenti a Palermo fino ai primi giorni di giugno non c’era più nessuno, a parte i funzionari e agenti della polizia – i cosiddetti «surci» – che non erano riusciti a mescolarsi tra i soldati e che la popolazione stanava dai loro nascondigli uccidendoli sul posto.

I Mille – decimati dagli scontri e dalla fatica, male equipaggiati – avevano perduto tra morti e feriti, un terzo della propria forza, mentre disponevano ancora di appena 390 fucili e pochissime munizioni. Gli scontri feroci degli ultimi giorni avevano finito per azzerare sia il carico di armi e munizioni trasportate con il rimorchiatore «Utile» a Marsala l’1 giugno, con 89 volontari, dal siciliano Carmelo Agnetta, sia i 1.500 fucili e le cartucce che il patriota Salvatore Castiglia aveva portato da Malta il 7 giugno successivo.

Anche i «picciotti», i volontari siciliani, avevano pagato un duro tributo alla liberazione della città: oltre 600 i morti e migliaia di feriti. Ed altrettanto era stato il tributo di sangue della popolazione palermitana per i bombardamenti indiscriminati della flotta e dell’esercito borbonico asserragliato tra il Palazzo Reale e il Forte di Castellammare che avevano devastato con migliaia di cannonate il centro storico.
Insomma, per le camicie rosse, se le truppe borboniche avessero avuto dei comandanti degni di questo nome, le cose sarebbero andate diversamente e con esse la stessa storia futura dell’Italia. Grazie ad una serie di circostanze favorevoli e al genio strategico di Giuseppe Garibaldi gli avvenimenti presero, invece, un’altra strada.

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SESSO, DROGA E VIDEO

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Belen Rodriguez la sexy argentina coinvolta, seppure come testimone chiave, nell’inchiesta tangenti che ha fatto emergere una Milano da sniffare rischia di di non andare a Sanremo.
Il sindaco della città ligure Maurizio Zoccarato ha detto: «Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa e se Belen ha fatto uso di droga, a questo punto non mi fa piacere vederla sul palco dell’Ariston. Farò le barricate affinché venga scelta una persona onesta e perbene».

Lo spettro di un nuovo caso Morgan – espulso dalla gara alla vigilia dell’ultimo Sanremo per un’intervista in cui dichiarava di usare droga come antidepressivo – si è così pericolosamente avvicinato.

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Il sistema sicuramente va riformATO

di Angelo Morello

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Per esempio, il sistema degli Ato va eliminato completamente perché costa molto ai cittadini e crea non poche difficoltà nella gestione.

La gestione dei rifiuti deve essere diretta da parte dei comuni.

Inoltre, le discariche di tutti i comuni andrebbero aperte con i necessari accorgimenti tecnico, sanitari ed organizzativi, affinché l’immondizia invece di tenerla dentro il centro abitato venga tenuta fuori, soprattutto in casi di atteggiamenti strumentali dei soggetti preposti al sistema rifiuti. Sono atti questi che dobbiamo aspettarci ormai ogni mese.

 I sindaci dovrebbero fare sul serio facendo valere i poteri loro conferiti dalla legge, anche nei confronti di altri organi burocratici dello Stato e della Regione per superare sistemi e atteggiamenti che si pongono contro gli interessi del popolo.

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