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Archive for 31 dicembre 2008

Stefania Prestigiacomo - invidiata donna di successo

Stefania Prestigiacomo - invidiata donna di successo

Accade soprattutto nel nostro piccolo centro, ma un pò anche in tutti gli ambienti più grandi, che nel momento in cui una donna si trova al vertice di un sistema sia colpita da maldicenze.

Mi spiego meglio: nel nostro paese se una donna, bella o brutta che sia, riesce, grazie a tutta una serie di congiunture astrali favorevoli o perfino per le proprie capacità, a raggiungere una occupazione di primo piano, distinguendosi dalla massa, succede che come per incanto, si ritrova addosso palate di fango inimmaginabili; fango che colpisce la sfera familiare, gli affetti, le capacità di mater familia …. di donna.

Ecco che ci si ritrova a dover subire degli attacchi da parte di chi serba invidia e tenta soltanto di screditare alimentando pettegolezzi.

Purtroppo la mentalità paesana ci ha abituati a credere ingenuamente che “vox populi veritas”quindi, nel giro di poco tempo, si ha la propria immagine danneggiata e gravemente compromessa.

Questa operazione non è accettabile, non è ammissibile.

Che fare allora? Ci si deve per forza sobbarcare delle ingiurie per andare avanti nel perseguire le proprie ambizioni? Bisogna abituarsi coattivamente che questo è il rovescio della medaglia?

Oppure occorre uniformarsi per non essere presi di mira e bersagliati dai ben pensanti?

Certo, è facile dire che non si è delle buone madri o delle buone mogli, ma perchè coincidenza vuole che lo si diventi soltanto quando si è raggiunto l’apice del successo?

All’improvviso nascono tradimenti, superficialità nel menage familiare, pettegolezzi da bar, avvistamenti impensabili…discussioni di bassa lega…ecc.ecc.

Questa operazione, questo modo di pensare, questo modo di essere, non è accettabile… non è ammissibile.

L’assurdo dell’evidenza consiste e culmina nel fatto che vengono “usati” due pesi e due misure, in quanto lo stesso meccanismo non si innesca se la vetta viene raggiunta da un uomo, ma comunque, se ciò accade anche all’uomo, per lui il trattamento è differente perchè la società maschilista non condanna ma semplicemente “ammette”, giudicando lo stesso con un altro peso ed un’altra misura.

Difendersi praticamente non è possibile, la calunnia intenzionale è talmente subdola che diventa inespugnabile; dimostrare la propria rettitudine e il proprio valore è irrealizzabile, pura utopia…delirio.

Se solo per un attimo si tentasse però di cambiare prospettiva ci si accorgerebbe di quanto male faccia la maldicenza, di quanto dolore può provocare e soprattutto quali tragedie va a produrre.

Il parlare “pour parler” è inutile e dannoso, causa dispiaceri, crea difficoltà, distrugge e alla fine annienta.

CAMBIARE SI DEVE!

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Milena - Angolo dell'Arco di Robba Farcuna/Foto Ruggero Chiarelli

Milena - Angolo dell'Arco di Robba Farcuna /Foto Ruggero Chiarelli

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MILENA IN FIERA E ARTISTI PER STRADA

baracche-in-piazza

Gli stand dell'artigianato in piazza Garibaldi

preparativi in zona CROCE

preparativi in zona CROCE

Pochi i commenti del giorno dopo.

Ne sono arrivati alcuni che ripetiamo, sono indicativi e descrittivi ma non esaustivi. La vera cronaca sarà sicuramente fatta dai frequentatori del blog nello spazio dei post.

Tutto iniziava dalla fine di via Foscolo in cui si affettavano e distribuivano panettoni.

Per continuare sulla piazza con tre grandi stand in cui erano mostrati prodotti artigianali, pavimenti e ceramiche varie. Non mancava l’esposizione della frutta.

A metà strada di via Nazionale, vicino all’ex CRA, richiamava l’attenzione uno stand con ghiottonerie varie e torroni.

Ancora più giù lo stand più euforico, quello enologico presso cui sostava l’assessore al ramo che distribuiva litri e litri del noto e classico Liquore di Bacco.

C’era nei pressi anche uno spazio per la cultura con riviste e fumetti d’epoca.

Ma il fumo più seguito era quello che proveniva dalla fermata dei bus, tra il bar Mario e il bar-T Cavour. Lì si poteva assaggiare una infinità di combinazioni di pane locale “cunzato” in tanti modi: con olio, con olive, con tuma etc. etc.

Una semi nascosta cucina non smetteva di sfornare ricotta, brodo di ciciri e affinità.

Non poteva mancare il prodotto più tipico di Milena: il POLPO bollito che, infatti è andato a ruba. E meno male che non c’era la folla delle grandi occasioni, altrimenti sai le critiche…

Tra tutto questo bendidio, si esibivano gli Artisti di Strada mandati dalla Provincia Regionale di Caltanissetta. Con pochi soldi hanno fatto divertire molto. Quelli chi avevano sfidato una giornata davvero uggiosa e pumblea.

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Sua Altezza Reale il Principe Sergio di Jugoslavia

Sua Altezza Reale il Principe Sergio di Jugoslavia

Il presidente dell’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE REGINA ELENA scrive al sindaco per ringraziarlo dell’accoglienza ricevuta lo scorso 7 dicembre.

S.A.R.  non ha dimenticato i componenti dell’A.C., il Presidente del consiglio Provinciale, l’Arciprete, la Commissaria prov.le della CRI, e lo storico che gli hanno fatto ricordare i legami con la sua trisnonna Milena.

Il principe Sergio di Jugoslavia ha apprezzato la sosta davanti alla Lapide dei Caduti di Nassiriya, tra cui c’è il vice-brigadiere Giuseppe Coletta membro dell’AIRH.

Particolarmente gradita gli è stata la colazione offerta dal sindaco alla Casa di Riposo magistralmente gestita.

Sergio di Yugoslavia ha apprezzato la bella Chiesa Madre e il meraviglioso Antiquarium dove sono gestiti reperti archeologici importantissimi.

lettera-principe

La lettera del Principe

Quindi ha autografato una foto che ritrae la famiglia Reale del Montenegro a Cettigne che ricorda la vocazione rurale e agricola sia del paese natale dell’indimenticata Regina Elena sia di Milena.

Ha molto appprezzato il grande piatto di terracotta artigianale tanto d’avergli trovato un posto d’onore nello studio per guardarlo ogni giorno.

Il Principe lusingato dichiara di accettare con gioia la pubblica proposta per attribuirgli la Cittadinanza Onoraria e promette di ritornare a Milena al più presto, magari alla presenza di Sua nipote Milena.

Conclude cordialmente inviando i più vivi auguri di un santo Natale ed un ottimo 2009.

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Logan

Logan

flag of Japan

flag of Japan

IMPRESSIONI

Dunque, come dare una vaga idea ai lettori di cosa vuol dire essere stati proiettati in Giappone per una decina di giorni e avere vissuto un’esperienza così diversa, piena e caleidoscopica?

Semplice, basta scegliere volontariamente di non riordinare le idee e procedere per punti casuali:  libero brainstorming, free jazz emozionale e descrittivo per meglio rendere la confusione di dettagli che aleggia nella mia mente.

Quattro voli (Canberra-Gold Coast, Gold Coast-Osaka e ritorno) all’equivalente di 400 euro, con JetStar, compagnia lowcost australiana posseduta dalla malfamata Qantas. Più o meno quanto spendevano i miei genitori, qualche anno fa, per un volo Milano-Fontanarossa in alta stagione, pieno dicembre, per andare a trovare i parenti a Natale.

All’arrivo in Giappone l’impresa più ardua è capire quale linea della metro prendere per arrivare all’ostello nel centro di Osaka: la mappa della metropolitana è un labirinto di colori e scritte in giapponese, con linee curve che si intersecano a formare strane forme e improbabili intersezioni.

Fortuna che c’è sempre l’impiegato dai guanti bianchi (proprio lui, quello che all’ora di punta ti pigia nel vagone della metro per fare spazio ad altri pendolari), l’elmetto in testa (chissà perchè) e l’impeccabile divisa blu che è pagato per inchinarsi al tuo passaggio davanti alla scala mobile. Non capisce un’acca di inglese, ovviamente, ma la sua servile gentilezza e il suo timido gesticolare di mani ti aiuteranno a trovare la via.

Nessuno, in Giappone, parla inglese. Mi correggo, solo pochi e male. Una cultura isolazionista per secoli, ed una lingua diversa da tutte quelle del resto dell’Asia. Non importa che sia uno dei paesi del G8. Non ne vogliono sapere di imparare l’inglese. Ci provano, un pochino, ma I tentativi sono goffi. Non parliamo dell’italiano. Pertanto, la comunicazione procede come si faceva un tempo, subito dopo le glaciazioni: sorrisi, indicare di dita, indicazione manuale della quantità di cibo voluta (al ristorante)e inchini di ringraziamento. Ovviamente, non si ha la più pallida idea di cosa si è ordinato. Regressione infantile: si impara a scoprire il mondo nuovamente, assaggiando a caso nuovi sapori. Spesso fantastici, a volte rivoltanti.

Il Giappone è carissimo (almeno paragonato all’australia). Per un cappuccino, ho pagato 8 euro. Non è colpa mia, ma dei miei geni italiani: ho avuto le voglie da donna incinta e non ho saputo resistere alla tentazione di un cappuccino all’italiana. In giappone.

Qualora vogliate prendere un taxi, abbandonate l’idea. Il tassametro sale vertiginosamente ad ogni metro, e se volete andare dall’aeroporto di Tokyo al “centro” città, arrivate a spendere comodamente 400 dollari (200 euro). Paghi i copri sedili in pizzo bianco e gli inchini malefici del tassista che ha tentato di intavolare con te una conversazione in giapponese. Non fraintendete, non ho fatto questo errore, per fortuna.

Tornando al suddetto cappuccino: appena ordinato, il barista annuisce, tira fuori il limone e inizia a tagliarlo. Poi è la volta di zenzero e cannella. E del latte, per fortuna. La macchinetta del caffè non viene toccata per tutta la durata del rituale di preparazione. Mi volto, non voglio guardare. Mi viene servita, da lì a poco, una bevanda fantastica, ricca d’aromi d’oriente, piena e dolce. Ma ancora non oso chiedere cosa abbia bevuto.

Esistono ancora le terme pubbliche, in orari defferenziati per maschi e femmine. Tradizione latina conservata nel paese del sol levante. La procedura è: svestirsi, farsi doccia calda e saponata, entrare nella vasca d’acqua bollente e rilassarsi. Io e il mio amico ovviamente abbiamo dimenticato la parte della insaponatura igienica, eccitati alla vista della pozza d’acqua calda, e vi siamo entrati direttamente, provocando commenti disgustati in giapponese, facce schifate e esodo di massa dalla piscinetta ormai contaminata.

vietato-fumare2Non si può fumare fuori, camminando, ma si “deve” fumare dentro. Apparentemente, un bambino è stato ustionato in faccia da un mozzicone di sigaretta di un pendolare e pertanto l’imperatore ha istituito che si può fumare, all’esterno, solo in appositi stand di sicurezza. In ogni locale, però, la cappa di fumo è d’obbligo. Un mondo al contrario.

I Giapponesi sono maniaci della pornografia

Arrivati in Giappone, scatterete foto ad ogni cosa, come i Giapponesi in Italia.

Il bullet train, Shinkansen, collega Osaka a Tokyo (500 km) in due ore. La freccia rossa? Cofferati e la Moratti? Mmhh….

I water sono fantastici: ti siedi per espletare i tuoi solidi bisogni, completi l’operazione e, premendo un pulsante, azioni un getto d’acqua tiepida che ti massaggia il posteriore. Confortevole e rilassante. Ora disponibile in due modalità: uomo (fontanella potente) o donna (fontanella diffusa e massaggiante). Tali meraviglie sono in ogni dove.

A Tokyo, 34 milioni di abitanti, la più grande megalopoli del mondo, migliaia di linee di metro, groviglio umano e cementizio, città di cui non vedi la fine, dove qualsiasi cosa può accadere e tutto puoi trovare, tutto è efficiente, tutto funziona e non ci sono cartacce per terra. A Napoli, 1 milione di abitanti…….

Vi mancherà il cibo italiano. Ma dopo una settimana, sarete dipendenti da noodles, udon e sushi. Inesorabilmente, ed in maniera ossessiva.

Per concludere, il Giappone è un mix di tradizione e modernità. Immerso nei fantastici colori d’autunno, rosso e giallo, foglie che cadono e alberi di ciliegi quasi spogli. Ma per questo le parole non bastano: meglio dare un’occhiata alle fotografie scattate maniacalmente dal sottoscritto.

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