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Archive for 22 dicembre 2008

1 giorno senza televisione

iniziativa lanciata dalla Società Italiana di Pediatria

– Staccare la spina, in senso letterale. Riporre il telecomando almeno per un giornata. L’appello arriva dalla Società Italiana di Pediatria, che lancia in collaborazione con Repubblica.it la campagna “un giorno senza televisione”.

Per sensibilizzare le famiglie ai rischi nascosti legati a quello che troppo spesso appare come un innocuo passatempo per bambini e ragazzi. E per invitarle a impiegare almeno 24 ore in modo “rivoluzionario”. Qualche idea? Parlare, giocare, leggere, fare una passeggiata con i propri figli, portarli al parco. Le alternative possono essere tante altre ancora. Un appello simbolico per un problema più che concreto.

Passare pomeriggi e serate davanti alla televisione, troppo spesso usata come babysitter catodica, significa prima di tutto togliere tempo al gioco con i propri coetanei, al movimento fisico – fondamentale perché l’obesità infantile è crescita – allo scambio in famiglia, a stimoli culturali. Ma vuol dire anche un bombardamento eccessivo di pubblicità nella “fascia protetta” e un’esposizione a scene violente inadatte ai più piccoli e ai loro fratelli maggiori.

L’overdose televisiva influisce in modo negativo non solo sui comportamenti alimentari – si mangia di più e meno bene accoccolati sul divano davanti a cartoni e telefilm – ma anche su quelli sociali per il tipo di messaggi e modelli proposti.

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Maxicornetto o Mazsuperstiziosi? /Foto Logan

La fabbrica dei maxcornetti o il centro dei supestiziosi? /Foto Logan

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Per  maggiori informazioni:

www.synistemi.org

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Fini e D'Alema si danno una mano

Fini e D'Alema si danno la mano

C’è un leader di sinistra nel centrodestra e si chiama Gianfranco Fini.

Può apparire un paradosso ma non lo è se diamo al concetto di sinistra un senso più ampio di quello storicamente determinato. Non è di sinistra, Fini, se pensiamo a Carlo Marx. Non lo è se pensiamo al superamento del capitalismo (che lui non ha alcuna intenzione di superare). Non lo è se ragioniamo sulla rivoluzione proletaria e lo scontro di classe. E non lo è per altre mille ragioni.

Ma lo è invece quando discutiamo di alcune delle questioni che sono oggi all’ordine del giorno del nostro dibattito: politico, storico e culturale. Valori e idee che servono (o servirebbero) a modernizzare il nostro Paese.

Quando il Presidente della Camera sottolinea le responsabilità del Vaticano nel non essersi opposto adeguatamente alle leggi razziali, varate dal regime che fu idealmente suo, fa un doppio strappo: con la sua storia e con l’ideologia del suo schieramento per cui guai a chi tocca la Chiesa cattolica (la quale non a caso si è inviperita).

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