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Archivio per la categoria ‘Storie di Milocca/Milena’

Ricordi della Guerra/1
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italia-in-guerra-1Il 10 giugno del 1940 adunata. Tutti in piazza, parlerà il Duce. La Radio nel balcone della sede del Fascio, accanto al bar Ingrao di fronte alla Chiesa.

Era trapelata la voce di una prossima guerra, e si stava col fiato sospeso. Il Duce ci annunciò che i nostri Ambasciatori avevano già consegnata la dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra.

La maggioranza ha applaudito, ma gli anziani non condivisero il nostro entusiasmo. Avevano sperimentato sulla loro pelle la I° Guerra Mondiale.

radiomIniziarono subito i richiami alle armi di tutti gli uomini validi. Il pianto delle spose e delle Mamme, nel paese restarono solo i vecchi, le donne e i bambini.

La sirena del Mulino, che suonava solo per avvisare i clienti, adesso suonava solo per avvertire degli attacchi aerei che bombardavano le città vicine. Le notizie dei danni causati da tali attacchi e gli abitanti delle città che scappavano verso i paesi per scampare alla morte.

Il paese si popolò di sfollati. Anche noi abbiamo ospitato la Zia Peppina con la famiglia che abitavano a Catania e poi sono arrivati anche i parenti della Mamma da Paleremo, per tutti si trovava una casa e si provvedeva al cibo,che non era particolarmente difficile essendo un paese agricolo.

Carta_annonariaIniziò il razionamento e con le carte annonarie,con le cedole da staccare al momento del ritiro degli alimenti fissati in minimi quantitativi: 70 grammi di pane (da noi farina perchè non esistevano forni commerciali) e 40 grammi di pasta: questa era la razione giornaliera per ognuno.

Le carte annonarie servivano anche per lo zucchero, il sapone e le sigarette, questi difficile da reperire,venivano sostituiti dal miele, dalla “sceba”, da qualche pianta saponiera e le sigarette dall’erba bianca essiccata. Il caffè non si trovava più e veniva sostituito con l’orzo tostato.

autarlanitalI negozi di tessuti esaurirono le scorte e qualche cosa che riuscirono a mettere da parte la vendevano a caro prezzo. Con la tela tessuta in casa col telaio al posto della biancheria si confezionavano  i vestiti. C’erano le sorelle Garrasi, abili nei lavori col telaio che con la lana tessevano anche stoffe per vestiti.

Ma erano pochi quelli che si potevano permettere un simile lusso. Con la lana di pecora, lavata, filata e colorata si confezionano ai ferri pullover, giacche e perfino gonne. Ricordo che la Mamma e le Zie hanno tirato giù dagli armadi i vestiti che loro non indossavano, ormai demodé, e l’hanno adattato a noi giovani.

Si è sviluppato il mercato nero. Alcuni con la scusa di andare in città a vendere le uova, trafficavano con pane, farina e legumi che vendevano a caro prezzo per la fame che c’era nelle città.

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LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DEL 10 GIUGNO 1940
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La festa del Sacro Cuore di Gesù

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Ricordo che nel mese di Giugno, oltre alla festa del Corpus Domini, veniva celebrata anche la festa  del Sacro Cuore di Gesù.

La festa era la prima o la seconda domenica del mese, fu poi abolita se non ricordo male dopo che se ne andò l’arciprete Taffaro.

La processione faceva un percorso diverso.

Si usciva dalla Chiesa, si girava per via Ugo Foscolo,via Caltanissetta, si saliva la via Pier Santi Mattarella, per passare davanti  all’abitazione dei donatori del Simulacro: Giuseppe Cipolla e Rosa Cassenti sorella del mio nonno, per rientrare in Chiesa dalla via Rimembranza.

Si cantava questo inno:

Sotto quel bianco velo sta il Re del Cielo
Sotto quel bianco velo Viva Gesù, Viva Gesù.
In Cielo, in terra e mare deve regnare
In Cielo in terra e mare Viva Gesù, Viva Gesù.
Con gli Angeli e con i Santi sciogliamo i canti
Con gli Angeli e con i Santi Viva Gesù, Viva Gesù.

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LA STORIA DELLA FAMIGLIA DI GIUSEPPE CACCIATORE

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gc e fGiuseppe Cacciatore appartiene alla cerchia dei padri fondatori della piccola colonia siciliana di Milena, borgo rurale in provincia di Caltanissetta, al centro dell’isola. Il suo è sicuramente un bell’esempio di emigrazione per mimetismo: basta che un piccolo nucleo di immigrati si insedino in un luogo perchè a poco a poco i parenti e gli amici del paese si aggreghino dando vita ad una colonia omogenea di famiglie provenienti dalla stesso paese.

LA PICCOLA SICILIA DI AIX-LES-BAINS

Nel 1951, all’età di 31 anni, Giuseppe Cacciatore raggiunge ad Aix-les-Bains il cugino Carmelo Arnone, uno dei primi milenesi impiegati in un’impresa edile di lavori pubblici a Aix. La sua è una vita intera al servizio delle grandi imprese edili di Aix in qualità di muratore. Nel giro di poco tempo lo raggiunge anche la moglie Matilda e la famiglia riesce a costruirsi una casa nel quartiere popolare della “Liberté” situato dietro la stazione ferroviaria, e soprannominato la “Piccola Sicilia”.

Giuseppe è un uomo sociale, attivo e gioviale; dal matrimonio con Matilda Schillaci ha avuto otto figli, quattro maschi e quattro femmine. E’ tra i fondatori di Milena Mia, una delle più importanti associazioni locali di emigrati che raggruppa centinaia di famiglie della città. (Giuseppe e Matilda sono deceduti entrambi nel 2008)

SPLENDORE E MISERIA NELLA CAMPAGNE SICILIANE

Milena annoverava almeno cinquemila abitanti distribuiti su quattordici villaggi. La famiglia Cacciatore risiede nel borgo principale dove si trova anche la maggior parte dei servizi, come il municipio, la chiesa, i carabinieri e la scuola. La campagna siciliana, sapientemente coltivata secondo la millenaria esperienza contadina, è molto più fertile di quanto i francesi pensino. Il paese produce in abbaondanza cereali, legumi come fave e ceci, frutta e in particolare uva e mandorle. Come in tutto il bacino mediterraneo, pastori e contadini si contendono il territorio, ma sono soprattutto le grandi famiglie aristocratiche a possedere le terre lasciando ai poveri solo piccole proprietà e la forza delle braccia, perchè vadano a lavorare sulle loro tenute.

I Cacciatore possedevano un po’ di terra e alcuni capi di bestiame, capre e pecore. Per vivere bisognava offrire il loro lavoro ai terrieri delle grandi proprietà. I braccianti lavorano dall’alba al tramonto per salari da fame ed in più calata la sera, Giuseppe batte e risccalda la scagliola per ottenere il gesso. In quelle famiglie numerose non c’è tempo di andare a scuola, bisogna trovare risorse anche minime per sfamarsi. I bambini raccolgono le mandorle e partecipano fin dalla tenera età al lavoro dei campi, mentre i giovani partono per la Francia, il Belgio, la Germania e la Svizzera. Tutti i fratelli e le sorelle di Giuseppe sono emigrati in Francia.

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Matilda Schillaci

GLI OCCHI BELLI DI MATILDA

La moglie Matilda Schillaci appartiene a una famiglia di pastori e sa lavorare il latte ricavandone formaggi come il pecorino o la ricotta. Il fratello di Giuseppe ha sposato nel 1938 una delle sorelle di Matilda. Poichè Matilda è bella e molto attiva, il padre di Cacciatore raccomanda al figlio: “Prendi la Matilda” e proprio lui organizza nel 1941 il ballo nella casa paterna dove i due si incontrano ufficialmente.

Giuseppe Cacciator

Giuseppe Cacciatore

La scelta del 1941 non è casuale. All’epoca Giuseppe è già mobilitato in un reggimento di alpini con base a Bolzano, nel sud Tirolo. Il matrimonio da soldato gli consente di assaporare la felicità coniugale solo per un mese, mentre la guerra si intensifica sul fronte albanese, greco, russo e bielorusso. Triste periodo quello della guerra, che ha però trasmesso a Giuseppe quello spirito di fratellanza che regna tra gli alpini. Ancora oggi, nella sala da pranzo fanno bella mostra le medaglie raggranellate sul campo di battaglia.

Al momento della disfatta, nel 1943, Giuseppe torna al paese natale pieno di pidocchi e di piattole; sarà rapidamente trasferito nell’ambito del Servizio di Lavoro Obbligatorio in una fabbrica tedesca in Baviera. Per lui la guerra finisce davvero nel marzo del 1946. Non ha praticamente visto crescere il primogenito ed è sicuramente pensando a lui che percorre la strada tra Udine e Milena, un lungo cammino di milleduecento chilometri attraverso un’Italia disfatta dalla guerra.

Fine della prima parte

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“San Giseppi di li Vaiani”

di Carlo Petix

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sg chiesaCome ogni anno, nella seconda domenica di Maggio, si festeggia presso il Villaggio Vittorio Veneto, (Robba Piddizzuna e Robba Patini), la festa di ‘San Giuseppe in Campagna’ o come un tempo si usava chiamarla “San Giseppi di li vaiani” (1).

Narra la Leggenda (2) che un certo Giuseppe Garlisi, inteso ‘ “zi” Peppi Piddizzuni’, nel punto dove sorge la cappella votiva, veniva disturbato da strane entità.

sg processioneImpaurito, invocò l’aiuto di San Giseppi e, liberato, come segno di ringraziamento costruì, a sue spese, una cappella dedicata al Santo Patrono ed ivi ne celebrò la festa, che nel suo evolversi presenta le seguenti tappe: dalla famiglia Garlisi alle Robbe Piddizzuna e Patini fino a coinvolgere l’intera comunità di Milocca-Milena.

La festa fino a qualche anno aveva tutte le caratteristiche di una sagra di campagna, descritta con dovizia di particolari nella poesia del Cav. Giovanni Cassenti, (3) della quale riportiamo alla fine alcuni versi.

sg baccaEssa vive il suo momento religioso con un triduo in preparazione, la messa e la processione per le vie del villaggio, accompagnata dalle note della Banda Musicale.

Il comitato,  organizzatore della festa, alle tradizionali ‘ntinna’ (albero della cuccagna) e baccareddi (orciolini) ha aggiunto manifestazioni canore e giochi d’artificio.

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“Festa In campagna”

di Giovanni Cassenti

(versi scelti)

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sg taffaro

Un giovane “padre arciprete” Salvatofre Taffaro alla testa della processione

cu cuntintizza e sciauru di sciuri

pocu di l’abitatu luntana eni

ma si ci và cu auguriu e piaciri

Di San Giseppi la festa si poni

Patri putativu di lu Signuri

Lu chiamanu San Giseppi di li vaiani

Di lu Villaggiu Venitu Prutitturi

Lu iuarnu di la festa ni ddi chiani

C’è vinnitura di ogni culuri

Cu avi scarpi e cu avi sciallini

E cu vinu, baccalà e ova duri

Cu banna tammurina e parrini

C’è vespru e missa cantata d’onuri

La genti su tutti nginucchiuni

Misi a lu suli taliannu di fori

Processione con l'alto stendardo

Processione con l’alto stendardo

Prosita a tutti Piddizzuna e Patini

Ca a San Giseppi aviti tantu amuri

Ca ni lu so iuarnu di fidi e di suani

Dati lu spassu a cu avi cori.

1)     

  • 1) Feste religiose a Milena di Carlo Petix, Paruzzo Editore, 1996, pag 20
  • 2)Leggende di Milocca di Arturo Petix, Tipografia Alloro Caltanissetta, 1993, pag 16
  • 3)Poesie dialettali e pensieri di Giovanni Cassenti, Tipografia Di marco Caltanissetta, 1934, pag 8.

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La splendida atmosfera del monastero di San Martino…

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Nonò Salamone, cantastorie di fama internazionale, canta la Sicilia, accompagnato dall’amico Pino “u scienziatu” Amico

(more…)

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Sembrano passati secoli da quando i proprietari terrieri sfruttavano i contadini…

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Abbiamo sentito dire che di questa “cantata” esistono altre versioni, alcune molto più lunghe e articolate. MML sarebbe grata a quanti volessero farcele avere come materiale di studio della nostra storia.

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Giuseppe Tona, un milenese creativo

Joseph Tona

Joseph Tona

da Esperons que…

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Giuseppe Tona è uno di quei  neo-pensionati attivi che fanno la felicità delle associazioni; conserva intatto il senso di responsabilità trasmessogli da una vita professionale molto intensa. L’hobby del ciclismo gli permette di mantenere un corpo longilineo, mentre il suo senso artistico si esprime principalmente nella scultura di un materiale nobile, la pietra, in paricolare il marmo.

Gli insegnamenti famigliari.

Il padre di Giuseppe Tona è stato uno dei primi milenesi ad insediarsi a Aix-les-Bains all’inizio degli anni Cinquanta. Nel giro di poco tempo trova lavoro come muratore e gira di cantiere in cantiere. In un primo momento la moglie e i sette figli restano in Sicilia, poi in buone condizioni a poco a poco riesce a far emigrare tutta la famiglia.

La famiglia di Giuseppe Tona emigrata ad Aix-les-Bains

La famiglia di Giuseppe Tona emigrata ad Aix-les-Bains

Acquista un piccolo terreno nella parte alta della città, a Combaruches, nel quartiere “Tir aux Pigeons” e piano piano le mura della casa si erigono, ma quando la famiglia si congiunge con il padre l’edificio non è stato ancora terminato.

Aiutando il padre sul cantiere di famiglia, a dodici anni Giuseppe scopre il mestiere di costruttore edile: una volta terminata, l’abitazione somiglia a un picoclo caseggiato che a una vera e propria casa famigliare e permette di ospitare di tanto in tanto dei siciliani di passaggio diretti un Belgio. Giuseppe entra poi rapidamente come apprendista nelle imprese Bottero e Masoero dove impara l’arte del taglio della pietra.

Due giovani per una giovane impresa.

ptNel 1964 Giuseppe e il fratello Paolo fondano l’impresa dei Fratelli Tona. Pur disponendo di poco capitale padroneggiano la tecnica edilizia e si lanciano sul mercato della costruzione di villette. Nel giro di un anno l’impresa può assumere i primi operai e con il tempo realizzare oltre duecento abitazioni indipendenti.

Desiderando inserirsi sul mercato della costruzione di edifici collettivi, a ventisette anni Giuseppe dà una nuova dimensione all’impresa. Ciò richiede la padronanza di più competenze: saper investire nei materiali, l’uso di camion, di gru e bulldozer, saper leggere i progetti, gestire quotidianamente i cantieri e il personale, comunicare con gli architetti.

I fratelli Tona donano una "pila" in marmo

I fratelli Tona donano una “pila” in marmo

Per restare competitivi sul mercato la struttura dell’impresa deve essere agile e dinamica, il che significa che il padrone deve assumersi i molteplici compiti di prosuzione e gestione.

Per fortuna la società “Fratelli Tona” beneficia di solide relazioni di fiducia con l’imprenditore immobiliare Marin, con l’azienda Philipper che fornisce ferro e con la banca Barclays. Con un effettivo di venticinque operai l’impresa riesce a crearsi il proprio spazio nel settore edilizio di Aix. La difficoltà principale consiste nell’assunzione e nella stabilità del personale per lo più originario della Sicilia o del Maghreb, infatti si assiste ad una concorrenza acerrima tra datori di lavoro in ricerca di muratori competenti.

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La “famiglia”

Dopo la costruzione del primo edificio di sette piani nell’avenue du Petit Port, la società Tona assume le competenze di promotore immobiliare, raccogliendo successi non indifferenti a mano a mano che continua la sua opera di costruzione con gli edifici “Mélèzes”, in avenue d’Annecy, i quarantotto appartamenti del Victor Hugo e il Cocher de la Rèine nel quartiere residenziale della Rue Isaline.

Nel 1972 la società si diversifica riscattando un’azienda da marmista in fallimento, i cui collaboratori hanno sede nei pressi del cimnitero, in avenue Saint-Simon. I cinque operai marmisti sono tutti francesi, ma le pietre provengono dal mondo intero e sono acquistate dagli industriali di Carrara, in Toscana.

Dal sacro al profano con la stessa mano leggera

Dal sacro al profano con la stessa mano leggera

Giuseppe s’inserisce nel settore della lavorazione del marmo, lo scolpisce con immensa passione e nel 1984, con il sopraggiungere di un periodo meno fortunato, egli si orienta esclusivamente verso il settore del marmo.

Al crocevia tra arte e tecnica: la lavorazione del marmo.

In poco tempo anche in questo settore, l’impresa Tona ottiene riconoscimento nella regiore Rhône-Alpes ed in particolare a Lione, a Annernasse e Aix-les-Bains, dove in quel periodo apre il prestigioso casinò Grand Cercle. Gli abitanti di Aix possono ammirare le gigantesche colonne del salone Victoria e le bocche scolpite nel marmo Rosa del Portogallo alla sua sontuosa entrata o in travertino di Persia nei saloni.

La scultura della Sicilia di Giuseppe Tona davanti la stazione. Per tale opera ha ricevuto la Medaille d'or de la Ville

La scultura della Sicilia di Giuseppe Tona davanti la stazione ferroviaria. Per tale opera ha ricevuto dal sindaco Dord la Medaille d’or de la Ville

L’opera più riuscita e prediletta dell’ex imprenditore rimane la tomba di famiglia in granito di Finlandia che si erige nel cimitero della città. Un cimitero dove si possono facilmente riconoscere tra i monumenti funerari tutta la tecnica e il senso estetico di Giuseppe Tona, che lavora anche per il grande scultore P. Margara. In età di pensionamento Giuseppe si ritira, lasciando il cantiere al fratello Salvatore.

La saga dei Tona è scolpita nel marmo per l’eternità.

Peccato che a volte in Savoia non ci sia la luce del Meridione italiano, per ridare alla pietra tutto il suo splendore! Nel successo “Tona” vi è anche la riconoscenza del suo protagonista verso questa Savoia e la sua città di Aix-les-Bains, che lo hanno accolto offrendogli un’occasione di felicità e d’integrazione perfettamente riuscita.

Da Esperons que…

(more…)

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Chiese e Sacerdoti

di Padre Salvatore Taffaro

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Padre Alessi

Padre Giuseppe Alessi

Nel 1877 venne mandato dal Vescovo di Caltanissetta a Milocca il Sac. Giuseppe Alessi da Mussomeli.

Il popolo lo chiamava “Patri Vicilenti”, dal nomignolo della famiglia. Il sacerdote Giuseppe Alessi fu per venti anni l’apostolo di Milocca. E’ suo merito aver portato la costruzione della chiesa a compimento.

I più anziani ricordano il lavoro apostolico e sociale di questo sacerdote. Lo ricordano come il sacerdote zelante, pio, attivo, di iniziativa, esemplare.

Per primo, prima di iniziare la celegrazione della S. Messa, andava a prendere la sua pietra per la costruzione della chiesa. Il popolo lo seguiva.

Nel 1881 la chiesa nelle sue strutture era completa. Il 7-5-1881 il padre Alessi con atto notarile rogato dal notaro Salvatore Pennica riceveva in donazione dalla stessa famiglia Cipolla are tre e centiare quaranta di terra comperata da Benedetto Randazzo; inoltre are una e centiare novanta a tramontana della chiesa e are quattro e centiare diciotto dalla parte della chiesa “già impiantata” a confinare con la trazzera pubblica. Nel 1956 questa canonica fu demolita perchè malandata e rifatta sullo stesso suolo ex fundamentis.

Padre Giuseppe Cipolla

Bompensiere – Il Podestà Cav. Giuseppe Montalto, il Vicario Curato Padre Giuseppe Cipolla e Padre Mariano Di Prima da Sutera

Il grande apostolo di Milocca lasciò questa chiesa nel 1897 perchè ammalato e in età avanzata. Ritorna a Mussomeli ove prima di venire a Milocca aveva fatto il pavimento della Madrice e parte della costruzione della chiesa di Marianopoli. Del padre Alessi la signorina Cipolla Girolama, grande benefattrice della chiesa di Milocca, ha voluto mettere in sacrestia un ritratto a perenne ricordo dell’opera del grande apostolo.

Nel 1887 compare la prima firma del novello sacerdote Don Giuseppe Cipolla nell’archivio di questa chiesa. E’ il primo sacerdote nato da una famiglia di questo nostro paese. Fu per anni Vice Curato di questa chiesa e dal 1901 al 1937 arciprete di Bompensiere. Padre Cipolla fu un sacerdote pio, zelante. Grande Cavaliere della Madonna. Misurava la strata da Milena a Bompensiere con la recita dei Santi Rosari.

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Padre Salvatore Tona

Nel 1896 fu ordinato sacerdote Don Salvatore Tona di Antonino. E’ merito suo avere portato a termine la rifinitura della chiesa, ne ha fatto il pavimento di marmo che ancora esiste anche se invecchiato e malandato. Aspetta il nuovo e speriamno che venga presto. E’ stato Don Salvatore Tona il primo fondatore della Cassa Rurale di Milena. Ha fondato anche la base di congrua della nostra chiesa parrocchiale assieme al Cav. De Carlo, di cui si conserva un ritratto in sacrestia. Questi allora donò per la base di congrua lire dieci mila (cifra ingente per quei tempi).

Don Salvatore Tona di Antonino fu il primo arciprete-parroco di questa parrochhia giuridicamente riconosciuta dal Ministero degli Interni.

Nel 1922 fu fatta parrocchia questa nuova chiesa e a distanza di un annovenne l’autonomia del paese di Milocca che in seguito sarà chiamato Milena. L’arciprete Don Salvatore Tona lavorò molto per la fondazione dell’Opera Pia Salvatore Noto. Fu arciprete-parroco fino al 1936. Nel suo lungo apostolato in questa chiesa sono stati battezzate 4.187 creature di Dio. Fu un grande parroco.

Milena 1949 -. i coniugi Sferrazza (quelli che fecero costruire la Croce) con da sinistra un giovanissimo Padre Girolamo Falcone, l'arciprete Giuseppe Palumbo e Padre Salvatore Tona. Per l'occasione si doveva portare in processione il quadro della Madonna per collocarlo dentro la Croce.

Milena 1949 – I coniugi Sferrazza con da sinistra un giovanissimo Padre Girolamo Falcone, l’arciprete Giuseppe Palumbo e Padre Salvatore Tona. Si portava il quadro della Madonna dalla Chiesa al monumento della Croce da loro fatto erigere.

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Padre Salvatore Tona di Carmelo

Nel 1915 è stato ordinato Don Salvatore Tona di Carmelo, che fu Vicario cooperatore dello zia arciprete Tona e poi cosdiutore dell’Arciprete Giuseppe Palumbo fino al 1948. Dal 1948 al 1951 fu economi spirituale di questa parrocchia e dal 1951 al 1956 Vicario Foraneo di Milena e Bompensiere.

L’arciprete Giuseppe Palumbo, laureatosi in Teologia Dommatica e Morale presso l’Università Lateranense di Roma, fu fatto parroco di questa parrocchia nel 1936. Fu arciprete-parroco fino al 1948. Fu un parroco dotto.

Nel 1931 fu ordinato sacerdote Don Girolamo Falcone che è stato Vicario cooperatore dell’arciprete Salvatore Tona, dell’arciprete Giuseppe Palumbo e lo è tuttora. Don Girolamo Falcone è il più grande Battista di Milena: ha battezzato  5.052 nuove creature di Dio.

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Padre Salvatore Taffaro

Dal 1951 a tutt’oggi è arciprete-parroco di questa chiesa parrocchiale Don Salvatore Taffaro, coadiuvato da Don Girolamo Falcone e dal sacerdote Don Sebastiano Loconte.

Don Sebastiano Loconte è parroco della parrocchia “Sant’Isidoro” del villaggio Masaniello e vicario-cooperatore di questa nostra Chiesa Madre.

Don Taffaro Arciprete Salvatore

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La Chiesa madre di Milena e i suoi Sacerdoti

di padre Salvatore Taffaro

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chiesa smLa nostra Chiesa Madre è la terza chiesa costruita in ordine di tempo nel territorio di Milena.

La prima fu costruita nel 1642 dal generoso suterese don Palmenio Schifano. Fu dedicata a San Michele Arcangelo. E dal nome del protettore di questa chiesa la contrada fu chiamate “San Miceli”. Qui veniva a celebrare saltuariamente un sacerdote dalla vicina Sutera.

La seconda chiesa in ordine di tempo fu la chiesa del Villaggio San Martino. I padri benedettini ne hanno posto le fondamenta nel 1740. La dedicarono alla Vergine Maria Assunta in Cielo. Così tutta la contrada dominata da questa chiesetta venne chiamata “Santa Maria”.

E il villaggio costruito attorno a questa chiesetta venne chiamato San Martino perchè i Padri Benedettini appartenevano all’Abazia di San Martino delle Scale di Palermo. Dopo la soppressione dei beni ecclesiatici del 1860 i Padri Benedettini lasciarono definitivamente Milocca.

Per venire incontro alla fede degli abitanti di Milocca veniva dalla vicina Grotte il Sac. Salvatore Valenti. Il primo registro dei battezzati di Milocca è scritto da questo sacerdote “Salvator Valenti Cryptarum”. Il primo battesimo fu fatto il 17 marzo 1874 ed è stato battezzato il neonato Milioto Giuseppe di Giuseppe e Tona Calogera.

Lo stesso sacerdote Salvatore Valenti nella prima pagina del registro dei battezzati fece questa annotazione: “Mons. Vescovo di Caltanissetta Giovanni Guttadauro, dopo reiterate istanze del sac. D. Salvatore Valenti di Grotte, Cappellano Sacramentale di questo Villaggio di Milocca, si degnò istituire la chiesa di questa borgata parrocchiale con un suo venerato ufficio dal 7-4-1874, che originariamente si annette a questo libro”.

La chiesa di cui si parla in questa nota è la chiesa del Villaggio San Martino. In questa chiesetta venivano pure a celebrare e ad amministrare i Sacramenti i Sacerdoti Don Serafino Valenti da Grotte, don Giuseppe Cagnina e don Pietro Diliberto Monella di Sutera, fino al 1876.

Dopo il 1860 la chiesetta di San Martino incominciò ad essere piccola per i cittadini di Milocca. E dopo l’allontanamento dei Padri Benedettini, incominciò a dare sengi di crollo. Per cui i fedeli di Milocca cominciarono a sognare una chiesa più grande, più dignitosa e sita in un punto equidistante a tutti i Villaggi. Scelsero il”piano Margagliano” ove è attualmente costruito tutto il centro urbano.

La prima data storica ed esatta per la costruenda chiesa si trova nell’atto notarile rogato dal notaio Taibi Francesco di Campofranco, il 20 ottobre 1869. In questo atto viene costituita la commissione donante del terreno ove dovrà essere costruita la nuova chiesa per “la Chiesa viva di Milocca”.

chiesamasdreCosì si legge nel suddetto atto: “La sig.ra Ingrao Maria, vedova di Matteo Cipolla, Cipolla Carmelo fu Gerlando, nato a Milocca, Salvatore Cipolla fu Gerlando, battezzato a Bompensiere, Cipolla Carmelo fu Antonino, nato a Sutera, Cipolla Gerlando nato a Racalmuto, la signorina Cipolla Girolama fu Antonino nata a Racalmuto delegano i fratelli Cipolla Matteo e Vincenzo a fare onorevoli pratiche per l’acquisto di proprietà di Randazzo Benedetto e di Nunzio, Diego e Giuseppe Insalaco in contrada Margagliano e Scirocca ove impiantare una novella chiesa”.

I due fratelli Cipolla Matteo e Vincenzo realizzarono l’incarico della commissione donante il 17-5-1873 con atto notarile rogato dal notaro Salvatore Pennica di Mussomeli. La terra acquistata per la costruzione della chiesa era di tumulo uno, qaurti due pari a 42 are e centiare 80.

Incoraggiò la costruzione  della nuova chiesa il Vescovo di Caltanissetta Mons. Giovanni Battista Guttadauro dei Principi del Re Buldone. I lavori della nuova chiesa iniziarono nell’estate del 1873 con obolo popolare e con lavoro gratuito dei fedeli. La maggior parte della pietra, tutta di gesso, fu presa dalla contrada “pile mangarelli”.

A capo del comitato della costrenda chiesa fu posta la famiglia Cipolla e Noto. Negli anni 1875 e 1876 i lavori della chiesa vennero sostenuti solamente dalla famiglia Cipolla per causa delle scadenti annate agrarie.

(domani la seconda parte)

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Donna Lillina

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Donna Lillina, Calogera Simonetta, era una bella donna, alta e con un viso attraente.

A Milocca è arrivata assieme al suo compagno subito dopo che il paese era diventato autonomo e tra gli altri istituzioni era necessaria la Farmacia. Il farmacista si chiamava La Cagnina e accompagnato da Lei si stabilì a Milocca. La sua abitazione  e la farmacia erano nell’attuale Via Rimembranza e precisamente dove abita la vedova Ricottone. Qui sono nati i due figli Angelino e Mariuccia.

donna lillaDi Lei si sapeva che era separata dal marito, cosa allora scandalosa per la mentalità di quei tempi, che lasciato il marito una donna sposata si unisse ad un altro uomo. Venivano da Caltanissetta, e qui si sono trovati bene. Nessuno osava parlare della loro situazione familiare, poiché erano brave persone e specie Lei molto simpatica e socievole. Donna Lillina aiutava anche il marito a preparare i farmaci, allora non esistevano le medicine già confezionate tranne il chinino. Divenne esperta a preparare l’olio di ricino e la pomata all’ittiolo.

Ma la loro permanenza fu breve, il Farmacista ha avuto un ictus o qualche cosa simile e dopo essere stato trasportato all’ospedale, morì.

Alla morte prematura del marito, rimase con i due figli Angelino e Mariuccia. Ritornò a vivere a Caltanissetta di dove erano originari sia Lei che il Dott. La Cagnina, ma rimase molto affezionata al nostro paese e veniva  a trascorrere le vacanze durante l’estate qui con i figli e portava anche la madre “Donna Ciccia” una vecchietta piccola ma arzilla e burlona.

Angelino un ragazzo biondiccio e grassottello, mentre Mariuccia era bruna non molto alta ma bellina. E fu durante una di queste vacanze che si innamorò di Paolo, l’Agente del Dazio. Anche Lui un bel giovane con i baffetti. Proprio in questo periodo era in voga la canzone Parlami d’amore Mariù, che  Lui spesso le cantava. Ma questo sogno è stato interrotto dal male che ha colpito Paolo, che in seguito è morto. Mariuccia si diploma e sposa un altro della sua Città, e anche Angelino mette su famiglia,mentre Donna Ciccia si accomiata da questo mondo.

farmaci antichiA Lei Milena però era rimasta nel cuore. Tutte le estati le veniva a trascorrerle qui. Donna Lillina, la vedova del primo Farmacista venuto a Milocca, la chiamavano pure la “Spiziala” perché allora era così detto il Farmacista nel nostro dialetto.

La “Spiziala” era spesso richiesta di qualche parere sanitario. “Come devo fare  “cu stu picciriddu” che piange e non vuole dormire?” E Lei rispondeva:  “Mettilo a pancia in giù  e dagli colpetti sulla schiena”.  E spesso funzionava, le colichette cessavano e il bambino si addormentava. E così aveva sempre un rimedio pronto per i disturbi  che affligevano le persone.

Era una bella donna, alta e dinamica. Decide di mettere casa a Milena. Acquista la casa e un pezzo di terra qui comprandolo da Peppe Tirrito, un carrettiere dal carattere particolare, era un locale a pianterreno con il piano rialzato poi abitato dal signor Carmelo Cannella. Continua a venire più spesso anche nel periodo invernale. Dopo che i figli avevano formato le rispettive famiglie, passava molto tempo qui. Era un’accanita  giocatrice al Lotto, ed anche fortunata.

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Un angolo di Robba Valenti oggi, in notturna

A Roba Valenti dove abitava era l’amica di grandi e piccini.

Per i primi aveva sempre consigli da dispensare e per i secondi favole da raccontare. Visitava i vicini, cantava belle canzoni e accennava qualche passo di danza. Nel pomeriggio sedeva attorniata dai bambini e raccontava loro tante favole, ma anche Lei sognava e si divertiva, si vedeva dall’espressione quando i bambini avevano paura dell’Orco o sgranavano gli occhi per la Fatina.

La Za Cusumina, li Mercanti, Mastro Francesco l’orbo, la Za Pappina la Varvera, la Za Rosa la Carlazza, donna Giulietta erano i vicini con cui trascorreva le giornate sempre in allegria.

E’ rimasta qui fino agli ultimi giorni e ricordo che girava col lungo scarpone e lo scaldino di rame in mano. Quando morì negli anni ’60 furono in molti a piangerla ma in particolare tutte le famiglie di Roba Valenti e Cardiddru.

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