La costituzione dei nuovi liberi consorzi comunali al posto della Provincia quando verrà attuata porterà alla soppressione di tale organismo istituito 195 anni fa
Tramonto del Consiglio provinciale
di Walter Guttadauria
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Uno scorcio dell’aula del Consiglio provinciale di Caltanissetta, che vi si è riunito fino ad oggi.
Ultimi giorni per quello che potrebbe essere l’ultimo Consiglio provinciale di Caltanissetta. La prevista riforma voluta dal governo regionale che dovrebbe dare vita ai nuovi liberi consorzi tra comuni, se sarà concretizzata cancellerà, di fatto, tale organo ad elezione popolare: un organo che, pertanto, sparirà in Sicilia dalla mappa istituzionale dopo ben 195 anni dalla sua istituzione anche se, in questi due secoli, criteri di composizione e funzioni sono stati soggetti a varie e radicali trasformazioni.
Val la pena, dunque, di ripercorrere velocemente i momenti più significativi della vita di tale organismo, partendo appunto dalla sua istituzione legata alla grande riforma amministrativa che interessò la Sicilia con la nascita delle città “capovalle” (gli odierni capoluoghi), tra cui Caltanissetta, grazie alla “legge organica sull’amministrazione civile” del 12 dicembre 1816, estesa all’isola con il R. D. 11 ottobre 1817 n. 932 e decorrente dal 1 gennaio 1818.
Secondo la nuova legge, la prima autorità della provincia è l’intendente (antesignano del prefetto) ed una delle nuove “presenze” istituzionali che gli si collegano è appunto quella del Consiglio provinciale, vale a dire l’organo rappresentativo dell’intero territorio. Esso si compone di un presidente e di 15 consiglieri, tutti di nomina regia. Tocca sempre all’intendente, comunque, svolgere le funzioni esecutive dell’organo Provincia, rimanendo al presidente del Consiglio provinciale i soli compiti di capo dell’assemblea consiliare.
Per quel che concerne i consiglieri, la nomina del re avviene su proposta dei decurionati (i consigli comunali) dei vari comuni della provincia, che designano i propri candidati tra i possidenti proprietari. I compiti del Consiglio in quel primo scorcio di esistenza non sono molti, né di rilievo: tra essi, l’esame delle proposte dei Consigli distrettuali, gerarchicamente inferiori al Consiglio provinciale; l’analisi del “conto morale” (consuntivo) reso dall’intendente – a fronte del “conto materiale” reso dai funzionari con maneggio di denaro pubblico; la predisposizione dello “stato discusso” (preventivo) provinciale. Il consesso si riunisce
una sola volta l’anno, e ciò è esemplificativo del ruolo, ancora alquanto marginale, che all’epoca è chiamato a svolgere.
Nella nuova era risorgimentale scompare la figura borbonica dell’intendente per dar spazio a quella del prefetto: con la legge del 26 agosto 1860 viene infatti estesa alla Sicilia quella del 23 ottobre 1859 sul nuovo ordinamento dell’amministrazione pubblica. La “Valle” assume la denominazione di Provincia, che viene amministrata da un Consiglio e da una Deputazione (la Giunta) aventi sede nel capo-provincia.
Il Consiglio è composto di 20 membri e la Deputazione di 4 titolari e 2 supplenti. Il consesso elegge tra i suoi membri il presidente, mentre la Deputazione è presieduta dal governatore, che nel 1861 prende il nome di prefetto.
Ultimo rappresentante di questi prefetti-presidenti è Ferdinando Perrino, dopodiché c’è un’importante svolta del ruolo consiliare. Con Crispi al governo viene varata la nuova legge comunale e provinciale finalizzata a realizzare una maggiore autonomia degli enti locali (legge del 30 dicembre 1888 n. 5865). Per quanto riguarda il governo provinciale, la novità più sostanziale è quella di sottrarre al prefetto la presidenza della Provincia, che diviene ora elettiva.
Tale importante innovazione è prevista dall’art. 74 della predetta legge che recita testualmente: “Il Consiglio provinciale elegge ogni anno nel proprio seno, a maggioranza assoluta di voti, il presidente della Deputazione provinciale. Le attribuzioni affidate dalla legge al prefetto come capo della Deputazione provinciale, sono deferite al presidente della medesima”.

Quattro dei consiglieri eletti nel 1889 che può considerarsi l’anno d’avvio dell’”era moderna” di tale organo istituzionale: in alto Ignazio Testasecca e Gaetano Bongiorno, in basso il principe di Scalea
Ad eleggere il primo presidente secondo la nuova norma è, nel 1889, il Consiglio provinciale così composto: Domenico Minolfi (mandamento di Aidone), Alessandro Russo (Barrafranca), Francesco Camerata (Butera), Pietro Corvaia (Calascibetta), Giovanni Benintendi, Giuseppe Correnti, Ignazio Testasecca, Francesco Tumminelli (Caltanissetta), Napoleone Colajanni, Giovanni Roxas, Vincenzo Polizzi (Castrogiovanni), Giuseppe Bartoli, Francesco La Loggia (Mazzarino), Gaetano Bongiorno, principe Pietro Lanza, Alfonso Sorce (Mussomeli), Celestino Guariglia, Gaetano Le Moli (Niscemi), Antonio Crescimanno, Benedetto La Vaccara, Luigi Marescalchi, Alceste Roccella (Piazza Armerina), Giuseppe Nicoletti, Michele Tortorici (Pietraperzia), Gaetano Pasqualino, Rosario Pasqualino Vassallo (Riesi), Luigi Baglio, Salvatore Lauricella (San Cataldo), Alessandro Gallina, Leonardo Rodanò (Santa Caterina), Rosario Crucillà, Beniamino Guarino (Serradifalco), Francesco Grasso (Sommatino), Antonino Nocera, Vincenzo Solito (Terranova), Gaetano Prato, Giuseppe Scoto (Valguarnera), Rosario Avolino, Giuseppe Giglio (Villalba), Pietro Notarbartolo (Villarosa).
Secondo l’art. 71 della predetta legge “il Consiglio provinciale si riunisce di pien diritto ogni anno il secondo lunedì di agosto in sessione ordinaria”, mentre l’art. 72 precisa che “la durata ordinaria della sessione è di un mese, ma può essere prorogata o ridotta per deliberazione del Consiglio”. Il primo presidente della Deputazione provinciale è Gaetano Le Moli, che s’insedia il 3 dicembre 1889.
Nel 1902 il Consiglio può disporre della sua (attuale) aula per le riunioni, che si susseguono fino all’avvento del regime fascista che scioglie tale organo (a quel momento di 40 consiglieri) in esecuzione del R. D. 19 aprile 1923., con l’amministrazione demandata ad una Commissione reale cui vengono affidati i poteri del Consiglio stesso con R. D. 11 novembre 1923.

Michele Mancuso, ultimo Presidente del Consiglio Provinciale
Bisognerà attendere il 5 novembre 1961 per avere di nuovo un Consiglio democraticamente eletto dalla popolazione provinciale, con 24 consiglieri che s’insediano il successivo 26 novembre convocati dal delegato regionale Raffaele Falletta (d’ora in avanti presidente dell’Amministrazione straordinaria).
Riprende da quel momento, dunque, l’attività politica all’interno del palazzo provinciale di viale Margherita, con il consesso che muterà man mano il numero dei suoi componenti (ritornando per un certo periodo anche a 40), fino agli attuali 25.
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