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Archivio per la categoria ‘Stampa, tv, web’

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Sesso e crisi economica

 di Gaetano Bonaventura

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Chi non lavora non fa l’amore  cantava Adriano Celentano!

imagesCAG2QLKNLa crisi economica che stiamo vivendo in questi anni, causa anche una crisi dell’eros. Ciò è confermato anche da una recente ricerca della Società italiana di andrologia, le preoccupazioni economiche, la paura di perdere il lavoro, devastano la libido. «Ansia e stress – spiega il professor Vincenzo Gentile della SIA – aumentano l’adrenalina che agisce come vasocostrittore. E così diminuisce l’afflusso di sangue necessario a garantire l’erezione. Tutto ciò comporta un calo dell’umore, che si riflette quindi sull’armonia della coppia, sia emotiva che fisica».

Parla chiaro l’esempio degli stati Uniti. Da un sondaggio condotto da Daily Beast è emerso che a causa della recessione sono diminuiti quasi del 40% gli appuntamenti romantici;

  • si è ridotta del 39% la spesa media per cene e regali;
  • sono aumentati i litigi e i battibecchi all’interno della coppia: circa il 30% delle persone coinvolte nel sondaggio ha dichiarato di essere più incline al litigio con il partner;
  • moltissimi si dichiarano meno intenzionati a fare figli (42%), mentre altri sono meno propensi a sposarsi (31%), andare a convivere (26%) o al contrario divorziare (35%) pur di non dover affrontare spese extra in tempo di crisi; naturalmente ne risente anche il sesso: metà degli intervistati hanno dichiarato che neppure il sesso possa aiutarli a non pensare ai problemi che li assillano.

imagesCAA1F3N3Le coppie  moderne stanno attraversando un profondo periodo di crisi: l’uomo, da un lato, è sempre più “distratto” perché molto concentrato sugli aspetti economici; le donne, dall’altro, dichiarano di esser stanche dal momento che sono spesso costrette a dividersi tra lavoro, casa e figli.

Di fronte alle numerose pressioni esterne, la coppia finisce pertanto col dedicare meno tempo alla propria vita intima. Oltre alla quantità, pare che sia cambiata anche la qualità del tempo trascorso col partner, dal momento che il livello di stress e di stanchezza che si è costretti ad affrontare quotidianamente, porta, non soltanto ad un calo della libido sessuale ma anche ad un incremento di conflitti ed incomprensioni.

La comunicazione fra i partner diventa sempre più scarsa e fragile comunicazione perché minata da eventi “critici” come i problemi economici. La stanchezza e lo stress accumulati nel corso della giornata, finiscono, dunque, col fare emergere molte fragilità, portando ad una notevole inibizione del desiderio di creare spazi di condivisione col partner e di scambio reciproco, fondamentali, entrambi, per il benessere della coppia. 

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La morte del Don

ADDIO DON  ANDREA GALLO, PRETE DEGLI ULTIMI

di Franco Petraglia

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don-gallo-164x250Ho appreso con pianto e rimpianto la dipartita di questo straordinario compagno di viaggio. Aveva 84 anni. Il suo ultimo twitter: “Sogno una Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”. Il Signore ha chiamato a sé un pastore vicino ai più deboli: ex brigatisti ed emarginati, intellettuali e poveri, atei e credenti.
Il pastore dalle mille battaglie, spesso critico e aspro nei confronti della stessa Chiesa, ma con quella fede granitica e spirito evangelico che riusciva a dialogare con tutti. Conservo con piacere il suo ultimo libro”Io non taccio”.
Non ha mai smesso di battersi contro l’emarginazione degli omosessuali e contro l’omofobia. Ha  lottato fino all’ultimo per costruire una società più solidale, equa e accogliente. Grazie, “prete della strada” per la tua immensa lezione di vita: autentica, libera e generosa.

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Buon appetito ai celiaci

Tagliatelle con asparagi, pesto di mandorle e pomodori secchi (anche senza glutine)

by Sonia

http://lacassataceliaca.blogspot.it

Piatto pasta Vintage Easy Life Design
Ingredienti per 4 persone:

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Detenuto mette incinte quattro guardie carcerarie

da Redazione

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Baltimora (Maryland, USA). Questa storia è veramente incredibile: un detenuto americano, di nome Tavon White, il cui soprannome è “Bulldog”, ha messo incinte ben quattro guardie carcerarie, e come se non bastasse si è servito di molte altre per gestire un vastissimo giro di droga e contrabbando direttamente dall’interno di una prigione negli Stati Uniti.

carcerato_furbo_588_300Come avrà fatto? Secondo quanto dichiarato dalle autorità federali, l’uomo, dal momento in cui ha messo piede nel carcere, nel 2009, avrebbe controllato l’intero carcere dove era detenuto da quando fu arrestato per tentato omicidio. Uno degli elementi grazie ai quali è stato scoperto è una telefonata ad un amico, al quale diceva che quella era “la sua prigione”, dalla quale “prendeva ogni decisione finale”. Ma c’è un detto noto a tutti: chi si vanta si schianta. E così, White è stato incastrato dagli inquirenti, che hanno intercettato la telefonata ed avviato le indagini. L’uomo avrebbe lavorato con le guardie carcerarie corrotte riuscendo a gestire marijuana, pillole di prescrizione, cellulari e diversi altri oggetti all’interno del carcere.

White, ora è diventato padre di ben cinque figli, perché ha messo incinte quattro guardie, una delle quali ben due volte. Davvero assurdo!

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- Guida intima ai monumenti umani -

Le trattorie d’a Vuccuria

di Alli Traina

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Il padre di Rocky, Benedetto Basile, ha aperto nel 1968 la trattoria Shangai, pittoresca terrazza che si affaccia direttamente su piazza Caracciolo. Vi si accede da vicolo Mezzani (il nome ricorda che vi avevano sede gli antichi mediatori specializzati nella vendita di vestiti usati), dove un piccolo inìgresso e una stretta scala colorata conducono direttttamente al cuore della famiglia.

Da questa terrazza Renato Guttuso amava osservare il mercato e una foto del pittore è appesa alla parete, sopra il tavolo degli antipasti, insieme a quelle di Carmelo Bene, Jim Belushi, Gerladine Chaplin e tanti atri artisti ritratti accanto a Benedetto, noto come “il ristoratore-poeta naif”. Si tratta di un poliedrico e affascinabte poeta inedito per suo volere, attore e viaggiatore… Narra di un viaggio in una Cina genuina della prima metà del Novecento, le cui immagini sono dipinte e già sbiadite sulle pareti della trattoria. Quel viaggio ha dato il suo nome al locale che volle chiamare Shangai. Adesso Benedetto ha lasciato la gestione ai figli e ai nipoti… Per tutta lafamiglia Basile vale il motto che Rocky (il nipote) ripete divertito: “Viva Palermo, viva Santa Rusulìa e viva la Vuccirìa!”

Un’altra trattoria che svela l’identità più vivace della zona è la Vecchia Trattoria da Totò, al numero 5 di via Coltellieri. I proprietari, oggi, sono Enzo e suo figlio Giuseppe. La storia di Enzo è tutta dipinta nel suo volto e sulle pareti del suo locale. Un passato da emigrante in Germania, Francia e America gli ha lasciato un viso solcato da rughe e occhi azzurri che sembrano guardare un poco oltre. Alle pareti, foto dei suoi anni all’estero e dei tanti amici lasciati per strada, Un’anima e un’identità fortemente radicate nelle tradizioni e nella vita di quartiere, che si percepiscono in ogni gesto: mentre si aggira per la cucina dove la moglie Anna prepara piatti tipici siciliani e gustose pietanze a base di pesce o mentre mostra con semplicità uno splendido quadro che lo ritrae, dipinto su un cartone del celebre Croce Taravella o una caricatura del nonno Totò realizzata nel 1973 dall’attore Alberto Sorrentino. Poi le immncabili foto con i personaggi famosi, quelli che dal Teatro Biondo venivano direttamente alla Vuccirìa per rilassarsi, mangiare e soprattutto stringere amicizie durature, ieri come oggi: da Mina a Zingaretti, da Branduardi alla Cucinotta. Pranzare da Enzo è un’esperienza unica, visto che molto spesso il proprietario allieta i suoi ospiti con canti di musica popolare napoletana, suoni di tamburi e soprattutto con personalissimi giochi di magia, imparati durante il periodo passato a Francoforte. E’ normale vderlo girare di tavolo in tavolo, col sorriso fiero da bambino, mentre si esibisce in uno dei suoi giochi impossibili da indovinare, a suo dire.

Infine la zia Pina è uno dei tanti componenti di una grande famiglia che gestisce una trattoria in via dei Cassàri, quella che da piazza Garraffello conduce alla Cala. Trattoria rigorosamente senza nome e senza insegna, tanto che molti la chiamano con altri nomi, come “la zia”, “lo zio Federico”, “lo zio”, “la signora”. Il fatto è che smbra proprio di stare a cena nella casa di una famiglia, dove mamme, cugine e sorelle preparano il pranzo tutte insieme e lavano pure i piatti, e dove l’atteggiamento rude ma confidenziale dei proprietari rivelal’ospitalità tipica dei palermitani. Per questo non c’è bisogno di insegna, né di menù né di nessun altro orpello di locali: tu arrivi, scegli il pesce esposto su un lungo tavolo all’interno o ai tavoli sistemati all’aperto, aspettando che qualcuno si avvicini per elencarti i condimenti della pasta del giorno. Da qualche anno gli avventori del locale contribuiscono a creare un’atmosfera multiforme e variegata: gente del quartiere e studenti squattrinati siedono accanto ai migliori esponenti della cultura palermitana che quando hanno qualche ospite da ammaliare con il folclore siciliano, quello genuino e non turistico, lo portano a pranzo “dalla zia”.

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«Regione, una festa solo per le scuole»

di Carlo Amico

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Il 15 maggio tutte le scuole della Sicilia chiuse per la festa dell’autonomia.

Un giorno di vacanza per il personale scolastico di ogni ordine e grado e per i ragazzi, ma forse anche una giornata di lezione persa.

In questi tempi di crisi le ricorrenze potrebbero essere celebrate con maggior rigore e impegno, anche per far capire ai nostri ragazzi che i tempi sono davvero cambiati.

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Ruby dalla “A” alla “Z”

 Da “Arcore” fino a “zelo” (quello delle toghe che l’hanno fatta parlare sei ore per ascoltare una storia già sentita mille volte). Tutte le lettere del bunga bunga

La cronaca alfabetica dell’udienza

di Andrea Tempestini @antempestini

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imagesvIl grande giorno di Ruby Rubacuori a Palazzo di Giustizia, Milano, il fortino di Ilda Boccassini, l’inferno di Silvio Berlusconi. Karima è stata sentita in qualità di testimone nel filone del processo Ruby 2, dove sono imputati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Una testimonianza fiume, durata sei ore.

Il pool meneghino si è sentuto ripetere che “no, non ho mai fatto sesso a pagamento col presidente Berlusconi” e che il “bunga bunga”, nell’accezione più piccante del termine, era un “balletto sensuale in biancheria intima”, e non le orge su cui si ricama da anni. Una tempesta di agenzie stampa, di frasi, di dichiarazioni, di parole, accuse e difese. Di seguito la giornata di Ruby in aula viene sintetizzata seguendo uno schema meramente alfabetico: per ogni lettera, un punto della deposizione.

A come Arcore – Un atto dovuto. Arcore, l’epicentro di tutte le presunte malefatte. Il luogo proibito. Il magnete che attira l’attenzione delle “toghe guardone”. “Che sorpresa fu trovarmi ad Arcore, nella casa del presidente del Consiglio. Non mi sembrava vero, era una cosa stranissima”, dice Ruby in aula.

imagesvvB come Berlusconi – Un altro atto dovuto. L’uomo nel mirino delle toghe: “Prostituzione minorile”, grida Ilda. Il Cav che, rocambolescamente, ha tirato Ruby fuori dalla questura, per poi chiederle: “Perché mi ha detto tutte queste cavolate?”. Si riferiva alle balle sull’età e alla parentela con Mubarak (farlocca).

C come Centro Estetico – Il ragioniere di Silvio, Mister Spinelli: “Mi diede 30mila euro in contanti per aprire un centro estetico in via della Spiga a Milano”.

D come Duemilaenove – Anno di grazia in cui Ruby partecipò al siculo concorso di bellezza in cui Emilio Fede la notò. “Firmai da sola il modulo per partecipare al concorso, inventandomi il nome di un adulto perché non avevo l’autorizzazione dei miei genitori”.

E come Euro – Una pioggia di denari, quella di cui avrebbe goduto Ruby secondo i pm. Somme molto meno iperuraniche, secondo quanto da lei testimoniato: “Il presidente al termine della serata mi diede una busta. Dentro c’erano circa 3mila euro”.

imagesbbF come Fede – Il fido Emilio, il grande “introduttore”: “Vieni fuori dall’ufficio, c’è una macchina che ti aspetta”. Ruby uscì, prese la macchina, e su quella stessa macchina, all’altezza di Palazzo dei Cigni, salì Emilio Fede. “Quella fu la prima volta in cui andai ad Arcore”.

G come grigio – Il colore del “sobrio abito” con cui Karima, accompagnata dal Luca Risso, si è presentata al Palazzo di Giustizia di Milano per la sua prima assoluta come teste.

H come Hollywood – “Quella sera volevo andare all’Hollywood”, dice Ruby. Voleva vedere il suo amato, al quale aveva comprato “un cuore, per portarglierlo, e cercare di tornare insieme a lui”. Ma si è ritrovata ad Arcore.

I come Ilda – La rossa Boccassini imitata della Polanco parruccata (ahinoi mai vista, soltanto immaginata), la rossa Ilda ossessionata da Silvio, la rossa Ilda che scivola su Ruby, la marocchina dalla “malizia orientale” che, però, orientale non è.

L come Lele – L’agente dei Vip il cui impero, ora, è crollato. Il Lele a cui Ruby disse “di avere 19-20 anni. Alla sua agenzia presentai un curriculum falso”.

M come Mubarak – “Dissi tante cavolate”, spiega Karima. Tra queste, quella arcinota, la madre di tutte le balle: “Sono la nipote di Mubarak”.

imagN come Nicole – Cuore pulsante del processo, Nicole (Minetti) che andò a raccattare Karima in Questura. “Minetti era vestita da suora – dice Ruby parlando delle cene di Arcore -, a un certo punto, mentre ballava, si è tolta i vestiti ed è rimasta in biancheria intima”. Questo il top erotico del “bunga bunga”.

O come Obama – Oppure “O” come “P” di Polanco, la prossima lettera. Marysthelle, infatti, non “era” solo Boccassini. Era anche Obama: “Si travestiva come il presidente degli Stati Uniti”. Sono tutti e due “abbronzati”, direbbe il Cav.

P come Polanco – La carioca Marysthelle, incarnazione arcoriana del burlesque: “Era travestita da Boccassini. Non sapevo chi fosse all’epoca, ora lo so. Aveva una toga e una parrucca rossa” (quando non faceva Obama).

Q come Questura – Quella Questura che Ruby lasciò grazie all’intercessione del Cav. “Dopo essere uscita ho parlato al telefono con il presidente”. Prima, quando stava dentro, “ho visto Nicole Minetti, Michelle Conceicao e Miriam Loddo”. In Questura, con i funzionari, parlò dell’eventualità di tornare in comunità, “per questo mi ricordo che ho pianto”.

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Una rara rottura!

Una brutta avventura

Un trentaduenne operato d’urgenza all’ospedale di Chioggia dopo un rapporto con la compagna

Sesso troppo focoso, gli si rompe il pene

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imagesCATG1IH0Un amplesso “troppo focoso” e il pene si rompe.

Non lascia dubbi il referto medico compilato dal primario di Urologia dell’ospedale di Chioggia dopo la visita a un giovane di 32 anni arrivato in pronto soccorso raccontando di aver sentito un forte dolore seguito da un “chiaro rumore di rottura” mentre faceva sesso con la compagna.

“Il trauma al pene”, ha spiegato al Mattino di Padova il primario Giuseppe Tuccitto, “ha comportato la rottura di una membrana che ricopre i corpi cavernosi del membro, determinando un’abbondante fuoriuscita di sangue dalle sacche che sono molto irrorate durante l’erezione”. Il giovane è stato operato d’urgenza.

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Le peggiori password

Ecco la password meno sicura da usare

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Si tratta della peggiore chiave d’accesso che si possa scegliere, eppure è ancora la più usata (e rubata). Chi l’avrebbe detto che password è la password più usata dai cyber utenti? E anche quella più indovinata stando a una recente ricerca di SplashData su milioni di parole chiave rubate e pubblicate online da hacker, cracker & co.

“Creare e ricordare una password efficace è più semplice di quello che immagini”

Genialità o stupidità? - Ci sono due possibili spiegazioni per chi ha usato il termine password come password per qualche servizio online: è incredibilmente ingenuo oppure credeva di essere estremamente astuto perché a nessun sarebbe venuta in mente una parola così ovvia. Il termine password, anche nelle varianti come Passw0rd, è la peggiore scelta dell’anno secondo una ricerca condotta da SplashData.

12345678e 87654321- SplashData ha infatti analizzato migliaia di password rubate e pubblicate online da hacker, o presunti tali. Se password è la peggiore password del 2011, al secondo posto troviamo l’immortale 123456 seguito da 12345678, se la richiesta è di otto caratteri. Il quarto posto lo conquista l’intramontabile qwerty tallonato da abc123 per dimostrare che si conoscono anche le lettere oltre ai numeri. Nella top 25 delle password ci sono anche Monkey (6), 1234567 (7), letmein (8), trustno1 (9), dragon (10), baseball (11), 111111 (12), iloveyou (13), master (14), sunshine (15), ashley (16), bailey (17), passwOrd (18), scado (19), 123123 (20), 654321 (21), superman (22), qazwsx (23), Michael (24) e football (25).

Regole base – Le password sono il lasciapassare ai nostri dati e identità online e devono essere a prova di bomba. La prima regola, dettata dal buon senso, è scegliere una password diversa per ogni situazione, mentre la seconda è non usare niente di scontato come il nome del proprio cane o la data di nascita, tutte informazione che chi vi conosce potrebbe facilmente dedurre. Infine, se la memoria non è proprio il vostro forte, evitate comunque di annotare l’elenco delle password su post-it attaccati al monitor o di raccoglierle tutte in un documento sul computer dal nome “password.doc”.

Numeri & lettere – Se scegliete una password troppo semplice rischiate che qualcuno la indovini, se invece puntate su qualcosa di più complicato magari finite per dimenticarla. Che fare? Esistono diversi trucchi per creare delle password sicure. Gli esperti di sicurezza consigliano password di almeno 8 caratteri, possibilmente con caratteri alfanumerici che alternino le lettere ai numeri. Uno degli stratagemmi più semplici, per esempio, è usare delle normali parole ma scritte al contrario o sostituendo le vocali con dei numeri. Una password come “bernardo”, per esempio, potrebbe diventare “odranreb”, oppure “b3rn@rd0”, o ancora meglio “0dr@nr3b”. L’idea è quella di sostituire la “a” con “@”, la “o” con “0” (zero), la “e” con il “3”, la “i” o “!” con un “1”, e ancora le “s” con “$” e gli spazi con “%”.

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