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Archivio per la categoria ‘Governo’

Le banconote da… destinate a sparire?

Yahoo! Finanza

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Nell’eurozona non c’è pace e a finire nel mirino sono anche le banconote da 500 euro. Il taglio più grande in circolazione nelle 10 maggiori economie al mondo è sotto il fuoco incrociato di analisi e revisioni, che spingono per una sua abolizione, per ragioni a carattere economico ma anche politico.

A inizio aprile, fu l’analista di Bank of Amerika Merrill Lynch, Athanasios Vamvakidis, forex strategist di Bank of America ed ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale, a sostenere, con un rapporto scritto, che la Bce dovrebbe ritirarle dal mercato, al fine di sortire un triplice effetto: indebolire la moneta, aiutare il rilancio dell’economia dell’Eurozona, utilizzare i proventi dell’eventuale abolizione del taglio per ricapitalizzare le banche europee.

A dar man forte al giudizio dell’analista anche i dati del Soca (Serious Organized Crime Agency), l’organismo che gestisce i mandati internazionali d’arresto, secondo cui il 90% dei 500 euro circolanti sarebbero in mano a evasori fiscali o alla criminalità organizzata.

La nobile banconota sarebbe utilizzata per fini di riciclaggio di denaro sporco, una delle piaghe maggiori da debellare non solo nell’area Ue.

(more…)

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La Cultura non è un lusso

nicosia adrianoCultura, il Ministero senza programma e portafoglio

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La cultura non è lusso, è una necessità, sosteneva Gao Xingjjan.

È un’espressione che condivido pienamente, come approvo totalmente la recente proposta di far nascere un Ministero della Cultura svincolato dai Beni Culturali.

thCAPMRA4CCome al solito, però,  nascono spontanee delle domande: se non riusciamo neanche a essere custodi dei beni culturali, dell’immenso patrimonio italiano che rappresenta un’enorme ricchezza, come possiamo far nascere un Ministero della Cultura poiché implicherebbe notevoli investimenti? Ernesto Galli della Loggia e Roberto Esposito dovrebbero spiegarcelo!

La Cultura dovrebbe  sostenere e promuovere i talenti del teatro, le idee nella musica, nel cinema, nelle scuole, nelle arti visive e nell’architettura. In Italia ci sarebbe un bel po’ da fare, ma se oggi tagliamo i fondi anche alla scuola, cosa penseremo di programmare? I propositi sono buoni, ma non realizzabili; semplicemente perché mancherebbero i soldi. Dove li prenderemmo? O è l’ennesima bufala di periodo pre-elettorale? Un apparato per creare un altro Ministro e vari posti di sottogoverno, ma senza programmi e portafoglio?

No, grazie! Niente più favori alla Casta. Lasciateci rimarginare le ferite, è troppo presto per soffrire ancora. Non siamo mica scemi! Siate coscienti di una cosa però: l’ignoranza è un punto debole per una nazione.

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Grande Sud sale al Goveno

Governo Letta

Miccichè tra i quattro sottosegretari siciliani

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Il neo sottosegretario Gianjfranco Miccichè con il coordinatore regionale di Grande Sud Michele Mancuso

Il neo sottosegretario alla pubblica amministrazione e semplificazione Gianfranco Miccichè con Michele Mancuso coordinatore regionale di Grande Sud

Il viaggio a Roma di fine aprile di Gianfranco Miccichè non è stato inutile.
Il leader di Grande Sud, accompagnato dal coordinatore regionale del partito, dott. Michele Mancuso è stato ricevuto a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi.
Si è trattato di un vero e proprio ritorno in grande stile alla casa madre dell’uomo di punta di Forza Italia, quello che realizzò lo storico “cappotto” ai danni della sinistra siciliana. Poi la rottura politica e la nascita di Grande Sud, con gli alti e i bassi.
A distanza di tempo rinasce l’antica amicizia tra i due leader, sancita dal sottosegretariato alla pubblica amministrazione e semplificazione, in tandem col ministro siciliano Gianpiero D’Alia. Proprio il cavallo di battaglia di Gianfranco Miccichè.
Dopo il calo elettorale e il periodo superato della recente malattia, Miccichè si rinforza e, collaborato da Michele Mancuso che sta rinnovando l’intero coordinamento regionale dando più spazio alla componente femminile prima oscurata, si propone un ritorno in grande stile sulla scena politica in previsione di ulteriori successi a cominciare dalle prossime elezioni europee; e – non si sa mai- anche nel caso di un imprevisto ritorno alle urne in caso fallisse il governo Letta.
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Come era previsto, sono 40 i sottosegretari e i viceministri che vanno a completare la squadra del governo Letta. Le nomine sono state ufficializzate nel corso di un consiglio dei ministri-lampo convocato dallo stesso Letta al termine del suo “tour” europeo. Ai Sottosegretari parlamentari, come già annunciato dal Presidente del Consiglio nel discorso alle Camere, non sarà corrisposto lo stipendio aggiuntivo. Inoltre gli uffici di diretta collaborazione dei Viceministri saranno ridotti e uniformati a quelli dei Sottosegretari, con la conseguenza che non ci sarà alcun costo aggiuntivo collegato alla suddetta nomina.

Ecco i nomi:

  • Presidenza del Consiglio - Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione Programma), Sesa Amici (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attivita’ di Governo), Sabrina De Camillis (Rapporti con il Parlamento e coord. attivita’ Governo), Walter Ferrazza (Affari Regionali e Autonomie), Micaela Biancofiore (Pari Opportunita’), Gianfranco Micciche’ (Pubblica Amministrazione e Semplificazione).
  • Interno - Filippo Bubbico (Viceministro), Domenico Manzione, Giampiero Bocci
  • Affari EsteriLapo Pistelli (Viceministro), Bruno Archi (Viceministro), Marta Dassu’ (Viceministro), Mario Giro.
  • Giustizia Giuseppe Beretta, Cosimo Ferri
  • DifesaRoberta Pinotti, Gioacchino Alfano
  • Economia e FinanzeStefano Fassina (Viceministro), Luigi Casero (Viceministro) Pierpaolo Baretta, Alberto Giorgetti
  • Sviluppo Economico - Carlo Calenda (Viceministro), Antonio Catricala’ (Viceministro), Simona Vicari, Claudio De Vincenti
  • Infrastrutture e TrasportiVincenzo De Luca (Viceministro), Erasmo De Angelis, Rocco Girlanda
  • Politiche Agricole Forestali e AlimentariMaurizio Martina, Giuseppe Castiglione
  • Ambiente, Tutela del territorio e del mareMarco Flavio Cirillo
  • Lavoro e Politiche SocialiCecilia Guerra (Viceministro), Jole Santelli, Carlo Dell’Aringa
  • Istruzione, Universita’ e RicercaGabriele Toccafondi, Marco Rossi Doria, Gianluca Galletti
  • Beni, Attivita’ culturali e turismo - Simonetta Giordani, Ilaria Borletti Buitoni
  • SalutePaolo Fadda

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Pensionati tra cud e code

Cud dei pensionati disponibile solo online

di Gaetano Bonaventura

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untitledLa legge di stabilità varata dal governo Monti ha previsto per le pubbliche amministrazioni l’utilizzo del canale telematico per inviare comunicazioni e certificazioni ai cittadini. L’obiettivo è ridurre i tempi e i costi della burocrazia, che tanto assilla il cittadino. Così anche l’Inps si è adeguato. Con Circolare n. 32 del l’INPS ha comunicato che a decorrere dal 2013, rilascerà i modelli CUD ai pensionati attraverso il canale telematico.

Un passo avanti verso la modernità, per portarci ai livelli dei Paesi più avanzati. Ma anche un salto nel buio per milioni di pensionati anziani  che non hanno internet o dimestichezza con questi nuova tecnologia. Così la maggior parte deve farsi aiutare dai parenti più giovani, chi ce li ha. Il problema tuttavia resta. E suscita preoccupazione diffuse.  Purtroppo questa misura, che  si  giustificata con il taglio delle spese per la pubblica amministrazione, non fa altro che spostare l’onere a carico del cittadino. 

imagesCA1DES9GQuesta misura non è assolutamente nella direzione della semplificazione, perché parte dal presupposto che la diffusione dei canali telematici sia capillare anche tra persone che, per ovvi motivi, non hanno accesso ad internet. Le possibilità alternative all’accesso online sono molte, ma comportano un costo enorme in termini di tempo perso, oltre a traslare il costo della stampa dei documenti semplicemente su altri soggetti diversi dalla sede centrale dell’Inps.

Da ultimo, penso che la convenzione stipulata con le Poste leda i diritti dei cittadini che sono costretti a pagare per ottenere un documento che spetta loro per legge.

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Più luce

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Il turismo negato

enitstoricoLA POLITICA RILANCI IL TURISMO

di Francesco Chiavegato

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Ci si perde tra mari e Monti e il nostro turismo va a rotoli… Ultima notizia il calo ad agosto del 30% delle presenze.

Ci vuole un telescopio spaziale per cercare il nostro “petrolio”?

L’Arabia Saudita ha trivellato la crosta terrestre…

Noi dovremmo solamente istruire meglio gli operatori turistici all’ospitalità, rimodernare il nostro patrimonio edilizio recettivo e rivedere le tariffe in rapporto ai servizi offerti.

La materia prima è quel parco di beni architettonici e paesaggistici che, con la nostra storia, valgono il 70% delle meraviglie mondiali.

Cosa ci vuole a programmare una seria e valida politica per rilanciare l’industria turistica che abbia un’unica concreta regia nazionale?

Dai Italia, svegliati da questo lungo sonno della prima e seconda Repubblica!

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La polemica. Dure accuse dal centrodestra. Alfano: «Decisione grave, tragico ritorno all’Italietta»

I due marò tornano in India «Non ci sarà pena di morte»

da La Sicilia

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I due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e il... Terzi

I due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e il… Terzi

I marò tornano in India. Con la garanzia da parte di New Delhi che non sarà applicata loro la pena di morte e che i due fucilieri di Marina potranno stare nell’ambasciata italiana.
Dopo settimane di duro braccio di ferro con l’India, la svolta della linea italiana sulla vicenda dei due militari – che Roma non voleva far rientrare in India dopo la decisione annunciata l’11 marzo – arriva ieri sera a meno di 24 ore dalla scadenza del permesso di quattro settimane concesso dalla Corte suprema indiana.

SIAMO ALLA FRUTTAÈ stato Palazzo Chigi a prendere in mano la questione con decisione e, con l’avallo del Quirinale, a determinare il cambio di rotta. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, riferiscono alcune fonti, anche gli ingenti interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.
«Il governo italiano – recita la nota di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo».
La formula della «tutela dei loro diritti fondamentali» viene spiegata dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura. New Delhi, in sostanza, ha fornito garanzie scritte che non sarà applicata la pena capitale ai militari in caso di eventuale condanna per la morte dei due pescatori indiani di cui sono accusati; e che Latorre e Girone potranno risiedere nell’ambasciata italiana, dove avranno «piena libertà di movimento».

vignetta-benny-libero-225406_tnLa notizia del ritorno dei due marò in India è «un bene per entrambi i Paesi», è stata la prima reazione del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso «l’apprezzamento per il senso di responsabilità con cui i due marò hanno accolto la decisione del governo, augurandosi un sollecito, corretto riconoscimento delle loro ragioni». L’auspicio resta comunque quello di un arbitrato internazionale, «che i militari vengano giudicati a casa loro e che – ha detto De Mistura – tutto venga risolto rapidamente».
Il sottosegretario ha avuto contatti intensi con le autorità indiane compiendo anche una visita all’ambasciata indiana a Roma. In giornata, prima dell’annuncio di Palazzo Chigi, era stato il ministro della Giustizia indiano a ricordare che era rimasto un giorno solo per risolvere lo scontro diplomatico ed evitare l’oltraggio alla Suprema Corte indiana.
Durissima, in Italia, la bocciatura del centrodestra. Il segretario del Pdl Angelino Alfano parla di una «una decisione tanto inaspettata quanto grave, che ha il sapore di un tragico ritorno all’Italietta. Così si perde la credibilità nazionale e internazionale».

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Monti… di figuracce

L’Italia è ancora affidabile?

I marò a casa, ma abbiamo fatto una figuraccia

di Tony Zermo
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MARO' TRATTENUTI IN ITALIAC’è in giro, sui giornali e alle tv, una generale soddisfazione per il fatto che il governo italiano ha deciso di non restituire all’India i due marò accusati di avere ucciso due pescatori scambiandoli per pirati. Qualche politico di destra si mostra persino orgoglioso di avere dato una fregatura all’India.

Pochi si preoccupano del fatto che il nostro Paese non ha rispettato gli impegni. E su questo, come la giri la giri, non c’è discussione. Stiamo facendo un’altra figuraccia internazionale.
Alibi ne abbiamo quanti se ne vuole perché la nave da carico «Enrica Lexie» era in acque internazionali quando avvenne la sparatoria e venne indotta con l’inganno a entrare nel porto di Kochi dove venne sequestrata e dove i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, furono arrestati con l’accusa di omicidio. Se la «Lexie» non avesse abboccato e avesse continuato nella sua rotta sarebbero stati giudicati in Italia e quasi certamente l’accusa sarebbe stata degradata a omicidio colposo. Abbiamo pagato cara questa ingenuità, perché poi la vicenda si è sviluppata secondo ritmi e riti indiani.

untitledScrive «Il Fatto quotidiano» che «è facile immaginare come questo non migliorerà le relazioni tra Italia e India già turbate dalle rivelazioni sulle presunte mazzette della Finmeccanica per piazzare gli elicotteri Agusta Westland. Ma perché il ministro degli Esteri Terzi ha deciso di intervenire adesso e non prima? Perché il governo Monti non ha lasciato la questione al prossimo governo e invece ha avuto la fregola di decidere ora (così come ha fatto con il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, ndr)?

eticaNon solo abbiamo rimediato una figuraccia, ma ora sono a rischio affari per miliardi di euro. Dalla Piaggio alla Fiat, dall’Eni alla Merloni elettrodomestici, dalla Chicco per prodotti per i bambini ai tessuti Zegna, dalla Lavazza alla Perfetti nel settore alimentare ci sono circa 400 aziende italiane presenti in India. Non pensiamo che la storia dei marò possa incidere più di tanto, però a livello alto il clima non potrà essere cordiale come prima.
Scrive Franco Venturini sul «Corriere della sera»: «Si può amaramente constatare che davanti alle imprese indiane dell’ultimo anno forse non abbiamo tentato tutto il tentabile presso i nostri alleati (che ben poco ci hanno aiutati), oppure presso l’Onu impegnata in prima fila contro la pirateria. Tant’è, ora il dado è tratto. E se tutti siamo contenti che i due marò sono tornati a casa, resta una punta di amaro in bocca che si chiama credibilità dell’Italia».

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Tra i due litiganti Terzi gode!

da polisblog.it

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158418116-586x443La decisione italiana era maturata da tempo. Ma naturalmente ha avuto l’effetto di una sorpresa quando, ieri pomeriggio, è stata comunicata dall’ambasciatore Daniele Mancini a New Delhi al governo indiano. I due marò non torneranno in India. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre erano rientrati in Italia per un permesso di quattro settimane il 23 febbraio scorso. Permesso che ufficialmente era stato chiesto per consentire ai due di votare, e poi di trattenersi con le famiglie con la promessa che sarebbero rientrati.

La Corte Suprema indiana non ha fatto problemi: già per le vacanze di Natale era stato dato un permesso ai due fucilieri, con molte polemiche allora dagli indiani che temevano – in termini brutali – il bidone, e con la promessa autografa del ministro degli Esteri Giulio Terzi che i due imputati sarebbero rientrati. Venne pagata anche una cauzione. E i due infatti rientrarono, anche con un paio di giorni d’anticipo sulla data ultima. Con i complimenti della stampa indiana per la lealtà dimostrata. Stavolta le garanzie pretese sono state ridimensionate, data anche la buona prova precedente.

E il tribunale era cambiato: il caso era passato dall’Alta Corte del Kerala alla Corte Suprema. Ai due fucilieri è stato chiesto di firmare un affidavit, e all’ambasciatore Mancini una lettera d’impegno personale sul rientro dei due imputati.

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Il Ponte abbandonato

Da stop Monti a Ponte sullo Stretto danni gravissimi .

Alessandro Pagano

Alessandro Pagano

di Alessandro Pagano

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Come componente della Commissione Finanze della Camera tengo a sottolineare che oltre al totale disinteresse mostrato dal governo Monti nei confronti delle Regioni del Sud in questi tredici mesi di mandato, assistiamo sgomenti e indignati all’ennesimo ‘colpo di mano’ intentato dai tecnici ai danni del Sud e in particolare della Sicilia, che rischia di vedere sfumare definitivamente il progetto del Ponte sullo Stretto, e dunque tutte le opportunità di rilancio economico e occupazionale che la realizzazione di questa importante infrastruttura avrebbe comportato.

ponte_sullo_stretto_ok_progetto_definitivo_investimento_8_miliardi_fine_lavori_2018_foto-2La ‘sanzione’ della revoca del contratto imposta dal governo, in caso di mancata rinegoziazione dello stesso entro il 1° marzo tra la cordata vincitrice dell’appalto Eurolink e la società concedente Stretto di Messina, parafrasando le più che condivisibili osservazioni svolte da autorevoli commentatori, è un fatto di una gravità tale da essere indegno di una moderna e industrializzata democrazia occidentale.

Questo episodio smentisce nella maniera più assoluta che l’operato del presidente Monti contribuisca a conferire all’Italia prestigio e credibilità internazionale. A causa di questa scellerata iniziativa l’Italia rischia infatti di scivolare in fondo alle classifiche Ocse: ai livelli, dunque, dei Paesi in via di sviluppo, perché considerata inaffidabile quanto al rispetto delle obbligazioni assunte.
A fronte dell’inadeguatezza del governo Monti e dell’inerzia del Pd, il solo partito che abbia creduto sin dall’inizio nella validità del progetto della realizzazione del Ponte sullo Stretto, in termini di sviluppo e di crescita per la Sicilia, è il Pdl”.
Siamo i soli, in questo momento, a ritenere che questa opera sia essenziale per colmare il grave gap alla base dell’isolamento e dell’assenza della Sicilia dai grandi circuiti dell’interscambio internazionale e interno, ed è per tali ragioni che proseguiremo la nostra battaglia in difesa e a sostegno di tale progetto”.

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