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Archivio per la categoria ‘Costume/Società’

Tempo d’ esami

Tempo d’ esami

di  Gaetano Bonaventura

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Maturita-2013È già tempo d’esami. Esami di Stato per quasi un decimo dei nostri giovani, esami universitari per almeno un quarto di essi. Si tratta di verifiche molto importanti, che aiutano gli studenti a conoscere meglio se stessi, la propria capacità di assimilazione e di restituzione di quanto studiato e anche il grado di resistenza a quel giusto mix di tensione e adrenalina che ogni esame in sé comporta.

In verità, gli esami fanno davvero crescere e sono stazioni importanti di quel cammino la vita di studio che conduce il giovane a riconoscere e sviluppare i propri talenti, e che infine lo abilita a mettere in circolazione proprio tali talenti per il bene comune.

La possibilità dello studio, in particolare la possibilità di studiare all’Università, è dunque una grande e bella opportunità. Non a caso il numero di laureati è considerato uno degli indicatori essenziali per misurare la potenza di sviluppo di una nazione.

Proprio per questo, dispiace sapere che nel nostro Paese, da alcuni anni, diminuiscono le immatricolazioni all’Università è piuttosto alto resta il numero di coloro che abbandonano gli studi accademici già al primo anno. Sono segni abbastanza evidenti di un generale malessere che affligge tale settore della nostra società.

Non sono difficili da capire le cause di questi dati: infatti, in Italia, da una parte continua a restare sempre difficile il collegamento tra mondo dell’istruzione e del lavoro,mentre dall’altra le prospettive di guadagno di un laureato non sono maggiori di quelli di chi inizia  lavorare senza un titolo di studio superiore. Insomma, il rischio di trovarsi senza lavoro dopo lunghi anni di studio e di sacrifici, oppure quello di doversi adattare a un impiego che poco o nulla abbia a che fare con quanto si è studiato, sono da noi piuttosto alti.

                                                                                   

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Cari elettori…

Cari elettori…

 Gaetano Bonaventura

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imagesCAGS9G1ASiamo nel periodo elettorale, la febbre sale e le promesse fioccano!

Come sempre accade in questi momenti pre-elettorali e di fibrillazione assoluta le debolezze e i problemi della povera gente diventano i punti di forza, le feroci tigri da cavalcare per alcuni politici senza scrupoli: le richieste di voto si sprecano e gli impegni (sul proprio onore) di risolvere le problematiche più disparate non si contano visto che, per l’occasione, vengono prese in considerazione proprio tutte, nessuna esclusa.

Siamo alle solite perché ancora non vogliamo proprio capire che, ad elezioni concluse, i riflettori si spegneranno non solo su “tutti” ma anche su “tutto” e…buonanotte ai suonatori!

Io, però, non mi sento di condannare quella categoria di politici scaltri e approfittatori anzi, il mio ditino indice lo punto, solo ed esclusivamente, su quella parte di elettorato che è sempre pronto ad inchinarsi davanti al politico di turno chiedendogli di tutto ben sapendo che ciò che gli verrà promesso, almeno nella maggior parte dei casi, non si realizzerà mai.

imagesCAL5AAN7Allora caro elettore mendicante, che senso ha sparlare di questo o quel politico dopo averne incassato consapevolmente l’ennesima bugia, forse, o anima candida, non sapevi che sarebbe finita così? Lo sai che così facendo le problematiche che affiggono il tuo territorio, la tua città e, perché no, la tua famiglia si aggraveranno fino al punto di “non ritorno”? Caro elettore, non li leggi i giornali? Sei capace di capire quello che è già successo e quello che potrebbe accadere con quella x apposta sul foglio bianco nella fredda urna elettorale? Ricordati che, a danno compiuto, non ti sarà più consentito scagliarti contro chi hai contribuito a mandare nelle stanze dei bottoni!

Allora rifletti un attimo, prima di puntare quel dito colpevole su una classe politica espressione anche della tua volontà, oltre che dei soliti giochi politici pre-elettorali! Caro elettore non percorri mai le strade al collasso? Non ti è mai capitato di finire in una di quelle buche che è solita svernare o abbronzarsi sull’asfalto malridotto? Sai che lo Stato è diventato il tuo socio privilegiato? Ti sei chiesto cosa ti dà in cambio? Per lo più, problemi conditi da inefficienza e caos, oltre a una colpevole carenza di servizi.

Ecco caro elettore, questo è solo un piccolo assaggio dei tanti impegni non mantenuti da parte di classi politiche manchevoli.

Che dici… questa volta puoi pensarci meglio, prima di apporre il tuo voto?

 

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I violenti

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE

di Franco Petraglia

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imagesCAS5OJKULa lista delle donne uccise, ferite o picchiate selvaggiamente per mano di uomini loro fidanzati, compagni, mariti o ex è sempre aperta. Certo è che durante questo mese di maggio in una settimana la cronaca ha raccontato ben cinque fatti
di femminicidi.

L’Osservatorio Nazionale Stalking ricorda infatti le molte persone che hanno perso la vita per una separazione non accettata, per un rifiuto, per le dinamiche solite dello stalking. La cosa più impressionante è che in oltre il 50% dei casi ci sono stati chiari prodromi di stalking e violenza. Sulla stessa lunghezza d’onda anche i dati dell’Associazione Telefono Rosa riguardanti il 2012.

La conferma è lapalissiana. La violenza si scatena quasi sempre tra le mura domestiche, all’interno di un rapporto affettivo o  sentimentale. L’autore è dunque il marito (48%), il convivente (12%) o l’ex (23%), un uomo tra i 35 e i 54 anni (61%), impiegato (21%), istruito (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Non fa uso particolare di alcol
o di droghe (63%). Insomma, un uomo “normale”.

Così come normale è la vittima: una donna di età compresa fra 35 e 54 anni, con la licenza media superiore (53%) o la laurea (22%);impiegata (20%) o disoccupata (19%) o casalinga(16%), con figli (82%).

imagesCAUPB183Trovo encomiabile quelle vittime che hanno l’audacia di denunciare i propri carnefici. Solo così queste donne sfortunate possono essere realmente protette dal punto di vista sociale e giuridico. Che il caso finisca o meno in tribunale, ritengo opportuno ricordare che non può esserci alcun tipo di risarcimento per uno stupro-violenza, né morale né materiale. Un tale gesto di barbarie, infatti, produce tanto dolore e devastazione in che lo subisce, da trasformarsi quasi sempre in una ferita sanguinante.

Il futuro di queste vittime, beninteso, è contrassegnato da solitudine, da instabilità psichica e da carenza di affetto. E’ una violenza che non si dimentica facilmente e spesso arriva ad uccidere interiormente una donna, pur lasciandola fisicamente in vita. La donna, ripeto fino alla noia, per la sua presenza preziosa nella vita dell’uomo, merita tutta la stima, l’affetto  e l’amore di questo mondo.

In altre parole, questo gentil sesso, secondo la mia forma mentis, non si picchia neanche con un fiore.

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Dialogo difficile

Quando i giovani rifiutano il dialogo con gli adulti

di Lucia Brischetto

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imagesCAWQ08S5Sono solo due le cose che possiamo sperare di dare ai nostri figli. Una sono le radici. L’altra le ali (H.Carter). Ma come facciamo noi adulti a dare radici e ali ai nostri giovani se “abbiamo imparato a volare come uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di amarci come fratelli ? ” (M.L. King).

Noi adulti spesso ci siamo ritirati al processo educativo sottraendoci al dovere di testimonianza dei valori della vita. Ma quel che è peggio è l’avere negato ai nostri figli il dialogo e la nostra compagnia. Pertanto oggi i nostri giovani soffrono enormemente la solitudine. Hanno quindi ragione a rifiutare il dialogo con chi non ha più nulla da trasmettere loro.

I ragazzi rifiutano il dialogo con quella parte di noi adulti che hanno imparato a conoscere attraverso l’incoerenza, la corruzione, l’apparenza, la mafia. Scrive Fernando Savater studioso spagnolo autore di “a mia madre, mia prima maestra” che non è sufficiente nascere per essere uomini, bisogna anche imparare a diventarlo. Questo apprendimento si realizza in famiglia dove è ormai tempo che i genitori offrano ai figli esempi positivi e propositivi con i quali i giovani possano identificarsi. Sarebbe più che utile che i genitori riacquistassero la loro autorevolezza e ripristinassero l’affettività, le regole della civile convivenza e la consapevolezza del proprio status.

Com’è noto l’adattamento è la “capacità di relazionarsi, di vivere modelli sociali soddisfacenti anche se comportano rinunce”, pertanto occorre passare attraverso quei processi di formazione che durano tutta la vita, ma di cui la fase più delicata per l’individuo è quella adolescenziale. La conclusione della fase adolescenziale chiude un ciclo determinante nella vita di una persona, la non conclusione, il suo protrarsi, possono portare il ragazzo ad una devianza temporanea o ad una devianza definitiva.

imagesCAEPT775Quello che gli adulti dovrebbero chiedersi è: perché su “quel” soggetto “quelle” cause hanno prodotto quello stato. Se oggi abbiamo un notevole tasso di devianza minorile e adulta lo dobbiamo alla incoerenza sociale e alla discordanza dell’educazione data.

L’adolescente cerca la sua identità con l’acquisizione di un modello comportamentale che lo possa rassicurare circa la sua maturità. Nella società di oggi il giovane si trova di fronte ad una pluralità di modelli in conflitto fra loro ed egli deve affrontare il problema della scelta, ma la sua libertà di scelta è limitata perché oggi sembrano prevalere i modelli di “uomo di successo”, ricco e potente. Modelli questi che stanno funzionando da imperativi. Per questi motivi il minore che deve scegliere i suoi modelli e le figure con le quali identificarsi, può non scegliere o scegliere male o aggrapparsi alla provvisorietà ed eliminare lo sforzo di diventare adulto e rimanere un incompiuto e/o un disadattato.

E… non dovrebbe accadere mai più che un minore arrestato, giungendo in Istituto esprima agli operatori penitenziari, tutta la sua contentezza perché “entrando in carcere la mia famiglia è contenta in quanto mi sono fatto grande”.

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In Italia 8 milioni di poveri. Cinque famiglie su 100 vivono in condizione di povertà assoluta

Gaetano Bonaventura

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sfilataOtto milioni di poveri in Italia nel 2012 (con una spesa media mensile per persona pari a 999,67 euro in una famiglia di due componenti) e quasi 3 milioni in povertà assoluta, cioè 1 milione e 126mila famiglie (il 4,6% delle residenti), per un totale di 2 milioni e 893mila individui (ovvero il 4,9% dell’intera popolazione). 

Questi i dati diffusi dall’Istat che, sottolinea come l’indice di povertà assoluta sia stabile, ma che questa stabilità nasconde situazioni che peggiorano, in particolare nel Meridione, nelle famiglie numerose, con disoccupati, con a capo lavoratori autonomi e con un basso livello di scolarizzazione. 

La stima dell’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e servizi che nel contesto italiano vengono considerati essenziali per una determinata famiglia a conseguire una standard di vita minimamente accettabile. I

imagesIl fenomeno, si legge nei dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica, e’ maggiormente diffuso nel Mezzogiorno (7,9% nel 2010 rispetto al 5,8% del 2009), dove anche l’intensità’ di povertà assoluta, pari al 17,3%, e’ leggermente superiore a quella osservata a livello nazionale (17%). 

Si conferma inoltre lo svantaggio delle famiglie più ampie (se i componenti sono almeno 5 l ‘incidenza e’ pari al 9,4% e sale all’11% tra le famiglie con tre o più figli minori) rispetto a quelle di monogenitori (5%) e delle famiglie con almeno un anziano, oltre allo svantaggio associato con le situazioni di mancanza di occupazione o di bassi profili occupazionali. Rispetto al 2009, rileva l’Istat, nel 2008 l ‘incidenza di povertà assoluta e’ rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma e’ aumentata significativamente nel Mezzogiorno, passando dal 5,8 al 7,9%.

La condizione di povertà assoluta, spiega l’Istituto di statistica, peggiore tra le famiglie di 4 componenti, in particolare coppie con due figli, soprattutto se minori; tra le famiglie con a capo una persona con licenza media inferiore, con meno di 45 anni o con a capo un lavoratore autonomo. Un leggero miglioramento si osserva solo tra le famiglie dove si associa la presenza di componenti occupati o ritirati dal lavoro.

poveri_e_vecchi_NQuesto per un totale di poveri assoluti, riassume l’Istat, di 1 milione e 126mila famiglie (il 4,6% di quelle residenti in Italia), pari a 2 milioni e 893mila individui (il 4,9% dell’intera popolazione italiana). Per quanto riguarda invece gli individui che si sono trovati in condizioni di povertà relativa, sono stimati dall’Istat in 8 milioni e 78mila (13,6% della popolazione), ovvero circa 2 milioni e 737mila famiglie (l’11,3% di quelle residenti nel Paese). Negli ultimi 4 anni, sottolinea l’Istat, la percentuale e’ rimasta sostanzialmente stabile. La soglia di povertà per una famiglia di due componenti e’ rappresentata dalla spesa media mensile per persona, che nel 2008 e’ risultata pari a 999,67 euro (+1,4% rispetto alla linea del 2007).

Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come relativamente povere.  Il fenomeno continua ad essere maggiormente diffuso nel Mezzogiorno (23,8%), dove l’incidenza e’ quasi cinque volte superiore a quella osservata nel resto del Paese (4,9% nel Nord e 6,7 nel Centro) e tra le famiglie piu’ ampie: coppie con tre o più figli e di famiglie. La situazione e’ più grave se i figli hanno meno di 18 anni: l’incidenza tra le famiglie con tre o più figli minori sale infatti, in media, al 27,2% e nel Mezzogiorno addirittura al 38,8%. Infine, se le famiglie povere hanno una spesa media equivalente sostanzialmente invariata rispetto al 2007 – pari a circa 784 euro al mese – nel Mezzogiorno i nuclei presentano invece una spesa media di circa 770 euro (l’intensità’ e’ del 23%), rispetto agli 820 e 804 euro osservati, rispettivamente, per il Nord (18%) e per il Centro (19,6%).

                                                                                                      

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…ovvero “Dell’educazione dei fanciulli”

7474360-la-chiave-e-inserita-nella-serratura-del-cuore-il-carattere-tenta-di-aprire-la-serratura-per-web-3ddi Cyrano

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  • «Ma statte zitta, ché quanno t’ho bbaciata l’artro ieri se sentiva ancora la puzza de quello sfigato der giorno prima!»
  • «Sfigato ce sarai te, che comunque c’avevi addosso er profumo de quella cessa de ‘a terza bbi sortanto ieri, datte ‘na regolata!»

No, non è la sbobinatura di una puntata di Uomini e Donne, né di Forum né di non so quale altra dotta tribuna televisiva: “ ‘a terza bbi ” è un indizio decisivo, sono degli adolescenti, e me li sono trovati tra i piedi andando a far catechismo in parrocchia.

Solo un pensiero m’ha smorzato la sensazione di star sciupando irrimediabilmente il mio tempo con loro: il mio parroco e i viceparroci (ma non penso che agli altri vada molto meglio) devono percepire quella stessa fitta in modo terribilmente più sconsolato. “Mal comune, mezzo gaudio”, ma io direi anche meno (molto meno!) di mezzo, e comunque il prossimo che mi viene a parlare dei giovani come “speranza del domani” lo accoppo, come del resto ho già fatto con l’ultimo.

Ora vi racconto com’è andata avanti la discussione, mentre mi sedevo e cercavo di non farmi scendere il polso sotto le trenta pulsazioni al minuto. Prima, però, mi devo sbottonare un istante, perché questi dialoghi surreali tra adolescenti sono quasi la prova del nove: la storia della parità è stata contaminata (ben al di là dei ragionevoli e giusti riconoscimenti) da un’ideologia che a conti fatti è solo l’ultima metamorfosi del maschilismo.

imagesCAOID47ZMi ripeto, lo so, ma la questione è seria: com’è che invece di uniformarci verso lo standard del pudore femminile sono le donne che si sono sbragate all’infimo livello dell’impudicizia di certo maschiume?

Non che siano molto più concreti e quotidiani di quelli del giovane Werther, ma da che dipenderanno mai “I dolori del giovane Walter” (secondo me comunque un premio Strega si dovrebbe darlo, alla Littizzetto, anche solo per questo titolo!)? Non sarà che il giovane Walter soffre perché la giovane Jolanda gli assomiglia sempre di più? E che è, bisognava accettare che il giovane Walter facesse l’uccel di bosco fra le fresche frasche, mentre la giovane Jolanda si guadagnava l’aureola facendo il sugo e sopportando le infezioni riportate a casa dal giovane Walter?

Mo’ ve lo dico, quello che penso, ma riprendiamo il filo da dove l’avevamo lasciato in sospeso… anzi no… ora dovrei imbracciare la chitarra e mettermi a cantare sulle note di Brassens: «La suite serait délectable, / malheureusement, je ne peux / pas la dire, et c’est regrettable: / ça nous aurait fait rire un peu»*.

Il fatto è che il seguito del dibattito tra i due piccioncini è stato così colorito… così arricchito da cinguettii di borgata… che mi vedo alfin costretto a proporvene una parafrasi riveduta e corretta (nonché letterariamente migliorata, si spera). Procediamo ordunque:

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Se il leader è insicuro crea conflitti e rancori

di Roberto Cafiso

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imagesCAWA9533Nel mondo organizzativo e lavorativo i leader, anche intermedi, rivestono un ruolo di importanza strategica sia per le aziende sia per l’intera società. Essi hanno infatti il potere gestionale sui dipendenti e assieme l’ansia di raggiungere risultati con un indice di incertezza e precarietà a loro volta determinato dall’interdipendenza coi livelli più alti di management che talvolta sono subordinati al livello politico. Un incastro da scatole cinesi, insomma.
Proprio la leadership è la causa prima delle disfunzioni del sistema e dell’instaurarsi di relazioni al suo interno malate perché conflittuali.

La gestione del potere e del denaro è una questione parecchio complessa e pluri correlata, in particolare nel settore privato. Essa si ripercuote non soltanto sui risultati economici, ma sulle risorse umane, sulla capacità di queste o di avvertirsi come indispensabili per raggiungere i risultati, ovvero come strumenti anonimi per conseguire gli utili preventivati.
Non è facile mantenere un buon grado di lucidità nel guidare la macchina organizzativa e d’altra parte non sempre a farlo vi sono le persone adatte per competenza, equilibrio e qualità personali che discendono in primo luogo da un buon grado di salute mentale.
Sono stati studiati i capi con un disturbo antisociale di personalità, protési anche inconsapevolmente a terrorizzare i dipendenti, far avvertire loro un senso elevato di instabilità, colpirli con sanzioni e vessazioni.

leadership-leader-successo-guadagnaIl rischio del “capo malato” è direttamente proporzionale al suo detenere ampi margini di potere e discrezionalità. I meccanismi adattivi, noti dalle corti reali in poi, prevedono un nugolo di fedeli scherani che difendono l’operato del leader e che a loro volta si adoperano per eliminare o tacitare i dissidenti.
D’altra parte una delle strategie aduse alla “leadership maligna” è il motto di Giulio Cesare: divide et impera, con la promozione di contrasti, conflittualità e rancori. Il clima adatto per eliminare alleanze orizzontali, invise al potere, mantenendo la dipendenza verticale che in tal modo controlla il sistema.

Le relazioni interpersonali sono fondamentali per le organizzazioni. Le aggregazioni nevrotiche dipendono dagli stili di comando ove prevale il personalismo del leader, l’ossessività, il disturbo bipolare, le aree paranoiche del pensiero, la dominanza, il desiderio di vendetta. Il business ne risentirà comunque, perché queste organizzazioni implodendo faranno anche flop negli utili, oltre a contaminare la collettività di disagio diffuso e malattie.

Il rischio più frequente di una leadership è il narcisismo.

imagesCAKPIXPCPer caratteristiche personologiche il narcisista innesca dinamiche di adorazione del sé scoraggiando l’autonomia, in un desiderio tanto irrefrenabile quanto irrealizzabile di mantenere il controllo su tutto per sempre. Il narcisista non è in grado di delegare o quando lo fa finge e sceglie i meno capaci, aspettandosi in realtà l’insuccesso del collaboratore, così da ripristinare un potere autarchico motivato dall’inefficienza altrui.
Un leader siffatto ha come palcoscenico esistenziale il suo lavoro ed è lì, lontano da relazioni simmetriche e dal confronto amicale. Nel lavoro egli spende tutte le sue energie e la maggior parte del suo tempo. La vita personale così si impoverisce ed i contatti occasionali sono sempre e comunque protesi all’autoaffermazione.

Non a caso i periodi di assenza fisica di questo tipo leader coincidono con una maggiore serenità e respiro dell’organizzazione, il cui futuro è tuttavia inevitabilmente orientato al tracollo annunciato.

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La Famiglia è sempre più in crisi

di Gaetano Bonaventura

imagesCABWPAEXLa famiglia italiana è sempre più in crisi: continua il trend di crescita di separazioni e divorzi anche se, nell’85,5%, ci si divide consensualmente. L’Istat rileva inoltre come, in media, un matrimonio duri 15 anni. Restano alti i tassi di separazione che riguardano, in media, il 30% dei matrimoni: se nel 1995 per ogni mille matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si è arrivati a 307 separazioni e 182 divorzi

I dati.

Gli ultimi dati, riferiti al 2010, segnalano che le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160, con un aumento delle prime, rispetto all’anno precedente, del 2,6% e un leggero decremento dei divorzi dello 0,5%. L’età media di chi si separa è 45 anni per i mariti e 42 per le mogli, che in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente 47 e 44 anni. 

vaurofamigliacrisiI figli.

Inoltre il 68,7% delle separazioni e il 58,5% dei divorzi ha riguardato coppie con figli, il cui affido, nell’89,8% dei casi, è stato condiviso. La litigiosità tra i coniugi risulta più alta al sud dove le separazioni giudiziali (in media 14,5%) raggiungono il 21,5%. È invece del 20,7% nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso livello di istruzione. Nel 20,6% delle separazioni è previsto un assegno mensile per il coniuge che nel 98% dei casi è corrisposto dal marito alla moglie. L’importo medio è più elevato al nord (520 euro) che nel resto del Paese (447,4). Nel 56,2% dei casi la casa è assegnata alla moglie, nel 21,5% al marito mentre nel 19,8% dei casi gli ex coniugi vanno ad abitare in case autonome e distinte diverse da quella coniugale. 

imagesCA91S6ZGBoom di separazioni tra gli ultrasessantenni.

Negli ultimi dieci anni, come rileva l’Istat, gli uomini che decidono di vivere una seconda giovinezza affettiva sono raddoppiati: le separazioni che riguardano ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 8.726. Dunque nel 2010 quasi il 10% degli uomini oltre i sessanta anni si è separato a fronte di un 6,4% di donne della stessa età. In generale l’Istat rileva un forte aumento dell’instabilità della coppia che ha portato, dal 1975 ad oggi, a una triplicazione dei matrimoni falliti. E la tendenza è che la vita di un’unione dura sempre di menoggi, a una triplicazione dei matrimoni falliti. E la tendenza è che la vita di un’unione dura sempre di meno.

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Sesso e crisi economica

 di Gaetano Bonaventura

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Chi non lavora non fa l’amore  cantava Adriano Celentano!

imagesCAG2QLKNLa crisi economica che stiamo vivendo in questi anni, causa anche una crisi dell’eros. Ciò è confermato anche da una recente ricerca della Società italiana di andrologia, le preoccupazioni economiche, la paura di perdere il lavoro, devastano la libido. «Ansia e stress – spiega il professor Vincenzo Gentile della SIA – aumentano l’adrenalina che agisce come vasocostrittore. E così diminuisce l’afflusso di sangue necessario a garantire l’erezione. Tutto ciò comporta un calo dell’umore, che si riflette quindi sull’armonia della coppia, sia emotiva che fisica».

Parla chiaro l’esempio degli stati Uniti. Da un sondaggio condotto da Daily Beast è emerso che a causa della recessione sono diminuiti quasi del 40% gli appuntamenti romantici;

  • si è ridotta del 39% la spesa media per cene e regali;
  • sono aumentati i litigi e i battibecchi all’interno della coppia: circa il 30% delle persone coinvolte nel sondaggio ha dichiarato di essere più incline al litigio con il partner;
  • moltissimi si dichiarano meno intenzionati a fare figli (42%), mentre altri sono meno propensi a sposarsi (31%), andare a convivere (26%) o al contrario divorziare (35%) pur di non dover affrontare spese extra in tempo di crisi; naturalmente ne risente anche il sesso: metà degli intervistati hanno dichiarato che neppure il sesso possa aiutarli a non pensare ai problemi che li assillano.

imagesCAA1F3N3Le coppie  moderne stanno attraversando un profondo periodo di crisi: l’uomo, da un lato, è sempre più “distratto” perché molto concentrato sugli aspetti economici; le donne, dall’altro, dichiarano di esser stanche dal momento che sono spesso costrette a dividersi tra lavoro, casa e figli.

Di fronte alle numerose pressioni esterne, la coppia finisce pertanto col dedicare meno tempo alla propria vita intima. Oltre alla quantità, pare che sia cambiata anche la qualità del tempo trascorso col partner, dal momento che il livello di stress e di stanchezza che si è costretti ad affrontare quotidianamente, porta, non soltanto ad un calo della libido sessuale ma anche ad un incremento di conflitti ed incomprensioni.

La comunicazione fra i partner diventa sempre più scarsa e fragile comunicazione perché minata da eventi “critici” come i problemi economici. La stanchezza e lo stress accumulati nel corso della giornata, finiscono, dunque, col fare emergere molte fragilità, portando ad una notevole inibizione del desiderio di creare spazi di condivisione col partner e di scambio reciproco, fondamentali, entrambi, per il benessere della coppia. 

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imagesCA7X3NHTPubblicato il 15° rapporto Espad-Italia del Cnr di Pisa. Sono ormai circa 550mila i giovani studenti consumatori di cannabis. Ma preoccupa l’incremento, anche se modesto, degli oppiacei. Ne fa uso l’1,3% degli studenti. Stabile la cocaina che interessa comunque il 2,7% dei ragazzi.

Droga. Cnr: “Uno studente su 4 fuma cannabis. Ma in 30mila usano eroina e in 60mila cocaina”

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imagesCAF0L7I7Non è ancora un vero e proprio allarme, ma sicuramente un dato preoccupante: secondo i dati di Espad-Italia (European school survey on alcohol and other drugs), quella del consumo di droghe – non solo leggere – negli adolescenti italiani è una pratica in aumento. Siamo al di sopra della media europea, anche se ben lontani dagli eccessi di alcuni paesi, come la Francia. I dati 2012 parlano di oltre 500mila studenti delle scuole medie superiori che hanno consumato cannabis, poco più di 60mila cocaina e 30mila oppiacei, su una popolazione scolastica pari a 2,5 milioni di ragazzi. Ci sono poi i consumatori di allucinogeni e stimolanti: circa 60mila per ciascuna categoria di sostanze. A dirlo, è la 15esima edizione dello studio sulla popolazione studentesca, realizzato per il nostro paese dal Reparto di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). L’indagine ha coinvolto 45.000 studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola.

“Il nuovo studio attesta una generale tendenza alla stabilizzazione nel numero di consumatori per tutte le sostanze; tuttavia, si osservano alcuni interessanti incrementi”, dichiara la responsabile dello studio, Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr.

imagesCA81SXAO “I dati parlano innanzitutto di un aumento del consumo di cannabis: nel 2012 dichiarano di averne fatto uso almeno una volta nella vita e negli ultimi dodici mesi rispettivamente il 28,1% e 22,1% del campione, contro il 27,5% e 21,5% rilevati nel 2011. Il dato nell’ultimo anno pone l’Italia cinque punti sopra il 17% di media europea, seppur lontanissima dal 42% della Repubblica Ceca e dal 39% della Francia. I ragazzi sono più coinvolti delle coetanee (27% contro 17%) e l’assunzione è avvenuta venti o più volte nell’ultimo anno per il 31% dei consumatori e il 16% delle consumatrici. L’età media del primo contatto è 15 anni”.

untitledMa ad aumentare non è solo il consumo di droghe leggere, purtroppo. L’eroina, sostanza in flessione rispetto al decennio scorso, segnala una lieve ripresa nell’ultimo anno: dall’1,2% nel 2011 all’1,3% (2% tra i maschi, 0,6% tra le ragazze) e anche tra gli assuntori frequenti (10 o più eventi nell’ultimo mese) si passa dallo 0,5% allo 0,6%. La cocaina è stata assunta nell’ultimo anno dal 2,7% degli intervistati (dato uguale al 2011), in maggioranza ragazzi (3,8% contro 1,6%); si attesta sullo 0,7% la quota di chi la assume regolarmente. Relativamente alle sostanze allucinogene (LSD, ketamina e funghi) il 2,5% dei giovani intervistati ammette l’uso nell’ultimo anno, ma tra i diciannovenni la quota arriva al 3,8%, e l’1,5% nell’ultimo mese.
Aumenta poi anche l’assunzione di stimolanti: 3,8% nella vita e 2,6% nell’ultimo anno, contro 3,6% e 2,4% della precedente rilevazione, con un picco (consumi ultimo anno) del 4% tra i 19enni. Anche in questo caso, come avviene in genere, i maschi sono più attratti rispetto alle ragazze (3,6% contro 1,6%), in particolare da amfetamine ed ecstasy.

alcool-biere-celebration-socialeAltro discorso quello dell’alcool, in cui a preoccupare non è tanto il consumo quotidiano (seppure alto), ma quello della sempre maggiore tendenza degli adolescenti al binge drinking, ovvero il consumo di cinque o più bevande alcoliche nella stessa serata. “Per le sostanze alcoliche si registra un primato tutto italiano: nel 2012 il consumo nella vita interessa l’88,6% del campione, quello nell’ultimo anno l’81,1% e il 64,7% degli intervistati ha bevuto nell’ultimo mese”, prosegue la ricercatrice.

“Un dato che ha origini culturali e non evidenzia particolari comportamenti a rischio, ma va sommato a quello preoccupante del ‘binge drinking’ praticato dal 35,1% degli studenti, tra i quali il 60% dei maschi e il 68% delle femmine riferisce uno o due episodi al mese e più di un quinto da tre a cinque volte”. Il dato sull’ubriacatura resta comunque inferiore a quello della media europea.

311809_461036757250152_1777270315_nNegli ultimi anni, inoltre, dilaga il consumo delle cosiddette bevande energetiche, che si attesta al 41% del campione. “Nonostante siano analcoliche, queste bevande contengono sostanze stimolanti che spesso si abbinano all’abuso di alcol”, osserva Molinaro. “Gli utilizzatori di queste bevande si ubriacano più del doppio rispetto a chi non le beve: il 40,5% almeno una volta nell’anno (contro il 19%), il 54,3% nell’ultimo mese (contro il 28%)”. Il 15,4%, infine, dichiara di aver assunto psicofarmaci senza prescrizione, mentre oltre il 52% degli studenti a cui sono stati prescritti ha continuato ad assumerne senza controllo medico. I più diffusi sono i farmaci per dormire e per le diete.

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