Benedetto XVI all’Angelus punta il dito contro i ricchi disonesti, ma non cita il Vangelo
di Carmelo Dini
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Il Papa, domenica mattina, dal Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ha puntato il dito contro i “ricchi disonesti”. Queste le sue parole: “Nella liturgia odierna risuona anche l’invettiva dell’apostolo Giacomo contro i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi (cfr Gc 5, 1 – 6).
Al riguardo, Cesario di Arles così afferma in un suo discorso: «La ricchezza non può far del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione (Sermoni 35, 4). Le parole dell’Apostolo Giacomo, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo da usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità a tutti i livelli”».
Non era naturale aspettarsi che il Papa citasse almeno uno dei tanti passi del Vangelo in cui Gesù condanna la ricchezza? Perché il Pontefice cita Cesario di Arles e non Gesù? Semplice: perché Gesù non redarguisce i ricchi disonesti, bensì i ricchi: “Ma guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione…” (Lc 6, 24); “E’ più facile che una gomena entri in una cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio” (Mt 19, 23 – 24).
Ammettiamo però che Gesù intendesse condannare solo la ricchezza ingiusta, siamo certi che essa lo sia solo se “accumulata a forza di soprusi”?
La bellissima parabola del ricco epulone nel vangelo di Luca, fa capire chiaramente il pensiero di Gesù: la ricchezza è una colpa sino a che esistono i poveri, gli affamati, gli assetati, i bisognosi. Comincia così: “C’era un uomo ricco, che portava vesti di porpora e di bisso e faceva festa ogni giorno con grandi banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, sedeva alla sua porta a mendicare, tutto coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con gli avanzi che cadevano dalla mensa del ricco…” (Lc 16, 19ss).
E’ la sola presenza dell’affamato che rende peccatore il ricco.










Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Dini, vai a farti un bagno di umiltà, sapiente della disonestà intellettuale che non sei altro. Sei immorale falso e dall’alto di ciò che Dio mi ha concesso abbi presente che non fai parte della comunità di Cristo ma sei devoto a Satana e alle sue leggi.