COSA E’ BENE SAPERE SUI GENERICI
di Roberto Bellia
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L’altro ieri è entrata in vigore la legge per cui sulle ricette i dottori indicheranno solo il principio attivo del medicinale e non il suo nome commerciale. La sanità italiana risparmierà parecchi soldi.
Prima di esultare è bene sapere: il farmaco equivalente può contenere fino al 20% in meno del principio attivo; oltre al principio attivo il medicinale è composto da altri prodotti che possono avere effetti che non ne favoriscono l’assorbimento nella stessa misura del farmaco originale; è sufficiente una pressione eccessiva nella produzione di una compressa per renderne difficilmente lo scioglimento causando di conseguenza l’espulsione del farmaco che non viene così assimilato.
Ma la realtà che più di ogni altra dovrebbe farci riflettere è se è più conveniente far guadagnare soldi alle industrie farmaceutiche che fanno ricerca o farli guadagnare all’industria farmaceutica che copia i risultati delle ricerche fatti da altri.










Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Mi stupisce l’articolo, dopo il varo della legge, che incita ad avere dubbi sull’effettivo valore del farmaco cosiddetto generico. Diciamo intanto che i generici esistono da un po’ di tempo e nessuna levata di scudi, mi pare, c’è stata fin ora; forse fino a oggi sono stati efficaci ugualmente dei griffati o semplicemente non sono stati opportunamente pubblicizzati o forse ancora, essendo a richiesta, la loro vendita non ha intaccato il volume d’affari prodotto dai farmaci d’elite? Mah! Sta di fatto che solo ora escono fuori critiche e dubbi. Pare che il farmaco generico “può” contenere fino al 20% in meno del principio attivo. Non so qual è il parametro di riferimento per identificare e quantizzare questo fantomatico meno, ma mi pare di aver capito che il medico, nella prescrizione, debba indicare il principio attivo e, penso, così come fa adesso debba pure indicare la quantità di principio attivo presente nel medicinale, per cui francamente non riesco a comprendere questo fantomatico meno. Se nella ricetta c’è scritto che il paziente dovrà assumere 100 mg di quel prodotto al giorno, vuol dire che sarà preso tanto prodotto fino al raggiungimento della quantità prescritta, a prescindere se la pillola ne contenga 50, 70, o 100 di mg; il dubbio sollevato mi pare del tutto inconsistente e fazioso. Sull’eccipiente … anche qui è presente il termine possono: i generici “possono” contenere altri prodotti che ecc. ecc.. In pratica si fa apparire per scontato, anche se l’espressione è dubitativa e probabilistica, che il generico debba necessariamente essere costituito da componenti di scarsa qualità. Ma non è il ministero che autorizza la immissione sul mercato dei farmaci dopo accurati esami sull’effettiva qualità ed efficacia del farmaco stesso? Mah di nuovo! Infine la problematica legata al guadagno: è più conveniente far guadagnare chi fa ricerca o chi copia? Come se le industrie farmaceutiche fossero delle O.N.L.U.S., terzo mah!
Visto il varo della legge vorrei invece chiedermi del perché sia stata scritta: forse per procurare nocumento ai poveri ed indifesi “consumatori-pazienti-malati”? E’ possibile e, a giudicare dai toni con cui i generici vengono presentati da questo articolo pubblicato sul “nostro” blog d’informazione, pare non ci siano altre spiegazioni. Mah!
Penso che questa legge, dico legge dello Stato, in qualche modo faccia parte di quel pacchetto sulle liberalizzazioni che l’attuale governo ha emanato, anche se “costretto” a fare tanti passi indietro dalle forze politiche che ci rappresentano (ahahaahaah). Se non ricordo male alla proposta di liberalizzare le farmacie, nel senso di non legare il loro numero sul territorio al numero degli abitanti, sia seguita una crociata delle associazioni di categoria che hanno COSTRETTO lo stesso governo a fare marcia indietro e ridimensionare il valore intrinseco della proposta originaria; adesso questa “leggina” che, anche se ritengo facesse parte del pacchetto ab origine, cerca di attaccare una pezza al buco, ma che viene osteggiata da una comunicazione denigratoria … come questa dell’articolo.
Il signore che scrive, devi sapere, è un farmacista di Catania insieme al fratello/figlio, per questa ragione scrive le lettere in redazione (La stampa), è chiaro che il volume di affari diminuirà nel proprio esercizio commerciale a causa/grazie a questa “leggina”.
Naturalmente i farmaci “poveri” non arricchiranno i farmacisti “ricchi” e quelli onesti non dovrebbero neanche pensare di scrivere lettere …
Pensavo l’altro giorno, quando è entrata in vigore la legge, che il cittadino, quello comune, semplice e ignorante nello specifico, poco o nulla potrà decidere, riguardo il farmaco da comprare, nel momento in cui il farmacista gli proporrà il prodotto che tiene a magazzino o dirà chiaramente che quello più caro è anche il migliore; sappiamo tutti quanto ognuno di noi tenga alla propria salute e quanto e come siamo disposti a “credere” pur di avere la sensazione che stiamo facendo di tutto pur di curarci al meglio. Pensavo che il farmacista di turno, magari quello che pensa più al proprio guadagno che non alla cura efficace, afficiente ed economica proporrà il farmaco più costoso adducendo le stesse motivazioni, o simili, a quelli del sig. articolista. Pensavo che i farmacisti, come tutti i “commercianti”, hanno il loro guadagno in % sul venduto per cui meno incasso equivale a meno guadagno. Pensavo che il farmacista di turno se dice di avere nei cassetti solo il medicinale più caro al malato toccherà comprare quello. Pensavo che, se ci fossero più farmacie che si facessero la concorrenza dell’onestà e del prezzo, i cittadini ne trarrebbero giovamento.
Compri una lattina di coca cola e, a secondo di dove la compri, il prezzo varia da 50 centesimi o meno (al supermercato) ai 3 euro dei bar posizionati nelle vie più in … e la lattina è sempre la stessa. Compri la pasta, anche quella griffata, e trovi sconti e prezzi ribassati … e la marca è sempre la stessa. Compri una macchina e, a secondo del concessionario, riesci a risparmiare fino a 3.000 euro … stessa marca stesso modello: libero mercato si chiama. Hai bisogno di una medicina e … prezzo imposto e adesso pure lo scherno degli articoli e delle lettere alla redazione spacciate come notizie.
Vuoi fare il calzolaio, l’ambulante, l’ingegnere, il medico specialista e, se ne hai i titoli, le licenze, i locali ecco che il tuo sogno si avvera. Vuoi fare il farmacista … occorrono prima i soldi per comprare una licenza, poi qualcuno che te la venda o a cui estorcerla, infine ti potrai dare da fare per il titolo, il locale … se sei di buona volontà anche serietà e professionalità.
L’articolo del sig.Bellia è tratto da scientific American o altra rivista ancora più specializzata? ahahahaahahahahahaahahahahahaahahah. Mi farebbe piacere sapere se veramente è una “lettera alla redazione”, magari vespa 125 ci potrebbe far sapere da dove prende spunto per propinarci questi spunti di sapienza … di parte.
E’ una “lettera alla redazione”. A quanto pare si tratta di una lettera inviata a più redazioni. Oltre che a La Stampa la si può leggere infatti su Libero… Chi l’ha scritta e inviata sarà pure di parte ma offre spunti interessanti. Comunque sia il problema è più serio di come viene presentato. Forse lo stesso obbiettivo “più farmaci equivalenti” (siamo agli ultimi posti in Europa con un misera percentuale di circa il 20% rispetto il 60% delle altre nazioni) poteva essere raggiunto incentivando i medici a prescriverne di più invece di prescrivere il principio attivo e lasciando ai farmacisti la possibilità di consegnare al paziente il farmaco a più basso costo. La salute è una cosa seria che dovrebbe essere lasciata nelle mani del paziente bene informato dal suo medico di fiducia.
Ci sono poi i risvolti occupazionali delle fabbriche italiane che difficilmente reggerebbero la concorrenza dei farmaci equivalenti a bassissimo costo (e la qualità?) di nazioni come Cina e India. Tanti lavoratori a casa, significa e poca garanzia per la salute.
Comunque è giusto conoscere il parere di tutti. A questo serve il blog.
La legge consente di prescrivere i farmaci come prima cioè con il nome del medicinale commerciale e non con il principio attivo senza la ditta che lo produce ai pazienti che fanno una cura cronica. Obbliga invece di prescrivere il solo principio attivo per le medicine per una cura nuova.
Se i farmaci sono equivalenti (uguali!) perchè questa scappatoia? Viene il seguente dubbio che questa equivalenza non sia completa come viene detto dal governo e che molto probabilmente ci possano essere effetti collaterali legati alla scarsa purezza del principio attivo o alle sostanze che accompagnano il principio attivo. Viene il dubbio che il governo sa che potrebbero esserci degli effetti collaterali. Viene il dubbio che l’avere lasciato tutto come prima sia dunque legato al fatto che il governo non vuole assumersi questa responsabilità. Immaginiamoci in caso di effetti collaterali nel passaggio ai farmaci equivalenti subiti dai pazienti quante denunce e contenziosi potrebbero nascere contro il governo!
Ma se fosse così, perchè gli effetti collaterali dovrebbero intestarseli i pazienti e i medici?
Ringrazio vespa 125 per la solerte risposta. Grazie anche per la notizia che questa lettera è stata inviata a più redazioni, per la verità pensavo che fosse stata inviata a tutte le redazioni, ma forse solo due hanno avuto l’ardire di pubblicarla. Per quanto riguarda gli spunti interessanti … sono sempre delle opinioni e non, a quanto pare, dei dati scientifici altrimenti il sig. Bellia non ci avrebbe risparmiato le fonti … ritengo. Per l’incentivazione ai medici la mia opinione è che il lavoro dei medici, in questo caso, è quello di scrivere la medicina (il principio attivo) comprensiva di dosi e posologia, e non il nome commerciale del farmaco. Se i medici avessero voluto avrebbero potuto farlo indipendentemente dal fatto di essere obbligati per legge e senza richiedere alcuna incentivazione, ma forse gli incentivi delle case farmaceutiche hanno fatto perdere il lume della ragione a chi è preposto e pagato per svolgere il proprio lavoro. Sulla qualità del prodotto mi affiderei al ministero della salute ed a tutte le commissioni che da esso dipendono e che hanno lo scopo di valutare l’efficacia di ciò che viene immesso sul mercato con l’appellativo di farmaco.
Infine, per quanto riguarda i farmacisti, che avranno la possibilità di scegliere loro quale sia il prodotto a minor prezzo, sono d’accordo ed è per questo che forse un po’ di sana concorrenza non sarebbe male ed anzi, pleonastico, salutare. A questo proposito mi auguro che ci sia un minimo di controllo da parte di qualche ente, commissione o al limite degli stessi medici di famiglia che, senza l’ausilio delle richieste incentivazioni, si potrebbero far carico di chiedere ai pazienti, di volta in volta, quale farmaco hanno scelto o gli si è fatto scegliere.
Per AmletoGli unici dubbi che mi sorgono sono relativi alla conoscenza della lingua italiana da parte del fantomatico Amleto, per il resto tutto mi pare chiaro. I dubbi espressi da Amleto (quale arrogante presunzione perfino nell’utilizzo del nick) mirano a dare corpo agli spunti definiti “interessanti” che il sig.Bellia ci ha voluto regalare. La legge parla chiaro, e questo basta leggerlo senza la necessità dell’interpretazione “amletica”: solo per i malati cronici che già seguono una terapia e sono “abituati” al farmaco sarà possibile scrivere il nome del farmaco stesso, per il resto il solo principio attivo che, in sintesi, è la vera medicina. Se il ministero della salute o sanità decide di rendere fruibile un farmaco, questi sarà testato, esaminato, passato al vaglio … o non è così? Gli unici che ci guadagneranno saranno i malati, oltre allo Stato che risparmierà, mentre chi ci perderà saranno i medici che dovranno rispolverare le loro conoscenze di biochimica e farmacologia e i farmacisti che vedranno ridotto il volume d’affari del loro commercio. Non ci sono altre spiegazioni. La crociata che si intende combattere, da parte degli interessati, ha come fine la salvaguardia dei rispettivi interessi, da un lato il risparmio economico e dall’altro il ridotto guadagno. Lo stesso motivo che ha portato la casta dei farmacisti a ribellarsi con tutti i mezzi e gli strumenti a che questa “professione” non fosse liberalizzata come tutte le altre … ops! Esclusa quella dei notai.
Essere o Non-Essere è questo antipatico lettore che parla parla parla come se fosse il ministro della sanità. Lui sa tutto. Lui è contro tutto. Più generico di lui c’è solo il farmaco di serie B perchè quello di serie A i ricchi se lo compreranno lo stesso. Pagheranno come sempre i poveri e i deboli. Meno ditte farmaceutiche e tutti farmaci di serie A. Per la salute non si fanno sconti nè si risparmia sulle spalle dei più deboli. Si faccia un elenco più corto di farmaci tutti di serie A che lo stato rimborsa completamente e si premino le industrie farmaceutiche che investono e fabbricano le migliori medicine. La salute viene prima di tutto, non siamo animali!!!
PS Non mi attendo risposta da alcun lettore.
…mentre chi ci perderà saranno i medici che dovranno rispolverare le loro conoscenze di biochimica e farmacologia… scrive “lettore” offendendo la classe medica che secondo lo scrivente non conoscerebbe la composizione del farmaco che prescrive ma solo il nome commerciale del medicinale. Mi sembra ridicolo e offensivo nei confronti dei medici. Da dove ricava queste sue convinzioni certe? E’ forse egli stesso un medico che appartiene alla categoria di quelli che ignorano ciò che scrivono? Mi vergogno per lui.
ma che vergogna e vergogna, non si può sparare sulle opinioni degli altri, si può non condividere ma bisogna accettare e prendere atto di quello che gli altri pensano. Io sono del parere che la scusa dei farmaci di serie A serva soltanto per non modificare le entrate delle farmacie e delle case farmaceutiche.
I medici non c’entrano niente in questo discorso o soltanto di riflesso.
Non vedo nessuna offesa nei confronti dei medici che sono gli unici a tenere alla salute dei pazienti e non alla malattia.
I medici deontologicamente e per vocazione ancor prima (giuramento di Ippocrate) hanno nelle vene il desiderio di curare i malati!!!
Altre categorie invece guadagnano dalla malattia e guadagnano anche dai de cuius (farmacisti e pompe funebri).
Perchè la gente non dovrebbe risparmiare con i farmaci equivalenti?
Perchè mettere in giro notizie inutilmente allarmanti?
Se i farmaci equivalenti sono immessi nel mercato non possono essere scadenti e dannosi. Quale onestà vedi nel chiedere ai cittadini di acquistare il farmaco più caro sulla scorta di una presunta qualità non dimostrata??
Si fa leva soltanto sulle paure della gente e questo non mi pare tanto giusto!!!
Se il farmaco equivalente (non di serie B) è più conveniente per le nostre tasche
non si faccia distorsione a vantaggio della casta dei farmacisti dicendo che sono qualitativamente inferiori.
Lo Stato ha funzionato, e continua a funzionare, ma il percorso dello sviluppo, in Italia, è stato abbastanza tortuoso tant’è che ci ritroviamo nella situazione economica e sociale che è sotto gli occhi di tutti. I nodi vengono al pettine prima o poi e, ce lo dimostrano le richieste separatiste dei leghisti e non solo, se non si riesce a districarli si rischia l’ecatombe. Abbiamo avuto la necessità di affidare la conduzione del governo a dei tecnici a cui delegare il lavoro sporco che, paradossalmente, risulta essere il buon governo. Spese pazze, spese inutili, privilegi, assistenzialismo si stanno trasformando in razionalizzazione, parità, sussidiarietà. Il lavoro è difficile (perché abituati ai favori, ai facili guadagni, al clientelismo), ma necessario. In quest’ottica s’inquadrano le misure della crescita, ancora da varare, la riforma del lavoro e le liberalizzazioni, assieme ad altre misure previste, attraverso cui si sta tentando di risollevare l’economia del paese. Con le liberalizzazioni si spera di dare impulso all’economia nel senso che viene ipotizzato il libero mercato e la concorrenza fatta di qualità e costi ridotti, soprattutto per i clienti finali, i consumatori. L’iter è stato rallentato dalle associazioni di categoria che hanno consolidato un modus operandi che garantisce privilegi per pochi a scapito della distribuzione del bene comune e del benessere a tutti, ma si stanno facendo passi da gigante, inimmaginabili fino ad un anno fa. E’ questo lo scenario entro cui s’inquadra, nello specifico dell’argomento che stiamo discutendo, la tentata liberalizzazione delle farmacie e l’introduzione dei farmaci generici. A questo proposito occorre dire che piccoli passi in avanti erano stati fatti, nel senso che si erano create le condizioni per cambiare qualcosa nel sistema, ma l’italico e gattopardesco modo di operare non ha consentito una evoluzione e cambiamento naturale, siamo stati costretti, come tante volte è successo, a fare le cose per imposizione di legge. Questo è, naturalmente con tutti i limiti e le distorsioni del caso quando il cambiamento avviene non per presa di coscienza e convincimento, ma per “dura lex” dettata e imposta. Ecco che il governo è stato costretto a tornare indietro su decisioni già prese e rivedere capisaldi già metabolizzati. Nonostante gli ostacoli politici (non dimentichiamo che il parlamento ha imposto variazioni e adattamenti ai nuovi schemi previsti minacciando la sfiducia), l’iter appare avviato, seppur tra mille difficoltà, e ciò che non è stato possibile smantellare con le pressioni di casta e di parte lo si tenta attraverso una comunicazione mediatica fuorviante e faziosa. E’ il caso (dicevamo relativamente al nostro disquisire) delle farmacie e dei farmaci. Da più parti arrivano alle redazioni dei giornali lettere (esclusivamente scritte dai proprietari delle farmacie stesse o dalle organizzazioni ed associazioni di categoria – una specie di loggia) che ci vogliono convincere della opportunità della presenza sul territorio di poche strutture atte alla vendita e distribuzione dei farmaci ed ancora, dopo avere in parte espletato questo compito prefisso, anche della opportunità e convenienza non solo di comprare i farmaci più costosi a parità di efficacia, ma anche della opportunità e convenienza che i farmaci generici non vengano addirittura immessi sul mercato. Le motivazioni a supporto sono le più stravaganti possibili ed immaginabili, ma l’assurdità consiste nella pretesa di riuscire a convincere il “cliente” della bontà dei ragionamenti. Pur sapendo quali e quanti sono i controlli e gli esami che un farmaco deve superare prima di essere ammesso all’utilizzo, si tirano in ballo ipotesi fantasiose camuffate da dati obiettivi e scientifici fidando sull’ignoranza del cosiddetto uomo comune e confidando nella fiducia consolidata che il “malato” è stato costretto ad avere nel tempo nei confronti di medici e farmacisti. Costretto si, perché è storicamente provato che chi è nelle condizioni di poter “aiutare” in qualsiasi modo il malato è stato da sempre considerato una specie di stregone. Retaggio culturale che ancora ci trasciniamo sulla scorta di una mancata crescita ed evoluzione sociale che ci fa vedere e considerare il “potente” come una specie di divinità fatta uomo. Fortunatamente il livello medio di scolarizzazione si è elevato e, sebbene non ancora all’altezza di una totale autodeterminazione, ci consente di essere fautori, almeno in parte, quantomeno delle opinioni che scaturiscono dalla conoscenza e dalla lettura critica di giornali, riviste ed articoli. Appaiono fuori luogo e fuori tempo quindi, sebbene con tutte le motivazioni di carattere economico personale che spingono i farmacisti a farsi portavoce dei propri interessi, quelle che si stanno definendo sempre più come delle crociate contro, non rendendosi conto che oramai, se crociate devono esistere, queste devono essere per. Solo in questo modo la opinione pubblica può essere mobilitata, così come sta facendo. Personalmente considero controproducente per gli stessi attori di questa commedia tragi-comica il perpetrare ad oltranza la pretesa di poter conservare dei privilegi acquisiti, ma che mai sono stati legittimati. L’effetto che se ne ottiene, a mio parere, è esattamente il contrario, così come dimostrano questi pochi commenti sul blog da parte di chi, come me, mai si sarebbe sognato di intervenire se non alla presenza di articoli e commenti chiaramente di parte e depistanti. Penso che i margini di guadagno per le industrie e le singole botteghe oramai non più da speziale, siano talmente lauti e spropositati che è del tutto irriverente nei confronti della “gente comune” intervenire con lettere, articoli e commenti che assumono sempre più le sembianze di una presa in giro camuffata da supplica. Nascosti dietro argomentazioni pseudoscientifiche, mai documentate, e dalla partecipazione di sacrifici economici e non solo, emergono richieste assurde miranti a mantenere lo status quo per pochi anche a scapito della possibilità di un benessere derivato (economico) per tutti. Questo tipo di pretese ha dell’inverosimile se ci si arroga la presunzione di essere oggettivamente dalla parte del giusto. Tutti sappiamo quali sono le “prebende” che le case farmaceutiche hanno da sempre distribuito, così come tutti abbiamo visto i servizi prodotti e divulgati dalla trasmissione le iene a proposito degli illeciti compiuti dalle farmacie a danno dell’erario e di conseguenza della collettività. Invece che cospargersi il capo con la cenere dell’umiltà ci si viene a presentare con la pretesa di ricevere solidarietà per dei misfatti conclamati. E’ il tipico atteggiamento dell’arrogante che, in barba all’intelligenza e alla dignità altrui, pensa che le proprie ragioni abbiano e debbano essere migliori e più valide di quelle degli altri. Mi sconcerto all’idea che questi personaggi, in virtù proprio di questo modo di operare e di essere, possano essere considerati alla stregua del cittadino onesto e per bene sol perché un sistema malato e deviato ha consentito loro di usufruire di privilegi particolari e speciali a danno e a scapito della collettività.