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Archivio per 7 agosto 2012

La piscina contagiosa

«water-wash disease» congiuntiviti, otiti e infezioni cutanee

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Rifugio dal calore insopportabile della città d’estate e alternativa all’affollata spiaggia, la piscina può nascondere però molti rischi per la salute. Spesso invisibili a occhio nudo, ma assai pericolosi per l’uomo. Soprattutto se non vengono rispettate le norme igieniche che regolano le condizioni di utilizzo degli impianti.

A illustrare le patologie più fastidiose, che trovano rifugio nella placida acqua della vasca, è Patrizia Laurenti, docente d’igiene all’università Cattolica di Roma. «Sicuramente – afferma l’esperta – al primo posto ci sono le cosiddette water-wash disease. Ovvero: congiuntiviti, otiti e infezioni cutanee».
«A favorire la presenza di microrganismi nell’acqua della piscina – spiega la Laurenti – oltre alla cattiva manutenzione degli impianti di depurazione, bastano una temperatura dell’acqua eccessivamente calda e la presenza, in  sospensione, di secrezioni nasali, orofaringee e squame cutanee dei bagnanti».

Ma i pericoli per gli amanti della vasca blu non finiscono qui. Secondo la docente una grave minaccia per le mucose può arrivare anche dagli stafilococchi che possono intervenire come agenti eziologici di numerose infezioni della
cute.
«Lo stafilococco abita spesso una cute lesa – avverte la Laurenti – dove possono spuntare le follicoliti. Quindi uno dei divieti assoluti da non infrangere è: mai bagnarsi in vasca quando si ha una ferita. Questo perchè si può contaminare l’acqua». Altro comportamento da evitare per la specialista è quello di buttarsi in piscina con febbre o mal di gola. «Condizioni – avverte – in cui lo stafilococco prolifera nell’organismo».

Come possiamo difenderci da questi pericoli invisibili ad occhio umano? «Una doccia prima di entrare in acqua -
risponde l’igienista – riduce dell’80% la flora batterica transitoria che possiamo aver accolto inconsapevolmente». «Ma spesso – avverte – la superficialità di molti frequentatori di piscine, ignari dell’importanza del lavaggio dei piedi o della doccia prima di entrare nell’impianto, può mettere sotto scacco la salute di tutti».
Molte ricerche hanno stabilito che la sola presenza del cloro come disinfettate non basta a tenere sotto controllo le condizioni igieniche della piscina. Servono infatti anche buone e semplici norme comportamentali da rispettare.
«Come l’uso delle ciabatte e della doccia – sottolinea la Laurenti – che proteggono le zone più vulnerabili dalle contaminazioni fungina, virale e batterica».

La differenza però la fanno anche la serietà del gestore della piscina e i controlli della Asl di competenza. «Un esempio di cattiva manutenzione di una piscina – spiega la specialista – è l’esplosione della legionella. Un batterio che si riproduce in acqua calda tra i 20° e i 45°C. Questo microrganismo cresce nell’impianto idraulico e si diffonde anche nelle docce e nei rubinetti». I sedimenti sui bordi della vasca o negli interstizi delle mattonelle favoriscono la
proliferazione delle verruche.
Affidarsi completamente ai disinfettanti della piscina come principale baluardo contro le «water-wash disease» può rivelarsi per gli esperti un boomerang per la salute. «Quelli a base di cloro – sottolinea la docente – formano
composti organoclorurati volatili che, se vengono inalati dai nuotatori in grandi quantità, possono causare eczemi ed eruzioni cutanee».

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ADOZIONI INTERNAZIONALI, A RISCHIO NEL 2020

di Franco Petraglia

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Le adozioni internazionali sono in cattive acque, lo dice l’aritmetica: i decreti di Idoneità emessi dai Tribunali per i Minorenni nel 2011 sono stati 3.179, con un calo del 49% rispetto ai 6.273 del 2006 (dati Commissione Adozioni Internazionali).

Questa progressiva tendenza negativa può condurre alla fine dell’adozione internazionale già nel 2020.

Le cause sono lampanti e strettamente connesse a un iter che seleziona con severità ed intransigenza, anziché invogliare e seguire le coppie che si rendono disponibili. E qui mi si permetta, al di là delle pastoie burocratiche innanzi evidenziate, di fare l’elogio dell’adozione, che è un’opera grandiosa e va fatta ad ogni costo. Io credo che sia la cosa più gratificante al mondo!

”Ridare” una vita a delle creature angosciate, distrutte, prima nell’animo e poi nel fisico, è come sentirsi personalmente rinascere. L’opera di adozione è resa ancora più pregnante laddove il “figlio” è frutto di desiderio e non di bisogno. Credo fermamente che i genitori adottivi non abbiano assolutamente nulla da invidiare a quelli biologici, in quanto l’atto “vero” adottivo scaturisce da un sentimento radicato e alfieriano, e quindi è incastonato in un canovaccio di amore celestiale.

Apportiamo, perciò, questo “innesto” nella nostra vita coniugale, accogliendo con tenerezza e dolcezza un “piccolo” abbandonato, che il destino della vita ha voluto relegare in un posto del mondo dove egli difficilmente vede spuntare il sole, perché offuscato da immane miseria, squallore e soprusi. Apriamo i nostri cuori inariditi e allarghiamo le braccia a questi fragili, indifesi ed innocenti pargoletti. Ricordiamoci del brocardo latino:”Maxima debetur puero reverentia”  (Al fanciullo si deve il massimo rispetto).

Gli attuali tempi per l’adozione internazionale, ahimè, sono biblici, complessi e comportano costi elevati, a volte proibitivi per molte coppie. Bene ha fatto Marco Griffini, il Presidente di Ai.Bi (Amici dei Bambini) ad insorgere, chiedendo l’immediata modifica della Legge 184/1983 e successive modifiche: riforma culturale dalla “selezione all’accompagnamento” delle coppie; procedure più snelle ; riduzione dei costi e gratuità dell’adozione internazionale. L’insieme di queste significative e impellenti misure consentirà di superare l’attuale fase di stallo delle adozioni internazionali.

Non dimentichiamoci che le culle italiane sono sempre più vuote. Il calo demografico è una pesante realtà. Per natalità siamo ai livelli più bassi al mondo. Sono convinto che se non vi sarà un’energica iniezione di speranza (più adozioni internazionali, cioè più bambini), la nostra popolazione si ritroverà con vecchi sempre più numerosi.

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Rulli di tamburi d’agosto

I TAMMURINARA PER LE VIE DELLA PROVINCIA DI CALTANISSETTA E AGRIGENTO

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Week end piuttosto caldo aspetterà quest’anno al Gruppo dei Tammurinara “Eugenio Scalia” di Milena che dal 10 agosto al 12 si esibiranno per le varie feste degli emigrati nei paesi limitrofi.

Inizieranno, il venerdì 10 agosto, a San Biagio Platani (AG), dove apriranno la FESTA DELL’EMIGRATO con rulli di tamburo già dalle ore 17 fino a sera.

Continueranno, l’11 agosto a Bompensiere per
l’ormai rinomata e sempre bell’organizzata “FESTA DEL CAVALLO” che quest’anno si aprirà con numerose sorprese e graditi ritorni al passato.

Il 12 agosto a Milena infine, parteciperanno per l’intera giornata alla “FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE”, dalle prime luci del mattino, inizieranno a riscaldare i tamburi e faranno quasi l’intero giro per le vie del paese, facendo rivivere ai propri emigrati il senso della festa in paese, durante la giornata ci sarà la ormai consolidata sfilata di cavalli per la via centrale con inizio alle ore 10.30, per proseguire, infine, nel pomeriggio con la Processione del Simulacro.
Un’altra data certa attende ai tammurinara quella del 16 agosto a Sant’Angelo Muxaro (AG), dove per andranno ad esibirsi per la prima volta.

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75 ore di perfezionamento

Milena, «patto» tra il Comune e la Facoltà di Lettere di Catania

di c. l.)

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Una convenzione con il Centro di Orientamento e Formazione dell’Università degli studi di Catania per il tirocinio di formazione degli studenti universitari. E’ quello che, quanto prima, l’amministrazione comunale e l’Università di Catania stipuleranno.

Si tratta di una convenzione che consentirà, nell’ambito del percorso formativo per gli studenti iscritti nella Facoltà di Lettere e Filosofia, un corso di perfezionamento per un totale di 75 ore. Il corso si terrà nella Biblioteca comunale. Il tutor interno, invece, sarà il dott. Nunzio Insalaco che è direttore della Biblioteca comunale.
«E’ una convenzione – ha spiegato il sindaco Giuseppe Vitellaro – che consente di mettere in atto adeguate forme di raccordo tra il mondo della formazione ed il mondo del lavoro, al fine di migliorare la qualità dei processi formativi e di favorire la diffusione della cultura d’impresa; sicuramente una gran bella occasione in più per i nostri studenti e per quelli dei comuni viciniori in termini di formazione e orientamento».

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Prima sagra della panissa

A Bompensiere il 9 agosto si mangia risotto

Sagra della «panissa»

di c. l.)

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L’estate, si sa, è anche l’occasione per i buongustai per questa o quella sagra, fove vengono proposti prodotti tipici della zona o del Comune.

Tuttavia, la proposta del prossimo 9 agosto a Bompensiere è veramente unica nel suo genere. Il più piccolo Comune della Provincia, infatti, per la gioia dei buongustai di ogni angolo della Sicilia, ospiterà la prima sagra della “panissa” o “paniscia”.Si tratta di un gustosissimo tipo di risotto diffuso tra Piemonte e Lombardia con alcune varianti regionali altrettanto succulente.

La panissa, o paniscia, è diffusa soprattutto nel Vercellese con il nome di panissa, nel Novarese, con il nome di paniscia, nell’appenninica alta Val Curone, in paesi come Bruggi, Salogni, Caldirola e Forotondo dove è stata importata dai lavoratori stagionali nelle risaie vercellesi ed è celebrata da una sagra a Lunassi ad inizio settembre.

Ad annunciare l’organizzazione di questo evento unico nel suo genere è stato il sindaco Salvatore Gioacchino Lo Sardo. La sagra sarà diretta dal cuoco Grazio Marotta, nativo di Bompensiere ma da anni residente a Vercelli, che proporrà la panissa o paniscia, per la gioia dei palati non solo dei suoi concittadini ma anche di quanti vorranno partecipare ad un evento che si annuncia particolarmente partecipato e nello stesso tempo sentito dai tanti amanti della buona cucina e dei sapori di un tempo. Buona cucina e sapori di un tempo che rivivranno tutti in occasione della prima edizione della sagra della panissa.

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