Hiroshima ha ricordato la tragedia della bomba atomica sganciata dagli Usa il 6 agosto del 1945, rinnovando, a 67 anni dall’evento che provocò la morte di centinaia di migliaia di persone, l’appello per eliminare le armi nucleari dagli arsenali del pianeta. Al Peace Memorial Park, rispettato il minuto di silenzio alle 8.15 in punto ora del lancio dell’ordigno.
Archivio per 6 agosto 2012
Denuclearizziamo la Terra
Postato in Temi importanti il giorno 6 agosto 2012 | 1 Commento »
Atleti siciliani campioni ai Giochi Olimpici
Postato in Sport il giorno 6 agosto 2012 | 1 Commento »
I Giochi Olimpici che consacrarono gli atleti siciliani
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Che fossero quasi tutti siciliani, pare accertato. Ma ci furono anche un paio di «infiltrati» che si spacciarono per siracusani, dietro lauto compenso, magari millantando lontane origini ortigiane: fu così che, verosimilmente, si aprì la fitta schiera degli «oriundi» di cui si fece ricca la recente storia calcistica nazionale. Siciliani, dunque, tramandati ai posteri per aver vinto l’alloro olimpico nelle varie specialità.
Sembra – stando a quanto asserito dagli studiosi – che il primo siracusano a trionfare nei giochi ellenici sia stato tale Lygdamis, vincitore nel «pancrazio» (pan = tutto, kratos = forza) alla 33° Olimpiade (648 a. C.). Una specialità violentissima e feroce, dove si arrivava a un passo dall’uccisione.
Un altro siracusano, stavolta nostro contemporaneo, che ha scritto un libro sull’argomento («Siracusa negli agoni classici») è Concetto Scandurra, notissima figura di educatore, il quale abitualmente non si limita alla sua attività professionale, ma trova il tempo per dedicarsi ad un costante ampliamento dei propri orizzonti culturali, con particolare riferimento alla storia patria.
Ed è proprio Scandurra ad illustrarci, con dovizia di particolari, i trascorsi sportivi di quella che fu la Pentapoli, la più splendida città nel cuore del Mediterraneo e — non sono in molti a saperlo – per un breve periodo anche capitale dell’Impero bizantino.

Scena di un pancrazio: l’arbitro punisce con una frusta un atleta che tenta di accecare l’avversario
Lygdamis fu dunque il primo di un elenco che doveva contare anche nomi più autorevoli.
Di lui, ci arrivano descrizioni impressionanti: «Si diceva che avesse piedi grandi un cubito (circa mezzo metro), ossa compatte, senza midollo, per cui non era soggetto a sete o sudorazione. Fu paragonato – ci riferisce Scandurra – all’Ercole Tebano e alla sua morte i siracusani, riconoscenti, gli eressero un monumento sepolcrale, a detta di Pausania, nei pressi delle Latomie… ».
L’elenco dei siracusani vincitori di Olimpia prosegue: Astilo, che nel 488 a. C. (73° olimpiade) trionfò nello “stadio” (corsa a piedi di circa 193 metri) e nel “diaulo” (distanza doppia).
Ma era nativo di Crotone e solo nella 74° e nella 75° olimpiade si dichiarò siracusano «e gareggiò per conto della città di adozione, riportando vittorie nello stadio, nel diaulo e nella corsa con le armi. I crotoniati, furenti, distrussero il monumento che gli avevano eretto e adibirono la sua casa a prigione».
Hagesias vinse nella 78° olimpiade (468 a. C.) nella corsa coi muli, e Pindaro «con stupita ammirazione» ne eternò le gesta nella VI ode olimpica. Segue Hyperbios, che conquistò la vittoria alla 90° olimpiade, nel 420 a. C., e arriviamo a Dicone, che vinse tre gare nella 99° olimpiade (384 a. C.), trionfò tre volte nei giochi Istmici, quattro nei Nemei e cinque nei Pitici: in Olimpia gli eressero tre statue.
Da annotare che «le più famose organizzazioni di giochi atletici furono i cosiddetti giochi panellenici (olimpici, istmici, pitici e nemei) ».
Gli olimpici rimasero in vigore, per più di mille anni, cioè fino al 393 d. C. quando l’editto dell’imperatore Teodosio I ne decretò la definitiva sospensione su invito dell’arcivescovo di Milano, S. Ambrogio, quando si era alla 293° olimpiade». Partì dalla lontana e “barbara Padania”, perciò, l’ordine di smetterla con questa tradizione meridionale.
Le fandonie della politica
Postato in Politica il giorno 6 agosto 2012 | 1 Commento »
Le fandonie della politica italiana
di Salvatore Curcio
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Che le misure sinora adottate dal Governo Monti non siano sufficienti per tranquillizzare i mercati finanziari penso sia condivisibile e condiviso da tutti anche da coloro( sottoscritto compreso) che non siano molto addentrati nella materia economico-finanziaria; e ciò in quanto, ed è sotto gli occhi di tutti, sinora non sono stati adottati i provvedimenti necessari per la crescita in mancanza dei quali il paese non potrà mai superare l’attuale crisi, peraltro di dimensioni oltremodo notevoli.
Se a ciò, poi, si aggiunge la circostanza che i nostri politici, legittimamente eletti dai cittadini, nelle sedi parlamentari continuano, con nefasta insistenza, come in passato, a litigare, a contraddirsi tra loro invece di tentare di trovare dei punti di convergenza comuni per superare questo momento drammatico che l’intero paese sta vivendo, allora non scandalizza affatto se i mercati finanziari siano alquanto scettici nei confronti dell’Italia non intravedendo spiragli di miglioramento almeno nell’immediato.
Certamente il problema interessa tutti i paesi dell’eurozona, compreso il nostro, ma, a differenza degli altri Stati europei, che stanno adottando serie misure innovatrici per il superamento della crisi ( si veda in proposito quanto sta facendo in Francia il nuovo Presidente Hollande), da noi tutto rimane a bocce ferme e ciò con maggiore disappunto della gente onesta che, stufa di una classe politica sprecona e quant’altro, tanto si aspettava da un governo di tecnici molti dei quali godono di fama mondiale.
Ci si era illusi che, superata la prima fase c.d. salva-stato i cui sacrifici, purtroppo come sempre del resto, sono stati scaricati sulle fasce più deboli della popolazione, si sarebbe con ogni immediatezza posta in essere una serie di misure per il rilancio dell’economia del paese privilegiando gli investimenti delle imprese, nazionali ed estere, che rappresentano l’unica strada percorribile per frenare la disoccupazione ormai incontrollabile e creare nuovi posti di lavoro usufruibili specie da parte dei giovani i quali, a mio modesto avviso, sono coloro che pagheranno un maggiore scotto anche in futuro.
Purtroppo sino ad adesso poco o niente è stato fatto in proposito con il risultato che la situazione si aggrava sempre più; basta, infatti, sfogliare qualsiasi giornale per rendersi conto della drammaticità del momento dovendosi assistere alla chiusura quasi giornaliera delle imprese, grandi o piccole, ai casi di suicidio in aumento, all’aumento della tassazione a carico dei contribuenti (i più tassati d’Europa) e quant’altro senza alcuna speranza per l’avvenire anzi il quadro si dipinge con tinte ancor più fosche ove dovesse essere vera la notizia, subito smentita, di un eventuale congelamento della tredicesima mensilità, come è avvenuto in Spagna.
A fronte di una realtà così amara e tragica, la nostra classe politica dimostra ancora una volta una assoluta insensibilità nei confronti dei reali problemi della gente anzi continua,come nel recente passato, a fare”teatrino”contribuendo ancor più ad aumentare lo scollamento tra eletti ed elettori che, ovviamente,s i traduce in un maggior deterioramento se non addirittura scardinamento dello stesso sistema democratico.
Milena paese illuminato… scarsamente
Postato in Comune il giorno 6 agosto 2012 | Lascia un commento »
Tra i dannati delle miniere
Postato in Notizie da altre città il giorno 6 agosto 2012 | 1 Commento »
Potosí, Bolivia. La guida omaggia il Tio, divinità della miniera, con una sigaretta di tabacco rollato a mano.
Racconta lo scrittore Eduardo Galeano, riprendendo leggende boliviane che si tramandano da generazioni, che in tre secoli di dominio coloniale la Spagna abbia sottratto tanto minerale dalle miniere di Potosí da poter tendere un ponte d’argento dalla cittá boliviana fino alla porta del palazzo reale di Madrid, dall’altro lato dell’oceano.
Oggi a Potosí, cuore della Bolivia, nelle miniere del Cerro Rico – la montagna ricca – i pochi minatori rimasti picconano ancora la dura roccia a torso nudo, e se ancora i polmoni reggono per vincere il caldo torrido del sottosuolo e le tossiche polveri minerali, trascinano l’argento trovato in superficie a spalla o, nel migliore dei casi, con un piccolo vagone. Nulla è cambiato dall’epoca precolombiana.
TURISTI ALL’INFERNO.
C`è una sola novitá: la presenza di turisti che si aggirano tra i cunicoli di una delle oltre 300 miniere di Potosí e che per un paio d’ore, schivando i minatori che masticano foglie di coca schiantati dai tremendi ritmi di lavoro, possono condividere l’inferno quotidiano di questi schiavi del sottosuolo.
Trovare un tour operator che organizza escursioni guidate alle miniere è semplice, nel dedalo di viuzze della antica cittá piú ricca al mondo. Il prezzo varia dai 70 ai 90 bolivianos (8-10 euro), la attrezzatura per affrontare i cunicoli «in tutta sicurezza» é fornita. Quel che é certo é che non si tratta di un’escursione per cuori deboli.
LA RICCHEZZA DELLA POVERA BOLIVIA.
La Bolivia è oggi uno dei paesi piú poveri al mondo, che paradossalmente puó vantarsi di aver nutrito la ricchezza di quelli piú ricchi, per secoli. Potosí, o come era conosciuta, Villa Imperial de Potosí, è oggi Patrimonio dell’Umanitá dall’Unesco – una misera consolazione, quasi una beffa, per la cittá che piú ha dato al mondo, come dicono i boliviani, e che oggi possiede meno.
Potosí, tuttavia, non è una cittá condannata alla nostalgia, come spesso la si descrive. Tormentata dalla povertá endemica e dal freddo – una ferita aperta del sistema coloniale – il centro storico pullula di vita, di colori e profumi, grazie agli onnipresenti mercati di strada e all’intraprendenza dei boliviani, che hanno imparato nel corso dei secoli a fare di necessitá virtú.

Potosí, Bolivia. Jose Gonzales, 14 anni, spinge una carriola carica di minerale d’argento a Cerro Rico Hill (Getty Images).
LA MINIERA D’EUROPA.
Proprio in una delle viuzze che costeggiano la cattedrale gotica della cittá, una delle tante agenzie turistiche (El Mascaron, a cui non riferisce nessuna pagina web, chiaramente) ci offre un tour delle miniere a partire dalle 9 del mattino. Nessuna raccomandazione, nessun avvertimento: avremmo scoperto solo piú avanti quanto drenante fisicamente possa essere l’esperienza – la quale, tuttavia, rimane unica nella vita.
Si parte in minibus e si sale, si sale verso la montagna che domina Potosí dove, tra il 1545 e il 1558, i conquistadores spagnoli scoprirono le fertili miniere d’argento – le piú generose al mondo – da cui verso la metà del 1600 proveniva il 99 per cento dei minerali che l’Europa importava (da qui, e dalle miniere messicane di Zacatecas e Guanajuato). Una montagna maledetta, un sempiterno memento mori degli splendori del passato, che oggi rivivono nelle rovine delle chiese e degli splendidi palazzi coloniali, oltre che nella memoria per gli otto milioni di indios morti ammazzati dall’aviditá occidentale.

Potosí, Bolivia. Francisca Ramirez è una palliri, raccoglitrice di minerale, a Rico Hill. Spacca minerali per un dollaro e mezzo al giorno (Getty Images).
A FORZA DI MASTICARE.
La prima sosta è al mercato del Calvario, dove i turisti sono invitati a comprare degli omaggi per i minatori, quasi a scusarsi della propria invadente presenza. Un pacchetto di foglie di coca – essenziale defaticante per i minatori, che ne appallottolano grandi quantitá ai lati della bocca – una bibita o un po’ di polvere pirica, non importa.
Dopo aver indossato gli abiti da discesa nell’abisso, si giunge infine in cima al monte, dove i minatori – organizzati in cooperative private e pagati a cottimo – riposano masticando coca, organizzano assemblee o scaricano minerale nei camion.
Il tragitto é duro, e sconsigliato a chi soffre di claustrofobia, di cuore o di attacchi di panico: si scende fino a 50 metri di profondità dove la temperatura può arrivare a 45 gradi, in piedi, chini o a gattoni. Fatiscenti tubature sono garanzia d’ossigeno, anche per i bambini che a partire dai nove anni prendono il posto dei padri malati ai polmoni (l’aspettativa di vita non supera i 50 anni, quaggiú).
A metá tragitto, la nostra guida si ferma a omaggiare il dio pagano chiamato da alcuni Huari o Supay, da altri Tata Kaj’chu, ma conosciuto affettuosamente da tutti come El Tio – Lo Zio. “Se tutti sono cristiani, lassú, quaggiú si omaggia solo El Tio,” ci spiega. Arrivati in fondo, sono i minatori che omaggiano i turisti omaggianti con un pezzo di argento, appena picconato dalla roccia a torso nudo.
Grande Roberto, artista e… profeta!
Postato in Stampa, tv, web il giorno 6 agosto 2012 | Lascia un commento »
Botticelle, rissa in piazza di Spagna tra animalisti e vetturini: un ferito
da Il Messaggero
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A Roma «Un conducente di botticelle è rimasto ferito in seguito a una rissa con alcuni attivisti delle associazioni animaliste che erano in presidio».
A rendere noto l’episodio, avvenuto nel pomeriggio di sabato 4 in piazza di Spagna, è Paolo Mocavero, presidente dell’associazione 100% animalisti, che ha postato su internet un video dove è ripresa parte della scena.
«Sul posto – racconta – sono intervenute numerose auto dei carabinieri e i vigili urbani. Tutto è nato da un battibecco tra un attivista del Partito animalista europeo, con il quale collaboriamo, e un vetturino. Hanno cominciato a litigare quando l’attivista gli ha fatto notare che il cavallo stava soffrendo, poi una parola dopo l’altra si è passati alle botte». A farne le spese il vetturino, rimasto steso in terra a lungo. «Credo che sia stato portato in ospedale – conclude Mocavero – I carabinieri hanno fermato l’attivista del Pae».
Pipìnpiscina
Postato in Sport il giorno 6 agosto 2012 | 1 Commento »
Così fan tutti, parola di Lochte… Che cosa? La pipì!
Scritto da Eurosport | London Secrets

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In questi Giochi Olimpici di Londra 2012 stanno cadendo un po’ di tabù, argomenti che tutti conoscono, ma di cui non si parla mai per etichetta. Ad parire le danze è stata Hope Solo col sesso libero al Villaggio Olimpico, ma anche Ryan Lochte rivela una verità universalmente conosciuta, ma sempre taciuta per bon ton: la pipì in piscina.
Il nuotatore statunitense, intervistato dalla NBC, si è trovato a fronteggiare una domanda diretta e imbarazzante, cui però ha risposto sinceramente e con candore: “Certamente, facciamo sempre la pipì in vasca. C’è qualcosa nell’acqua che ti impedisce di trattenerla”.
L’atleta ha precisato, però, che gli capita solo durante il riscaldamento e non mentre gareggia e gli stessi allenatori sanno che succede, perché una volta entrati in vasca non vogliono più uscire, però ci sono scuole di pensiero controverse.
Se da un lato il medico della squadra azzurra assicura che “dà fastidio l’idea, ma quanto a pericolo l’urina è pari a zero. E’ un liquido sterile, diverso il discorso con le ragazzi se lo fanno non me lo dicono da noi è vietato, ma è relativamente frequente da quando nuotavo io…”, dall’altro Mick Nelson, responsabile degli impianti USA, lancia l’allarme. “Basta che il 2% dei presenti in vasca urini che l’acqua è contaminata e i sistemi di disinfezione non funzionano più”.
Pericolo o no, la considerazione che sorge spontanea, prima di tutto il resto, è questa: ma ai nuotatori non fa schifo immergersi in acqua contaminata ed essere consapevoli di mettere costantemente in bocca un liquido che è un misto di acqua, cloro, pipì propria e pipì altrui?
















