LA GIOCONDA: BREVE ENIGMA, MAI MISTERO!
Si può fare finta in tutto, tranne che sull’essere perbene!
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La crescita personale, che ognuno di noi interpreta in modo … personale (!) è da ritenersi spontanea e naturale come una specie di istinto di sopravvivenza legato però alla crescita, e non al mantenimento statico di una condizione, che ognuno però interpreta a modo proprio.
In questa crescita possiamo annoverare diversi elementi e fra questi dare priorità varie, ma tutti tendiamo ad evolvere, a cambiare, a migliorare, o comunque a quello che a noi appare il miglioramento.
Per il raggiungimento degli scopi che ci prefiggiamo operiamo in modo differente in funzione delle condizioni al contorno, di quanto siamo disposti a dare pur di ricevere, di come intendiamo il nostro “sacrificio” teso al raggiungimento dell’obiettivo. Anche questo dipende da come ognuno di noi è fatto, da come concepisce la vita (in senso lato), di quelli che sono i benefici che ci attendiamo. Il benefit, ecco il leitmotiv che ci spinge a fare pur di avere.
Benefit legato al miglioramento della condizione economica, sociale, professionale, perfino di “semplice” immagine che, di contro alla banalità apparente del concetto, è spesso il trampolino di lancio per ottenere altri ed ulteriori vantaggi.
Sempre più frequentemente assistiamo a fatti e a modi di fare che a tutta prima potrebbero sembrarci sconcertanti e non riconducibili alle persone che poi si rivelano essere gli autori degli stessi. Azioni eclatanti e plateali tendenti a creare un alone, una convinzione ed un profilo che sarà la base su cui costruire l’immagine da sfruttare, in seguito, per assicurarsi la vittoria nella battaglia del vantaggio acquisito.
Nuove e continue amicizie, false comparanze, strabilianti schieramenti; spesso il tutto viene condito da assidua frequentazione e sciorinamento (a parole) di ideali e valori universalmente accettati come l’amicizia, la lealtà, la sincerità. In tale contesto l’arrivista trova la pozzanghera ideale in cui potere sguazzare e, alla fine, cospargere di fango chi gli sta accanto. Ci si mostra, ma è più esatto dire dimostra, disposti a tutto pur di … .
Come gli sciacalli dell’economia globalizzata, che non mostrano scrupoli nelle speculazioni, così alcuni “amici” tirano dritto nonostante la consapevolezza che il loro arrivare significa necessariamente un perdere per gli altri; perdere stima financo nei confronti di se stessi, del mondo, di chi ci circonda. E’ proprio questo il punto: la consapevolezza del male arrecato (agli altri) per riceverne un vantaggio. Nella nostra convinzione molto è legittimo, sebbene non sempre da tutti condivisibile, tranne il dovere, o il potere, recare danno.
Un detto poco ortodosso delle nostre parti recita che ognuno è libero di fare quel che vuole alla sola condizione di mantenersi lontani almeno un palmo.
Bene, questi “signori” non solo non si mostrano osservanti del rispetto dell’antica misura, ma, consapevoli che una vicinanza estremizzata agli interessi degli altri li possa agevolare, fanno di tutto per rimanervi attaccati. In pratica è come se trovassero giovamento solo riuscendo a sottrarre a chi, di suo, ne è fornito.
Altri, “amici”, invece utilizzano stratagemmi meno invasivi ma pur sempre atti a circuire ed alla fine comunque dannosi, sebbene il male procurato è ascrivibile per lo più al piano dell’intelligenza e non a quello del prettamente materiale: ostentano una quantità, e qualità, di cose che non hanno nel tentativo di indurre, se non in tentazione, almeno in inganno.
La mitologia greca è ricca di personaggi e simbologia: l’abbondanza per esempio veniva indicata con la cornucopia traboccante di fiori e frutta, sottintendendo alla fertilità data dal fiume e al principe che aveva saputo imbrigliare le sue acque.
Abbondanza, fertilità, fortuna, felicità: elementi indispensabili per la vita dell’uomo, elementi senza i quali risulterebbe impossibile vivere e conservarsi, alcuni addirittura ne fanno la propria ragione di vita.
Abbondanza di soldi, abbondanza di amici, abbondanza di cose, abbondanza … insomma di tutto di più! Come appare ovvio, però, non sempre si riesce ad ottenere l’agognata meta e quindi, come sovente capita, ci si accontenta di fare finta di … si ostenta quell’abbondanza come un falso Monet, un falso Cartier, un finto Bulgari, dei falsi sorrisi; in sintesi ci si premura di spacciare per vere delle mega patacche.
Questo il tragico aspetto di coloro che ostentano abbondanza non potendo mostrare il rovescio della medaglia che li vedrebbe costretti alla resa, alla bandiera bianca e al segno della sconfitta.
La convenienza spicciola del mandare in onda la “fiction oro” ha il suo perché, presto scoperto, che è quello di voler a tutti i costi cercare continuamente il beneficio, il vantaggio, la convenienza, i frutti dell’apparenza, della forma e dell’aspetto esteriore.
Volete mettere una foto scattata tra tante ceste di fiori o farsi immortalare spogli, sguarniti e disadorni? La quantità è lo specchietto per le allodole della qualità. Peccato che la cornucopia, i fiori e la frutta o sono di plastica o sono soltanto in prestito, al limite a noleggio!
Si può fare finta in tutto, tranne che sull’essere perbene!










bellissimo quest’ultimo regalo di kenna, bello e veritiero come al solito
Nel nostro paese si fa finta, soprattutto sull’essere perbene, secondo me l’esserlo davvero prescinde dall’apparenza. Lo si è a condizione ca nun si veni “sbintati” una specie di “innocenti fino a prova contraria” o “non colpevoli fino al terzo grado” ecc..
Comunque sia vale sempre il detto “amici e guardati”.
kenna for president!
essiri sbintati … a volte anche dopo essere stati sbintati si riesce a mantenere l’alone, a meno delle persone che fisicamente hanno avuto l’opportunità di sbintari. Ma è veramente una condizione nostra paesana o semplicemente riusciamo a vederla qui solo perchè conosciamo fatti, misfatti e personaggi? Penso invece che quella dell’apparenza sia una condizione diffusa in ogni dove e quindi c’è sempre e ovunque la necessità di pararsi da tutto e da tutti. Mi spiace dover pensare questo, ma visto e considerato esperienze personali e raccontate … vale anche l’altro detto di l’amici mi guardu ia e di li nemici …
abbiamo mai provato a contare quanti finti in circolazione?
Finti locali e da importazione a go-go!!
oriundi, autoctoni o importati poco importa. La considerazione è che potremmo pure farne a meno di questa massa informe di finti e falsi perbene!
X sic!
ma con tutti i falsi d’autore di casa nostra che bisogno abbiamo di sorbirci anche i pataccari forestieri?
bisogno certamente non ne abbiamo, sono solo una specie di maledizione che si aggiunge al nostro modo di essere. Se non ci fossero sarebbe meglio, ma ritrovandoceli tra i piedi dovremmo imparare ad ignorarli o a trattarli per come meritano
Ma è possibile che ogni estate milenese venga infestata da pataccari e pataccari di ogni genere; donne fatali che vengono ovunque ignorate , anche nelle balere delle periferie, debbano venire a far mostra di sè per le vie del paese, arditi automobilisti con il macchinone a pagherò di duecento cambiali (lo restituiranno subito dopo il ritorno a casa)… Ci sono troppe sin troppe oltremodo troppe patacche a milocca per doverci subire quest’assalto di patacche d’agosto.
Le patacche d’agosto arrivano velocemente ed altrettanto velocemente si dissolvono; come un temporale in piena estate non lasciano segno se non un pò di frescura a malapena percettibile. I nostri pataccari, e le nostre, invece stazionano (staddrianu mi pare più appropriato) ogni giorno dell’anno e con ogni tempo, perfino in ogni dove frequentando e facendosi frequentare al di la della semplice passiata. Ostinati e ciechi, imperterriti, continuiamo a dar loro fiato per potersi esprimere e inquinare il nostro quieto vivere; riescono, alcuni, anche a condizionare, con il loro falso luccichio, la vita di ogni giorno. A tutti noi il compito di riuscire a identificare, valutare e ponderare il peso e il valore delle medaglie esposte. Spesso, abbagliati e frestornati, confondiamo l’allusione con l’illusione ed alla fine … il fango sistematicamente escefuori, schizza, rischia di sporcarci, sempre
quante belle tuniche in giro, quanti bei sorrisi e strette di mano, quanti abbracci. Una infinità di gente profumata ed ingioiellata, lavata. Tutti a mostrare, guardare e farsi vedere. I più temerari a cercare di dimostrare … mah!
X paesano
gli schizzi non arrivano mai dal cielo, in genere se non si sta attenti a mettere i piedi nelle pozzanghere ci si sporca. Lo sanno pure i bambini.