E’ morto da presidente del Tribunale di Siracusa
Paolino Lucchese, un giudice di frontiera
di Tony Zermo
.
L’avevo incontrato pochi mesi fa. Come al solito era magrissimo, tutto ossa, ma carico di vita. Ora, leggendo le molte necrologie sul mio giornale, ho appreso che Paolino Lucchese è morto. Lo chiamavano Paolino proprio perché era così magro. E’ morto da presidente del Tribunale di Siracusa, ma quando lo conobbi 40 anni addietro era pretore a Gela, terra di frontiera dove si scontravano le cosche contrapposte di Cosa Nostra e degli «stiddari», pecorai guidati da un palermitano, mi pare si chiamasse Iocolano.
A Gela, quando Paolino Lucchese era in servizio in quella Pretura, non succedevano ammazzatine per un sistema di controllo intelligente: un boss interessato all’ordine nella zona abitava accanto a un brigadiere di polizia e lo informava di tutto quello che stava accadendo in quell’area a grande rischio che comprendeva anche Niscemi e Vittoria. Il poliziotto informava il pretore che a sua volta dava l’allarme alle forze dell’ordine, le quali in questo modo riuscivano a prevenire gli omicidi e altri gravi reati.
Avvenne però che il boss informatore fu scoperto e assassinato in pieno giorno e da allora cominciò la mattanza, anche perché Paolino Lucchese venne trasferito su sua richiesta ad altra sede, il brigadiere di polizia fu accusato ingiustamente con una serie di lettere anonime, lo stesso capitò al bravissimo commissario di polizia, Valenti, che aveva condotto una serie di brillanti operazioni: anche lui trasferito, come Lucchese e il brigadiere, e così alla fine aveva vinto la mafia, perché gli uomini che veramente la contrastavano non erano più a Gela.
Tutti ricordano quel che avvenne a Gela, le stragi continue con i cadaveri lasciati sulla strada in attesa dell’arrivo di un pm da Caltanissetta. Il fatto è che allora a Gela c’era una specie di concentrato di capi mafiosi, dove spiccavano Piddu Madonia, «numero 2» di Cosa Nostra, gli Emmanuello, i Rinzivillo. Finché c’era stato Paolino Lucchese e finchè non avevano ucciso il confidente, il rischio era stato allontanato, poi ci sono stati decenni in cui lo Stato ha faticato a imporsi e a mostrare di esserci con l’inaugurazione del Palazzo di giustizia, presente Cossiga.
Antiche memorie che mi legavano a Paolino Lucchese e a quel periodo della ruggente mafia gelese. Era un giudice dalla toga cucita sulla pelle che ha dedicato tutta la sua vita ai valori più alti. La magistratura siciliana perde un esempio luminoso, noi perdiamo un amico.









