“Favi cotti, p’i’ belli e p’i brutti!”
di Maria Sorce Cocuzza
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Un’altra cappelletta che ricorda i La Rizza è quella di Santa Fara, in contrada Caldea.
Mentre era ancora vivente il dottore Indovina, medico specialista in medicina interna, assieme alla moglie, signora Giuseppa La Rizza, amanti entrambi della cultura e delle tradizioni, la restaurarono e ne addobbarono l’altare con una statuetta in bronzo che raffigura l’abbadessa Santa Fara col pastorale in mano. A un’apertura della chiesa il dottor Indovina fece collocare una vetrata dipinta a mano in cui è raffigurato il Redentore.
Entrambi i coniugi, devoti di Santa Fara, in estate La festeggiavano radunando tutta la gente di “Quadìa” e delle contrade vicine. La signora preparava il pranzo per il sacerdote, il sagrestano e i chierichetti. Poi, aiutata dalle domestiche e dalle mezzadre, cuoceva le fave e attuava, anche se in piccolo e in forma privata, la “Sagra delle fave cotte”. “Favi cotti, p’i’ belli e p’i brutti!”.
Non c’era poi certo bisogno “d’a maschiata!”. Ognuno contribuiva come meglio poteva.












bellissima questa ricostruzione minimalia della storia e degli eventi di Mussomeli
Sono stato uno studente del corso del prof. Indovina quando era assistente del prof. Scaffidi alla clinica medica di Palermo, non sapevo che era sposato con una signora della bella Musssomeli e del suo attaccamento religioso e di questa tradizione delle fave cotte. Ringrazio la maestra Maria per queste perle di vita del paese del castello manfredonico.
Queste storie raccontate magistralmente dalla signora Maria Sorce Cocuzza sono piacevoli e lasciano una scia di piacere a chi le legge.