La Grande Guerra del soldato Cassenti/2
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La triste morte di due ragazze
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Io e la mia famiglia, dopo circa venti giorni dalla dichiarazione di guerra, senza aspettarcelo, fummo colpiti da una grave immensa sciagura.
Il giorno 11 giugno 1915 la mia sorella più grande, di nome Maria, comparve indisposta, prima che fu sera diventò muta, chiuse gli occhi, rimase solo il respiro, né si muoveva per niente nel letto. Il medico di Milocca non sapeva pronunciarsi.
Stante la grave situazione non esitai il mattino seguente a correre a Racalmuto alla ricerca di un medico che dicevano molto bravo. Fui di ritorno con lui alle ore 11. Il medico visitata mia sorella, diagnostica la malattia di “mercurite”, ordinò delle iniezioni, che malauguratamente non trovai nemmeno a Racalmuto, grosso paese in cui andavamo per motivo di commercio. Telegrafai a Palermo e dopo 24 ore mi pervennero le fiale che erano chiamate “anti-meningococcico”, capii che mia sorella era stata colpita da meningite.
Con tutto ciò la terapia non si mostrò efficace, mia sorella rimase sorda a tutte le chiamate. Si facevano le punture però senza alcun miglioramento e al quinto giorno Maria cessò di respirare e passò alla vita dei giusti. Era una ragazza di quasi un metro e ottanta, la faccia era di una bellezza speciale, aveva capelli rosso-castani con un’ondulazione naturale. Nemmeno la morte l’aveva cambiata. Lasciò nella disperazione tutta la nostra famiglia.
Si provvide per i funerali ed il giorno successivo il popolo in massa rese l’ultimo omaggio alla salma della cara estinta.
Ma la morte non era ancora sazia e arrivò un’altra disgrazia. Il corteo aveva percorso appena cento metri fuori dalla Chiesa che si scatenò un violentissimo temporale, ragione per cui più che camminare si dovette correre verso il Cimitero, sotto lo sferzare dell’acqua e sotto tuoni e fulmini.
Furono tanti i fulmini che mentre stavamo per ritornare a robba Cassenti, uno di questi colpì una bellissima giovanetta che faceva parte del corteo, Grazia Conti, la quale spirò in una casupola di campagna.
La sua morte lasciò nella mia famiglia un altro marchio indelebile di dolore, oltre a quello di mia sorella che non potè avere i farmaci giusti onde poter guarire.
Nel giro di due giorni due famiglie si videro rubate due giovanissime ragazze e tutto il paese le pianse.
La Grande Guerra del soldato Cassenti/1
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Dall’America in Italia
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Lasciai Milocca in cerca di lavoro. Giunsi in piroscafo a New York dove provai qualche lavoro umile.
Poi fui chiamato a New Orleans da parenti di Sutera, gli Scibetta, e da amici di Milocca, tra questi Carlo Cannella, zio di Carlo il falegname, con cui strinsi amicizia. Poi un giorno Carlo sparì nel nulla e non se ne seppe più niente.
Nella metropoli della Louisiana c’erano razze di ogni colore e tanti italiani e una numerosa colonia di siciliani. Ci si riuniva di tanto in tanto, si faceva festa, ci si scambiava le esperienze, e ci si aiutava l’un l’altro.
Giovanni Cassenti con la bici e Carlo Cannella a New Orleans primi del ’900
Feci il capo cameriere in uno dei migliori ristoranti dove il padrone mi aveva preso tanto a ben volere che una volta mi regalò il suo abbonamento a teatro e fu così che diventai appassionato della musica lirica che mi teneva legato all’Italia.
Quando fu chiamata alle armi la mia classe (1886), avevo vent’anni. Se fossi stato in patria, il mio obbligo sarebbe durato pochi mesi, il tempo dell’istruzione, perché unico figlio maschio e quindi ammesso, in quel tempo, all’esenzione dall’intera ferma militare per riconosciute necessità di famiglia.
Il precetto, pervenutomi dal distretto militare, mio padre me lo mandò in America, dove mi trovavo già da due anni. Con quel precetto mi presentai al consolato di New Orleans.
Fui sottoposto a visita e revisione e alla fine il Console, rilasciatomi il certificato che avevo ottemperato agli obblighi di legge, gentilmente, mi disse che potevo andare e stare tranquillo. Riteneva con certezza che la mia classe non sarebbe mai stata chiamata.
New Orleans 1900 – Canal Street
Perciò con la massima tranquillità continuai a svolgere la mia attività di capo cameriere in un ristorante frequentato dalla migliore società. Infatti non feci alcun servizio militare da permanente, né fui più cercato al rientro in Italia avvenuto a causa di malattia nel 1908, l’anno in cui il terremoto distrusse la città di Messina
Ma nel 1915 scoppiò la Grande Guerra. Io avevo quasi 32 anni e nientemeno vi erano ben 12 classi avanti la mia ad essere richiamate per il fronte. Però quel mese di maggio aveva allarmato tutti gli animi perché la chiamata alle armi si susseguiva di settimana in settimana.
E la ragione c’era, perché la nostra guerra contro l’Austria aveva un fronte che comprendeva tutto il versante Trentino, Dolomitico, le montagne del Carso e da qui fino a Trieste, tutte rocce montuose che richiedevano adeguate forze nei diversi passi e sbocchi.
Ci fu uno dei più grandi spiegamenti di forze che fino ad allora l’Italia aveva impiegato in tutte le sue guerre, con la chiamata di otto classi di leva.












Mi è venuta una lacrimetta leggendo questa storia drammatica. Sempre complimenti a MML per quanto sta facendo per la storia del nostro paese. Cose antiche ma che fa piacere leggere. Grazie e buona domenica a tutti voi.