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Archivio per 23 maggio 2012

Giovani per Giovanni

Falcone, un uomo esempio per tutti

di Simone Cusimano

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Una Corona per Giovanni. E’ questo il nome con cui abbiamo deciso di definire l’iniziativa che si terrà nella giornata in onore di Giovanni Falcone.

Il 23 Maggio del 1992 perdeva la vita il magistrato Giovanni Falcone. Un uomo che non si è limitato solo a compiere il suo dovere, che non ha semplicemente applicato il significato pieno della parola coraggio, ma che ha incarnato e ha reso visibile cosa è il coraggio, la forza di andare avanti nel suo lavoro, nella sua missione, a costo di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei suoi cari. Un uomo che non ha mai ceduto di fronte a nulla, che non ha mai abbassato la testa ai soprusi, all’illegalità alla mafia.

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.” – Giovanni Falcone

E’ per questo che giorno 23 maggio ci recheremo in Piazza Falcone-Borsellino per deporre una corona dedicata da un folto gruppo di giovani, dal circolo Fli “Falcone-Borsellino” e dall’associazione “Liberi Di…Fare Città” in sua memoria, in memoria di un uomo che deve essere un esempio per tutti noi, da cui trarre l’insegnamento per affrontare le piccole battaglie di tutti i giorni e per avere il coraggio di portare avanti le nostre idee; il mondo sarebbe certamente migliore se tutti avessimo solo 1 millesimo del suo coraggio.

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la moglie Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montanaro e Vito Schifani

 

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Guardate come trattavano il giudice Falcone pochi giorni prima di esssere barbaramente ucciso, alcuni paladini dell’antimafia!

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Sparigli, sbaragli e sbadigli

Un consiglio di fine stagione

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Avevamo previsto bene il maltempo politico in arrivo quando annunciavamo questo consiglio comunale. Erano troppi e troppo giusti i boatos che lo precedevano.

Riprendiamo a riferire quest’altro consiglio – spezzatino (oramai non si riesce più a completane uno in una sola seduta) dalla contestazione di incompatibilità nei confronti dell’assessore al bilancio, rag. Filomena Falletta perchè cognata del consigliere Calogero Carlino, vice presidente del consiglio comunale.

Randazzo

RANDAZZO FA DIMETTERE L’ASSESSORE AL BILANCIO. Il capogruppo della minoranza Giovanni Randazzo aveva anche sostenuto l’illegittimità di tutti gli atti firmati dall’assessore. Il consiglio era stato rinviato a venerdì 18 aprile. Aveva visto giusto, infatti nell’intervallo l’assessore si era dimessa.

FERLISI ATTACCA IL SINDACO E L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE. Se l’interessata se ne era andata in punta di piedi senza polemiche, il consigliere Salvatore Ferlisi, rapppresentante del Pdci locale e provinciale, aveva suscitato una polemica al calor lavico pubblicando sul suo sito un intervento molto duro nei confronti del sindaco Vitellaro accusandolo di essere un accentratore, allergico alla democrazia e al dialogo tra le diverse componenti che lo sostengono. Concludeva il suo intervento con un giudizio estremamente negativo sull’esperienza della lista del cambiamento, paragonata ad tavola imbandita ma senza sale, una pietra tombale. L’inatteso e durissimo attacco aveva provocato meraviglia e stupore nella controparte e tanta rabbia nei suoi compagni di viaggio, rimasti molto irritati.

Carlino (con la giacca) e Ferlisi

IL BLITZ DEL VICEPRESIDENTE CARLINO. Con questi sentimenti dunque ora si apprestavano a scendere in campo l’ex maggioranza e la nuova maggioranza. I consiglieri Carlino, Cipolla, Di Marco, Mattina, Mantione, Vitellaro Giuseppe jr si erano riuniti nella sala comando del comune in attesa che cominciasse il consiglio comunale alle 18. Il 7° consigliere Ferlisi non arrivava per cui i 6 scendevano in un’aula consiliare che si presentava ai loro occhi deserta. Era stranamente assente la nuova maggiotanza: i 6 (Geraci, Mugavero, Palumbo, Provenzano, Randazzo, Schillaci) + 2 (Tona, Vella). Dopo una breve attesa i 6 prendevano la decisione di iniziare i lavori. Il vice presidente Carlino chiamava l’appello e rinviava di 1 ora il consiglio per mancanza del numero legale. Qualcuno della neo-maggioranza alla ripresa del consiglio si lamenterà in quanto più volte hanno ritardato l’inizio dei lavori per consentire al sindaco o a qualche assessore di rientrare a Milena da fuori paese. Osservazioni puramente inutili quando battono i tamburi di guerra. E guerra è stata subito.

SILURATO IL NUOVO SEGRETARIO COMUNALE. Al 2° punto all’ordine del giorno, la neomaggioranza dà il benservito al nuovo segretario comunale grottese chiamato dal sindaco a servire oltre il comune di Milena anche i comuni di Bompensiere, Montedoro e Grotte, paese che sarebbe stato capofila. Per gli otto, niente segretario troppo in comune che di fatto non avrebbe svolto bene il suo lavoro in tutti e 4 i comuni. Così il sindaco dovrà seguire la volontà del consiglio comunale e cercarsi un altro segretario con i requisiti indicati dalla maggioranza di fatto.

RISPEDITO IN GIUNTA IL BILANCIO PER LA CORREZIONE. Il 3° punto, l’approvazione del conto del bilancio di esercizio 2011, viene rinviato al prossimo consiglio utile perchè la delibera di giunta era rimasta la stessa di prima quando alla seduta aveva partecipato l’assessore al bilancio Falletta. Siccome la giunta dopo le dimissioni dell’assessore Falletta non aveva provveduto ad annullarla e farne un’altra, la neo-maggioranza ha rimandato il compitino al sindaco ed alla giunta perchè provvedano con un’altra deliberazione legittima sul conto del bilancio.

IL FILM WESTERN CONTESTATO. Il nervosismo già palpabile aumentava al 4° punto all’ordine del giorno che riguardava i lavori del consiglio comunale del 13 dicembre 2011. Qui il capogruppo Randazzo, irritato da un altro articolo dell’avv. Ferlisi “Il buono, il brutto, il cattivo”  cominciava a leggere un lungo documento che conteneva critiche anche politiche sul fallimento dell’amministrazione Vitellaro. Non essendo presente il sindaco nè il vice sindaco, prendeva la parola il sindaco facente funzioni, l’assessore Giuseppe Ingrao, che interrompeva l’ex sindaco Randazzo dicendogli, in sintesi, “queste cose poi ce le diciamo sul palco dei comizi”. All’insistenza di Randazzo, i 6 componenti dell’ormai dissolta maggioranza abbandonavano l’aula in segno di protesta.

Qualcuno dei presenti rimasti nell’aula faceva notare che dei tre rappresentanti comunisti (Totò Ferlisi, Enzo Nicastro, Ugo Grizzanti) aveva partecipato al consiglio comunale.

Si ignora il motivo. Quel che si vede e si tocca è l’irrigidimento dei comunisti nei confronti del sindaco e degli assessori e consiglieri rimastigli fedeli. Questi a loro volta contestano duramente i compagni fino a immaginarsi la rimozione del vicesindaco pdci o in subordine la destituzione dalla carica di vicesindaco. I compagni sono gente dura ieologizzata non attaccata al potere, sosteneva qualche altro, e comunque un Ferlisi che si dichiarasse indipendente nel caso toccassero Nicastro, in consiglio comunale potrebbe diventare fatale per la già traballante squadra del sindaco.

Dopo qualche minuto di imbarazzo, data l’importanza degli altri argomenti, si provava qualche tentativo di continuare i lavori.

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La prima donna d’Asti

Presidente del consiglio di Asti una milocchesina?

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Maria Ferlisi siederà nel nuovo consiglio comunale del comune piemontese.

Milenese doc, da sempre amante del suo paese d’origine mai dimenticato, per Ferlisi è, ancora una volta, una riconferma.

Dal 1998 infatti, è tra gli amministratori della città astigiana.

Nel quinquennio compreso tra il 2002 e il 2007 è stata pure assessore all’istruzione, ai servizi sociali e all’anagrafe. Un successo dunque, per la cinquantatreenne nissena, che ringrazia soprattutto i “suoi” compaesani emigrati ad Asti.

“E’ risaputo come Asti è una roccaforte di noi milocchesi. Sono contenta per il risultato ottenuto. Un grandissimo merito va proprio ai miei amici originari di Milena che mi stanno sempre vicino e che non mi fanno mai mancare il loro affetto”.

Queste le parole di una entusiasta Ferlisi che tra l’altro, con i suoi 347 voti ottenuti è stata la più votata del suo partito, il Pd e dell’intera coalizione del centro sinistra.

Prima tra tutte le donne presenti nelle varie liste è stata la quarta ad avere ottenuto il maggior numero di preferenze tra ben 620 canditati.

(*FNI*) Flavio Nicastro

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Chi suicida chi /1

di Filippo Facci
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Nella florida Germania si suicidano il doppio che in Italia, mentre nella disastrata Grecia poco più della metà: parliamo di tasso percentuale, ovviamente.

In Giappone si ammazzano quasi quattro volte più che da noi, in Russia sei volte, mentre in Azerbaijan – terra di autoritarismi e corruzioni – non si ammazza quasi nessuno.

In Italia nel prospero 1987 si toglievano la vita più di 4mila persone l’anno, mentre oggi, con la crisi, meno di 3mila. In Friuli i suicidi sono da sempre il quadruplo che in Campania, e la loro quasi totalità avviene tra domenica e martedì con picchi stagionali che sono a maggio e a ottobre.

Potremmo continuare: tanto per chiarire che attribuire i suicidi a precisi generi di causalità (tipo, appunto, alla crisi economica) è una forzatura immonda che spesso viene favorita da chi mira, giocando coi dati, a trovare eco su giornali.

Gli unici suicidi in sicuro aumento e di chiara attribuzione, nel regno dell’insondabile, sono quelli in carcere: ma in prima pagina non ci vanno. Ci sarebbe un altro dato certo, a dire il vero: è dimostrato che le notizie sui suicidi, pubblicate dai giornali, possono favorire emulazioni e quindi altrui suicidi.

Lo ricordino certi colleghi e soprattutto lo ricordi chi in questo periodo sbatte i cadaveri ai piedi dell’avversario politico.

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Chi suicida chi / 2

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Ricapitoliamo. I suicidi «economici» in Italia rientrano nella norma (fonte: autorità sanitarie italiana e greca) e secondo l’Istat sono addirittura calati; più in generale, Italia e Grecia sono i paesi in cui ci si suicida meno di tutta Europa. Stefano Marchetti dell’Istat, responsabile di uno studio sul tema, ha detto che «è difficile che ci sia un aumento significativo dei suicidi dovuti alla crisi, si stanno facendo affermazioni forti senza evidenze scientifiche». Inoltre 56 studi internazionali (fonti: Oms, Ordine dei giornalisti del Veneto, sociologo Marzio Barbagli) hanno dimostrato che la troppa attenzione dei media ai casi di suicidio induce pericolosi effetti di emulazione; Claudio Mencacci, direttore di neuroscienze al Fatebenefratelli, ha detto esplicitamente che questi studi «dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi».

Ora spiegatemi, a fronte di ciò, perché non dovremmo chiedere conto delle personalissime stime sui suicidi fatte dalla Cgia di Giuseppe Bortolussi (che è un politico, sino a prova contraria) il quale ha rilanciato l’allarmismo sul tema e non si è fatto problemi a distribuire colpe, gettando l’osso alla stampa e ovviamente non disdegnando comparsate televisive sul tema.

Nota: l’altra sera era a Matrix. All’inizio c’ero anch’io. L’ho sentito parlare e me ne sono andato.

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E al tezo tentativo Raimondi fu eletto sindaco con il 55,21%

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di Claudio Costanzo
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Stavolta non sono state necessarie ore ed ore di conteggi. Intorno alle ore 16.30, il verdetto delle urne era già chiaro: Francesco Raimondi è il nuovo sindaco di San Cataldo.

Il candidato del Polo Civico ha sbaragliato la concorrenza dell’aspirante del Polo di Centro, Giuseppe Scarantino (in testa dopo il primo turno), ottenendo la maggioranza delle preferenze in una città “spezzata”.  Raimondi ha vinto grazie ai 6.787 voti ottenuti, pari al 55,21% delle preferenze, contro i 5.506 di Scarantino (44,79%): alla fine, il distacco tra i due candidati è stato di 1.281 voti.

Per il nuovo sindaco finisce un’attesa lunga ben 19 anni: il primo tentativo di “scalata” a Palazzo delle Spighe, Francesco Raimondi lo aveva compiuto nell’ormai lontano 1993, perdendo però al ballottaggio contro Enza Vullo. Cinque anni più tardi, invece, nel ’97, Raimondi vide svanire clamorosamente il sogno elettorale a soli 53 “passi” dalla vittoria, appannaggio di Raimondo Torregrossa.

i nuovi assessori comunali: Giuseppe Anzalone, Lorena Leonardi, Giuseppe Mazza e Gianfranco Scarciotta

Ieri, i “supplementari” hanno arriso al 62enne dottore commercialista, che ha aspettato nel quartier generale di Corso Sicilia la fine dello spoglio delle schede, per poi esultare abbracciato alla moglie Rosalia Graci, festeggiato dai componenti della coalizione e dai 4 futuri assessori della nuova Giunta municipale: il dott. Giuseppe Anzalone, il dott. Giuseppe Mazza, la dott.ssa Lorena Leonardi e l’ing. Gianfranco Scarciotta.
Proprio quest’ultimo, leader del centrosinistra con cui il Polo Civico si è apparentato al ballottaggio, sarà assessore e vicesindaco e dovrà dimettersi da consigliere provinciale del Partito Democratico (eletto nel 2008 con 1.330 preferenze; gli subentrerà l’ex sindaco di Mussomeli, Gero Valenza, che di voti ne raccolse 1.295).

Francesco Raimondi, per la verità, si era mostrato ottimista già al primo turno: «Per chi voto? Per il futuro sindaco» – affermò rispondendo ad una scherzosa domanda retorica rivoltagli al seggio elettorale. Ed ancora, il 7 maggio, interpellato sull’esito del ballottaggio, Raimondi aveva detto: «Considerate le posizioni dei due schieramenti, sono proiettato verso la vittoria».

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Ego te absolvo?

Sacro&Profano – La coppia fu sorpresa in intimità nella cattedrale durante la prima messa delle sette. A luglio alla sbarra

Fecero sesso nel confessionale, saranno processati per atti osceni

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Mancavano i testimoni, per questo è stato rinviato al luglio il processo per “sesso nel confessionale” a Cesena. Due cesenati, un uomo di 38 anni e una donna di 39, furono sorpresi uno dei confessionali della cattedrale durante la prima messa delle sette del mattino nel giugno del 2008.

Devono rispondere di atti osceni in luogo pubblico.

L’avvocato difensore Alessandro Sintucci, ha sostenuto che il confessionale non è luogo aperto al pubblico, ha chiesto al giudice ossia che venga ricostruita la situazione per stabilire se quello che è successo sia stato avvertito o meno in chiesa dai fedeli.

Il giudice ha preso tempo prima di decidere.

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La coppola sulla regione

La maledizione dei governatori siciliani

di Roberto Mistretta
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Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, democristiano di lungo corso e inventore del Movimento Popolare Autonomo per la Sicilia, ha annunciato le proprie dimissioni a fine luglio.
Ad ottobre prossimo si andrà al voto.
Cambiare tutto per non cambiare nulla, si dice da queste parti. Ed è preoccupante che anche questo governatore sia indagato per presunti reati che chiamano in causa la mafia….
Non sappiamo se Lombardo sia colpevole o innocente e starà alla giustizia, come sempre, accertare eventuali reati, ma è sintomatico di un male assai ben più radicato nel sottobosco della politica, che i massimi rappresentanti di quest’isola di coppole e lupare, siano stati mafiosi conclamati, o sostenitori esterni della mafia e collusi e quindi come tali condannati, o inquisiti per mafia.
L’ombra del sospetto a volte è l’anticamera della verità.
E da orami troppo tempo esiste una zona grigia che intreccia interessi economico-politico e affaristico-mafioso, che insomma vede andare a braccetto il mafioso col politico.
Ed è arrivata l’ora di dire basta.
I siciliani onesti lo pretendono e soprattutto lo dobbiamo al sangue dei tanti morti ammazzati dalla mafia, sol perché lottavano per una Sicilia migliore. Per noi e per i nostri figli.

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