Il primo maggio. Ricordo delle manifestazioni che un tempo caratterizzavano la ricorrenza con cortei, assemblee, comizi e svago
Così Chiesa, politica e sindacati onoravano i lavoratori
di Filippo Falcone
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Come ogni anno nella giornata del primo maggio si ricorda la festa dei lavoratori.
Certo oggi, rispetto al passato, molto è cambiato sul significato di quella data. La difficile situazione occupazionale, la frammentazione del mondo del lavoro, la forte disgregazione della stessa unità rivendicativa dei lavoratori, sono tutte conseguenze che il sistema globalizzato ha inserito nel dibattito sui sempre più precari diritti dei lavoratori.
Gli anni cinquanta e sessanta del Novecento hanno rappresentato un’epoca, rispetto a quella odierna, dove le questioni del lavoro assumevano, in quel contesto storico, una valenza molto più pregnante; anche dal punto di vista simbolico. Nella nostra stessa provincia assai più vissuta era tale ricorrenza con numerose iniziative sindacali, politiche e anche religiose per ricordare, in maniera sinceramente sentita, il significato di tale giornata.
Molti oratori, nei paesi del Nisseno, allora importante area mineraria ed agricola, spiegavano nelle varie iniziative – a masse ancora non completamente uscite dall’analfabetismo – il valore che, per il popolo, assumeva il lavoro, «unica fonte di tranquillità e di onesto benessere».
E mentre in prefettura si procedeva alla tradizionale consegna delle stelle al merito del lavoro, su indicazione dell’ispettorato del lavoro e su designazione della presidenza della repubblica, nei vari paesi della provincia, avevano luogo cortei, manifestazioni, rivendicazioni, assemblee, comizi, ma anche momenti di divertimento e svago tra lavoratori nelle campagne circostanti i centri abitati.
Ancora negli anni settanta, ad esempio, a Caltanissetta, si svolgeva un imponente corteo delle maestranze artigiane, a cui si univano gli zolfatari delle miniere di Trabonella, Saponaro, Gessolungo, con assemblee e comizi, tra inni e bandiere, che spesso si tenevano nel teatro Margherita o in piazzetta Garibaldi, con l’intervento dei sindacati unitari.
Molto attivi e presenti erano soprattutto le componenti della Cgil, Cisl, Uil, così come massiccia era anche la presenza della Chiesa con il “leggendario” Padre Buccoleri, assistente diocesano degli zolfatari, che portava in corteo i figli e le mogli dei lavoratori.
Proprio a Caltanissetta la tradizione religiosa voleva che la statua di San Giuseppe, protettore dei lavoratori, venisse portata in processione per le vie cittadine con rientro nella parrocchia del Sacro Cuore.

“Corteo per la celebrazione della festa del Primo maggio. I manifestanti si dirigono verso Scavone” – Paolo La Rosa, Largo S. Biagio, Gela (CL), 1954.
Altrettanto importanti erano le iniziative che si svolgevano nell’altro grosso centro del nisseno, Gela. Qui l’inizio delle manifestazioni, alle quali partecipavano tutte le organizzazioni cittadine, sindacali e combattentistiche, aveva luogo la mattina con il raduno in piazza Salandra, davanti la chiesa di San Giuseppe. Dopo la cerimonia religiosa, il corteo sfilava lungo il corso Vittorio Emanuele al suono dell’inno dei lavoratori.
In serata, in piazza Umberto I, si svolgeva il tradizionale comizio sindacale, tra bandiere e striscioni.
Memorabili rimangono gli interventi dei leaders sindacali locali La Rosa, Vaiola, Russo ed altri dirigenti allora molto amati dai lavoratori.











Mi complimento con Filippo Falcone che leggo sempre volentieri. Grazie per non fare dimenticare la storia. Quelli erano Primi Maggio. Ora musica e basta con i sindacati che sono fuori dal tempo che viviamo.