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Archivio per 27 aprile 2012

Coro in chiesa

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Esattori in proprio

A Calalzo di Cadore il sindaco ha messo alla porta gli esattori: il Comune riscuote i tributi direttamente. “Così abbiamo guadagnato”

Il paese che cacciò Equitalia risparmia 20mila euro l’anno

di Andrea Scaglia

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Ci starebbe pure la scritta sul cartello, “Comune de-equitalizzato”. Calalzo di Cadore, Cialàuz in lingua ladina: da Belluno sali e ti ritrovi circondato dalla meraviglia delle Dolomiti, di fronte il lago artificiale nato dalla grande diga.

Il sindaco si chiama Luca De Carlo, politicamente originario di Alleanza Nazionale «ma indipendente, non mi faccio ingabbiare, io»: è lui che, lo scorso agosto,  piazzò davanti all’albergo che ospitava Umberto Bossi lo striscione «scegliamoli noi», per rimarcare la necessità di una legge elettorale che permetta ai cittadini di indicare i loro rappresentanti in Parlamento.

Ma qui, visto anche il periodo, si parla di tasse.

Perché proprio Calalzo ha deciso di mettere alla porta gli esattori di Equitalia. Cosa che, tanto per cominciare, ha portato al piccolo Comune anche un vantaggio economico mica da ridere: «Quando sono stato eletto, il servizio di riscossione dei tributi era esternalizzato proprio a Equitalia, sia per quanto riguarda i tributi ordinari, tipo la tassa sui rifiuti e quant’altro, sia per le riscossioni coatte. Noi abbiamo subito deciso di tornare a occuparci direttamente dei tributi ordinari, e già così abbiamo calcolato un risparmio di circa 20mila euro all’anno».

Restava la riscossione coatta, quella che spesso porta a sanzioni più o meno pesanti per il cittadino inadempiente. «Ecco: dalla fine di novembre ci siamo ripresi anche quella. Abbiamo incaricato la Comunità montana Valbelluna, che già da anni lavora nel campo. E però, di fatto, il cittadino può venire qui, in Comune, a parlare della sua eventuale situazione di difficoltà».

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Monti di auto blu!

400 auto blu per Monti: la sobria beffa

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Per fortuna che nella stanza dei bottoni c’è lui, il vecchio amico della Fiat, l’uomo che ha cominciato la carriera nel cda del gruppo torinese, dopo che l’avvocato Agnelli, ne scoprì la fedeltà a tutta prova.

Così Marchionne, ormai rassomigliante a Padre Mariano, nella cui parte riuscirebbe a meraviglia, sen non fosse che la barba c’è l’ha soprattutto sullo stomaco, potrà vendere almeno qualcuna delle sue folgoranti idee automobilistiche: qualcuna di quelle vecchie Chrysler 300, spacciate per nuove Lancia.

Il governo, quando si tratta di ricchi, vede e provvede: così butterà via dieci milioni di euro per acquistare 400 auto blu, nonostante le promesse di riduzione del gigantesco parco macchine, nonostante la sobrietà simulata nei primi giorni e nonostante il fatto che poco meno di un migliaio di esse giacciano inutilizzate.

Certo sui pensionati, sui lavoratori, sui precari, persino sui malati si risparmia fino all”osso, ma quando si tratta di illustri sederi allora bisogna fare qualcosa per ospitarli in berline simil lussuose o per evitare che appaiano come i cialtroni che sono. Si sa che l’auto blu è trainante nell’immaginario e chissà che qualche nuova Thema la si possa vedere dal vero e non in fotografia.

Oddio non è che sia un bello spettacolo, è l’auto ideale del vaccaro dell’Idaho quando va alla predica o a raccogliere ragazze di strada: grandona, suppostosa, americanoide, l’ideale per uno studio sui complessi di compensazione. Ma costa molto meno che produrre un modello decente. Costa meno che avere un un’idea, costa infinitamente meno che essere un vero costruttore di automobili e non un semplice rabdomante di occasioni finanziarie. Certo c’è il rischio di non vendere, ma c’è sempre il Mario pronto a dare una mano con i nostri soldi.

E nemmeno ha bisogno di chiedere il permesso a Frau Merkel: Bmw, Audi e Mercedes non andranno certo in rovina per la Thema di Marchionne. Rischia solo la Lancia. E rischia la residua credibilità di un governo che da sobrio che era si presta a questa inutile e delittuosa emorragia di soldi pubblici così assurda e iniqua da battere persino l’odore di stantio dei vecchi partiti. Altro che auto blu, queste sono proprio marron.

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Vanessa è stata uccisa, strangolata e gettata dal ponte

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Il fidanzato ha confessato
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Vanessa Scialfa sarebbe stata uccisa, strangolata in casa e poi il corpo sarebbe stato lanciato da un ponte della strada statale 117 bis, la Enna-Caltanissetta, nei pressi dell’ex miniera di Pasquasia. Il delitto sarebbe stato commesso nell’abitazione di via Filippo Gallina, a Enna, dove la ventenne viveva con il compagno, Francesco Lo Presti di 34 anni.il ragazzo, tra i primi sentiti in questura, è stato l’ultimo a vederla viva. Il convivente della giovane stamane aveva raccontato di aver avuto una lite con Vanessa nella tarda mattinata di martedì scorso. La ragazza nel pomeriggio – secondo il racconto dell’uomo – avrebbe lasciato l’abitazione dove i due vivevano.

Lo strazio del padre

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All’obitorio del cimitero di Enna, durante il riconoscimento del corpo della figlia, papà Giovanni non ha retto al dolore: “Datemelo tra le mani che lo ammazzo…” ha gridato. “Lo avevo accolto in famiglia perchè pensavo che fosse un bravo ragazzo, ma come si fa a uccidere una ragazza per un futile litigio…”. Si scaglia contro il fidanzato carnefice. “Non lo devono arrestare – ha aggiunto Giovanni Scialfa che impiegato comunale che ha altri 5 figli – perchè poi ci penserò io, con le mie mani…”.

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Tiro al lampione

Corso Nenni, la circonvallazione di Mlena, tratto di ditte artigianali e commerciali...

Qualcuno dalla mira infallibile ha fatto saltare il corpo illuminante di un palo della pubblica illuminazione...

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Appalto manutenzione impianto illuminazione

di c.l.)
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La Giunta comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Vitellaro, ha approvato la contabilità finale e le risultanze del certificato di regolare esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria dell’impianto di illuminazione pubblica di proprietà comunale, eseguiti dall’impresa Dm Costruzioni di Favara per un ammontare di 19.845,92 euro al netto del ribasso d’asta.
In precedenza l’amministrazione comunale, ritenendo opportuno procedere ad un intervento di manutenzione straordinaria all’impianto comunale di illuminazione, aveva approvato il progetto esecutivo di questi lavori per l’importo complessivo 25.000 euro, di cui 21.089,18 euro per lavori e 3.910,83 euro per somme a disposizione.

I lavori, a seguito di gara, nel 2009 se li era aggiudicati alla ditta Dm Costruzioni di Favara per 19.845,29 euro compresi 995,57 euro per oneri per la sicurezza.

La ditta favarese, come hanno attestato la direzione dei lavori e il responsabile del procedimento che hanno presentato, rispettivamente, la documentazione relativa alla contabilità finale e la relazione finale riservata sul conto finale, ha effettuato i lavori che, sulla base della documentazione relativa al certificato di regolare esecuzione, risultano essere stati ultimati in tempo utile e corrispondenti alle registrazioni dei registri contabili ed eseguiti a regola d’arte e in base ai termini contrattuali. La Giunta ha preso atto di quanto certificato in merito alla regolare esecuzione di questi lavori.

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Passione alla milanese

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Mille avventure su e giù per il mondo: da Capaci a Racalmuto

di Giovanna Giordano

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Mi è venuto un tuffo al cuore ieri per strada. No, non ho visto un vecchio amore. Ho visto una Renault 4 rossa uguale a quella che avevo e che non ho più.

Tanti anni assieme e dappertutto, che macchina stupenda. Aprivo il tetto e vedevo le stelle. Una macchina semplice come non ce ne saranno più: il cambio in alto, il volante grande e niente di elettrico, il sedile largo e nero che dondolava sui fossi e nei torrenti fra i sassi.

Erano gli anni in cui uscivo ogni sera e tornavo di notte o all’alba, parlavo ore dopo un film con Rocco e Daniele, provavamo il nostro coraggio ad entrare nei castelli abbandonati, andavamo a caccia del canto dell’usignolo e mangiavamo i cornetti caldi alla crema al sorgere del sole. Entravamo nei bar della malavita e c’erano uomini che leggevano il quotidiano appena stampato per vedere chi avevano arrestato. “U pigghiaru”, dicevano “u taccaru” e piangevano il compagno in carcere come morto. E io sempre con la mia Renault 4 rossa. Ogni tanto il carburatore si ingolfava e avevo imparato a smontarlo da sola, anche di notte, sotto la pioggia e la macchina ripartiva. E allora ripartiva l’avventura. Già, era la macchina dell’avventura, dei baci sotto la luna in estate.

Con lei, con la mia Renault 4, sono andata anche da Leonardo Sciascia a Racalmuto a pranzo e ho mangiato i fichi del giardino. Con la mia Renault 4 sono passata da Capaci dieci minuti prima della strage e ho guidato fino a Messina senza sapere nulla di quello che avevo lasciato alle mie spalle. Non c’erano telefonini allora ma la notizia era volata fino a casa e mio padre ha tremato. E ricordo la sua faccia quando sono arrivata a casa e le occhiaie e il tremore che aveva nelle mani quando mi ha abbracciata.
Ho attraversato quasi tutti i torrenti di Sicilia e le strade di campagna e le spiagge. Con questa macchina ho fatto traslochi, accompagnato un malato di cuore in ospedale, portato in giro amici cinesi e tedeschi, zii d’America e una amica con le doglie. E lei sempre pronta. Una notte di tempesta stavo per posteggiarla sotto un ficus centenario ma qualcosa di invisibile mi ha spinto a non farlo. Nel cuore della notte poi quell’albero è crollato sotto il peso dei fulmini e della pioggia e molte macchine nel cadere ha schiacciato. Ma non la mia Renault 4. Una notte i ladri l’hanno saccheggiata e hanno rubato tutto, una scatola di conchiglie del Mar Rosso, una valigia, un presepe, anche i fazzoletti di carta hanno preso. Ma hanno lasciato lì dentro “Le Affinità elettive” di Goethe. Il libro proprio non interessava ai ladri.
Una notte senza luna con lei vicino ho fatto il bagno a Capo Faro, sullo stretto di Messina e quella notte il mare era così ricco di plancton fosforescente che sembrava di nuotare dentro un mare di stelle. Con la mia Renault 4 correvo su e giù per il mondo. Erano anni «dolci come la polpa dell’albicocca».

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