Preoccupazione per il “no” della Procura nissena alla richiesta degli atti avanzata dall’Ap di Enna
«Pasquasia, troppi segreti»
di Flavio Guzzone
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In seguito alle recenti dichiarazioni del funzionario regionale dott. Cuspilici, responsabile dell’ufficio Speciale delle Aree a Rischio Ambientale in Sicilia, in base alle quali la miniera di Pasquasia possa diventare una discarica di amianto, il presidente della Cna di Enna, Tonino Palma, ha scritto una lettera aperta a diversi rappresentanti istituzionali del territorio invitandoli a far luce sulle reali intenzioni dei Governi regionale e nazionale sul futuro della miniera.
«Sulla miniera di Pasquasia – dice Palma – sono ricorrenti voci che indicano il sito quale possibile deposito di amianto. Negli anni sono state promosse inchieste, studi scientifici, misurazioni, commissioni, interrogazioni parlamentari, movimenti di cittadini, rivelazioni di pentiti, procedimenti giudiziari, ma di fatto nessuno è stato in grado di dare informazioni certe. Sono stati stanziati di 20 milioni di euro per la bonifica dell’area superficiale, senza verificare cosa c’è nel sottosuolo».
Tonino Palma sollecita interventi da affrontare con la dovuta perizia e serietà aspetti così delicati che riguardano la salute pubblica e la tutela dell’ambiente, ai sindaci di Enna e Caltanissetta, ai dirigenti delle Asp territoriali che hanno titolarità e compiti precisi in tema di salute pubblica chiedendo un impegno preciso, teso a far emergere la verità su Pasquasia. «Lo chiediamo – scrive Tonino Palma – in quanto soggetti che viviamo ed operiamo in questo territorio, in quanto cittadini che hanno tutto il diritto di pretendere la verità.
Tanta le domande: quali sono stati gli esiti e le conseguenze dello studio sulla resistenza delle formazioni argillose alle radiazioni nucleari avviato nel 1984 dall’Enea a Pasquasia? Perché il 27 luglio del 1992 la miniera è stata chiusa benché nello stesso anno erano stati stanziati 70 miliardi di lire e appaltati i lavori per realizzare gli impianti di depurazione? Perché non si è dato credito alle dichiarazioni del pentito di mafia Leonardo Messina, che ha dichiarato l’esistenza di scorie radioattive all’interno? Perché il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ha opposto il segreto alla richiesta della Provincia di Enna di conoscere gli atti del fascicolo relativi all’indagine che la Dda di Caltanissetta aveva avviato nel 1997? Quali sono gli esiti delle diverse inchieste giudiziarie avviate dalla procura di Caltanissetta e dalla magistratura di Enna? È vero che il Governatore Raffaele Lombardo, interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica di Enna, Marina Ingoglia, ha fatto riferimento ad una sorgente radioattiva a 300 metri di profondità, che “potrebbe” essere collegata agli esperimenti condotti dall’Enea? Contestualmente all’avvio della bonifica superficiale in atto nella miniera, è stato verificato anche lo stato di inquinamento del sottosuolo, delle gallerie e dei pozzi, per poter ipotizzare una ripresa delle attività estrattive?
Non è più possibile vivere, operare e crescere i nostri figli in un ambiente in cui temiamo possano esserci rischi di inquinamento e di contaminazione.









