Archivio per marzo 2012
L’itagliano /13 – L’amor francese
Postato in Umorismo il giorno 30 marzo 2012 | Lascia un commento »
Il sesso in testa di Vasco
Postato in Spettacoli il giorno 30 marzo 2012 | 2 Commenti »
Ignoranza incommensurabile
Nonostante mi abbiano pubblicato qualche libro, e molti ne abbia letti e studiati, ho sempre ritenuto d’essere una persona molto ignorante.Questa volta però mi sono reso conto che la mia ignoranza è abissale, incommensurabile. Dico sul serio, non per scherzo. Lo giuro.
Dunque: ad una certa età si diventa un po’ sfacciati, e così, quasi tutti i giorni, nonostante non sia consentito, non resisto alla tentazione e do una rapida scorsa ai giornali esposti in un supermercato del quartiere dove abito.
- Ieri mattina sfoglio uno dei settimanali più diffusi in Italia, e leggo: «Vedi dei punti di contatto tra il balletto e il rock?» (domanda del direttore della rivista a Vasco Rossi).
- Ecco la risposta: «La danza classica è lontana dal rock come forma, ma non come sostanza: si tratta sempre di provocare e comunicare “sesso allo stato puro”».
Io non lo sapevo. Mai saputo, in tanti anni di vita, che la funzione della danza classica e del rock fosse di provocare e comunicare sesso allo stato puro, tra virgolette ovviamente. Proprio lo ignoravo. E tu, Isadora, lo sapevi?
Alla ricerca delle nostre radici
Postato in Costume/Società, Milena il giorno 30 marzo 2012 | Lascia un commento »
Le radici profonde non gelano mai
di Paolo Pugni
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E poi scopri che quell’essere orfano ti pesa più di quando pensassi. Ti guardi dietro, e vedi il vuoto. Scopri che la radice è stata recisa, appena sotto di te e che ormai sei tu che tieni il peso, che reggi l’albero. Sei radice.
Radice di che?
Di una famiglia che continua nel tempo e afferra brandelli di quella vita che scorre qui, in questo mondo, e come materia prima la rielabora e ne fa servizio, gioia, dolore, preoccupazioni, futuro, speranza.
Sì, questa “orfanitudine” mi ferisce.
No, non è solo per risentire le loro voci, che qualche volta ti sembra ancora che ti chiamino dal balcone, e tu guardi su, alzi la testa verso una assenza che si nasconde nella tua miopia. No, non è neanche quando ti serve aiuto, perché anche un cinquant’enne può avere bisogno di aiuto, di un consiglio, di una commissione. Che sarebbe comunque una mancanza per te, non per loro. Egoismo. In un certo qual senso.
Ti mancano certamente quando il calendario te lo ricorda, poco fa tua madre avrebbe compiuto 78 anni e sono già 3 che manca, e papà l’hai perso prima dell’11 settembre, quando il millennio era ancora acerbo e nulla faceva presagire questo scempio della vita.
Non è neppure quando passi per quei brandelli di città che ti rimbalzano addosso ricordi, sempre esasperati nella dolcezza e nel dolore, come dentro ad un tubo che da nel tempo, come cantava Vecchioni. Che la città sa essere crudele, perché ti nasconde emozioni e ricordi e te li getta davanti all’ultimo, quando non sei preparato, quando sei sovrappensiero, quando sei più vulnerabile. E allora, come in un film un po’ melò, un po’ patetico, un po’ banale, ti sembra di rivedere per strada quella persona che trascina con sé un ricordo che ti afferra alla gola e stringe e soffoca e induce una commozione incapace se decidersi a cadere di qua nel pianto o se rimanere sospesa, in un tristezza acida e maligna, intrisa di rimpianti, che sono il male peggiore che puoi farti.
E’ invece quando ti assale quella debolezza che avevi quando eri bambino, piccolo, che qualche cosa ti spaventava, ti negava il futuro, ti accecava la speranza. E allora correvi quasi, urlavi o piangevi, e ti buttavi tra le loro braccia, perché li volevi tutti e due, non solo uno di loro, tutti e due, nel lettone, stretti intorno a te a proteggerti, a rassicurarti, a negare il presente per accendere il futuro.
Ecco.
E oggi non puoi più, perché non puoi essere debole, non puoi. Sei tu quello che deve abbracciare, rassicurare, comprendere, sostenere. E allora essere orfano scopri che pesa. Perché solo con loro potresti essere ancora bambino. No, non solo con loro.
E’ in questi momenti che più che mai ti ricordi che bambino lo sei sempre, e che hai sempre una Madre e un Padre ed un Fratello accanto a te. Basta che li vai a chiamare, che li cerchi con quella stessa intensità che ti spinge al dolore, con una sincerità che va ritrovata dentro all’umiltà di sapersi foglia al vento, soldato al fronte, tweet sulla TimeLine, acqua sui sassi.
Quell’umiltà che ti schiude la preghiera, perché lì sì che puoi finalmente piangere ed essere consolato, non solo con una emozione accesa, ma con le luci di quella ragione che sa leggere dentro le pieghe della vita, tra le righe della quotidianità per mostrare che davvero tutto concorre al bene.
Non saremo mai orfani.
Berlusconi licenzia Fede
Postato in Milena, Umorismo il giorno 29 marzo 2012 | 2 Commenti »
Emilio Fede, dopo 20 anni, ha lasciato la direzione del Tg4.
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Lo annuncia Mediaset in una nota, spiegando che la direzione della testata è cambiata “in una logica di rinnovamento editoriale”.
“Dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine – spiega l’azienda – Emilio Fede lascia l’azienda. Mediaset lo ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del gruppo”.
Alla guida del telegiornale di Rete 4 arriverà Giovanni Toti, direttore responsabile di ‘Studio Aperto’.
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Prima dell’arrivo delle vacanze estive, Silvio abbandona Umilio Fido in un piazzale di sosta dell’autostrada.
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La nave dei gay
Postato in Milena il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
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Due uomini californiani che partecipavano a una crociera ai Caraibi sono stati incarcerati mercoledì nell’isola di Dominica, dove il sesso tra uomini è illegale.
L’agente di polizia John George ha dichiarato che le forze dell’ordine hanno accostato la nave da crociera e arrestato due uomini con l’accusa di atti osceni e sodomia.
Come scrive il portale news24.com, si tratta di John Robert Hart, di 41 anni, e Dennis Jay Mayer, di 43. Qualcuno dal molo li aveva avvistati in atteggiamenti ritenuti sconvenienti e li aveva denunciati. Martedì mattina i due dovranno comparire davanti al giudice e, se dovessero risultare colpevoli, saranno multati per 370 dollari ciascuno o incarcerati fino a sei mesi.
La nave portava a bordo circa 2mila passeggeri partiti sabato da Porto Rico e arrivati mercoledì a Dominica. Quindi è ripartita per St Barts senza i due uomini, che attualmente si trovano in una cella nel quartier generale della polizia a Roseau, capitale della Dominica. Nello Stato di Dominica i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono severamente proibiti, sia tra gli uomini sia tra le donne, e possono portare fino a una condanna a dieci anni di carcere.
La legge della Dominica inoltre non riconosce né le unioni né i matrimoni omosessuali, impedisce ai gay di adottare dei minori, non prevede che possano arruolarsi nell’esercito né ha mai introdotto dei principi contrari alla discriminazione.
La presenza di crociere gay nei Caraibi ha irritato diverse isole conservatrici, incluse Giamaica e Grenada, dove le leggi anti-sodomia sono particolarmente severe per il sostegno di gruppi religiosi evangelici. In seguito a questo fatto, le crociere gay evitano sistematicamente Giamaica e Barbados, per il timore dell’omofobia e di possibili violenze.
Sparàti a Giuvannazzu!
Postato in Notizie da altre città, Temi importanti il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
Carrubba rivela il piano per uccidere Giovannazzu: «Fu arrestato e il progetto sfumò»
«Termini doveva morire»
di Vincenzo Pane
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Il collaboratore di giustizia campofranchese Maurizio Carrubba e Angelo Schillaci, ritenuto un esponente mafioso di spicco, avrebbero, alcuni anni fa, pensato di eliminare Salvatore Termini detto “Giuvannazzu”.
Quest’ultimo, oltre ad essere ritenuto un componente attivo della famiglia mafiosa di Campofranco sarebbe stato anche l’uomo che fece entrare in cosa nostra lo stesso Carrubba.
E’ lo stesso Maurizio Carrubba, il 7 giugno dello scorso anno – data di inizio della sua collaborazione – a raccontare del progetto di omicidio ai magistrati della Procura nissena; l’omicidio non venne però eseguito dato che Termini venne arrestato.
«TERMINI ERA TROPPO ARROGANTE».
Il sostituto procuratore Stefano Luciani inizia l’interrogatorio chiedendo a Carrubba se fosse a conoscenza dell’esistenza di covi di latitanti e il pentito risponde di no. Poi arriva la domanda sui progetti di omicidio e Carrubba inizia a raccontare: «No, l’unico che avevamo era quello riguardante Salvatore Termini “Giuvannazzu”. Era una cosa che avevamo in mente io e Angelo Schillaci. Il fatto è che Termini era uno troppo focoso, era arrogante, troppo aggressivo».
LA LITE PER IL PASCOLO.
Uno dei motivi di rancore sarebbe stata una lite fra il fratello di Carrubba e lo stesso Termini, il quale era andato a pascolare le proprie pecore in un terreno di proprietà dei Carrubba. «Termini negli anni ’90 – racconta Carrubba – andava a pascolare le pecore in contrada Chiartasì, dove avevamo un terreno. Una volta io e mio fratello lo vedemmo e gli chiedemmo spiegazioni e lui litigò pesantemente con mio fratello. Quando parlai con Schillaci mi tornò a mente questo comportamento di Termini».
Carrubba aggiunge che lui e Schillaci si procurarono un’automobile rubata per commettere l’agguato: «Ci procurammo un’auto rubata, una Fiat Uno, grazie all’aiuto di Vincenzo Parello e l’abbiamo nascosta in una casa di campagna che era abbandonata. Questa casa apparteneva ad un certo Scifo, che ora è morto. Non mi ricordo se la chiave l’aveva Schillaci o se l’era procurata.
Poi il progetto di omicidio è sfumato, a Termini lo hanno arrestato. La macchina, per quello che ne so, rimase lì, non so dire se Angelo Schillaci poi sia tornato in quella casa e l’abbia spostata».
IL FUCILE “REMINGTON”.
Nel corso dei suoi interrogatori Carrubba ha parlato, in alcuni casi, delle armi che la cosca di Campofranco avrebbe avuto a disposizione e dei luoghi dove sarebbero state occultate.
I bravissimi di Serradifalco
Postato in Cultura, Notizie da altre città il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
COMUNICATO STAMPA DEL 28 MARZO 2012
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Con propria determinazione, la n.39, assunta il 28.03.2012, la Giunta municipale di Serradifalco ha attivato presso la Biblioteca comunale “Leonardo Sciascia” una sezione specifica dedicata alla raccolta delle tesi di laurea degli studenti meritevoli che abbiano conseguito la laurea col massimo dei voti. L’iniziativa, volta a promuovere e premiare lo studio e la ricerca intellettuale dei neo laureati, intende valorizzarne il percorso formativo, dando loro la possibilità di far emergere il proprio elaborato, mediante la pubblicazione sul sito internet del Comune e l’inserimento della tesi nei cataloghi della biblioteca comunale.
Sempre nell’ambito delle misure volte a promuovere e sostenere lo studio, si svolgerà martedì 3 aprile p.v. alle ore 11:00 presso la sala Sturzo del Palazzo di Città la cerimonia ufficiale di consegna, in favore dei diplomati e dei laureati col massimo dei voti, delle borse di studio che l’Amministrazione comunale ha inteso ripristinare al suo insediamento, dopo anni di oblio.
Per l’impegno profuso nello studio verranno premiati Alberto Michele Difrancesco, Diletta Ligori e Francesca Petix, diplomatisi col massimo dei voti; Alessandra Calabrese, Luana Naro e Cristina Migliore, che hanno conseguito la laurea triennale con la votazione massima; Leonardo Ingrao, e Federica Pera neo laureati con laurea magistrale col massimo dei voti.
Proprio in merito a quest’ultima iniziativa, molto apprezzata dalla cittadinanza, il 30 novembre dello scorso anno il Consiglio comunale, su proposta del Sindaco Giuseppe Maria Dacquì, è intervenuto apportando alcune modifiche al regolamento che ne disciplina l’erogazione, che hanno consentito di implementare il numero dei borsisti.
Alla cerimonia, oltre al Sindaco e all’Assessore alla cultura, Teresa Burgio, saranno presenti gli assessori della Giunta municipale ed i componenti della commissione per l’assegnazione dei premi di studio, Rosario Ristagno, Gianpaolo Costa e Giacomo Locurto.
Mangiare a sbafo grazie al giudice
Postato in Notizie da altre città il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
NON PAGA IL CONTO E IL GIUDICE L’ASSOLVE
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Sedersi in un ristorante, consumare un pasto e, al momento di pagare, contestare il conto al ristoratore, quindi decidere di non pagare. Nel comprensorio di Milazzo (Me) si può fare anche questo, dopo che un giudice di pace, respingendo la denuncia presentata dal titolare di un locale, ha disposto “il non luogo a procedere” nei confronti di un commerciante di Cefalù (Pa) che si era rifiutato di pagare il conto.
Secondo quanto riferito dal ristoratore, l’uomo, dopo avere consumato un lauto pasto prelevato dal buffet in sala, si è fatto portare una bottiglia di vino doc, una di minerale e ha consumato con tutta calma. Finito di mangiare ha chiesto il conto, ma 20 euro gli sembravano “un po’ troppi”, dunque si è rifiutato di pagare. “Mi denunci pure, questi sono i miei dati personali”.
L’indomani mattina, il ristoratore, tramite il proprio legale, ha denunciato il commerciante per ‘insolvenza fraudolenta’, rivolgendosi al giudice di pace di Milazzo. Qualche giorno fa è venuta fuori la sentenza che ha assolto il commerciante di Cefalù, disponendo “il non luogo a procedere per la scarsa entità del danno arrecato al ristoratore”.
A quanto sembra, il commerciante di Cefalù, in precedenza, aveva usato la stessa ‘tattica’ anche in altri importanti ristoranti del centro di Milazzo.
Art…iglieria calibro 18
Postato in Governo, Politica il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
Articolo 18: come negare la realtà e prendersela con la “lotta di classe”. Cari Fornero e De Bortoli, leggetevi l’Unione Sarda di oggi!
Pubblicato da vitobiolchini
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Viene prima l’uovo o la gallina? Viene prima l’impresa o il lavoratore? Ha più senso la realtà o gli schemi di interpretazione della realtà? Perché se il ministro Fornero e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli leggessero l’Unione Sarda di oggi, avrebbero la risposta alle loro domande.
Si chiede De Bortoli stamattina nel suo editoriale “Una trincea ideologica”.
“I toni apocalittici di molti commenti sono inquietanti. Descrivono un Paese irreale. Tradiscono una visione novecentesca, ideologica e da lotta di classe, che non corrisponde più alla realtà della stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Dipingono gli imprenditori (che hanno le loro colpe) come un branco di lupi assetati che non aspetta altro se non licenziare migliaia di dipendenti”.
Sul’Unione Sarda di oggi, Maria Francesca Chiappe racconta come undici dipendenti del Carrefour di Quartucciu e uno dell’Auchan di Pirri sono stati licenziati perché non hanno accettato la modifica dei turni part time nei supermercati. Scrive la giornalista nel suo articolo:
“Se fosse in vigore la riforma del ministro Fornero non potrebbero ricorrere al magistrato del lavoro”.
Pirri e Quartucciu: “il paese irreale”. Perché per De Bortoli la realtà invece è un’altra.
“Scrive Guido Viale su il manifesto: «I capi girano nei reparti e minacciano i delegati non allineati e gli operai che resistono all’intensificazione del lavoro annunciando: appena passa l’abolizione dell’articolo 18 siete fuori!». Davvero è questo il clima che si respira nelle fabbriche, al di là di qualche isolato episodio? O è una ripetizione logora di schemi mentali del passato, il tentativo di creare un solco ideologico, una trincea fra capitale e lavoro, la costruzione artificiosa di un nemico di classe?”.
Sì, questo è il clima, caro De Bortoli. E lo si respira da tempo, da quando tutta l’opinione pubblica italiana ha iniziato a santificare Marchionne, l’uomo che non sta risollevando la Fiat (leggetevi i dati) ma sta demolendo la cultura del lavoro in Italia.
8.000 km con un pieno!!!
Postato in Ambiente, Stampa, tv, web il giorno 29 marzo 2012 | Lascia un commento »
Ford Nucleon
di Emiliano Caretti
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C’è stato un momento, oltre 50 anni fa, in cui fu progettata una delle auto più rivoluzionarie (ma forse anche più pericolosa) della storia, in grado di percorrere fino a 8.000 Km con un solo “pieno”! Non vide mai la luce, ma non a causa delle pressioni di fantomatiche lobby petrolifere, bensì per le difficoltà costruttive e l’alto rischio riguardante la sua propulsione. La Ford Nucleon, questo il nome dell’ipotetica vettura, era infatti alimentata nientemeno che da un piccolo reattore nucleare!
Simile a quello usato nei sottomarini, il motore della Nucleon avrebbe dovuto sfruttare la fissione dell’uranio per alimentare un generatore di vapore e quindi una serie di turbine; queste ultime avrebbero provveduto a far muovere il veicolo e a fornirgli tutta l’energia necessaria per un corretto funzionamento. Una volta esaurito il combustibile radioattivo presente nel mini-reattore installato nel retro dell’auto, sarebbe “bastato” portare la vettura in un’officina (molto!) specializzata, che si sarebbe presa la briga e la responsabilità di provvedere ad un nuovo “pieno” di energia.
La Ford Nucleon non ebbe però (fortunatamente) un seguito commerciale e il progetto fu abbandonato allo stadio di prototipo per cause principalmente tecniche. I progettisti ritennero infatti che i materiali e le conoscenze del periodo (fu annunciata nel 1957 quando “noi” fabbricavamo la Fiat 500 per intenderci) non fossero abbastanza avanzate per garantire una fattibilità della vettura, soprattutto in chiave sicurezza. Certo, i consumi erano davvero interessanti, ma a posteriori e magari per i motivi più diversi, siamo davvero lieti che sia andata così.













