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Archivio per 30 marzo 2012

Salvatore Mattina va a Terre di Collina

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Mattina Salvatore in primo piano, Calogero Carlino l'ultimo a destra. Accanto a Mattina Mantione Fausto

Il consigliere comunale di maggioranza Salvatore Mattina ieri sera è stato eletto nel Consiglio di Terre di Collina con una maggioranza bulgara: 14 voti su 14 votanti. Il presidente del Consiglio comunale per l’occasione si è ritagliato un ruolo “super partes” astenendosi dal voto. Mattina sostituisce Calogero Carlino che si era dimesso l’anno scorso dal consiglio di Terre di Collina.

Al consigliere neo eletto la Redazione di MML esprime sinceri auguri per l’elezione sicura che potrà lavorare per il bene comune.

La votazione plebiscitaria farebbe pensare ad una candidatura condivisa all’unanimità. Ma disgraziatamente non è così e cercheremo di raccontare tra poco come si presuppone siano andate le cose. La ricostruzione che ci propongono fonti ben informate non intacca minimamente il consigliere neoeletto, ritenuto da tutti persona correttissima e seria.

Ciò non toglie che dietro la sua elezione si sia girato un vero e proprio film dell’orrore… politico che si può titolare: “Gli sgambetti” e dividere in due tempi. Primo tempo “Sette a Sette”. Secondo tempo “Quattordici a Zero”. Due tempi con trame contro trame alla Sir Alfred Joseph Hitchcock. O due atti, se preferite, delle migliori commedie di Pirandello alle quali i politicanti ci hanno ormai abituati.

Un film che potrete vedere e gustare prossimamente su questo blog. Tra poco, pochissimo.

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SpendeRAI di tutto e di più

La Rai spenderà 100mila euro

Costosi per i giornalisti i viaggi del premier

di Tony Zermo

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L’avevamo scritto l’altro giorno che i giornalisti per salire sui voli di Stato dovevano pagare il biglietto: 500 euro per voli in Italia, 1500 per voli europei e 2500 extra europei.

Per seguire Monti nei 7 giorni in Kazakistan, Corea del Sud, Cina e Giappone la Rai spende 100 mila euro.

Lo scrive «Libero» che fa i conti alla lira, anzi all’euro: «Tg1, Tg2, Tg3 e Gr mandano troupe e 11 inviati e c’è stata rissa per il posto in aereo». Sarebbe bastato un solo inviato, un solo operatore e un solo porta-luci e invece c’è una massa di giornalisti a spese della Rai (tra l’altro in profondo rosso): che poi la Rai è dello Stato e se spende 100 mila euro sono soldi pubblici.

L’estensore dell’articolo, Enrico Paoli, spiega così la cosa: «Se c’è di mezzo il presidente del Consiglio Monti la parola “risparmio” sparisce, visto che sono tutti in campagna elettorale. Dal direttore generale Lorenza Lei ai direttori di testata, ognuno di loro è alla ricerca della riconferma perché il consiglio di amministrazione dell’emittente di Stato scade a fine aprile e l’esecutivo ha fatto chiaramente capire di volere azzerare l’attuale consiglio di amministrazione per insediare un consiglio fatto di tecnici, non di politici.

In attesa dei Professori ognuno gioca in proprio, nel senso che il Tg2 non vuole essere da meno del Tg2 e il Tg3 non è certo disposto a prendersi i prodotti degli altri». Come se per raccontare che Obama si è felicitato con Monti non bastasse un solo inviato.
La Rai ha spiegato che degli 11 inviati, cinque resteranno a Seul per la conferenza sul nucleare e sei proseguiranno con il premier in Giappone e Cina. Ma il conto finale è sempre sulle 100 mila euro.

A scatenare la rissa c’è stato il fatto che i posti sull’aereo presidenziale erano solo tre e gli altri giornalisti si sono dovuti arrangiare con voli di linea. Le altre emittenti sono state risparmiose. Mediaset, Sky e La7 coprono l’avvenimento con le immagini prese dai circuiti internazionali e con le agenzie che descrivono con abbondanza di dettagli l’evento.

Secondo i calcoli di Dagospia la Rai spenderà solo di viaggi aerei 35 mila euro, a cui vanno aggiunti albergo, vitto, tassì, diaria fuori sede e le solite «varie ed eventuali».
«Il bello è – conclude il giornale di Belpietro – che nel caso del Tg3, per disposizione del direttore Bianca Berlinguer, l’inviato non si vedrà in video, ma si sentirà solo la voce. Tanto valeva restare a Roma».

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Poveri noi

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Patrizi e plebei

Mi fa male il mondo!

di Roberto Mistretta
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La prof universitaria Elsa Fornero, ministro del Lavoro, nota per la lacrima facile e che tante angosce sta provocando a padri e madri di famiglia che lavorano sodo per portare a casa uno stipendio sempre più striminzito, nel 2010 ha dichiarato un reddito lordo di 402 mila euro.
Ha percepito quindi, sempre al lordo delle tasse, 33.500 € al mese, ovvero 1.116 € al giorno, e quindi 46 € l’ora.
Come ho già detto in altre occasioni, nulla de eccepire: se l’hanno pagata tanto, vuol dire che quei quattrini li vale. Buon per lei!
E tuttavia continuo a chiedermi come la prof Fornero, che verosimilmente non vive il problema comune a tante famiglie impegnate a superare indenni la quarta settimana, ecco mi chiedo come possa immedesimarsi nei lavoratori che a fine mese non ci arrivano più a far quadrare i conti.
Non sono certo un estremista e spesso non condivido i toni intransigenti di Landini o della Camusso, ma piangere o disperarsi dopo avere tassato e stratassato, serve a poco.
Certo questo governo non possiede la bacchetta magica, ma continuare a vessare il popolo mi sembra un esercizio che rimanda a pratiche medievali.
E mi non consola più neppure il compianto e grande Giorgio Gaber. In “Mi fa male il mondo” con amara ironia stigmatizzava già più di dieci anni fa:
Mi fa male che tra imposte dirette e indirette, un italiano medio paghi, giustamente per carità!, un carico di tributi tale che se nel medioevo le guardie del re le avessero ai contadini, sarebbero state accolte a secchiate di merda!”
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Se intanto volete sapere dove lavorano i figli di questo governo che predica la flessibilità per non annoiarsi con un lavoro sicuro e un posto fisso, date un’occhiata a questo link.

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Il sesso in testa di Vasco

Ignoranza incommensurabile

di Renato Pierri
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Nonostante mi abbiano pubblicato qualche libro, e molti ne abbia letti e studiati,  ho sempre ritenuto d’essere una persona molto ignorante.Questa volta però mi sono reso conto che la mia ignoranza è abissale, incommensurabile. Dico sul serio, non per scherzo. Lo giuro.

Dunque: ad una certa età si diventa un po’ sfacciati, e così, quasi tutti i giorni, nonostante non sia consentito, non resisto alla tentazione e do una rapida scorsa ai giornali esposti in un supermercato del quartiere dove abito.

  • Ieri mattina sfoglio uno dei settimanali più diffusi in Italia, e leggo: «Vedi dei punti di contatto tra il balletto e il rock?» (domanda del direttore della rivista a Vasco Rossi).
  • Ecco la risposta:  «La danza classica è lontana dal rock come forma, ma non come sostanza: si tratta sempre di provocare e comunicare “sesso allo stato puro”».

Io non lo sapevo. Mai saputo, in tanti anni di vita, che la funzione della danza classica e del  rock fosse di provocare e comunicare sesso allo stato puro, tra virgolette ovviamente. Proprio lo ignoravo. E tu, Isadora, lo sapevi?

 

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Le radici profonde non gelano mai

di Paolo Pugni

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E poi scopri che quell’essere orfano ti pesa più di quando pensassi. Ti guardi dietro, e vedi il vuoto. Scopri che la radice è stata recisa, appena sotto di te e che ormai sei tu che tieni il peso, che reggi l’albero. Sei radice.

Radice di che?

Di una famiglia che continua nel tempo e afferra brandelli di quella vita che scorre qui, in questo mondo, e come materia prima la rielabora e ne fa servizio, gioia, dolore, preoccupazioni, futuro, speranza.

Sì, questa “orfanitudine” mi ferisce.

No, non è solo per risentire le loro voci, che qualche volta ti sembra ancora che ti chiamino dal balcone, e tu guardi su, alzi la testa verso una assenza che si nasconde nella tua miopia. No, non è neanche quando ti serve aiuto, perché anche un cinquant’enne può avere bisogno di aiuto, di un consiglio, di una commissione. Che sarebbe comunque una mancanza per te, non per loro. Egoismo. In un certo qual senso.

Ti mancano certamente quando il calendario te lo ricorda, poco fa tua madre avrebbe compiuto 78 anni e sono già 3 che manca, e papà l’hai perso prima dell’11 settembre, quando il millennio era ancora acerbo e nulla faceva presagire questo scempio della vita.

Non è neppure quando passi per quei brandelli di città che ti rimbalzano addosso ricordi, sempre esasperati nella dolcezza e nel dolore, come dentro ad un tubo che da nel tempo, come cantava Vecchioni. Che la città sa essere crudele, perché ti nasconde emozioni e ricordi e te li getta davanti all’ultimo, quando non sei preparato, quando sei sovrappensiero, quando sei più vulnerabile. E allora, come in un film un po’ melò, un po’ patetico, un po’ banale, ti sembra di rivedere per strada quella persona che trascina con sé un ricordo che ti afferra alla gola e stringe e soffoca e induce una commozione incapace se decidersi a cadere di qua nel pianto o se rimanere sospesa, in un tristezza acida e maligna, intrisa di rimpianti, che sono il male peggiore che puoi farti.

E’ invece quando ti assale quella debolezza che avevi quando eri bambino, piccolo, che qualche cosa ti spaventava, ti negava il futuro, ti accecava la speranza. E allora correvi quasi, urlavi o piangevi, e ti buttavi tra le loro braccia, perché li volevi tutti e due, non solo uno di loro, tutti e due, nel lettone, stretti intorno a te a proteggerti, a rassicurarti, a negare il presente per accendere il futuro.

Ecco.

E oggi non puoi più, perché non puoi essere debole, non puoi. Sei tu quello che deve abbracciare, rassicurare, comprendere, sostenere. E allora essere orfano scopri che pesa. Perché solo con loro potresti essere ancora bambino. No, non solo con loro.

E’ in questi momenti che più che mai ti ricordi che bambino lo sei sempre, e che hai sempre una Madre e un Padre ed un Fratello accanto a te. Basta che li vai a chiamare, che li cerchi con quella stessa intensità che ti spinge al dolore, con una sincerità che va ritrovata dentro all’umiltà di sapersi foglia al vento, soldato al fronte, tweet sulla TimeLine, acqua sui sassi.

Quell’umiltà che ti schiude la preghiera, perché lì sì che puoi finalmente piangere ed essere consolato, non solo con una emozione accesa, ma con le luci di quella ragione che sa leggere dentro le pieghe della vita, tra le righe della quotidianità per mostrare che davvero tutto concorre al bene.

Non saremo mai orfani.

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