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Archivio per 23 marzo 2012

A qualcuno piace il morto

La sinistra vuole morti i professori…

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Prima il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che ha assicurato di scatenare il caos se l’articolo 18 sarà modificato come annunciato dal governo.

Poi Tonino Di Pietro, che si è detto pronto a scatenare un “Vietnam parlamentare” (non si capisce come, viste le scarse munizioni di cui dispone).

Mettiamoci pure la sciura (per dirla alla milanese) con la scritta “La Fornero al cimitero”.

Nella gara a chi la spara più grossa non poteva mancare il comico a 5 Stelle, Beppe Grillo, che le parole grosse non se l’è mai fatte mancare. Questa volta, però, ha preferito una vignetta (non starà mica copiando lo stile di Libero?), caricandola sul suo blog: mostra Mario Monti in una bara di legno con sopra scritto “articolo 18″.

Sotto, un breve commento: “Vedendo Rigor Montis – soprannome in questo caso perfettamente adeguato alla vignetta – spiegare che togliendo i diritti ai lavoratori ritorneranno gli investimenti stranieri in Italia mi sento preso per il culo. Crediamo davvero che un’azienda del Wisconsin o del Texas si precipiterà in Italia perché finalmente sarà libera di licenziare un bergamasco o un pugliese?”.

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PM sorvegliati speciali

Il controllo occhiuto di Roma sui pm nisseni

di Tony Zermo
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Nei giorni scorsi un sostituto procuratore generale della Cassazione ha chiesto al procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, copia della misura cautelare in carcere per quattro presunti mafiosi implicati nella strage di via D’Amelio la cui inchiesta è stata riaperta a Caltanissetta.

La Procura generale della Cassazione, insieme al Guardasigilli, è l’organo che ha la titolarità dell’azione disciplinare sui magistrati.

Che vuol dire questa iniziativa, che la Procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari, può avere sbagliato, nonostante che stia procedendo con meritoria determinazione in un difficile lavoro di ricerca della verità sulla strage Borsellino?
Secondo alcune interpretazioni, a muovere il pg della Cassazione sarebbe stata la parte dell’ordinanza in cui si stigmatizza «l’amnesia istituzionale» di personaggi politici di rilievo che della vicenda relativa alla strage e alla trattativa non ricordano nulla o soltanto dopo molti anni forniscono dettagli irrilevanti. A questo punto non si capisce perché da Roma si voglia controllare frasi di questo tenore che si riferiscono a un dato di fatto e cioè i troppi «non ricordo» di politici che hanno rivestito negli anni incarichi di vertice.

E’ un «controllo» non giustificato e indisponente che crea imbarazzo e perplessità ai magistrati che operano sul campo e possono anche chiedersi per quale motivo a Roma intendono verificare simili passaggi dell’ordinanza persino ovvi, invece di sostenere il loro lavoro.

Per Caltanissetta questo tipo di «controllo» ha un precedente.

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Non bevetevela

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La parola all’accusa

Pane al pane e vino al vino!!!

di Salvatore Tona

Pubblicato il 22 marzo 2012 da Salvatore Tona

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Quello che è successo ieri in Consiglio Comunale lascia l’amaro in bocca ed un senso di sconforto in tutti quelli che credono alla bellezza della politica.

Personalmente non posso che esprimere pubblicamente le mie scuse all’intera cittadinanza per lo spettacolo inqualificabile che ieri sera è stato offerto gratuitamente a chi era presente ai lavori del Consiglio Comunale. Porgo le mie scuse perchè rappresento il Consiglio Comunale e credo che il Presidente del Consiglio debba tutelare l’immagine di tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, di fronte agli attacchi vergognosi di chi non conosce la parola dialettica e non sa confrontarsi in maniera democratica e civile nei momenti istituzionali più alti in cui si trovano ad operare gli organi del Comune.

Ieri sera si è discusso, anche con tono molto acceso, sul Centro Commerciale e sulla mozione relativa alla possibile costituzione di una commissione, che verifichi la qualità dei pasti preparati presso la mensa scolastica. Rispetto le posisizioni dei vari consiglieri che si sono scontrati su argomenti così importanti. Ma non posso accettare i comportamenti di chi conosce solo il linguaggio dell’insulto e della provocazione.

A prescindere dalle colpe e dalle ragioni di ognuno (compreso il sottoscritto) ritengo doveroso esprimere pubblicamente la mia più ferma condanna al comportamento dell’Assessore Ingrao, il quale si è reso protagonista di una scenata teatrale che non può essere tollerata in un Consiglio Comunale. Faccio appello al Sindaco affinchè intervenga presso il suo Assessore di fiducia per farlo desistere da simili comportamenti, che hanno offeso, non la mia persona, ma la Presidenza del Consiglio e i Consiglieri tutti.

Anche e soprattutto a loro difesa, ho deciso di manifestare pubblicamente il mio pensiero su quanto accaduto. Il punto non è se un Assessore può stare seduto accanto al Sindaco ma il modo in cui assiste e partecipa ai lavori consiliari. E non c’è giustificazione che tenga, non c’è ragione alcuna nè scusante di qualunque genere che possa in qualche modo sminuire la gravità di simili atteggiamenti.

Anche quando lo scontro politico si fa duro, ciò non può giustificare che un Assessore si porti dietro la sedia dall’ultima fila della sala consiliare e si venga a piazzare di fronte al Presidente con tono provocatorio e minaccioso, affermando che lui può stare dove vuole. Ripeto: un Assessore si potrà anche sedere accanto al Sindaco ma tenendo un comportamento rispettoso delle altrui posizioni e delle norme dello Statuto.

Questo ieri sera non è successo e che nessuno si permetta di “pigliari di ncapu” ed accusare il sottoscritto per avere alzato la voce. La mia preoccupazione più grande consiste nel rendermi conto che tale atteggiamento, probabilmente, è frutto di una libera determinazione a porre in essere atti provocatori e preordinati a trasfomare il normale confronto politico in rissa. Questo solitamente succede quando non si ha interesse a discutere democraticamente (anche in maniera molto accesa) ma si persegue solo l’obiettivo di imporre la propria volontà ed il proprio potere sugli altri con atteggiamenti arroganti, mistificatori e irriverenti.

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Quando il gioco si fa duro

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