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Archivio per 17 marzo 2012

Osservatorio Astronomico G. Vajana e Museo delle Specola

da Palermo d’Amare

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Nel 1790 per volontà di re Ferdinando I di Borbone all’interno di Palazzo dei Normanni precisamente nella torre Pisana fu fondato un Osservatorio astronomico, a dirigerlo fu chiamato Giuseppe Piazzi che, nel 1801 grazie alle modernissime apparecchiature di cui egli stesso dotò l’Osservatorio, nel corso di osservazioni compiute per la redazione di un catalogo stellare, identificò il primo asteroide che chiamò Cerre Ferdinandea in onore del re.
Dopo un periodo di quasi abbandono l’Osservatorio ebbe il suo rilancio grazie all’astrofisico palermitano Giuseppe Salvatore Vajana (a cui è infatti intitolato) che negli anni ’70 ne assunse la direzione e lo rilanciò a livello internazionale.
Adesso nell’osservatorio si portano avanti svariati progetti di ricerca tra i quali quello dello studio della corona solare.
Al 2001 risale la fondazione del Museo della Specola, ivi ospitato, dotato di una ricchissima collezione di strumenti astronomici, orologi ,apparati di fisica e di geomagnetismo, strumenti metereologici e topografici accumulati nel corso degli anni di attività dell’Osservatorio.
La sezione dedicata agli strumenti mobili ospita gli strumenti portatili tra questi di particolare interesse quelli appartenuti al Principe Tomasi di Lampedusa e da lui adoperati per lo studio del cielo nel suo osservatorio privato sito a Villa Lampedusa.
Nella sala meridiana in stile neogotico è collocato il cerchio meridiano; nella sala del rifrattore è posizionato il telescopio equatoriale di Merz, entrambi gli strumenti risalgono alla prima metà del 1800, ma il pezzo forte della collezione del museo è il Cerchio di Ramsden che, dopo i lavori di restauro è stato ricollocato nella sua posizione originale, la sala circolare ornata da colonne in marmo di Carrara a cui si accede da due rampe di scale.
All’interno del museo è anche possibile ammirare una serie di busti in gesso e di ritratti di astronomi e altri dipinti con soggetto mitologico, delizioso è quello che raffigura la musa Urania che osserva il Cerchio di Ramsden manovrato da puttini.

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Iuventine nude in campo…

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Boni per rubà

MAZZETTE DI BASSA LEGA

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Boni e Ghezzi, rispettivamente presidente leghista del consiglio regionale lombardo e capo della sua segreteria, erano i politici dai quali si doveva passare per fare affari in Lombardia.

A dichiararlo in un interrogatorio del 9 novembre 2011 è Gilberto Leuci, indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Milano.

Leuci ha spiegato: “Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, denaro che ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa dodici. Posso quantificare in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni”.

Leuci e l’architetto Ugliola, ritenuti i due collettori delle tangenti, trattenevano, secondo il racconto di Leuci, ”generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute, valutando la quota trattenuta caso per caso”.

La quota ”da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici.

Sono a conoscenza che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord. Sicuramente la copertura politica – ha proseguito Leuci – che io e Michele Ugliola avevamo per poter richiedere con autorevolezza importi significativi di denaro agli imprenditori di Cassano erano di livello piu’ alto rispetto a quello locale”.

L’indagato ha detto ancora: ”Non so indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda il partito Forza Italia, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come i politici di livello piu’ alto con cui aveva stretti rapporti Ugliola, da cui avevamo copertura”

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Cinque rinviati a giudizio e tre patteggiano la pena. Altri quattordici imputati saranno processati con il rito abbreviato dal 18 aprile

di Vincenzo Pane

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Tre patteggiamenti della pena, cinque rinvii a giudizio, mentre in quattordici si faranno processare con il rito abbreviato.
Dicono questo i “numeri” dell’udienza preliminare scaturita dal blitz antimafia “Grande Vallone”, con il quale il 5 aprile 2011 i Carabinieri del Ros arrestarono una trentina di persone ritenute affiliate o vicine alle cosche mafiose di Campofranco, Bompensiere, Serradifalco Sutera e Montedoro.

I PATTEGGIAMENTI.

Hanno deciso di saldare il loro conto con la giustizia Vincenzo Salvatore Modica (25 anni), che ha patteggiato la pena a 11 mesi per essersi intestato fittiziamente assieme ad altre persone una delle società (la Agm) riconducibili a Giuseppe Modica – ritenuto un esponente mafioso di spicco della cosca di Campofranco – per evitare che venisse sottoposta a misure di prevenzione quali il sequestro o la confisca.

Per gli stessi fatti ha patteggiato la pena a 1 anno e 6 mesi Enza Bordenca (50 anni), madre di Vincenzo e moglie di Giuseppe Modica, alla quale vengono contestate le intestazioni fittizie di altre due società riconducibili sempre al marito. Il terzo patteggiamento, sempre alla pena di 11 mesi, è stato avanzato dai legali della serradifalchese Florisa Pignatone (60 anni), che si sarebbe intestata fittiziamente una delle società del compagno Rosario Allegro, ritenuto un affiliato della cosca mafiosa di Serradifalco. I patteggiamenti, che hanno trovato il consenso del sostituto procuratore Stefano Luciani e l’accoglimento del gup Francesco Lauricella, sono stati avanzati dagli avvocati difensori Emanuele Limuti, Giuseppe Dacquì e Marco Carrubba.

CINQUE A PROCESSO DA MAGGIO.

Hanno scelto il rito ordinario e, a seguito del rinvio a giudizio deciso dal gup, la loro posizione sarà vagliata dal Tribunale collegiale a partire dal 18 maggio. Si tratta dei campofranchesi Salvatore Gianluca Modica (40 anni), Cosimo Caltabellotta (61 anni), Salvatore Termini “Caterino” (79 anni) di Campofranco, Edmondo Belardo di Siracusa (49 anni) e del pentito campofranchese Maurizio Carrubba (40 anni). Belardo risponde soltanto di truffa per l’alterazione di alcune macchinette videopoker, mentre gli atri rispondono a vario titolo di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. A difenderli gli avvocati Emanuele Limuti, Adriana Salerno, Roberto Tricoli, Giuseppe Barba, Davide Schillaci, Antonio Lo Iacono, Angelo Tornabene e Nadia Francesca Barbera.

QUATTORDICI IN ABBREVIATO.

Tutti gli altri imputati, che rispondono a vario titolo di associazione mafiosa, intestazione fittizia e favoreggiamento, hanno invece scelto il rito abbreviato e per loro l’udienza riprenderà il 18 aprile, sempre davanti al gup.

Si tratta di Angelo Schillaci, Alfredo Schillaci, Gaetano Caltabellotta, Angelo Calogero Modica, Giuseppe Modica, Salvatore Pirrello, Ambrogio Vario e Rosalia Nicastro (tutti di Campofranco) Rosario Allegro e Carmelo Allegro di Serradifalco, Nicolò Falcone e Paolo Falcone di Montedoro, Antonino Grizzanti di Sutera e Angelo Lo Sardo di Bompensiere, difesi dagli avvocati Danilo Tipo, Antonio Impellizzeri, Claudio Testa, Emanuele Limuti, Marco Carrubba, Giuseppe Dacquì, Pietro Sorce, Rossella Giannone, Alfredo Saia, Antonino Gaziano, Ninni Reina e Diego Guadagnino.
Ieri, inoltre, il gup Lauricella ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Serradifalco, che sarà assistito dall’avvocato Rita Insalaco. Si tratta dell’unico Comune che ha deciso di chiedere conto dei danni d’immagine e non solo arrecati da Cosa Nostra; nel processo è parte civile anche l’Ance con gli avvocati Giuseppe Panepinto e Ornella Crapanzano.

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Robin Hood al contrario

RUBANO AI POVERI PER DARE AI RICCHI

di Marco Scopetani

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Monti mi ricorda tanto l’eroe ubriacone Superciuk del fumetto di Alan Ford: rubava ai poveri per dare ai ricchi.

Chi davvero poteva immaginare di essere governati da uno che si avventa su tutto e tutti pur di tassarci fino all’ultimo centesimo?

Di questo passo attendiamoci pure una tassa sulle flatulenze, inutile negarlo la flatulenza è una risorsa energetica.

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Stupro doppio

Stupro di Pizzoli, il ginecologo: “mai visto nulla del genere”

di Mary

violenza

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Riporto quest’articolo da il manifesto per solidarietà alla ragazza violentata lo scorso mese fuori da una discoteca a Pizzoli, dove malgrado lo stato in cui è stata trovata, le ferite riportate e lo schock subito una trasmissione televisiva ha invitato l’avvocato difensore del ragazzo che l’ha violentata affermando cose aberranti, degne di un paese che stupra in silenzio.

Noi abbiamo scritto alla trasmissione e pare abbia accolto le nostre richieste perchè sono tornati su quell’episodio e hanno invitato un medico che ha fatto delle dichiarazioni schoccanti sulla salute della ragazza che confermerebbero la violenza, smontando le difese dell’avvocato al ragazzo imputato.

Intanto vorrei pubblicare l’articolo che descrive i gravi danni fisici riportati dalla vittima di quella brutale violenza. (i grassetti sono miei):

In Italia i media e l’informazione non sono sempre corretti quando trattano di violenza di genere e di solito tendono a urlare la notizia, a cercare lo scoop, e a ricalcare modelli culturali sulla donna molto pericolosi e dannosi per le stesse vittime e per le donne in generale perché svilenti per chi subisce violenza (come l’insistere su particolari morbosi) e accomodanti per chi la pratica (era un bravo ragazzo, di brava famiglia, è stato un raptus, era troppo innamorato quindi l’ha uccisa). Un linguaggio e un background culturale che nei tribunali viene usato per sostenere ipotesi in difesa di stupratori e autori di violenza che sottintendono stereotipi pesantemente maschilisti e misogini (se l’è cercata, è lei che lo ha provocato, l’uomo è cacciatore, all’istinto non si comanda, era consenziente), per cui le vittime di violenza diventano spesso offender e sono costrette a dimostrare “la violenza” subita, sopportando pressioni psicologiche che si aggiungono a quello che già hanno vissuto.

Troppo spesso inoltre, lo stupro viene considerato un reato di serie B e le donne si sentono talmente poco tutelate da preferire il silenzio alla denuncia, perché sanno che durante il processo potrebbero non sopportare il peso di un’altra violenza, quella psicologica e verbale.

Su quello che è successo tra l’11 e il 12 febbraio nello stupro alla discoteca di Pizzoli, vicino L’Aquila, dove una ragazza di vent’anni è stata trovata sulla neve, seminuda, coperta di sangue per l’emorragia che le lesioni della violenza subita le avevano provocato, è stato scritto e detto molto. Anche troppo. Di questo reato è stato accusato un militare, F.T. di 21 anni, e per lui il giudice, a differenza di altri procedimenti in corso in questo periodo su reati di stupro, ha disposto la custodia in carcere. La famiglia del ragazzo ha chiesto scusa alla famiglia della giovane stuprata, ma l’avvocato difensore, Alberico Villano, ha tranquillamente pronunciato il nome e il cognome della ragazza durante uno show televisivo con grave violazione della privacy ma soprattutto violando la riservatezza sulle norme di sicurezza cui la ragazza è sottoposta.

Oltre al reato di stupro, a carico del militare c’è l’ipotesi di tentato omicidio, in quanto l’uomo è stato fermato mentre si stava allontanando dalla discoteca, sporco di sangue, lasciando la ragazza in fin di vita sulla neve: un mancato soccorso che sarebbe costata la vita della studentessa se non fosse interventuto il personale della discoteca che l’ha soccorsa. La ragazza, uscita dal’ospedale ma ancora in convalescenza in un luogo segreto, non ricorda esattamente i fatti avvenuti perché lo shock è stato troppo forte, ma in una fase della sua ripresa in ospedale avrebbe detto: “Quelli mi volevano uccidere”, perché in realtà fuori dalla discoteca, oltre al militare inquisito, erano stati fermati anche altri due commilitoni del 33esimo Reggimento Artiglieria Acqui, insieme alla fidanzata di uno dei due.

L’avvocato del militare ha sostenuto in maniera convinta che il rapporto sessuale che ha subito la studentessa era un “rapporto amoroso consensuale”, sostenendo che l’uomo avrebbe provocato le ferite con “la mano”, malgrado i 48 punti di sutura che la ragazza ha dovuto subire per ricostruire le parti interne lese. Alla domanda sulla gravità delle ferite della giovane, che fanno pensare senza dubbio alcuno (e senza possibilità di dimostrare il contrario) a una violenza inaudita, il legale ha risposto che “non sono state provocate da un atto sessuale non voluto”, e che “la ragazza non è stata costretta”.

Secondo il legale: non ci sarebbe stato nessun corpo estraneo nell’atto sessuale; i due giovani commilitoni e la giovane non sono intervenuti in nessuna fase del fatto; e il giovane militare, “molto impaurito”, quando ha visto il sangue, è rientrato nella discoteca per chiedere aiuto. Non solo, perché la ragazza, secondo l’avvocato, “Dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. In poche parole la ragazza dovrebbe rispondere al fatto che non solo era consenziente a farsi provocare quelle ferite ma anche che lei la violenza se l’è cercata. Su questo caso si è parlato di “pratica estrema”, del diametro di una mano chiusa a pugno considerando possibile che quelle ferite potessero essere state prodotte da un rapporto, “consensuale”, con l’uso di una pratica sessuale che si chiama fisting e che viene esercitata con il pugno. Un quadro davvero deprimente, vergognoso, schifoso, che su una vittima di stupro approfondisce quelle ferite che non guariranno mai.

Ma la vita è generosa anche nella tragedia, perché dalle dichiarazioni fatte in una trasmissione su Canale 5 ieri dal dottor Gabriele Iagnemma, il ginecologo dell’ospedale che ha “ricucito” la ragazza stuprata, si capisce che non può essere stata né una mano né un rapporto consenziente. Dichiarazioni che dovrebbero spazzare via tutte le elucubrazioni di dubbio gusto rimettendo al centro la vittima che ha subito una violenza terribile e il suo diritto ad avere giustizia, e quindi il riconoscimento assoluto di quello che ha subito, e anche a individuare l’autore di una violenza efferata che forse è pericoloso anche per la società:

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Matrimonio in crisi?

 di Stefano D’Andrea

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Il mondo non si divide tra chi legge gli oroscopi e chi no, ma tra chi lo confessa e chi lo nega. E questo vale per le serie televisive, per le riviste patinate, per il gossip e, per quanto riguarda i maschietti, a volte anche per il calcio. Non sarai mica un tifoso di calcio? Ma noooo, dovrà rispondere chi vuol far l’intellettuale, nascondendo la Gazzetta dello sport dietro la schiena.

Tra le letture che si negano in società, spesso e volentieri, ci sono anche quelle che cominciano con i “Dieci consigli per…”, oppure “Come perdere peso in…” e così via. Eppure spesso vi si trovano informazioni utili, forse non originalissime ma che tante volte si sottovalutano.

E allora, da maschietto, ho dieci indizi da fornire alle signore, che servono a segnalare che il loro matrimonio (religioso, civile o di fatto) è in pericolo. Non parlo (solo) di scoprire amanti o tradimenti. Ma del fatto che la vita di coppia potrebbe avere qualche problema.

  1. Vive nella polvere senza collaborare alla cura della casa. Ha disinvestito sul vostro nido.
  2. Vi chiede di tenere nota delle spese. Prima non lo faceva. Ora preferisce pensare ai soldi miei e ai soldi tuoi.
  3. Prima era un appassionato di divano e telecomando ma improvvisamente è dimagrito e si mantiene in perfetta forma. Si piace molto. Credete lo faccia per voi? No, sta solo per mettersi sul mercato.
  4. Passa il weekend sul divano quando una volta vi seguiva per outlet o festival cinematografici. Non è cambiato, ha solo deciso che non fingerà più e non nasconderà i propri desideri; e sapete bene che il compromesso è la base di ogni rapporto equilibrato.
  5. Facebook è la sua home page quando apre il computer di casa. Ciò non significa necessariamente che abbia delle amanti, ma gli basta vedere tutto quel mondo che potrebbe realmente avere, fatto di ex compagne di scuola e madri dei vostri figli, per capire che vorrebbe essere altrove.
  6. Ingrassa  altro pericolo. Ha scoperto che tanto tra voi sarà sempre una noia, si deprime e allora tanto vale farsi le cotolette fredde di frigorifero a mezzanotte, perché quelle ti vogliono sempre bene.
  7. Ha il doppio telefono. Voi non controllerete mai le sue chiamate, anche perché lui di recente ha deciso di inserire il PIN. Ma sapete che il telefono del lavoro è una micidiale arma di tradimento di massa?
  8. Non vi cerca sessualmente in maniera assillante e ossessiva come faceva un tempo. Voi lo respingevate sempre (perché è il mestiere della donna frustrare ogni desiderio maschile), ma ora vi manca. E non sottovalutatelo, il sesso per un uomo a volte vuol davvero dire amore, checché ne pensiate.
  9. Ha occupato tre serate su cinque con calcetto, uscite con i colleghi e palestra. È una maniera di evitare di stare a casa con voi a guardare Grey’s Anatomy.
  10. Vi dice che in fondo l’idea dello scambio di coppia coi vicini non è male.

Attenzione, dei dieci indizi ne basta uno a mettervi sul chi va là, due per l’allerta vigile e tre per chiamare un avvocato. Il punto 10 invece significa: fate le valigie.

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