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Archivio per 28 febbraio 2012

Il paese dove arciprete e sindaco concordano

«E’ Quaresima, niente carri»

di Roberto Mistretta

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DON FRANCESCO NOVARA

Acquaviva Platani. Questa sfilata di Carnevale non s’ha da fare! Non l’ha palesato proprio in questi termini l’arciprete di Acquaviva, don Francesco Novara, il proprio disappunto avverso la proposta di fare sfilare i carri di Carnevale, in piena Quaresima. Ma certo chi doveva intendere ha inteso e ad Acquaviva i carri sono rimasti al chiuso, seppure col dispiacere di chi invece voleva farli sfilare.
Don Francesco è stato categorico quanto chiaro nella sua predica del Mercoledì delle Ceneri: c’è un tempo per ogni cosa. A carnevale ci si diverte e si sfila in maschera, la Quaresima invece è tempo di raccoglimento e preghiera per prepararsi al più grande mistero di fede cristiana: la Pasqua con la resurrezione di Gesù.

E così il sindaco Salvatore Mistretta alla richiesta di fare sfilare di nuovo i carri, venerdì mattina ha convocato i giovani al palazzo comunale e alla fine i carri sono rimasti al chiuso dei magazzini. Lo stesso però non è avvenuto in altri centri della provincia, con dispiacere dei responsabili diocesani e del clero locale.

Il vicesindaco di Acquaviva, l’imprenditore Salvatore Caruso dice: «Martedì, a causa del maltempo, i carri di Carnevale non hanno sfilato, qui da noi come negli altri centri del Vallone. Il che ha provocato dispiacere ai tanti giovani che vi avevano lavorato tant’è che avevano proposto di organizzare una sfilata sabato o domenica, non riflettendo sul fatto che dopo il Mercoledì delle Ceneri si entrava in periodo quaresimale. Ovviamente il parroco era nettamente contrario, tant’è che quando lo abbiamo interpellato ha espresso il suo parere non favorevole. Il sindaco a quel punto ha ritenuto di riunire i ragazzi in Comune insieme all’amministrazione comunale per spiegare loro che era giusto rispettare la Quaresima. C’è stato come è naturale che sia, un dibattito, ma alla fine ha prevalso il buon senso, e si è deciso di rimandare, ammesso che in estate siamo di nuovo al governo cittadino, di fare sfilare ad agosto i carri allegorici».

Il sindaco Toto Mistretta aggiunge: «Quando sono venuti i ragazzi a chiedermi l’autorizzazione alla sfilata ho detto loro che da sindaco non potevo negare un’autorizzazione che gli spetta per legge, ma da cristiano ho aggiunto che tutti noi la domenica andiamo in chiesa a prendere la comunione e quindi forse bisognava riflettere sul fatto che in Quaresima non è giusto fare sfilare i carri. I giovani hanno convenuto su queste motivazioni e insieme si è deciso di rispettare la Quaresima».

Insomma ad Acquaviva Platani i tempi scanditi dal calendario religioso sono stati rispettati e la Quaresima non è stata “offesa” da sfilate carnascialesche.

Lo stesso dicevamo non è avvenuto altrove dove in effetti non sono mancate le polemiche tra contrari ai riti pagani e favorevoli al divertimento ad oltranza.

Nel merito abbiamo sentito il vicario diocesano don Pino La Placa che ci ha detto: «La Chiesa è contraria alle sfilate di Carnevale nel periodo quaresimale, perché c’è un tempo per ogni cosa. Prendiamo atto della sensibilità di quegli amministratori che hanno deciso di non fare sfilare i carri in piena Quaresima, così come prendiamo atto di chi invece ha autorizzato le sfilate.
Essere cristiani significa rispettare i precetti di Madre Chiesa e non solo mettersi in prima fila durante le processioni, ma ognuno ovviamente risponde secondo la propria coscienza cristiana».

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Il pentito Carrubba svela un progetto per ferire il fontaniere Giuseppe Di Carlo

«Dovevamo “gambizzare” un parente di “Giuvannazzu”»

di Vinncenzo Pane

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I metodi mafiosi non venivano adoperati dalla cosca di Campofranco soltanto per “affari” quali estorsioni, imposizioni di appalti e così via, ma anche per risolvere le beghe personali dei vari affiliati. O almeno questo è ciò che sostiene il collaboratore di giustizia Maurizio Carrubba, il quale, nel corso degli interrogatori resi davanti ai magistrati della Dda nissena, parla di un progetto – poi non messo in atto – per “gambizzare” a colpi di fucile Giuseppe Di Carlo, un parente di Salvatore Termini, detto “Giuvannazzu”. Agguato che doveva avvenire sulla strada che collega Sutera e Campofranco, dove Di Carlo, che faceva il fontaniere, stava lavorando. L’attentato non venne eseguito perché, a dire di Carrubba, se avessero sparato con il fucile avrebbero rischiato di uccidere la vittima.
«DOVEVAMO USARE UN FUCILE A POMPA».

«Eravamo io e Giuseppe Modica che dovevamo utilizzare un fucile a pompa per gambizzare un parente acquisito di Salvatore Termini detto “Giuvannazzu”. Si trattava di problemi familiari, mi pare che questo parente di Termini si chiamasse Giuseppe Di Carlo, faceva il fontaniere, forse ora fa il capofontaniere. Questo è sposato con una nipote acquisita del Termini, da parte della moglie, mi pare che sia la figlia del fratello dell’ex moglie, ecco. Mi chiese se a questo Di Carlo lo potevamo gambizzare con un fucile a pompa. Avevano avuto dei litigi e lui voleva risolvere la cosa in questo modo».

Un’affermazione che lascia sbalordito anche il sostituto procuratore Stefano Luciani che conduce l’interrogatorio reso da Carrubba il 22 giugno dello scorso anno. Il magistrato chiede spiegazioni: «Rimango sbalordito, perché con un fucile lo mandate al creatore, o minimo minimo se ne andava in carrozzella, gli partiva la gamba…». Carrubba precisa che l’agguato non ebbe poi luogo: «L’agguato non è stato eseguito», afferma Carrubba.

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NO AL TRISTE SILENZIO SUL SEQUESTRO DI ROSSELLA URRU

 di Franco Petraglia

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Su Rossella Urru, la cooperante rapita nella notte tra sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011 nei campi profughi saharawi di Rabouni, nei pressi di Tindouf in Algeria, è calato un silenzio d’oltretomba.

Le notizie che filtrano dall’Unità di Crisi del ministero degli Esteri riferiscono che la giovane volontaria sarda sta bene e che le competenti autorità stanno lavorando perchè si arrivi presto alla liberazione. Quattro mesi, però, sembrano eccessivi. Rossella Urru dev’essere liberata al più presto. Sono tanti ormai i Comuni italiani che chiedono a gran voce la fine della sua barbara e assurda prigionia.

APPELLO DI FIORELLO

Mi auguro, ab imo pectore, che la Farnesina non tiri per le lunghe la mediazione di questa triste vicenda e arrivi quanto prima ad una soluzione positiva. Lo scorrere del tempo, come si sa, incute sempre paura…

La vita di Rossella, come tutte le vite umane, è un bene prezioso ed inestimabile. Che venga, pertanto, restituita ad una vita normale, al lavoro e ai suoi affetti più cari! .Per non parlare della libertà che, come diceva il filosofo e scrittore francese Albert Camus, non è altro che una possibilità di essere migliori, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiori.

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