Il pentito campofranchese Carrubba racconta che Cammarata pretendeva la reggenza provinciale
Il riesino che voleva uccidere Vaccaro
di Vincenzo Pane
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Era una cosca “turbolenta” quella di Campofranco. Almeno così la descrive il pentito Maurizio Carrubba, che racconta di contrasti risalenti agli anni ’90 fra Mimì Vaccaro, ex rappresentate provinciale di Cosa Nostra e alcuni componenti della famiglia; due di loro vennero addirittura estromessi dalla cosca mafiosa perché si erano opposti al danneggiamento di un camion di un commerciante che vendeva formaggio e che aveva venduto merce scadente a Salvatore Termini “Giovannazzu”. Inoltre Carrubba racconta di contrasti tra Ciro Vara e Mimì Vaccaro e di un progetto di Pino Cammarata di Riesi per uccidere proprio Mimì Vaccaro.
«VACCARO ESTROMISE DALLA FAMIGLIA PIRRELLO E “CATERINO”».
«Mimì Vaccaro – racconta Carrubba – su pressione di Salvatore Termini detto Giuvannazzu estromise dalla famiglia Salvatore Termini Caterino e Salvatore Pirrello. Tutto questo successe perché Giuvannazzu voleva che venisse bruciato il camion di un certo Gioacchino Licatalosi. Licatalosi era uno che vendeva formaggi e aveva venduto merce scadente a Giuvannazzu. Questo commerciante posteggiava il camion vicino alla ditta di Pirrello e Giuvannazzu voleva che gli bruciassero il camion per vendetta. Però Caterino e Pirrello si sono opposti e allora Mimì Vaccaro ha deciso di buttarli fuori e dice “quantomeno ne metto due da parte”».
Ma la questione non si esaurì qui, perché a Pirrello, successivamente venne proposto di rientrare e la stessa proposta sarebbe stata fatta a Raimondo La Mattina, che era latitante, ma era stato estromesso pure lui dalla famiglia mafiosa – sempre a dire di Carrubba – perché voleva prendere la reggenza di Campofranco e per questo si era scontrato con Vaccaro.
«Poi abbiamo proposto a Pirrello di rientrare – prosegue Carrubba – e pensavamo di far rientrare pure Raimondo La Mattina che era latitante. Per quello che so La Mattina era stato messo fuori da Mimì Vaccaro perché voleva prendere la reggenza di Campofranco; in quel momento si faceva la latitanza a Casteltermini insieme a Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta e a Pino Cammarata di Riesi».
I CONTRASTI TRA VARA E VACCARO.
«Per quello che sentivo dire a Mimì Vaccaro – afferma Carrubba – lui ce l’aveva con Ciro Vara di Vallelunga. Vara e altri non erano contenti che Mimì si era preso la rappresentanza mafiosa della provincia perché Vara diceva “non è che gliel’hanno affidata i Madonia”. Dicevano che Madonia doveva lasciarla a chi voleva lui e che dovevamo riunirci tutti e decidevamo tutti insieme chi doveva essere il rappresentante. Vara diceva “se votano lui con il beneplacito di tutti, allora va bene”».
«C’ERA CHI VOLEVA UCCIDERE VACCARO».
Carrubba afferma che a spargere la voce di un progetto di omicidio nei confronti di Vaccaro fu Lillo Modica, ma aggiunge che quest’ultimo era sospettato di fare il doppio gioco, tanto da essere soprannominato “doubleface”. «Si venne pure a sapere – afferma Carrubba – che volevano uccidere Vaccaro. Questa cosa l’abbiamo saputa tramite Lillo Modica. A me lo raccontò mio fratello Francesco. Questo Lillo Modica è stato visto sempre come “doubleface”. Dicevano che a Vaccaro volevano farlo fuori sia Fragapane che Pino Cammarata. Cammarata soprattutto per ‘sta situazione della reggenza, che lui aveva contatti con Provenzano e gli altri non ne sapevano niente. So che poi si sono incontrati con Fragapane e c’era pure Angelo Schillaci e hanno chiarito, non so dire se c’era pure Pino Cammarata a questo incontro chiarificatore. Il discorso era che Pino Cammarata doveva assumere la reggenza della provincia e Raimondo La Mattina quella di Campofranco».













