IL CARNEVALE DEL TEMPO CHE FU
di Roberto Mistretta
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La festa di Carnevale nei centri del Vallone, si è evoluta come ovunque e ben poco rimane, tra sgargianti costumi e carri allegorici, della genuina atmosfera di anni difficili quando il Carnevale rappresentava davvero “la rottura” dalla continuità.
Una festa particolarmente sentita dai giovani e dai ragazzi che negli anni ’60 e ‘70 attendevano con trepidazione questi giorni per travestirsi e girare di casa in casa, divertendosi e facendo divertire, e magari aiutati da una maschera improvvisata, trovavano il coraggio di dichiarare imperituro amore alla bella dei loro sogni, inavvicinabile in altre occasioni.
Erano davvero giorni di festa: in casa le donne impastavano i maccheroni, si preparavano frittelle e altri dolci tipici: “cuddureddi di latte”, pignolata, “testi di turchi” conditi col miele.
Il Giovedì grasso si riunivano lunghe tavolate, si predisponevano le tovaglie ricamate e dopo avere consumato i maccheroni col sugo di carne, il pranzo continuava con: salsiccia, cardi fritti, “mennuli calliati” e finiva con le “sfinci”
Lungo le strade e nelle case si diffondevano allegre note ed i giovani mascherati con lenzuola, federe di cuscini, coperte, larghi mantelli (pochi quelli che indossavano veri costumi presi in affitto), giravano lungo le viuzze e bussavano alle case, dove entravano e iniziavano a danzare coi presenti in un clima di gioia spensierata, mimando scenette comiche e dando vita a simpatici scherzi.
L’ultimo giorno si allestiva un pupazzo di paglia, vestito alla meno peggio, che veniva caricato su un asino ” Carnalivaru a cavaddu a lu sceccu”, e veniva portato in giro seguito da un vociante corteo di giovani e bambini che battevano e suonavano coperchi di pentole, campanacci, fisarmoniche, invitando la gente a partecipare alla festa.
Infine il pupazzo veniva trascinato nelle piazze centrali dove veniva dato alle fiamme.
Alcuni fanno risalire tali usanze ai Saturnali romani, festa pagana in onore del dio Saturno celebrata a dicembre in chiusura del vecchio anno e dell’apertura di quello nuovo, tempo di baldoria e licenza sfrenata. Altri la fanno risalire ai lupercali (altra festa pagana ancora più antica). Da qui probabilmente l’origine degli scherzi, alcuni anche pesanti.
Di tali tradizioni oggi rimane ben poco e non si vedono più torme di bambini girare per la case a chiedere confetti. Ormai Carnevale è diventata una festa di consumo come le altre, una corsa all’acquisto della maschera più elaborata per partecipare ai vari concorsi. Si è persa, così come per molte altre feste, la spontaneità










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