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Archivio per 11 febbraio 2012

Domani a Palermo /11 I Quattro Pizzi

I Quattro Pizzi alla Tonnara Florio

by Mirella
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Il complesso della tonnara, che si trova nella borgata marinara dell’Arenella, ha origine antichissime risale infatti al XIII secolo.

Nel 1830 fu acquistato dal famoso industriale Vincenzo Florio che lo fece completamente ristrutturare e commissionò la costruzione di un mulino a vento per macinare il sommacco da cui si estrae il tannino, prodotto molto richiesto all’epoca per la concia delle pelli; e de “I quattro pizzi” originale costruzione quadrangolare in stile neogotico, dove la famiglia Florio strascorreva i fine settimana di relax, così chiamata per la presenza di quattro guglie che svettano dall’edificio.

La bellezza del porticciolo su cui si affaccia, l’originalità della struttura e l’eleganza raffinata degli arredi fece della tonnara la meta di molti ospiti illustri.

Nel 1846 vi fu ospitata per un breve soggiorno la zarina Alessandra Fedorovna, che se ne innamorò a tal punto che ne ordinò la fedele riproduzione a San Pietroburgo dove è ancora possibile ammirarla, e la chiamò Villa Rinella ovvia storpiatura del nome della borgata palermitana.

Nel 1912,quando la tonnara cessò la sua attività, la famiglia Florio elesse i “Quattro pizzi”come residenza abituale.

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BOTTE E RISPOSTE TRA PRINCIPI… DEL FORO

Pubblicato da il 6 febbraio 2012

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Qualche tempo fa nel sito dei Comunisti di Milena apparve un articolo divertente. Riferendosi ai lavori della seduta del Consiglio Comunale dei primi di dicembre 2011, l’Avv. Ferlisi portava avanti una riflessione spiritosa.

“In questa rappresentazione quasi teatrale, (sono parole sue), c’era: il BUONO ( perché è mio amico), c’era il brutto ( a Milena, di brutto c’è né uno solo, il solito ), e per ultimo è andato in scena il cattivo, non lo conoscevo, prima, da questo punto di vista, ma quando ha cominciato a gridare (a mio parere immotivatamente), a quel punto ho capito e mi sono detto: “questo è davvero il CATTIVO!

Tutto il resto, (continua il Consigliere Ferlisi), è davvero una noia mortale e perdita di tempo. Fanno bene i cittadini di Milena ad evitare questi spettacoli, perché sono deprimenti per gli attori protagonisti, e per gli spettatori. In questo teatrino (diventato tale a causa degli interpreti), sostanzialmente non si fanno gli interessi collettivi, ma si gioca la partita del tanto peggio, tanto meglio! Il gruppo, prima minoritario, diventato maggioritario con l’appoggio (interno o esterno o casuale) di un paio di soggetti in caduta libera (si dicono, loro, indipendenti) , uniti da un unico collante: creare difficoltà e problemi a chi amministra, cercando a tutti i costi, di sminuire il carattere innovativo e rigenerante di questa Amministrazione Comunale, che sta svolgendo un egregio lavoro di salute civica cittadina. E lavorando in questa direzione, diventano esperti e tecnici di bilanci, che senza tanti problemi, o dubbi, tagliano, accorciano, rattoppano, squilibrano, gridano, alzano la voce, e poi si contano, senza distinzione alcuna tra gruppo eletto in una determinata lista ed indipendenti in libera fuga, dall’altra lista, per inedite maggioranze variopinte e diversamente colorate.”

Il commento che dovrebbe seguire a questa rappresentazione teatrale necessiterebbe maggiore articolazione ma, per ciò stesso, sarebbe troppo lungo da essere racchiuso in un articolo. Mi riprometto di analizzare una alla volta le affermazioni del Consigliere Ferlisi.

Cominciamo dalla prima. Lavorando in questa direzione, dice l’Avvocato, diventano esperti e tecnici di bilanci, che senza tanti problemi, o dubbi, tagliano, accorciano, rattoppano, squilibrano.

Caro Avvocato, io non credo di essere diventato un esperto di bilanci. Le posso dire però che ogni singolo capitolo è stato da me studiato, valutato, approfondito, etc. E ho potuto fare questo, ho voluto fare questo, solo ed esclusivamente per rendermi conto di ogni singola operazione finanziaria del Comune, per fare fino in fondo il mio dovere di Presidente e di Consigliere Comunale. Non mi risulta che Lei abbia aperto bocca in quell’occasione. Eppure argomenti di cui discutere non ne mancavano. O forse non era abbastanza preparato perchè in quattro anni non ha mai trovato il tempo di recarsi presso gli uffici e studiare le carte così come faccio io!!!

In effetti, non mi ricordo una sua sola presenza all’interno del Comune per approfondire tutte le questioni politiche, amministrative, contabili, etc. Ma come fa a sfottere chi quanto meno cerca di documentarsi prima di venire a votare un ordine del giorno?

Lei mi dirà: “io non ho bisogno di venire al Comune per studiarmi le carte”. E allora, Le rispondo: “perchè non parla in Consiglio Comunale piuttosto che invitare la gente a non assistere a questi spettacoli definiti da lei deprimenti per gli attori protagonisti e per gli spettatori? In questo teatrino, come lo chiama Lei, io cerco di fare il mio dovere fino in fondo. E lei?”

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Neve, vento e risatine

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La misura è (quasi) colma!

La peculiarità e le contraddizioni del sistema”Italia”

di Salvatore Curcio

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Oramai nel nostro Paese non stupisce più nulla e niente fa più scandalo tanto ci si è abituati a sentire quotidianamente  malefatte di ogni genere  al punto da  averci fatto l’orecchio, cioè  l’abitudine. Nulla ormai più stranizza a causa di un bombardamento giornaliero di notizie che ruotano immancabilmente sugli sprechi del denaro pubblico, sull’impinguamento sino all’inverosimile di alcuni furbastri mossi da una ingordigia smisurata, su atti e fatti nepotistici ancor peggiori rispetto agli antichi  privilegi cardinalizi di una volta, su liquidazioni a managers  pubblici con importi milionari  di euro e non di lire etc. etc. Basta in proposito entrare in “Internet” per rendersi conto di come nel nostro Paese ”si predica bene e si razzola male”e di esempi se ne potrebbero fare tanti riportandone nomi, cifre, date e  quant’altro.

Ma di ciò in questa sede non è il caso di parlarne perché basta in proposito la massima latina dell’ “intelligenti pauca” che tradotto nella nostra lingua significa”ad intenditor poche parole”. Quello che mi preme sottolineare è piuttosto la nonchalance se non addirittura la sfacciataggine di quanti, in primis la classe politica che sinora ci ha governato, invitano gli altri (cioè la stragrande maggioranza dei cittadini) a fare sacrifici mentre loro, dopo aver portato il Paese alla rovina, restano  arroccati dietro ai loro privilegi facendo propria l’espressione napoleonica all’atto della sua incoronazione che cosi recitava ”Dio me l’ha data e guai a chi la tocca”,come se per loro tutto è lecito, tutto è dovuto incuranti se gli altri non riescono a far quadrare i conti o, peggio,ad assicurare il pane per i propri figli.

E per giunta, a proposito della gravissima situazione dei nostri giovani, osano definirli bamboccioni e (notizia appena sfornata da qualche giorno) mammoni, termini che, ovviamente, costituiscono un’offesa a tanti ragazzi alla ricerca disperata di un posto (fisso o non) per nulla garantito dallo Stato in dispregio del dettato costituzionale che agli articoli 1-4-35 della Carta fa carico ai Governanti di ricercare e creare le condizioni perché venga garantita l’attività lavorativa nelle sue diverse forme, necessaria  al fine di assicurare al cittadino un’esistenza libera e dignitosa; ma di ciò nessuno ne ha cura perché quello che conta di più è la sistemazione dei figli propri e non di quelli degli altri!

E allora, stando cosi le cose, non deve fare meraviglia se nascono movimenti di”forconi”o “grillini” o altri di varia denominazione  ai quali, in un siffatto contesto, deve essere dato atto della compostezza e della loro rispettosa condotta oltre che di una sopportazione oramai giunta ali limiti della esasperazione.

E’ venuto, a mio avviso, il momento di livellare tutto, che ciascuno faccia la propria parte perché il popolo non ha necessità di buoni predicatori ma di persone oneste, di governanti capaci che antepongano sul serio il bene del Paese a quello proprio;in caso contrario, se non si ricorre da subito ai ripari, potrebbe scardinarsi il sistema democratico facendo sprofondare ancor più il Paese  nel  baratro e farlo tornare indietro precludendone ogni forma di  progresso civile e democratico, con immancabile danno per l’intera collettività. E’ tempo che, se si vuole davvero far uscire il Paese dalla attuale gravissima crisi, si usino metri e misure lineari capaci di risollevare le sorti dello Stato attraverso un’opera di risanamento spalmata su tutti i cittadini e non soltanto, come accade ancor oggi, sui più deboli(tutto il resto è solo ipocrisia).

A questo punto non mi resta che chiudere con il noto adagio: Meditate gente o meglio meditate  uomini di Governo! perché la misura è colma.

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La Casta Casata dei Prof

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Su Libero ho letto un articolo che, da solo, vale il prezzo del giornale. 

L’Autore, Mattias Mainiero, ha firmato un esilarante pezzo sull’ultima nuovissima casta che imperversa sull’Italia, quella dei Prof al Governo e dei loro illustri rampolli. Il pezzo in particolare è puntato sulla figlia della Fornero e già nel titolo dice tutto: La figlia di… Piange la Fornerina coi 2 posti fissi”.

Mainiero esordisce  anticipando la conclusione: “Certe volte, ormai lo abbiamo capito, ai ministri tecnici converrebbe non parlare. E anche ai loro figli.”  Un invito disatteso dalla figlia della Fornero che, intervistata da un giornale, parlando parlando finisce con avvalorare le tesi degli anticasta . Invece di ammettere che, sì, “essere figli di…” aiuta un po’, soprattutto nella carriera, la rampolla si arrampica sugli specchi finendo col rompersi le unghie e suscitando antipatia.

Si parla, anzi si sparla, di Silvia Deaglio, figlia di Mario e di Elsa Fornero, “al centro di accuse e polemiche per la sua sfolgorante carriera”, la quale avrebbe fatto meglio a non concedere l’intervista al Corriere della Sera. Ecco perchè: a furia di dare spiegazioni ha finito con il confermare quello che tutti sappiamo che: “avere due genitori così avvantaggia la carriera” allo stesso modo di avere i cosiddetti santi in Paradiso.

Ecco, per capire meglio il taglio del giornalista di Libero, il curriculum della professoressa De Aglio. “Laurea in medicina e chirurgia, specializzazione in oncologia, dottorato di ricerca in genetica umana, incarico al prestigioso Beth Israel Deaconess Medial Center di Harvard, responsabile della ricerca alla Hugef e pure professore associato alla Università di Torino, stesso ateneo di Mamma Elsa e papà Mario. Dimenticavamo di aggiungere: la professoressa ha 37 anni, mica 87. All’età in cui, secondo Michel Martone, in tanti vanno ancora all’università lei si avvicina al Nobel della Medicina”.

E giù tutta una serie di pubblicazioni scientifiche a comprovarne la validità; ma è proprio nella semplice elencazione numerica di questi lavori il nocciolo della questione. Premesso che il sistema delle pubblicazioni si svolge pressapoco così: “Un professore scrive un lavoro. I suoi assistenti che hanno collaborato, compaiono tra gli autori. Ogni tanto, compare anche il nome di chi non ha fatto nulla, ma ha il curriculum (leggasi: amicizie) adatto al caso. E il tizio, dall’oggi al domani, diventa grande ricercatore”.

L’accusa a Silvia Deaglio – Fornero, figlia di cotanto padre e della lacrimosa ministra, nasce su Internet dove si critica la dottoressa per il fatto che sembra impossibile, data la giovane età, l’aver raggiunto quota 61 pubblicazioni in curriculum: 10 ogni anno, più o meno 1 al mese. Su questi dubbi, l’intervistatore le chiede spiegazioni che arrivano prontamente. Non li chiariranno, anzi finiranno per aumentarli! Precisa la prof: “Intanto le pubblicazioni sono 93″! Puntualizza però che non sono state fatte in 6 anni, ma in 16.

Mattias Mainiero si fa prima più ironico : “La media si riduce sensibilmente, restando sempre da record: 5,8 pubblicazioni ogni anno. Una ogni due mesi. Voi pensavate che la professoressa fosse un genio. Errore: era solo un genietto” ; poi più caustico: “E ora reggetevi forte, voi precari senza uno straccio di pubblicazioni, voi laureati trentenni, voi disoccupati mitaliani, voi tutti: la prima pubblicazione della professoressa Silvia risale al gennaio del 1996. Non c’è bisogno della calcolatrice: nel 1996, Silvia della premiata ditta Deaglio-Fornero aveva 22 anni”!

Il giornalista di Libero conclude invitando tutti e in particolare la professoressa Silvia o la mamma Elsa o il papà Mario a rispondere alla seguente domanda ch’è poi quella delle 100 pistole: “Quale futuro precario, quale studente universitario aspirante disoccupato, a 22 anni, quarto anno della facoltà di Medicina e Chirurgia, può già vantare una pubblicazione?”.

La risposta è nei fatti: basta essere figlia di mamma e papà… professori universitari! Il che consente la conoscenza del mondo accademico, dei suoi meccanismi e di qualche professore.

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Il carro animato di carnevale

CARRO IN ALLESTIMENTO PER UN CARNEVALE “ANIMATO”

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Giovani impegnati per divertirsi e divertire al freddo e al gelo lavorano la notte per riuscire in tempo a fare uscire il carro di carnevale per carnevale.

In via Rimembranza questi stakanovisti si danno da fare per essere all’altezza della situazione nel cortile di un noto mecenate che mette a loro disposizione spazio e luce.

Ci è stata inviata una foto, non si vede niente se non un telo con il disegno del tema che li ha ispirati: Willy il Coyote e Bip Bip.

Particolari e maggiori chiarimenti nella seguente locandina:

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ACQUISTATO LIBRO DI STORIA LOCALE DI CARLO PETIX

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L’amministrazione comunale , guidata dal sindaco Giuseppe Vitellaro, ha deliberato di comprare alcune copie del libro “Storia di una Chiesa – La Chiesa Madre di Milena: dalle origini ai nostri giorni”, dello scrittore locale Carlo Petix.

Per consentire tale acquisto, è stata prevista la somma di 500 euro che saranno prelevati dal fondo di riserva.

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Pagano e Torregrossa tifano Forconi

L’on. Pagano: «Queste eclatanti forme di protesta sono giustificate»

“Le proteste del movimento dei “forconi” non sono che la legittima e indignata reazione allo statalismo di cittadini vessati e calpestati nel loro diritto fondamentale ad un’esistenza libera e dignitosa”. Ad affermarlo il deputato del Pdl Alessandro Pagano, componente della Commissione finanze della Camera.
“Era del tutto prevedibile – prosegue il parlamentare – che presto o tardi i cittadini e gli imprenditori “vittime” delle modalità di riscossione dei tributi di Serit/Equitalia avrebbero posto in essere eclatanti ed energiche forme di protesta. Non è ammissibile, infatti, che debbano subito seguire procedure esecutive, culminanti in pignoramenti e sequestri che, di fatto, arrestano l’attività d’impresa”.
“Alla luce delle conseguenze di queste politiche stataliste, che tuttavia dispensano la Pubblica amministrazione dall’onerare nei giusti tempi i debiti contratti nei confronti delle aziende fornitrici, uno Stato ‘forte con i deboli e debole con i forti’ non può considerarsi autenticamente democratico, né rispettoso del principio di uguaglianza. Prima che la protesta dilaghi al resto del Paese, con inevitabili disordini e disagi a carico dei cittadini – conclude – occorrono misure straordinarie e tempestive dirette anzitutto alla compensazione dei debiti-crediti con la Pubblica amministrazione, per poi avviare una radicale e organica riforma dell’attuale sistema fiscale, divenuto espressione di una sorta di dittatura della burocrazia”.

TORREGROSSA:  Per i forconi progetti di legge dalla deputazione PdL

“Stiamo studiando proposte legislative da presentare al Governo regionale per sostenere concretamente il movimento dei forconi siciliano, nella difesa dei diritti di varie categorie sociali e per favorire lo sviluppo dell’economia ormai statica in Sicilia”. Non solo solidarietà ma aiuto concreto quello espresso dal deputato del Popolo delle libertà on Raimondo Torregrossa, all’indomani dell’adozione del dispositivo del consiglio comunale di Gela. “Il gruppo del Pdl si muove concretamente per un intervento mirato in favore dei lavoratori gelesi e siciliani che reclamano l’applicazione dello Statuto speciale a garanzia del loro status economico messo a dura prova dalla crisi e dagli interventi del Governo che in Sicilia assumono una connotazione di ‘condanna’ per un territorio già provato. Lodevole la presa di posizione del Consiglio comunale di Gela che solidarizza con il movimento e presenta una mozione al Governo regionale e nazionale: lo ha fatto il Consiglio comunale di San Cataldo ed altri si apprestano a farlo, dando un’immagine concreta di una Regione che scende in piazza nella sua interezza per i diritti i tutti. C’è di più da fare: c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare concretamente per ottenere dallo Stato con strumenti di legge, ciò che i cittadini chiedono. Questo è il compito della politica e questo è ciò che io ed il partito che rappresento stiamo facendo per i nostri conterranei”.

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