Il ministro: «Ora non servono polemiche, bisogna solo lavorare». Il sindaco: «Tardivi i suoi appelli, forse anche lei male informata»
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Sono costretto a navigare a vista, non mi hanno saputo dare le previsioni. Ma i Comuni non possono essere abbandonati. Il Dipartimento torni sotto il Viminale
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«Ora lavorare in silenzio ed evitare le polemiche. Dopo, nelle sedi giuste, le istituzioni si difenderanno dalle accuse». È l’invito del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, finita anche lei nel polverone sollevato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno contro il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, dopo la nevicata che ha paralizzato la Capitale.
Cancellieri – fresca della sua esperienza come commissario prefettizio al Comune di Bologna – ha ricordato che «il sindaco è sempre il primo responsabile degli interventi di Protezione civile, lo prevede la legge», ma «non dò giudizi sui sindaci, non ho titolo per ergermi a giudice».
Alemanno, da parte sua, ha continuato a “picchiare” sulla Protezione civile. «Il ministro Cancellieri – ha ricordato – ha fatto appelli alla popolazione solo sabato, due giorni in ritardo, quindi anche lei è stata male informata». Chiamata in causa, la titolare del Viminale ha subito puntualizzato: «Non sono stata male informata, la situazione è stata seguita momento per momento». Per poi precisare che la sua intenzione era quella di valorizzare «il grande sforzo collettivo» fatto per l’emergenza maltempo, invitando alla «coesione istituzionale, senza alcuna polemica personale con il sindaco di Roma o altri rappresentanti delle istituzioni».
Anche ieri, però Alemanno ha ripetuto le sue critiche al Dipartimento retto da Gabrielli. «Dobbiamo – ha sottolineato – far tesoro di quello che è successo, non ritrovarci più in una situazione di questo genere, dotarci di una protezione civile nazionale all’altezza di questo nome, perché anche oggi non sono riusciti a dirmi cosa succederà domani, quali sono le previsioni meteo. E io anche questa volta sono costretto a navigare a vista. Ma i Comuni non possono trovarsi in prima linea abbandonati. La Protezione civile deve tornare sotto il ministero dell’Interno».
Sul tema, la diretta interessata ha rimandato la palla a Monti, osservando che spetta al premier decidere se continuare ad incardinare il Dipartimento sotto la presidenza del Consiglio o farlo passare al Viminale. «La Protezione civile – ha rilevato Cancellieri – ha dato prova di essere efficacissima, ora attraversa un momento di riflessione per motivi legati alla capacità di spesa, ma è un ottimo sistema». E c’è da lavorare, secondo il ministro, anche sulle fragilità messe allo scoperto dall’ondata di gelo che ha investito il Paese. L’Italia, ha ammesso, «ha bisogno di forti interventi di ammodernamento, alcuni impianti necessitano di investimenti».
Sul tema Protezione civile, non sono mancati gli interventi politici.
Per il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, «è sbagliato scaricare sulla protezione civile le colpe. Dopo i tagli anche la beffa! Non mi sembra giusto».
La radicale Emma Bonino si è augurata che «questa polemica non abbia come conclusione la riattribuzione di tutti i poteri speciali alla Protezione Civile».
A difesa di Alemanno il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. «La Protezione civile guidata da Bertolaso – ha ricordato – fu smontata da una delle leggi Milleproroghe di Tremonti e sottoposta a tutt’altre procedure e competenze. Da allora è iniziata una nuova fase, obiettivamente tutt’altro che brillante. Dunque, aldilà delle polemiche attuali, il tutto va ripensato perchè i problemi esistono e sono innegabili».
Duro invece contro il sindaco di Roma il leghista Matteo Salvini. «Se fossi romano – ha detto – sarei incazzato al 100%; penso ai 60mila dipendenti pubblici che se coordinati avrebbero potuto fare qualcosa. Il primo ad avere oneri è il sindaco come capo della protezione civile. Alemanno se si alza tardi è ovvio che non può fare molto».


















