Davanti il palazzo di giustizia. Ha minacciato di darsi fuoco per protesta contro le Istituzioni
«Non riesco a vedere i figli»
di Vincenzo Pane
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Si era cosparso il corpo di benzina e voleva darsi fuoco davanti al Palazzo di Giustizia, ma la sua plateale azione si è conclusa con la denuncia, da parte della Polizia, per procurato allarme. Un gesto di protesta contro le Istituzioni che, a suo dire, non lo tutelerebbero visto che sostiene di non poter vedere i suoi figli, affidati a una comunità dopo la separazione dalla ex moglie.
Il nisseno Giuseppe Bello (45 anni), intorno alle 7:45 di ieri mattina, si è presentato davanti al Palagiustizia, fermandosi all’altezza del parcheggio con il cancello d’ingresso elettrico, riservato ai magistrati. Aveva con sé due bidoni di benzina, uno da 40 litri e uno da 20 e si è cosparso con un po’ di benzina minacciando di darsi fuoco se non fosse stato ricevuto da un magistrato. Sembrerebbe addirittura che volesse farsi ricevere dal procuratore generale Roberto Scarpinato, al quale voleva raccontare la sua vicenda e chiedergli aiuto.
I primi ad avvicinarsi a Bello, già in passato autore di sit-in e proteste plateali davanti al Palazzo di Giustizia, sono stati i metronotte della Ksm che svolgono il servizio di vigilanza all’ingresso del “palazzaccio” e hanno cercato di farlo desistere dal suo proposito suicida, avvisando contemporaneamente i Vigili del Fuoco e la Polizia. Nel frattempo si è avvicinato pure un carabiniere in servizio alla sezione di Polizia giudiziaria della Procura e lo ha convinto a calmarsi e a ritornare a casa promettendo che avrebbe fatto di tutto per farlo parlare con un giudice.
Sul posto sono poi arrivati i poliziotti della sezione Volanti – che lo hanno denunciato, come detto, per procurato allarme – e una squadra di Vigili del Fuoco che hanno sequestrato i bidoni di benzina.
Giuseppe Bello, dopo essersi cambiato, è tornato al Palazzo di Giustizia, ma stavolta aveva in mano un sacchetto di plastica e una borsa contenente atti e documenti giudiziari; dopo essere rimasto per un po’ nell’androne a parlare con alcune persone è andato via intorno alle 11 pronunciando queste parole: «Chiedo scusa a tutti per il disagio che ho procurato».










