Arsenale borbonico-Museo del mare
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Prospicente al porto di Palermo vicinissimo al molo denominato “Muraglia d’argento” perchè nella seconda metà del ’500 la sua costruzione costò 6 milioni di scudi d’argento, tra il 1621 e il 1630 sorse l’Arsenale della Real Marina voluto da re Filippo IV di Spagna così come ci testimonia l’iscrizione marmorea sormontata da dallo stemma borbonico e posta nella parte superiore della facciata che reca questa scritta: “Philippi IV Hispan., utriusque Siciliae regis III, auspiciis augustis, navale armamentarium inchoatum, perfectum MDCXXX.”
L’edificio, a due elevazioni, è di forma rettangolare, i due piani sono divisi da una cornice che fa da appoggio ad un ballatoio usato dalle sentinelle armate e dove spiccano sei grandi finestre.
Al pianterreno troviamo quattro portali, coperti da volte a botte e due portici laterali, l’interno è composto da sei arcate che ospitavano gli scafi da riparare o quelli in costruzione che, appena completati, venivano fatti scivolare su apposite rampe e portati in mare per il varo, e da gallerie.
Al piano superiore si distinguono quattro grandi locali affiancati da due ambienti più piccoli, su questo piano erano gli appartamenti privati dell’Ammiraglio.
Coeva all’Arsenale era la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, fatta costruire allo scopo di dare sepoltura ai caduti della Regia Armata,della quale però non v’è più traccia perchè il grande bombardamento del 1943 la rase al suolo.
Come molti monumenti di Palermo tante furono le sue destinazioni d’uso, infatti fu anche sede dell’Ammiragliato, carcere e, dopo l’Unità d’Italia, ufficio postale.
Dal 1997 l’Arsenale Borbonico è sede del Museo del Mare il cui spazio espositivo è diviso in sei settori
- sezione storica dove è possibile ammirare dei cannoni risalenti all’età borbonica
- sezione fotografica.
- sezione delle tradizioni marittime e dell’oggettistica marinara
- sezione dei motori marini-tra i quali uno di un sommergibile Medusa risalente al 1909
- sezione modellistica navale
- sezione dedicata ai Pirati barbareschi











