Cimino condannato a 4 anni, deve versare subito 20mila euro
di Valerio Martines
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Le spese non giustificate ci sono state, per il giudice. Cinquantasei pagamenti illeciti con la carta di credito dell’Ato Ambiente CL1, strisciata ovunque: nei ristoranti da Mondello a Milano, nelle profumerie e boutique più “in” dal capoluogo lombardo a Caltanissetta, passando perfino in un negozio di bricolage e da una macelleria. Totale: poco più di 41mila euro spesi in quattro anni e mezzo. E per il sessantaduenne nisseno Giuseppe Cimino, l’ex presidente della società d’ambito, è giunto il verdetto: 4 anni di reclusione.
Una sentenza pronunciatal’altro ieri mattina dal Gup Francesco Lauricella e arrivata dopo due udienze: una velocità giustificata dalla scelta del rito abbreviato con cui Cimino s’è fatto giudicare. Peculato, era l’accusa che gli contestava il pubblico ministero Alessandro Aghemo, che per l’imputato aveva chiesto una condanna a 4 anni e 8 mesi, giustificando questa pena «perché queste spese sono andate oltre il diritto di rappresentanza».
E il Gup, che ha letto il dispositivo nella sua stanza dove l’imputato non era presente, ha solo ridimensionato la pena, condannando l’ex numero uno dell’Ato rifiuti – oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni – a risarcire l’Ato Ambiente CL1 con una provvisionale da 20mila euro immediatamente esecutiva, e il resto del danno dovrà quantificarlo il giudice civile. L’Ato s’è costituito parte civile con l’avvocato Dino Milazzo, che attraverso il suo attuale liquidatore Elisa Ingala aveva chiesto che Cimino risarcisse l’intera somma indebitamente spesa – 41.412 euro come totale dei pagamenti effettuati con la card – da sommare ad altri 25mila euro per il danno d’immagine subìto.
Cimino è finito sotto inchiesta nel momento in cui il liquidatore Ingala, insediandosi nella società lo scorso anno, in un esposto evidenziò delle lacune nei bilanci degli ultimi anni relative a spese sostenute dall’ex presidente del consiglio d’amministrazione con la carta di credito intestata al Monte dei Paschi di Siena e di proprietà dell’ente.
A quel punto il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha fatto i conti in tasca a Cimino, spulciando i pagamenti e i prelievi in contanti eseguiti tra il 15 novembre del 2006 – lui si insediò al vertice dell’Ato nell’agosto di quell’anno – e il 15 gennaio dell’anno scorso, prima di dimettersi.
“Strisciate” e prelievi di soldi, quelli monitorati dagli investigatori delle Fiamme Gialle, confluiti nel dossier aperto dalla Procura nei confronti di Giuseppe Cimino, travolto da un’inchiesta sullo shopping sfrenato che – secondo il teorema accusatorio – andava oltre il suo ruolo istituzionale.
I suoi difensori, gli avvocati Salvatore Daniele e Sergio Iacona, hanno sostenuto che Cimino non ha impropriamente utilizzato la carta di credito per sfizi personali, invece usata durante le sue missioni per la carica e sulle cui spese «gli organi di controllo dell’Ato – hanno ribadito i legali – non hanno mai mosso nessuna contestazione».
Fra 90 giorni il giudice depositerà le motivazioni della sua decisione. Se ne riparlerà in appello.











finalmente gli hanno dato la patente di LADRO
Ora che Cimino è ufficialmente ladro dobbiamo riconoscere tutti che il dott Cipolla aveva ragione e non solo perchè con le sue battaglie altri hanno usurpato la carica a sindaco di milena. Ora invitiamo il dott cipolla a farci fare tutti causa a Cimino per farci tornare indietro i soldi che ci ha rubato forza dott Cipolla
Rileggiamo quando Cimino voleva querelare il dottore Cipolla perchè lo prendeva per ladro di dignità e di soldi. Per non dimenticare come si fanno le lotte per il bene del paese e per ringraziarlo.
http://milocca.wordpress.com/2008/10/16/e-illegittima-la-tassa-rifiuti-per-i-garage/#comment-9566