Mafia: altri tre arresti nel Vallone
di Roberto Mistretta
.
Col supporto logistico di un elicottero che sorvolava il Vallone, si è conclusa stamattina l’operazione “Repetita iuvant”. I carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti di tre soggetti, già noti alle forze dell’ordine e ritenuti responsabili del reato di associazione di tipo mafioso.
Gli arrestati sono Antonio Calogero Grizzanti, 56 anni, ritenuto il rappresentante della famiglia mafiosa di Sutera, Salvatore Pirrello 55 anni e Ambrogio Vario 59 anni, accusati di essere affiliati alla famiglia mafiosa di Campofranco.
I tre, dopo l’arresto, sono stati trasferiti nel Comando di Compagnia di Mussomeli per le operazioni di rito e da lì, a sirene spiegate e con l’elicottero che forniva copertura dall’alto, in mattinata sono stati trasferiti presso il carcere di Caltanissetta. La notizia si è sparsa in un baleno ed i commenti, come sempre avviene in questi casi, sono di rassegnazione e presa di distanza.
Gli arresti di ieri si inquadrano nell’attività di contrasto condotta contro “cosa nostra” nissena e che nei mesi scorsi, con l’operazione “Grande Vallone”, aveva già colpito le strutture di vertice delle “famiglie” mafiose operanti nel “Vallone”. Di fatto era stata documentata la composizione organica delle consorterie mafiose e gli interessi illeciti coltivati mediante l’infiltrazione negli appalti pubblici, nel mercato del movimento terra e delle forniture di materiali per le costruzioni, nonché nella gestione monopolistica di apparecchiature e macchine da gioco.
Insomma un impianto accusatorio messo in piedi grazie alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Maurizio Carruba, e che una volta riscontrate dalle indagini del R.O.S. e del Comando Provinciale di Caltanissetta, oltre a fornire circostanziati elementi in ordine al ruolo e alle condotte poste in essere dagli indagati nel corso del tempo, hanno consentito la ricostruzione di vicende relative al contesto associativo operante nel territorio del Vallone.
Altri elementi di conferma circa la fondatezza delle accuse sono derivati inoltre dalle dichiarazioni di Ciro Vara, già uomo d’onore di Vallelunga ed oggi collaboratore di giustizia che vive in una località segreta, che ha raccontato nei dettagli le vicende riguardanti i tre arrestati. Vara avrebbe avuto contezza del loro ruolo, nel corso della sua militanza in “cosa nostra” e dalla quale poi si dissociò – come ha detto – provando ribrezzo per la mafia che non aveva esitato ad assassinare il piccolo Giuseppe Di Matteo, tenuto nascosto per un certo periodo anche a Vallelunga. Da quell’episodio cominciò il pentimento di Ciro Vara le cui dichiarazioni hanno scardinato la mafia nel Vallone e che per ritorsione, aveva programmato di assassinarlo.
Ad Ambrogio Vario e a Salvatore Pirrello è addebitata la partecipazione attiva alle dinamiche interne al sodalizio mafioso. In particolare a Vario si contesta l’adesione alle riunioni destinate all’attribuzione formale delle cariche o a dirimere controversie sorte all’interno della “famiglia”. Pirrello, stante alle dichiarazioni rese sul punto, era rispetto a Vario, più votato a prendere parte a problematiche criminose spiccatamente operative. Il pentito Maurizio Carruba ha precisato che, in epoca immediatamente seguente alla sua nomina a reggente, ebbe a proporne personalmente la riabilitazione, atteso che era stato “posato” da Domenico Vaccaro a seguito di una controversia insorta negli anni ’90. Un fatto emblematico della pervasiva attività di controllo del territorio esercitata dalla “famiglia” mafiosa coinvolse Vario quando, per via di un furto in abitazione da lui subito, essendo risultati vani i tentativi della “famiglia” di individuare i colpevoli, il reggente della stessa deliberò una ritorsione violenta (incendio dell’autovettura) nei confronti di una persona da poco trasferitasi a vivere in paese, sulla base della sola coincidenza tra il suo arrivo a Campofranco e il furto.
La qualità di “uomo d’onore”, tuttavia, non valse a Vario la possibilità di sottrarsi a dinamiche di taglieggiamento poste in essere dagli stessi membri del sodalizio, circostanza verificatasi nella metà degli anni ’90, quando la ditta di Vario aveva impiantato un cantiere a Santa Caterina Villarmosa per la realizzazione dei lavori di metanizzazione. In quell’occasione Lorenzo Vaccaro incaricò i fratelli Carruba di compiere un atto intimidatorio, con l’intenzione di proporsi poi allo stesso Vario come intermediario – dunque celandogli le sue responsabilità, ma facendo apparire l’atto come proveniente da altri – e lucrare somme anche da lui.
Dalle indagini, altresì, è emerso il profilo di Maurizio Carruba tratteggiato dalle dichiarazioni del collaboratore, la cui carriera mafiosa, avviata in qualità di avvicinato alla famiglia per il tramite del fratello, sfociò, dopo la morte di quest’ultimo, nella sua formale affiliazione caldeggiata da Salvatore Termini, e raggiunse infine l’apice con la carica di reggente, esercitata dal 2003-2004.
Grizzanti guidava la «famiglia» mafiosa
Anche sull’amena Sutera, che da tempo grazie alla solerte opera di amministratori illuminati mira a consolidarsi come borgo turistico d’eccellenza, la mafia aveva allungato le sue mire.
Ad Antonio Calogero Grizzanti è attribuita dalla Dda, la responsabilità di aver rappresentato la “famiglia” mafiosa di Sutera. Tale “famiglia”, per una prassi consolidatasi nel tempo, a seguito di una decisione dei vertici provinciali di “cosa nostra” risalente agli anni ’80, sarebbe tenuta a condividere nella misura del 50 % con la “famiglia” di Campofranco, i proventi estorsivi relativi alle attività che ricadono sul proprio territorio. La famiglia di Sutera sarebbe insomma aggregata a quella di Campofranco, secondo gli inquirenti, in ragione dell’esiguità dei propri membri.
(more…)
Mi piace:
Mi piace Caricamento...
Read Full Post »