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Archivio per 19 gennaio 2012

Milocca: una vittoria per 3-0 che da il primato solitario!

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Nel recupero della terza giornata di campionato il MILOCCA si impone con un secco 3-0 nel campo del Riesi.

La partita ha un inizio però complicato per i nostri ragazzi, infatti la squadra locale disputa un ottimo primo tempo durante il quale avviene una lotta serrata a centrocampo che mantiene la gara inchiodata sullo 0-0.

  • Nel secondo tempo però le cose cambiano, il MILOCCA inizia a spingere e al 52’ si porta in vantaggio con Foderà che colpisce di testa su un calcio d’angolo e insacca la palla in rete.
  • A questo punto il Riesi si scopre in cerca del pareggio, concedendoci molti spazi, così al 65’ La Iacona con un tiro da fuori sorprende il portiere avversario e porta il risultato sul 2-0.
  • Infine all’80’ Mazzara, imbeccato da Lana, realizza il terzo goal che chiude di fatto la partita.

Una prova di forza per i nostri ragazzi che adesso sono soli primi in classifica con 3 punti di vantaggio sul Real Petilia che dovremo affrontare sabato 21 gennaio a Delia in una partita che si annuncia avvincente e dove speriamo la nostra squadra possa farci continuare a sognare.

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Chi fu un feroce boss adesso è soltanto un demente

di Giorgio Petta

PROVENZANO

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Il 31 gennaio prossimo, festa di San Giovanni Bosco, compirà 79 anni “u zu Binnu” Provenzano. Ma non sarà un giorno di festa, perché – se è vero quanto sostengono i gli avvocati Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà – non è più capace né di intendere, né di volere. Ammalato di tumore alla prostata, colpito lo scorso anno da un ictus, Bernardo Provenzano si trova in carcere dalla primavera del 2006, quando fu catturato dopo una latitanza di 43 anni. Da allora è sottoposto al 41 bis e da meno di un anno si trova rinchiuso nel carcere di Parma dove è stato trasferito per essere curato. Ma le sue condizioni – sostengono i difensori – non sono affatto migliorate. Anzi sono peggiorate al punto che la demenza senile avrebbe travolto il cervello più lucido e lungimirante di Cosa Nostra.

RIINA

Nemmeno per l’altro “dioscuro” della mafia corleonese, Totò Riina “u curtu”, 82 anni, detenuto dal 1993, le cose andrebbero per il meglio. Già cardiopatico, secondo il suo difensore, l’avvocato Luca Cianferoni, sarebbe affetto adesso dal morbo di Parkinson. Vere o false, le condizioni dei due superboss saranno accertate dai periti incaricati dai giudici.

Ma, intanto, in attesa dei loro risultati, non si può non riflettere sulle parole di Siracide: «Improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato».

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Tir mettono in ginocchio la Sicilia

Sciopero tir, Sicilia in ginocchio. Benzina finita, assalto ai negozi

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Carburante introvabile in tutta l’isola, ressa davanti alle poche aree di servizio ancora aperte, scaffali vuoti nei supermercati.

Immigrato preso a sprangate a Porto Empedocle.

Trattori in centro ad Agrigento, tensione al petrolchimico di Gela.

Adunata su Facebook: anche gli studenti in strada per solidarietà.

I manifestanti: “La gente si è unita a noi, non si capisce perché vogliono criminalizzarci”.

Fissato incontro tra l’Aias e Lombardo. Richichi: “La grande distribuzione la fa da padrona”

MOVIMENTO DEI FORCONI E VESPRI SICILIANI

LA RIVOLUZIONE E’ INIZIATA IN SICILIA

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http://ilcorsivoquotidiano.net/2012/01/17/rivoluzione-sicilia-movimento-dei-forconi/

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Il valore dei soldi

E’ la sola presenza dell’affamato che rende peccatore il ricco.

 di Francesca Ribeiro
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“La ricchezza va rispettata perché è un valore e non il demonio”.
Parole di Mario Monti. Può darsi. E del resto è un ritornello che sento ripetere particolarmente in questo periodo di crisi, in cui i ricchi stanno benissimo e i poveri stanno malissimo.
“La ricchezza non è una colpa, la ricchezza non è una vergogna”.
Può darsi. E del resto è anche giusto ripeterlo spesso, persuaderne i poveri, affinché non perdano la pazienza. Non si sa mai.
Mi soprende, però, che ad affermarlo siano persone che si dichiarano cristiane. Secondo il cristianesimo, infatti, il cristianesimo di Cristo, intendo, non quello della Chiesa cattolica ovviamente, la ricchezza è una colpa sino a che esistono i poveri, gli affamati, gli assetati, i bisognosi.
La bella bella parabola del ricco epulone nel vangelo di Luca, lo fa capire chiaramente. Comincia così: “C’era un uomo ricco, che portava vesti di porpora e di bisso e faceva festa ogni giorno con grandi banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, sedeva alla sua porta a mendicare, tutto coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con gli avanzi che cadevano dalla mensa del ricco…” (Lc 16, 19ss).
E’ la sola presenza dell’affamato che rende peccatore il ricco.
Ciò detto, non escludo che se fossi ricco o lo diventassi, con molta probabilità direi anch’io che la ricchezza non è una colpa.
 ”Vesti di porpora e di bisso”…come quelle del Papa e dei cardinali?

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Vudù di Sicilia

JETTATURA E MALOCCHIO

di Giuseppe Pitré

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Potentemente malefico è l’ovu di la magarìa, uovo di gallina, nel quale è infilzato un numero indeterminato di spilli (una sessantina) e dal lato superiore, un chiodo a cui è legato un nastro rosso.

Esso è preparato dalle fattucchiere e si nasconde sui tetti, o in altri siti dove non possa essere scoperto dalla persona contri cui è diretto.

Tanti spilli vi sono infilzati altrettanti spasmi si possono produrre nella persona da maleficare. Per la intensità dei dolori questa intristisce fino a morire. La morte avviene – sempre secondo la credenza popolare – quando l’uovo fià corrotto, rompe da tutte le parti del guscio.

Il chiodo sarebbe il vero colpo di grazia.

Il mastro rosso (colore che non manca mai quando si tratta di premunirsi da occulti malefici) vi è attaccato, perché colei che prepara l’oggetto non resti vittima del proprio maleficio.

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Essere italiano fa male alla salute

Come evitare di essere “colpiti dall’aria” in Italia

di Dany Mitzman

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È importante per gli italiani tenere il collo al caldo per stare bene. Molti italiani, sembrerebbe, sono esposti ad una serie particolarmente estesa di malattie invernali, supportata da una conoscenza approfondita dell’anatomia umana.
Vivere in questa nazione per più di un decennio mi ha portato ad una conclusione scioccante. Essere italiano fa male alla salute.

Con l’avvicinarsi dell’inverno, mi vedo persone intorno che soffrono di una serie di malanni distintamente italiani, che fanno sembrare i limitati raffreddori e influenze britannici insipidi tanto quanto il nostro cibo.
Mentre in bicicletta giro per le strade medievali della mia città adottiva, Bologna, sorrido tra me e me, meravigliandomi del fatto che sto ancora indossando una giacchetta leggera in questo periodo dell’anno.

I miei compagni italiani sono meno fortunati. Hanno le loro sciarpe di lana e cappotti pesanti e si avvolgono fino al collo, lamentandosi della malattia misteriosa italiana da me preferita, “la cervicale”. “Soffro di cervicale” mi dicono, facendola sembrare una cosa particolarmente seria.
La maggior parte delle persone sopra i 30 sembra soffrire di questa malattia, ma ancora non riesco a capire di cosa si tratta esattamente e come tradurlo in inglese. L’ho cercato sul dizionario e ho trovato “cervical”, un aggettivo che si riferisce alla vertebra cervicale, quelle piccole ossa che sono dietro al collo, ma come malanno non se ne trova alcuna traduzione in inglese. Non l’abbiamo! I britannici non sembrano avere neanche l’eccezionale conoscenza della propria anatomia che possiedono invece gli italiani.

Il vantaggio dell’ignoranza. Poco dopo essermi trasferito qui, ricordo che un amico un giorno mi disse che non si sentiva molto bene. “Mi fa male il fegato” disse. Da allora sono stato rassicurato più volte dai medici che non si può in effetti sentire il proprio fegato, ma quello che mi colpì maggiormente fu il fatto che il mio amico sapeva dove fosse il fegato.

La conoscenza della propria anatomia è forse un male per la salute? Noi britannici, in contrasto, siamo una nazione tremendamente ignorante per quanto riguarda la nostra anatomia. Gli italiani riuscirebbero a dirvi se il dolore proviene dal loro stomaco o dal loro intestino, e potrebbero persino specificare se si tratta di coliche o colite, mentre per noi tutto è semplicemente ‘mal di pancia’.
Anche se so che dovrei sentirmi in imbarazzo per la mia incapacità a puntare all’esatta posizione della mia cistifellea, non mi ci sento.
Perché? Perché penso che mi rende più sano. Dopo anni di esperienza diretta con la delicata costituzione degli italiani, sono giunto alla teoria che spiega perché noi britannici siamo molto più resistenti. Se non puoi dare un nome a qualcosa, non ne puoi soffrire.

Se non sai dov’è, non ti può far male. Tra i miei amici italiani sono considerato una sorta di superuomo immune a tutto. Posso uscire dalla palestra sudato per andare a farmi una doccia a casa senza prendermi un raffreddore per strada. Posso nuotare dopo aver mangiato senza avere una congestione o i crampi. Posso andare in giro con i capelli bagnati senza prendere “la cervicale”. Me ne vanto anche. Al ristorante dico sempre: “Mi faccia pure sedere dove c’è lo spiffero. Starò benissimo, sono inglese”.

“Non ci si deve lamentare”. Ho spiegato la mia teoria a uno psicoanalista siciliano che mi ha detto che non ho poi tutti i torti. Per esempio, i britannici non hanno un termine per “colpo d’aria”. La traduzione letterale inglese è “hit of air” e sembra essere incredibilmente pericoloso per gli italiani. Possono prenderne uno nell’occhio, nell’orecchio, nella testa o in qualsiasi parte dell’addome.

Per evitare di prendere un colpo d’aria, almeno fino ad aprile, non devono assolutamente uscire senza indossare una canottiera di lana, conosciuta anche come “maglia della salute”.
Le mamme inglesi tengono in mano le giacche dei propri figli per non farli accaldare o sudare troppo mentre corrono e giocano. Al contrario, i parchi qui in Italia sono pieni di piccoli omini Michelin grandi quanto una pinta, con i giubbini zippati fino al naso per impedire all’aria di passare e colpirli.

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Ridateci l’Italia

Alessandro Pagano

L’on. Alessandro Pagano suggerisce la lettura di questo scritto del Prof. Antonio Martino apparso sulla stampa nazionale

QUESTA EUROPA NON MI PIACE, RIVOGLIO L’ITALIA !

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Ho sempre criticato la moneta unica europea fondamentalmente per tre ragioni: il modo in cui è stata introdotta, la mancanza di una vera costituzione monetaria e di un credibile statuto fiscale. Cominciamo dagli ultimi due motivi della mia opposizione: I trattati di Maastricht dicono che la Bce è indipendente (da chi?) e che deve garantire la stabilità dei prezzi ma nulla dicono su cosa accade nel caso in cui fallisca nel perseguimento del suo obiettivo istituzionale. Evidentemente gli estensori erano convinti che il responsabile della politica monetaria europea dovesse rispondere soltanto a Dio del suo operato.

Quanto allo statuto fiscale, i trattati prevedono salate multe per quegli Stati membri che non rispettano i parametri previsti per lo stock di debito e per il deficit annuo.

Al momento dell’introduzione dell’euro un solo Stato rispettava quei parametri: il Lussemburgo! Quasi tutti gli altri avevano sia un debito sia un deficit superiori al consentito o avevano truccato i conti per fare finta di essere in regola.

Nata all’insegna di questa «elasticità» d’interpretazione delle norme dei trattati, la costituzione fiscale non aveva prospettive di un glorioso futuro. Infine, infliggere multe a un paese insolvente non è certo il modo migliore per trarlo fuori dai guai.

Il modo d’introduzione dell’euro è stato semplicemente insensato: prendere un pezzo di carta che non è mai stato usato prima come moneta, imbrattarlo con figure e cifre, e decretare che il suo potere d’acquisto è esattamente pari a 1936,27 lire oggi e per l’eternità è idea che può albergare soltanto nella mente di un analfabeta di economia monetaria. I tecnocrati erano caduti nella trappola cara ai sovrani medioevali, quella del valor impositus, che il valore di una moneta possa ad essa venire imposto dal sovrano. Purtroppo per noi, quella luciferina presunzione ha fatto la fine del mito medioevale, venendo smentita dalla realtà.

La moneta unica europea, secondo i suoi fautori, avrebbe dovuto tenere unita l’Europa; la realtà contemporanea dimostra che ha fatto la cosa opposta. Se la signora Merkel continuerà nel suo caparbio tentativo di salvare l’euro (che i tedeschi chiamano «teuro» cioè rincaro), imporrà all’Europa una recessione che la disgregherà, se invece vuole salvare l’Europa deve accettare il fallimento della moneta unica.

La cancelliera non ha titolo per impartire lezioni di ortodossia fiscale a nessuno: anche la Germania ha pesantemente barato sui conti. Lo denuncia un articolo del Monde: «Non è che la Germania sia proprio questo modello di virtù». Il debito, infatti, supera il tetto del 60% di Maastricht, e il dato ufficiale è truccato, per via del modo in cui Berlino ha contabilizzato i miliardi immessi dopo la crisi del 2008. Queste somme, secondo Il Foglio (22 novembre), sono state collocate fuori dal bilancio in un fondo speciale. «Senza questa astuzia, secondo il Monde, il deficit tedesco non sarebbe stato del 3,2% ma del 5,1%, cioè superiore a quello francese».

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