Come evitare di essere “colpiti dall’aria” in Italia
di Dany Mitzman
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È importante per gli italiani tenere il collo al caldo per stare bene. Molti italiani, sembrerebbe, sono esposti ad una serie particolarmente estesa di malattie invernali, supportata da una conoscenza approfondita dell’anatomia umana.
Vivere in questa nazione per più di un decennio mi ha portato ad una conclusione scioccante. Essere italiano fa male alla salute.
Con l’avvicinarsi dell’inverno, mi vedo persone intorno che soffrono di una serie di malanni distintamente italiani, che fanno sembrare i limitati raffreddori e influenze britannici insipidi tanto quanto il nostro cibo.
Mentre in bicicletta giro per le strade medievali della mia città adottiva, Bologna, sorrido tra me e me, meravigliandomi del fatto che sto ancora indossando una giacchetta leggera in questo periodo dell’anno.
I miei compagni italiani sono meno fortunati. Hanno le loro sciarpe di lana e cappotti pesanti e si avvolgono fino al collo, lamentandosi della malattia misteriosa italiana da me preferita, “la cervicale”. “Soffro di cervicale” mi dicono, facendola sembrare una cosa particolarmente seria.
La maggior parte delle persone sopra i 30 sembra soffrire di questa malattia, ma ancora non riesco a capire di cosa si tratta esattamente e come tradurlo in inglese. L’ho cercato sul dizionario e ho trovato “cervical”, un aggettivo che si riferisce alla vertebra cervicale, quelle piccole ossa che sono dietro al collo, ma come malanno non se ne trova alcuna traduzione in inglese. Non l’abbiamo! I britannici non sembrano avere neanche l’eccezionale conoscenza della propria anatomia che possiedono invece gli italiani.
Il vantaggio dell’ignoranza. Poco dopo essermi trasferito qui, ricordo che un amico un giorno mi disse che non si sentiva molto bene. “Mi fa male il fegato” disse. Da allora sono stato rassicurato più volte dai medici che non si può in effetti sentire il proprio fegato, ma quello che mi colpì maggiormente fu il fatto che il mio amico sapeva dove fosse il fegato.
La conoscenza della propria anatomia è forse un male per la salute? Noi britannici, in contrasto, siamo una nazione tremendamente ignorante per quanto riguarda la nostra anatomia. Gli italiani riuscirebbero a dirvi se il dolore proviene dal loro stomaco o dal loro intestino, e potrebbero persino specificare se si tratta di coliche o colite, mentre per noi tutto è semplicemente ‘mal di pancia’.
Anche se so che dovrei sentirmi in imbarazzo per la mia incapacità a puntare all’esatta posizione della mia cistifellea, non mi ci sento.
Perché? Perché penso che mi rende più sano. Dopo anni di esperienza diretta con la delicata costituzione degli italiani, sono giunto alla teoria che spiega perché noi britannici siamo molto più resistenti. Se non puoi dare un nome a qualcosa, non ne puoi soffrire.
Se non sai dov’è, non ti può far male. Tra i miei amici italiani sono considerato una sorta di superuomo immune a tutto. Posso uscire dalla palestra sudato per andare a farmi una doccia a casa senza prendermi un raffreddore per strada. Posso nuotare dopo aver mangiato senza avere una congestione o i crampi. Posso andare in giro con i capelli bagnati senza prendere “la cervicale”. Me ne vanto anche. Al ristorante dico sempre: “Mi faccia pure sedere dove c’è lo spiffero. Starò benissimo, sono inglese”.
“Non ci si deve lamentare”. Ho spiegato la mia teoria a uno psicoanalista siciliano che mi ha detto che non ho poi tutti i torti. Per esempio, i britannici non hanno un termine per “colpo d’aria”. La traduzione letterale inglese è “hit of air” e sembra essere incredibilmente pericoloso per gli italiani. Possono prenderne uno nell’occhio, nell’orecchio, nella testa o in qualsiasi parte dell’addome.

Per evitare di prendere un colpo d’aria, almeno fino ad aprile, non devono assolutamente uscire senza indossare una canottiera di lana, conosciuta anche come “maglia della salute”.
Le mamme inglesi tengono in mano le giacche dei propri figli per non farli accaldare o sudare troppo mentre corrono e giocano. Al contrario, i parchi qui in Italia sono pieni di piccoli omini Michelin grandi quanto una pinta, con i giubbini zippati fino al naso per impedire all’aria di passare e colpirli.
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