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Archivio per 10 gennaio 2012

Todo sobre Minetti

Chi è Nicole Minetti

Scritto da Anna C.

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Di Nicole Minetti si sa soprattutto che è un’ex igienista dentale. L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, per l’esattezza. In pochi sanno che si è realmente laureata in igiene dentale con 110 e lode presso l’istituto San Raffaele di Milano. Sì, proprio l’isituto ospedaliero dello scomparso Don Verzé, nell’occhio del ciclone in queste ultime settimane.Classe ’85, dice di essere madrelingua inglese (e in effetti, intervistata dalla CNN durante il Rubygate, è riuscita a cavarsela) ma con origini romagnole. Nella sua breve ma intensa esistenza, si trasferisce nella Milano da bere per iniziare la carriera universitaria, attraversa come una meteora (poco vestita) il piccolo schermo (Scorie e Colorado Cafè) e poi decide, appena venticinquenne, di darsi alla politica.
Secondo l’intervista-biografia consultabile sul suo sito ufficiale, è niente meno che una vocazione, la sua: “Non mi chieda come o perché, ma dentro di me ho sempre saputo che avrei percorso questa strada nella mia vita”, dice l’ex igienista e soubrette.Succede quindi che riesce ad assecondare questa sua attitudine e ad essere eletta come consigliere regionale della Lombardia per il PdL.Il resto è – questioni giudiziarie a parte – soprattutto gossip o tam-tam mediatico: Nicole che si compra un appartamento in Via della Spiga a Milano e che viene immortalata a fare shopping con addosso una t-shirt che recita “Senza t-shirt sono ancora meglio”, creando un caso politico anche fra le donne del suo partito; Nicole che appare al matrimonio della sorella con una mise decisamente provocante rubando la scena alla sposa. E ancora, Nicole che ama lo shopping di un certo livello. Quello da Hèrmes in su.
Non fa parte del gossip, invece, il registro degli indagati in cui la Minetti è iscritta per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, in merito al cosiddetto Ruby-gate, insieme a Lele Mora e ad Emilio Fede. Secondo le carte e quanto si apprende, sarebbe in un certo senso una specie di regina del bunga bunga.Fra le intercettazioni telefoniche che sono state pubblicate a mezzo stampa, indimenticabile quella in cui la Minetti, esasperata, demolisce il suo mentore Silvio Berlusconi, parlando al telefono con Barbara Faggioli: «Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco. Ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi fidanzarmi, avere dei bambini, una casa. Cioè litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello di fiducia a te. La politica è un casino. cioè cade lui… cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perché dice “bene me le sono levate dai coglioni».E ancora, questa volta mentre si sfoga con Clotilde Strada:
«C’è un limite a tutto non me ne frega un cazzo se lui è il presidente del consiglio e cioè…un vecchio e basta. Io non mi faccio pigliare per il culo così…si sta comportando da pezzo di merda. Perché uno che fa così è un pezzo di merda. Perché lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo dio lo sa…In cui non ci sarei finita neanche se mettevo tutto l’impegno. Gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così».
Chissà come avrà preso la lettura di queste parole, Silvio Berlusconi. Soprattutto visto che lui, la sua pupilla, l’ha difesa anche televisivamente, in un’ormai epica telefonata a Gad Lerner. L’ex premier, sbraitando contro il conduttore dell’Infedele disse della Minetti: «E’ una splendida persona, intelligente, preparata e seria, si è laureata con 110 e lode ed è di madrelingua inglese».

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Ferlisi:

«Per arginare i ripetuti furti servono più forze dell’ordine»

di c.l.)

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Sul tema della sicurezza, che tanrto sta facendo discutere in questi giorni nel piccolo centro del vallone nisseno, s’è registrata la presa di posizione da parte del consigliere di maggioranza Salvatore Ferlisi. Il quale ha fatto notare: «Quando c’è nella società un’impennata dell’indice criminale (anche se limitata a qualche danno materiale di scarsa entità economica), c’è sempre chi invoca misure drastiche».

Secondo Ferlisi, tuttavia, sul tema legato alla sicurezza e all’ordine pubblico, fa bene il sindaco Giuseppe Vitellaro ad investire del problema “ordine pubblico” il Prefetto di Caltanissetta.

  • «Il controllo del territorio è di spettanza del governo nazionale e non può essere delegato a nessun altro organismo – ha sottolineato Ferlisi – dobbiamo pretendere dal governo nazionale che la Stazione dei Carabinieri abbia più personale, in modo da assicurare una presenza continua nell’arco delle ventiquattro ore, con evidenti ricadute sul controllo urbano ed extraurbano».
  • Riguardo poi alla prospettiva avanzata dal sindaco Vitellaro di munire il centro abitato del paese delle robbe di un impianto di videosorveglianza, Salvatore Ferlisi ha concluso ribadendo: «Le videocamere poste in alcuni posti strategici, bene occultate, potrebbero essere di serio aiuto nell’identificazione di eventuali malfattori.
  • Ritengo che la Polizia Urbana debba svolgere i compiti di sua spettanza .
  • Altre indicazioni, come l’uso delle armi, il pattugliamento notturno e l’aumento dell’organico, oltre a collidere con le norme d’istituto, sono inattuabili per mancanza di risorse economiche».

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L’onda anomala del debito sovrano

La crisi del debito sovrano con una lente diversa

 di Salvatore Pio Tona

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Salvatore Pio Tona

La crisi del debito sovrano morde in una spirale ascendente e continua le famiglie e le imprese; colpisce primariamente le giovani generazioni le quali, avviluppate in un oceano fatto di contratti lavorativi flessibili e precari, non riescono a progettare, come in linea di principio dovrebbero, il loro avvenire.

Le piccole e medie imprese vedono aleggiare di nuovo l’aria del fallimento o per un mercato del credito alquanto stringente o per via di un contesto oramai altamente globalizzato. Ciò che ne consegue è un aumento del tasso di disoccupazione che in Italia, stando ai dati pubblicati da EUROSTAT, ha raggiunto la percentuale dell’8,5%.

La crisi del debito sovrano assume sempre più i connotati di un’onda che di anomala ha ben poco perché già con la crisi finanziaria statunitense si erano creati i primi segnali, ma poco o nulla è stato fatto per evitare che il Vecchio Continente Europeo sprofondasse in quella che anni dopo, sarebbe diventata una crisi del debito pubblico tanto greve per la cittadinanza di ogni singolo paese e quanto mai difficile da superare.

Sulla scorta di queste ed altre considerazioni è nata la dissertazione, “La crisi del debito sovrano. Cause, Signoraggio e ipotizzabili soluzioni”.

Il lavoro tratta proprio questa crisi, individuandone le cause di natura macroeconomica e puntando il dito verso una errata concezione della politica monetaria operata dalla Banca Centrale Europea e dalle singole Banche Centrali Nazionali, che fa pensare alla moneta come ad una risorsa scarsa da centellinare al fine di evitare il pericolo di una smodata crescita dei prezzi.

L’imporre vincoli ad un’efficace ed efficiente circolazione di denaro deprime i consumi perché le retribuzioni non aumentano come dovrebbero e blocca il ciclo produttivo delle realtà imprenditoriali. È quindi su questi aspetti che bisogna leggere l’attuale crisi come pura ed autentica crisi di liquidità. La dissertazione analizza l’odierno contesto economico come conseguenza di una gravissima crisi di liquidità che costringe ed obbliga le imprese a ridurre la produzione e le famiglie e le giovani generazioni a consumare meno.

Fare della moneta una risorsa scarsa è macroscopicamente sbagliato in quanto essa non lo è assolutamente (dal 1971 la moneta non è più legata ad un metallo prezioso che poteva condizionarne la circolazione). In aggiunta, tutta la moneta che ordinariamente viene immessa nel sistema economico è una moneta a debito, per giunta gravata da un interesse ed è anche su questo aspetto che la crisi deve essere letta.

Il concetto di signoraggio, di poca e dovuta conoscenza, inesorabilmente si lega ben stretto a questa crisi ed è il frutto di una concezione monetaria errata, la quale genera il principio secondo il quale la moneta che quotidianamente circola all’interno del sistema economico è una risorsa a debito e non di proprietà del popolo, come democraticamente dovrebbe essere.

Perché voler rendere la moneta una risorsa che invece di essere accreditata al paese richiedente, è addebitata? La dissertazione cerca di dare una risposta a questo interrogativo e l’aspetto che appare chiaro è che su una concezione di moneta concepita a debito germoglia e cresce l’economia del debito.

Questo postulato di pensiero lega inestricabilmente la moneta a debito all’applicazione su di essa di un tasso di interesse e se vengono presi in disamina i bollettini economici di Banca d’Italia emergerà  un quadro diverso da quello che quotidianamente sentiamo dire; in altre parole, l’Italia dal lato dei conti pubblici interni è alquanto solida, ma nonostante questo il nostro debito pubblico è cresciuto in conseguenza di una elevata spesa per interessi che ha continuamente eroso l’avanzo di cassa generato e proiettato il nostro paese in un indebitamento continuo e costante.

Puntando il dito contro la spesa per interessi ho elaborato altresì un mio personalissimo manifesto per uscire da questa situazione di crisi.

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Amuri… Tu lu sà

AMURI… TU LU SA’

di Trendafil

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Amuri tu lu sa sta vita è dura
Un pozzu stari cchiù dintra sta pena
Circu travagliu sempri e un nì truvu
L’afflittu cori mia però ci spera.

Comu un’un anciddruzzu senza nidu
Mi sintu di muriri chianu chianu
Mi paru comu un pedi nuvimbrinu
Virdi, ma senza fogli nni la rama.

M’arriddducivu a lusciu di cannila
E un c’è acqua ca st’arsura leva
Di fori sugnu friddu comu nivi
Dintra la vampa di Mungibeddru aiu.

Pi stari a latu a tia la notti un durmu
Chianciu pi aviri un nastru nni la culla
Ma senza sordi e senza travagliu
Un lussu addivintà crisciri un figliu

Lu gran scunfurtu m’attacca a la butttiglia
È nì la malastrata iddra m’invoglia
Comu mustu lu cori aiu n’firmentu
mi muzzicu li mani e li turmentu

Mezzu lu chianu spessu allammìcu
Circu la morti, pua la malidiciu
Sugnu carzaratu a li galeri
Apprissu aiu catini e nò muglieri.

La curpa la dunanu a là crisi
E nò a li sbagli ca quarcunu fici
Asciugaru li vicchi pinzionati
E a nantri ni tiranu cutati

Perciò amuri mia amm’ aspittari
Cchiù è forti l’acqua cchiù è forti la china
Sti mali timpi avissiru a passari
Vugliu sulu cu tia famiglia fari

Si sacciu cu è ca nà ngannatu
Hiuru lu pistu e vaiu carzaratu
Malidittu cu di tia arrassu mi teni
Calu di pisu e mi veni la fevri.

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La messa in… piega

Ragionamento che non fa una piega

 
di Veronica Tussi
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Se io affermo che gli alunni della mia classe con la pelle bianca non hanno fatto merenda oggi e non la faranno neppure domani, significa che quelli che hanno fatto merenda oggi e la faranno domani sicuramente non hanno la pelle bianca.
Fila il ragionamento?
Bene, se affermo che gli italiani stanno facendo sacrifici oggi e dovranno farli domani, significa che quelli che i sacrifici non li stanno facendo oggi e non li faranno domani, non sono italiani.
Giusto?
Deduzione: il politici e i ricchi del nostro beato Paese non sono italiani

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I 5 sensi di Palermo

I cinque sensi di Palermo

 di Roberto Puglisi

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Mentre altrove si discute del futuro di Palermo, del suo vestito nuovo, del suo trucco e del suo domani, noi preferiamo concentrarci oggi – nella leggerezza della domenica – sui suoi cinque sensi.

Palermo - Palazzo delle Aquile

La nostra cittadinanza smemorata nasce come una piaga dall’aridità del gusto, dal deserto della vista, dalla mutilazione del tatto, dalla sordità dell’udito, dalla secchezza dell’olfatto. Giriamo svagati per le vie del nostro scontento. Non assaggiamo più Palermo. Non la vediamo. Non sentiamo le sue grida d’aiuto. La molletta al naso ci difende dal fetore della munnizza, ma a prezzo carissimo. Tra le dita stringiamo sagome d’aria.

L’emergenza della ferita che sanguina non è il sindaco che sarà. Ma il palermitano che è stato e che è. La sua accettazione rassegnata dello sfacelo. La condizione di zombie che l’accompagna. Il non morto che è diventato, senza nemmeno un lumicino lontano e fioco di resurrezione. La disabilità volontaria che rappresentiamo perpetua una sfera di vetro opaco che ci separa dal mondo. Viaggiamo da mutanti, con un corpo in prestito. Non c’è più contatto tra la nostra anima e la curvatura naturale della terra.

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