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Archivio per 5 gennaio 2012

Mancuso sprona

OGNUNO DI NOI FACCIA LA SUA PARTE

di Michele Mancuso

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Michele Mancuso

Come in molti altri piccoli centri del circondario anche Milena sembra assalita, come una diligenza, da ladri professionisti.

Non so quante realmente siano le abitazioni saccheggiate, ma con certezza so come alta e’ la tensione nella nostra comunita’, principalmente per il timore di trovarseli difronte.

Cio’ che, come rappresentante delle istituzioni e prima ancora come citttadino, mi preoccupa di più’ e’ invece l’assordante silenzio di chi dovrebbe, anche senza bisogno di gridare, far sentire la propria voce. Naturalmente mi riferisco all’amministrazione comunale tutta, ed in parte ad una opposizione che sebbene laboriosa stenta a reagire. Forse perche’ le “vittime” sono semplici cittadini? Mi rifiuto di pensarlo.

Ma certamente qui bisogna assolutamente rendersi conto che e’ il momento, per chi ce li ha, di tirarli fuori. Non e’ possibile accettare tutto questo silenzio. Il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali sono stati votati per tutelare e difendere l’interesse della cittadinanza e questo ad oggi sembra un ruolo preso troppo alla leggera.

Non sta a me trovare le soluzioni, ma al di la’ di come alcuni possono pensarla non si puo’ pretendere che siano quattro o cinque carabinieri a garantire l’ordine e la sicurezza. Loro, i carabinieri fanno gia’ tanto forse troppo.

Penso invece che i vigili urbani ad esempio siano una vera risorsa, che deve essere utilizzata, essendoci le doti umane e professionali che ne rafforzano il ruolo. Se proprio non si vuole parlare di vera polizia con armi in dotazione, io mi accontenterei di un servizio quotidiano di ronda.

Per non parlare delle telecamere sognate e mai istallate. Non si perda ulteriore tempo, anche a costo di fare una colletta. Figurarsi se i cittadini non vi daremmo qualsiasi cifra pur di stare tranquilli.

Le Stato e le Istituzioni hanno un senso compiuto solo se sono percepiti come vicini dai cittadini, altrimenti è lo sfascio e si rischia che questi siano tentati di farsi giustizia da sè. Non ci vuole molto ad immaginare quante persone, magari cacciatori per sport, in questi giorni avranno dettto: “se vengono a casa mia gli sparo”. Io credo che non e’ questo il sentimento che una comunita’ di gente onesta e laboriosa come i Milenesi possono e devono provare.

Ognuno di noi ha l’obbligo morale di fare qualcosa per garantire sicurezza al paese e tranquillità ai cittadini, se non si vuole in qualche modo, indirettamente  agevolare la delinquenza.

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Ladri visitano il dottore

CONTINUA LA SERIE DELLE INTRUSIONI NELLE CASE DEI CITTADINI DI MILENA

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Non si ferma l’ondata di delinquenza che si è abbattuta sul nostro paese. Dovesse continuare ancora così ben presto potrebbe trasformarsi in tsunami.

Intorno alle 4 di mercoledì mattina con il favore delle tenebre, alcuni mal viventi sono entrati nella proprietà del dottore Alfonso Cipolla, noto medico mutualista di Milena. Il colpo che avevano in mente di fare non è riuscito grazie all’intervento della moglie, dottoressa Rosalba Pellegrino, la quale avendo sentito dei rumori strani si è svegliata ed è andata in fretta a vedere da dove provenivano. Il rumore della serranda e la luce proveniente dall’interno avrà agito da deterrente e fatto fuggire i malintenzionati. Malintenzionati che comunque non sono stati visti, motivo per cui, ritenendo tutto un falso allarme, i coniugi dopo un poco sono ritornati a letto.

Ma che qualcosa era successo di strano e di pericoloso è stato confermato intorno alle 8,45 quando la coppia dopo aver preso il caffè in un bar cittadino e acquistato della frutta faceva ritorno a casa. Solo in quel momento il dottore notava che il cancelletto laterale, normalmente tenuto sempre chiuso, era stato forzato, divelto e appoggiato al muretto. Dopo il comprensibile attimo di sorpresa il dottore Cipolla avvisava i carabinieri che immediatamente raggiungevano il posto a fare i primi rilievi e le foto. Terminato il suo lavoro, il medico si recava nel primo pomeriggio in caserma a sporgere denuncia.

Sono stati tantissimi i concittadini ad esprimere vicinanza e solidarietà al dottore Cipolla che proprio su questo tema si è sempre impegnato come amministratore, come consigliere comunale e anche da privato cittadino sulla stampa e sul blog locale.

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Come ti eliminano gli anziani

LA DIETA DEL FRIGO… VUOTO

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Gli anziani più indigenti, in questi tempi di crisi, non comprano più alcuni alimenti nutrienti, come carne e pesce, ma costosi. «Come medico-nutrizionsta – scrive Giorgio Calabrese – sono molto preoccupato per la salute degli anziani che rischiano di essere le vere vittime di questa crisi economica. Involontariamente i nostri anziani e tutti quelli che attraversano un momento di difficoltà hanno inventato un nuovo tipo di dieta: “La dieta del frigo vuoto”».

Sono circa 400 le calorie in meno ingerite ogni giorno, con il rischio che ogni mese sparisca almeno un chilo di peso corporeo. Questo vale per circa un milione di anziani italiani che si nutre poco e male per motivi economici. A dirlo è l’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), su un’indagine condotta dall’Istituto Nazionale per la Ricerca e Cura dell’Anziano di Fermo (An).

Serve un accordo tra organizzazioni sociali, istituzioni e Grande Distribuzione per concedere ad esempio agli indigenti comprovati, uno sconto particolare nell’acquisto di cibo di origine animale e di origine vegetale (frutta e verdura di stagione), meglio se proveniente da colture a Km Zero e a filiera corta, gravati da spese minori, come suggerisce la Coldiretti.

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di Filippo Falcone

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Come è noto sui Fasci siciliani vi è una vasta produzione bibliografica.  Sull’argomento qui trattato vi sono poi gli ottimi lavori di Calogero  Rotondo.

Tuttavia, sull’eccidio di S. Caterina del 5 Gennaio 1894, vi è una testimonianza che non credo sia stata mai pubblicata e della quale qui riportiamo uno stralcio.  Si tratta di un racconto, raccolto negli anni ’50 o’60, da uno degli ultimi testimoni oculari del tragico accaduto; il sig. Giovanni Buonasera, allora bambino.

Egli inizia la sua testimonianza ricordando una filastrocca che i figli dei contadini poveri solevano cantare per le vie del paese: «Noi siamo poverelli, non abbiamo che mangiare, abbasso Ciccio Crispi evviva Colajanni!».
I fasci di S. Caterina erano stati fondati, l’anno prima da Filippo Lo Vetere, che il Buonasera indica come «uomo di grandi vedute che sperava, per mezzo dell’unione dei lavoratori, di migliorarne le condizioni, con la riduzione delle tasse e con la riforma dei patti agrari. (…). La povera gente lavorava a mezzadria sotto la speculazione dei feudatari, che li trattavano come schiavi e dopo un anno di sudato lavoro, nel dividere il prodotto ricavato dalla terra, usavano tanti balzelli e ingiustizie, che il povero mezzadro se ne tornava in paese con qualche tumulo (…) che era più terra che frumento e con la tridente sulle spalle».

La casa del Fascio era sita in dei locali di piazza Garibaldi, angolo via Guastaferro. Il portabandiera era certo Giuseppe “zagareddra” (soprannome), «ex garibaldino che portava sempre una camicia rossa». Il Fascio disponeva di una fanfara che suonava ogni domenica per richiamare in piazza i lavoratori aderenti; ma molte erano anche le donne che partecipavano ai raduni, portando i propri figli.

Ma ecco la testimonianza del sig. Buonasera su quel tragico 5 gennaio 1894. «(…) erano circa le ore dieci e mio padre mi mandò a chiamare un certo Mariano (…). Arrivato in piazza trovai una moltitudine di persone riunite con alla testa del corteo la fanfara che suonava ed uno che portava un’asta di bandiera con i ritratti del Re e della Regina e un quadro del SS. Crocifisso e tutti gridavano Viva il Re, Viva la Regina, Viva il SS. Crocifisso; alcuni gridavano abbasso le tasse».
«La curiosità mi spinse a seguire da lontano questa massa che, per le vie del paese, si recava verso il municipio e poi ritornava in piazza. (…).

Ma cominciai ad insospettirmi quando vidi che i dimostranti erano seguiti da un gruppo di soldati e carabinieri; tutti con fucili alla mano. Quando intesi suonare una tromba, che mi sembrava così lamentosa da fare tremare le ossa, pensai di andarmene a casa, mentre da un balcone vidi affacciare il prof. Michele Capra che incominciò, con le buone parole, a volere persuadere la gente a sciogliersi e andare a casa. Ma a nulla valsero i buoni consigli di quel galantuomo. (…). A questo punto fui assalito da paura e me ne scappai per la mia casa. Ma prima che giunsi a parlare con mio padre, intesi una scarica di fucileria e si vedeva la gente correre da tutte le parti; allontanarsi dal luogo ove era successo l’eccidio».

Filippo Falcone

Come è noto 13 furono le vittime, tra le quali anche donne e bambini. Quei ricordi, particolarmente vivi nella mente del sig. Buonasera, erano dovuti al fatto che nella sparatoria aveva perso due suoi zii, Giuseppe Buonasera (di anni 43) e Calogero Buonasera (di anni 58).

L’amara considerazione a cui l’uomo giungeva, in quella preziosa testimonianza, era che l’eccidio si sarebbe potuto evitare se chi di dovere avesse informato la gente, ignara dell’arrivo del decreto sullo «stato d’assedio» in Sicilia, proclamato da Crispi. Chissà se il popolo, dovutamente informato dalle autorità cittadine, «asserragliate e protette da bravi», si sarebbe potuto convincere, a quel punto, a sciogliere il corteo e le cose sarebbero andate diversamente.

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